Luana Lewis.
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Non Ti Avvicinare.
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Titolo originale: Dont Stand So Close. 2014.
2015. Longanesi, Gruppo editoriale Mauri Spagnol, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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La verit  pericolosa.
La verit si ammanta di bugie.
La verit cambia tutto. Anche te.
Che cosa faresti se in una gelida serata invernale una ragazza bussasse alla tua porta per chiedere aiuto? Sei sola in casa, hai paura, nessuno pu aiutarti Ma lei  solo una ragazza. Devi accoglierla, non hai altra scelta. Anche perch lei sembra sapere molte cose su di te e sulla tua vita. Cose segrete. E nella ragnatela di bugie che inizia subito a tessere, e che poco a poco ti intrappola in una spirale di paura, si nasconde qualcosa che non  affatto una menzogna. Nel cuore degli inganni si nasconde la verit pi pericolosa.
 un freddo pomeriggio di dicembre e Stella  chiusa nella sua bella casa nella campagna inglese. Sono diciotto mesi che non esce: l si sente al sicuro, protetta dal marito Max. Stella  agorafobica, qualcosa nel suo passato lha segnata, ma la situazione sta lentamente migliorando, grazie anche alle cure del marito, psicologo. Ma adesso lui  lontano per lavoro e Stella si trova di fronte Blue, una ragazzina magra, molto agitata, di una bellezza sconvolgente, come sconvolgente  quello che le racconta.
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L'Autrice.
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LUANA LEWIS, nata nello Zimbabwe,  una psicologa clinica specializzata nella cura di stati dansia, depressione e stress post-traumatico. Ha condotto ricerche a Johannesburg sui sopravvissuti alle violenze, con particolare attenzione alle donne e ai minori. Vive nel Buckinghamshire con la sua famiglia.
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A Genna Leigh.
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Hilltop, venerd 7 gennaio 2011, tre del pomeriggio.
Allinizio, ignor il campanello.
Il suono riecheggi per lingresso, irrompendo in soggiorno, rimbalzando e rimbombando nella sua testa.
In piedi davanti alla finestra guardava il giardino, un mondo di un candore abbagliante. Uno strato di neve ricopriva il terreno, i rami intrecciati degli alberi e le colline Chiltern sullo sfondo. Sembra Narnia, pens, quasi aspettandosi di vedere Aslan sbucare dalla foresta da un momento allaltro.
Il silenzio era innaturale, inquietante.
La neve aveva cominciato a cadere alle nove del mattino. I giornali avevano lanciato lallarme: Un muro di neve. Gli aeroporti cancellavano i voli. Suo marito era andato a lavorare come al solito.
Il campanello suon di nuovo, pi a lungo, pi forte e pi insistente.
L, davanti a quella parete finestrata che si stendeva sul retro, si sentiva vulnerabile. La sua casa era un edificio bianco di cemento, un trionfo modernista di angoli netti e alte finestre. Avrebbe dovuto essere impossibile arrivare dallingresso al viale senza che lallarme lanciasse il suo segnale assordante. Eppure qualcuno cera riuscito. Il problema era la neve: doveva essere cos alta da aver coperto il sensore a infrarossi.
Tir il collo del maglione: era troppo stretto e le pizzicava la gola. Aveva la bocca secca e le mani umide. Erano le tre del pomeriggio, e presto sarebbe calato il buio. Suo marito non sarebbe rientrato a casa. La neve trasformata in ghiaccio aveva reso impraticabile laccesso gi ripido.
Controll le serrature delle porte del patio. Uno spiffero gelato fischiava attraverso i serramenti di acciaio scuro, come se il freddo stesse cercando di entrare con la forza. La casa era classificata come edificio di interesse speciale, non si potevano fare interventi, n cambiare porte e finestre. Sotto le sue dita, il vetro era una sottile membrana gelata. Controll ancora una volta le serrature e poi chiuse le pesanti tende.
Il campanello suon ancora. E ancora.
Si mise a camminare per la stanza. Sul tavolino cera una bottiglia di vino mezza piena. Respir a fondo, per tre volte. Si premette le mani sulle orecchie.
Una persona normale sarebbe andata alla porta a vedere chi fosse.
Stella attravers il grande ingresso quadrato. Un enorme lampadario con una miriade di dischi di vetro scendeva a spirale sopra la scala. Tocc un interruttore e la luce rimbalz dalle pareti grigio pallido, illuminando tutto, troppo intensa. Si sent disorientata, come se fosse entrata in un labirinto di specchi e non riuscisse a raccapezzarsi. Nessuno aveva mai cercato di farle del male a Hilltop. I malintenzionati non suonavano il campanello, chiedendo di entrare. Ma non riusciva a pensare a una sola ragione per cui qualcuno dovesse suonare il suo campanello nel bel mezzo di una tempesta di neve.
Controll il monitor inserito nella parete accanto alla porta dingresso. Fuori, sul gradino, cera una ragazza, con le braccia strette attorno al petto, che saltellava da un piede allaltro. Un berrettino di lana le copriva i lunghi capelli biondi; una corta giacca di pelle con borchie e cerniere le arrivava a malapena alla vita.
Stella alz il ricevitore del citofono. S? chiese.
Sto congelando. Posso entrare? I fiocchi di neve le roteavano intorno mentre gridava nel citofono. Tremava per il freddo e non sembrava molto pericolosa. Posso usare il suo telefono?
Alz la testa verso la telecamera. Il viso sullo schermo era grazioso, con zigomi alti e occhi felini.
No, mi dispiace, disse Stella. Prova da un vicino. Rimise il ricevitore sulla forcella.
Attese che il monitor tornasse nero e la persona fuori scomparisse, poi torn in soggiorno, sistemandosi di nuovo davanti alla finestra. Ma era a disagio e lincantesimo era rotto. La neve che copriva tutto  il prato, gli alberi e le colline sullo sfondo  non sembrava pi una magia. Odiava essere sola. Le ore del giorno erano difficili, quelle della notte quasi impossibili.
Il campanello suon di nuovo, squarciando laria.
La polizia non sarebbe certo accorsa velocemente se avesse chiamato per dire che una ragazza aveva suonato alla sua porta. E non voleva disturbare suo marito. Ma avrebbe tanto voluto chiamarlo per chiedergli cosa fare. Il BlackBerry era proprio l accanto. Lo prese, fece scorrere le dita sulla tastiera, lo rimise gi. Non lo avrebbe chiamato, avrebbe gestito quella cosa da sola. Stava migliorando. Naturalmente non era cos. Era sola, inerme e inutile. Voleva Max. Se avesse potuto fare a modo suo, lo avrebbe tenuto a casa tutto il giorno.
Max meritava una moglie migliore. Lui laveva salvata e poi, comera prevedibile, tutto era andato a rotoli.
Torn alla porta dingresso, mentre una rabbia crescente lottava con i suoi nervi. Il monitor del citofono mostrava la stessa ragazza, con il berretto tirato fin quasi sugli occhi e quellassurda giacca di pelle cos corta che non la riscaldava di certo.
Che cosa c? chiese Stella.
Una volta vivevo qui, farfugli la ragazza guardando la telecamera. Sono venuta da Londra per vedere la mia vecchia casa. Non mi aspettavo una nevicata cos.  tutto gelato, e la discesa della collina  ripida. Per favore, posso entrare?
Stella si accorse che la ragazza l fuori era molto giovane, non poteva avere pi di quindici anni. Forse quattordici. Una bambina.
Ti chiamer un taxi che ti riporti in stazione, disse Stella.
Non si pu, hanno sospeso il servizio per via della neve. Per favore. E anche il treno non funziona. Sono bloccata qui. Non posso rifare la strada, rischio di rompermi il collo. Cerano offesa e paura nel tono della sua voce, adesso. Non pu farmi entrare?
La ragazza tremava di freddo. Le labbra erano un taglio rosso che spiccava scuro contro il pallore del viso. Sembrava sul punto di mettersi a piangere. A Stella fece pena. Ma non abbastanza da rischiare di aprire la porta.
No, disse. Prova in una delle altre case. C una strada intera dove scegliere.
La prego, disse la ragazza, ho tanto freddo. Perch non vuole farmi entrare? Fece il broncio e batt le scarpe da ginnastica bianche sulle piastrelle di marmo nero.
Stella sbatt il ricevitore sulla forcella. Guard la ragazza, che cercava invano di riscaldarsi camminando avanti e indietro, lasciando tracce disordinate sulla neve attorno alla porta di ingresso. Si strinse le braccia attorno al corpo e cominci a saltellare. A un certo punto smise di combattere. Croll a terra, con la testa sulle ginocchia.
Il freddo doveva essere intollerabile, come una tortura.
I minuti passarono. Stella sedeva davanti al fuoco sul divano di lino grigio. Premette i piedi nudi nel morbido tappeto cinese dco. Si alz e inizi a camminare sul bordo azzurro, mettendo un piede davanti allaltro come se fosse su una fune sospesa. Si ferm sul pappagallo giallo e arancio nellangolo destro. Non capiva perch la ragazza insistesse ad aspettare fuori dalla porta.
I suoi pensieri si affastellavano veloci e frammentari. Un giorno sarebbe stato diverso, sarebbe stata libera dalle sue catene. Ma il tempo le stava sfuggendo di mano. Diventava sempre pi difficile ricordare comera stata prima.
La casa era silenziosa.
Erano passati quasi quaranta minuti da quando il campanello aveva suonato per la prima volta. La ragazza davanti alla porta doveva aver deciso di affrontare la ripida collina che era Victoria Avenue. Aveva ragione: se avesse cercato di affrontare la discesa sarebbe potuta scivolare e cadere. Ma dopo tutto  e questo lo pens per tentare di sentirsi meno in colpa  qual era la cosa peggiore che poteva capitarle? Di ritrovarsi con il sedere bagnato. E una volta arrivata in fondo alla collina  con il sedere bagnato e tutto il resto  poteva percorrere High Street e in pochi minuti sarebbe stata nellaccogliente locanda. Il Royal Oak: buon vino, un bel camino e travi a vista. La televisione sopra il camino si era come fusa sul fondo, ma nessuno sembrava accorgersi che era a rischio incendio. Stella quasi sentiva le morbide pelli di pecora sotto le dita, le pareva di poter gustare il Bloody Mary versato da una caraffa di vetro sul bancone, con una delle fettine di limone posate su unasse di legno accanto. Glieli aveva descritti Max. Lui ci andava spesso da solo, la domenica sera. Stella non lo aveva mai accompagnato, ma forse ci sarebbe andata, per la prima volta, il giorno seguente, quando lui fosse tornato a casa. Max doveva avere un desiderio disperato che lei uscisse da casa, anche se non lo dava a vedere.
Il silenzio era diventato un peso che le premeva contro i timpani, e loscurit si avvicinava.
Max non lavrebbe costretta a tornare in un mondo che la terrorizzava. Ma era da tanto tempo che lei si nascondeva. Sempre pi spesso la prendeva la paura che fosse troppo tardi. Comunque la guardasse, lei era una reclusa.
Con un po di fortuna, la ragazza era andata a infastidire i vicini, famiglie con bambini di varie et, che Stella non aveva mai conosciuto.
O magari era ancora fuori, che aspettava.
Il silenzio e lattesa divennero intollerabili.
Hilltop era la sua casa, l dentro era al sicuro. Se si fosse avventurata sulla strada lastricata di paranoia e autocommiserazione, sapeva dove lavrebbe portata molto probabilmente in una cella imbottita. Lei era al sicuro. Nulla era cambiato, nessuno poteva entrare. Era solo una ragazza.
Hilltop era il suo regno privato, il suo palazzo e la sua prigione.
Stella torn nellingresso. Inclin le ante e scrut il paesaggio grigio argento. Pesanti fiocchi di neve turbinavano ovunque, come se in cielo fossero stati lacerati un milione di cuscini di piume doca. Col passare dei secondi la luce diminuiva sempre pi. La ragazza sedeva con la schiena appoggiata al lucido acciaio della porta dingresso, le ginocchia contro il petto e la testa china. Era una bambina, infreddolita e inerme.
Una parte di Stella, quella che di solito teneva strettamente sotto chiave, era eccitata. Sent un po della vecchia Stella agitarsi nel petto. Doveva correre un rischio, infrangere la vita da invalida che si era creata, prima che fosse troppo tardi. Aveva bisogno di sapere che poteva ancora essere daiuto a qualcuno. Era stanca di stare reclusa, bloccata, in attesa che succedesse qualcosa, stanca di attendere un miglioramento, mentre gli altri vivevano le loro vite e suo marito stava lontano. Inser il codice, disattivando i sensori di movimento. Pos la mano sinistra sulla maniglia. Fuori cera un essere umano, solo e sofferente. Con la mano destra raggiunse il chiavistello. Apr la porta.
Strisce viola attraversavano il cielo scuro. Unaria gelida si avvent allinterno e i pesanti fiocchi di neve entrarono dalla porta, sciogliendosi al contatto con il pavimento riscaldato.
La ragazza era ricoperta di bianco. Aveva cristalli di ghiaccio sui capelli e sulle spalle, attaccati ai leggings e alle scarpe.
Guard Stella sbattendo le palpebre. Fa un freddo maledetto qua fuori, disse.
Cerano sfida e diffidenza nei suoi occhi azzurri. Rimase dovera, incerta, non sapendo se le sarebbe stato permesso di entrare. Non fece movimenti bruschi e non cerc di entrare con la forza. Attendeva di essere invitata.
Stella fece un passo indietro e accenn di s con la testa. Con dita rigide, gelate, la ragazza prese la borsa e si alz. Varc la soglia.
Stella le chiuse la porta alle spalle, la sprang e poi si volt per guardare meglio quellospite non invitata. La ragazza era come un cervo spaventato. Ciocche di capelli bagnati le si appiccicavano al viso. La giacca aperta mostrava una corta T-shirt e una striscia di pelle pallida; dagli aderenti leggings neri spuntavano due ginocchia ossute. Teneva stretta la tracolla della borsa e si dondolava avanti e indietro. Si tolse il berretto, con dita rosse e infiammate, scosse i lunghi capelli umidi e cos facendo scorse lenorme lampadario. Lo fiss per un momento a bocca aperta, con gli occhi spalancati.
Con il suo metro e sessantacinque Stella non era particolarmente alta, ma la ragazza era pi bassa di lei di tutta la testa. E questo con i centimetri in pi dati dalla suola delle scarpe da ginnastica. Stella si sent una sciocca ad aver avuto paura.
Mi bruciano le dita dei piedi, disse la ragazza. E non sento pi quelle delle mani. Fiss Stella come se fosse lei la responsabile del suo dolore. Strinse le dita a pugno, poi le apr, guardandosi le mani come se appartenessero a qualcun altro. Aveva gli occhi lucidi e Stella pens che stesse per mettersi a piangere.
Perch non ti togli le scarpe? le chiese, pensando al congelamento.
La ragazza si chin e cerc di slacciarsi le stringhe, ma aveva le dita rigide e ci impieg un secolo per disfare i doppi nodi. Mentre Stella aspettava e la guardava, la ragazza si tolse le scarpe da ginnastica e le mise una accanto allaltra sullo stuoino davanti alla porta. Non portava le calze e aveva uno smalto nero sulle unghie dei piedi.
Dovresti toglierti anche quella. Stella indic la giacca. Vedendola da vicino, si accorse che era di plastica sottile.
La ragazza scosse la testa: no.
Vieni dentro, c il camino fa pi caldo, disse Stella.
Si incammin verso il soggiorno, indicando la porta, come per incoraggiare un timido animaletto a seguirla. Si sentiva rinvigorita, o forse era ansiosa, era difficile cogliere la differenza. La ragazza la segu a piedi nudi, sempre stringendo la tracolla della borsa. Sembrava a disagio nella sua vecchia casa. Rimase ferma accanto al divano, con i capelli bagnati e i vestiti umidi.
Stella si sentiva male per averla lasciata fuori tanto a lungo. Prese la coperta a quadretti dallo schienale del divano e la apr. Poi fece un passo in avanti, tenendo la coperta di fronte a s. Quando la ragazza non indietreggi, gliela mise sulle spalle avvolgendogliela addosso. Le dita rigide della ragazza afferrarono i lembi. Stella lo vide di nuovo, il sospetto nei suoi occhi, e si ritrasse.
Siedi davanti al fuoco, le disse.
La ragazza si accomod sul bordo del divano, dando le spalle a Stella e fissando le piccole fiamme. Continuava a rabbrividire. Stella la guardava, senza sapere cosa fare.
Dovrei telefonare ai tuoi genitori per informarli che sei qui, disse.
Le dita dei piedi mi fanno davvero male.
Stella si chiese se non le sarebbe toccato chiamare un dottore per quella strana e incauta ragazza, che andava in giro mezza nuda con quel tempo polare. Gir intorno al divano e si sedette dallaltro lato. Not che la ragazza era bella, eccezionalmente bella. Gli occhi infossati erano del colore del cielo in una giornata limpida e piena di sole. I capelli avevano cominciato ad asciugarsi e formavano onde dorate che le accarezzavano le guance. La pelle era liscia come velluto. Il labbro superiore era un po troppo sottile, ma quello inferiore era pieno e imbronciato. Era cos giovane.
Perch mi sta fissando? chiese la ragazza.
Io sono Stella. Tu come ti chiami?
Blue.
Quello era il colore dei suoi occhi. Non sembrava un nome vero.
Blue  un soprannome?
 il mio vero nome.
E il cognome?
Lei si sfreg le labbra secche e blu per il freddo, esitando, lo sguardo che guizzava per la stanza. Cunningham, disse.
Stella non aveva modo di sapere se stesse mentendo.
Devi tornare a casa, disse. Dobbiamo informare i tuoi che sei qui.
Io non torno a casa. La ragazza parl con una determinazione che preoccup Stella.
Perch no?
Ho litigato con mia madre. Non mi lascer entrare.
Blue, anche se hai litigato con lei, tua madre sar comunque preoccupata per te.
Nessuna risposta.
Be, in ogni caso io devo chiamare qualcuno per avvertirli che sei al sicuro. C qualcun altro che posso chiamare, a parte tua madre?
Blue scosse la testa, senza guardarla, fissando il fuoco. Non tremava pi, ma un brivido le scuoteva ancora le spalle, di tanto in tanto.
Dobbiamo trovare un modo per farti tornare a casa disse Stella. Le sue parole suonavano vuote, ripetitive, poco convincenti.
Non  vero che vivevo qui, disse la ragazza. Me lo sono inventata. Si volt a guardare Stella. Il colore dei suoi occhi parve mutare, farsi di un azzurro pi scuro e intenso, il colore freddo e duro della tanzanite.
Stella ruot la testa, nel tentativo di rilassare i muscoli irrigiditi del collo e delle spalle. E allora perch sei venuta qui? chiese.
Se si faceva prendere dal panico, se respirava troppo in fretta, se permetteva al suo cuore di mettersi a battere furiosamente, fuori controllo, era perduta. Quando aveva sentito il campanello sarebbe dovuta andare di sopra, chiudere la porta della sua stanza da letto, ingoiare un sonnifero e ignorare quel maledetto suono. Una morsa le stringeva il petto, faticava a respirare.
Sono venuta perch dovevo vedere il dottor Fisher, disse la ragazza.
Mio marito?
S. Blue strinse le labbra in una linea dura e cominci a grattarsi la pelle degli avambracci.

Quarta seduta.
Allinizio della seduta lui era serio e silenzioso, e aspettava che parlasse lei per prima. I suoi occhi erano nascosti dietro la montatura nera degli occhiali da lettura, e lei non riusciva a vedere quel che provava. Indossava sempre giacca e cravatta. Per quel che vedeva lei, aveva due vestiti: uno blu e uno marrone chiaro. Le scarpe erano nere e lucide, con la punta quadrata, e sembravano costose. Sotto la camicia, si intravvedeva una leggera curvatura sulla pancia. A lei non importava affatto. Le piaceva anche che non fosse troppo alto e che portasse la barba. Non capiva perch, ma quelle cose le piacevano.
Lui continuava a guardarla.
Odio queste poltrone, disse lei.
Lui continu a non dire nulla.
Perch ha messo la sua poltrona cos lontana dalla mia? La voce aveva un leggero tono lamentoso. In realt, non odio le poltrone. Potrei raggomitolarmi in questa, restare qui tutto il giorno e non tornare a casa. Resterei qui con lei.
Si sporse in avanti, mettendosi in bocca una ciocca di capelli. Gli uomini la guardavano sempre. Anche lui la guardava in quello stesso modo, ne era sicura, ma fingeva che non fosse cos. Lui si mosse, scavallando le gambe e accavallandole nellaltra direzione. Si appoggi allo schienale e pos il mento sulla mano. Lei guard lorologio alla parete. Erano passati cinque minuti, quindi ne restavano ancora quarantacinque. Si strizz il labbro inferiore con le dita della mano destra. Lui continuava a guardarla. Lei si chiese se guardasse con tanta intensit tutti i suoi pazienti. Le piacevano le sue labbra, erano un po sottili, ma in un certo modo sexy. Da quanto ricordava, lei era sempre stata in terapia, di un tipo o dellaltro. Finora lui era il suo preferito.
Indossava la camicia della divisa scolastica, con i primi due bottoni slacciati. Giocherell con il terzo, aprendolo. Si sporse in avanti, leggermente, osservando la reazione di lui, che si schiar la gola.
Penso tantissimo a lei, gli disse.
Io sono il tuo dottore. Il nostro rapporto ha dei confini, che sono molto importanti. Capisci cosa voglio dire?
Penso se lei mi baciasse. Ci penso tantissimo. Non so perch, solo che  quello a cui penso.
Lui aveva le mani strette in grembo, come se avesse paura di quello che sarebbe potuto accadere se le avesse lasciate libere. Questa non  una seduzione, replic.  una seduta di terapia. Non devi farti unidea sbagliata.
Ma lei aveva gi tante idee sue.
Potrebbe essere una seduzione, disse.
Ci sono altri tipi di rapporti che puoi avere, disse lui. Al di l dei rapporti sessuali, intendo.
Lei fece scivolare la mano nella camicetta e si accarezz la pelle liscia tra i seni. Infil un dito sotto la coppa del reggiseno, cercando il capezzolo.
Piantala con questa sceneggiata, o concludo la seduta, disse lui.
Lei tolse le dita dalla camicetta e si sedette sulle mani. Va bene. Di cosa vuole che parli?
Solo tu puoi saperlo.
Ma per favore!
Sei arrabbiata, adesso. Vogliamo parlarne?
Lei scosse la testa. Non sono arrabbiata con lei.
Tir un filo staccato nel bracciolo della poltrona. Le piaceva avere la sua piena attenzione, ma cinquanta minuti erano pochi, troppo pochi. Sospir. Lui si massaggi la fronte con la mano sinistra. Era mancino o destrorso? Gli guard la mano che continuava ad accarezzare la fronte e immagin le dita che accarezzavano lei. Si spost, scavall le gambe e premette forte contro la poltrona. Voleva che si innamorasse di lei, che la portasse a casa con lui, che si prendesse cura di lei, sempre. Lei era carina, molto pi carina della maggior parte delle donne. Perch lui non doveva volerla? Tantissimi uomini della sua et la volevano in quel modo, ne aveva la prova. E adesso lei voleva lui. Scivol dalla poltrona sul pavimento, sorridendogli mentre lo faceva. Si sedette con le ginocchia al petto. Non disse niente.
Non riesco a leggerti nella mente, disse lui. Sei tu che devi dirmi in cosa vuoi il mio aiuto.
Lei sollev le braccia sopra la testa e si stiracchi.
Come ti senti in questo momento? chiese lui.
Umida. E lei come si sente?
Sar costretto a concludere la seduta per oggi, se continui cos.
Era nervoso. Lo vedeva nei suoi occhi e lo sentiva nella sua voce, cos tesa. Si abbracci le ginocchia e dondol avanti e indietro, guardandolo. Lui aveva la camicia abbottonata fino alla gola. Portava una cravatta rosa. E aveva anche una fede. Si chiese come fosse, quando facevano sesso. Lei odiava sua moglie. Non era giusto, probabilmente era una donna che aveva sempre avuto tutto: genitori che si amavano, era cresciuta in una bella casa, con dei gatti e degli stronzissimi cani. Una casa grande, pulita, dove non si gridava, non si litigava e soprattutto non si beveva. Con una cameretta che i genitori avevano arredato apposta per lei, tutta in rosa, un letto con il piumone rosa e federe in tinta, il copriletto trapuntato a balze, una tappezzeria a strisce rosa, con le fatine. Era come se lo vedesse. Bambole e morbidi giocattoli. E la sua futura moglie che cresceva al sicuro, contenta di s, andava alluniversit e incontrava un uomo come lui.
Non era giusto.
Ma lei era bella ed era giovane. E a certi uomini piacevano le ragazze giovani. Essere carine poteva farti ottenere molto. Lei lo voleva. E non solo per cinquanta minuti una volta alla settimana.
Mi ha chiesto come mi sentivo, disse. E adesso mi vuole punire perch ho detto la verit. Era incazzata.
Lui si addolc, lei se ne accorse. Credi che il sesso ti aiuter a ottenere i rapporti che vuoi?
Forse. Non lo so.
Chi ti ha insegnato che lunica cosa importante di te, lunica cosa di valore,  la tua sessualit?
Nessuno mi ha insegnato niente.
E cosa provi a questo riguardo?
Non voglio parlare di quello che provo.
Quindi metti un muro tra noi. Un muro di sessualit. E non arriveremo mai a conoscere la vera te, sotto quel muro.
Non  un muro. Io voglio esserle vicina. Non voglio nessun muro.
Strisci verso di lui a carponi, finch non arriv ai suoi piedi. Lui non si mosse, rest con le gambe accavallate e le mani in grembo.
Conosci il nostro accordo, disse. Niente sceneggiate n contatti.
Per favore, disse lei, voglio solo appoggiare la testa sulle sue ginocchia. Nessuno mi ha mai toccata, o abbracciata, mai. Be, quelle erano bugie.
Si sporse in avanti, sfiorandogli la gamba con la fronte. Il tessuto dei pantaloni era un po ruvido contro la pelle. Premendo, sent i contorni duri del suo ginocchio. Chiuse gli occhi.

Clinica di Grove Road, aprile 2009.
Stella tir fuori il fascicolo Simpson e diede una scorsa ai suoi appunti. La famiglia era arrivata allattenzione dei servizi sociali, e poi del tribunale, pi di dieci anni prima; ora il caso era stato passato a lei, un caos contorto di accuse e contro accuse tra due genitori in guerra. Erano gi coinvolti parecchi professionisti, e prevaleva un generale pessimismo sulla possibilit di riuscire mai a fare progressi in un caso dove lodio tra i genitori oscurava ogni fatto, e dove la figlia era solo una pedina tra le due fazioni. Il procedimento legale era gi stato lungo e acrimonioso e lo Stato stava pagando un prezzo alto per la loro guerra domestica.
Nessuno conosceva la verit; non i servizi sociali, n gli avvocati, n i tutori della bambina e di certo non il giudice, che appunto per questa ragione aveva chiesto una valutazione psicologica e psichiatrica di entrambi i genitori.
Stella aveva dovuto riassumere due raccoglitori ad anelli pieni di documenti per prepararsi al suo primo appuntamento con Lawrence Simpson. La figlia era stata data in affidamento tre settimane prima, dopo che aveva chiamato il pronto intervento dicendo di aver trovato sua madre svenuta in bagno, sbronza.
Nellultima istanza che aveva presentato, Simpson sosteneva che la sua ex moglie era una madre inadeguata e quindi chiedeva laffidamento esclusivo. La donna aveva un passato di alcolismo e aveva ammesso di aver avuto una ricaduta, ma era pronta ad affrontare un procedimento di disintossicazione.
La figlia era gi stata data in affido anche prima di quellultimo incidente: ce nerano stati altri tre, tutti avvenuti quando aveva tra i sei mesi e i tre anni, e ogni volta erano in relazione allabuso di alcol della madre. Simpson aveva gi cercato di ottenere laffidamento esclusivo, quando la figlia era piccola, ma nonostante le difficolt della madre, il rapporto tra lei e la figlia era sempre stato descritto come affettuoso e caldo, e Simpson non era riuscito a ottenere la custodia. Negli ultimi anni le cose sembravano essersi calmate, e il caso era stato accantonato dai servizi sociali, finch quellultima ricaduta della madre aveva rimesso in moto il processo.
Simpson diceva che la sua ex moglie aveva avuto problemi con lalcol molto prima che si conoscessero. La donna sosteneva invece di aver iniziato a bere a causa dei suoi continui abusi fisici e psicologici. La credibilit dellex moglie non era delle migliori. Era stata disoccupata per parecchi anni, dopo essere stata licenziata per aver rubato analgesici alla codeina dalla farmacia in cui aveva lavorato per un tempo brevissimo ed era stata sottoposta pi volte a trattamento sanitario obbligatorio.
I particolari riguardanti il rapporto tra Simpson e la moglie nel corso degli anni erano frammentari, ma sembrava che si fossero lasciati e riuniti parecchie volte, ma che avessero vissuto separati per almeno sei anni. La madre e la figlia erano vissute con i sussidi statali in una casa popolare in una zona malfamata con pessime scuole. Simpson, invece, da quando era finito il matrimonio, aveva prosperato. Era un medico generico, con uno studio ben avviato in una zona ricca, aveva una compagna fissa e una casa con tre camere da letto.
Il capo di Stella, Max Fisher, si sarebbe occupato della madre, per valutare se soffriva di qualche disturbo psichico e formulare anche una prognosi riguardo alla sua dipendenza. Aveva chiesto a Stella di stendere un profilo della personalit per il padre, una richiesta di cui lei era molto orgogliosa, perch pensava dimostrasse una certa fiducia nelle sue capacit. Max era primario da pi di dieci anni, mentre Stella aveva preso la specializzazione solo da due anni; era istruttivo e anche eccitante lavorare al suo fianco in un caso cos complesso.
Max pensava che, lavorando in squadra, potevano essere i primi a ottenere un risultato.
Stella dispose sulla scrivania tre questionari in bianco e mise una matita e una gomma accanto ai moduli. Fece un lungo respiro; era sempre nervosa e al tempo stesso contenta quando doveva vedere un nuovo paziente. Il suo lavoro consisteva nel decidere se le persone erano adatte o meno a prendersi cura dei loro figli, e sempre, per qualche secondo, si sentiva una ciarlatana: giovane e inetta, nascosta dietro il suo titolo e dietro quelle stanze eleganti.
La clinica di Grove Road era situata in tre imponenti edifici edoardiani in mattoni rossi. Anne, la direttrice, aveva creato una serie di uffici professionali e patinati, tutti arredati con scrivanie antiche e moderni laptop. Alle pareti color crema dipinti a olio con soggetti di fiori e barche. Scuri e doppi vetri in tutto ledificio creavano unatmosfera serena, molto lontana dalla strada trafficata allesterno. Era fantastico lavorare in quel posto.
Una scala sinuosa ricoperta da un tappeto rosso port Stella dal suo ufficio al primo piano alle sale dattesa a pianoterra, nellingresso in cui aleggiava un dolce profumo di gelsomino.
Il tuo prossimo paziente ti aspetta, disse Anne. Aveva la tendenza a gironzolare attorno al banco della reception, tenendo docchio i movimenti sia del personale che dei pazienti. Era lemblema della perfezione controllata, i capelli sempre lisci e ordinati e le unghie laccate. La camicetta era, come sempre, molto scollata e attirava lattenzione sul seno che, a parere di Stella, era alto e sodo in modo sospetto. Anne sistemava penne, telefono e iPad in file fin troppo precise, e senza una ragione Stella si sentiva in apprensione con lei.
Con il telecomando del condizionatore, Anne indic la sala dattesa. Il dottor Simpson  qui da venti minuti, disse.
Riusc a insinuare che Stella fosse in ritardo per lappuntamento, quando in realt il paziente era in anticipo e Stella assolutamente puntuale.
Lui laspettava seduto su un divano di pelle rossa, braccia e gambe strettamente intrecciate e il corpo magro teso da capo a piedi. Accanto a lui una pila di riviste: gli ultimi numeri di Hello!, Vogue e Mens Health che Anne aveva disposto a spirale. Quelle letture leggere erano intonse.
Dottor Simpson? chiese Stella.
Lui annu, a disagio e senza sorridere. Molti dei suoi pazienti medico-legali reagivano in quel modo al primo incontro, e lei non la prendeva sul personale. In pratica gli veniva imposto di andare da lei, erano obbligati dai giudici dei tribunali della famiglia. La pressione sui genitori per presentarsi sotto la loro luce migliore era tremenda, e per questo avevano paura di lei.
Il viso spigoloso di Simpson era rasato. I capelli chiari avevano un taglio scolpito, con la riga da una parte. Indossava un abito blu, una camicia bianca immacolata e una cravatta gialla. Le scarpe nere erano lucidissime. Lo avrebbe annotato nel rapporto: era ben curato, a dir poco.
Sono il dottor Davies, disse. Quando cit il suo titolo, ebbe la sensazione di vederlo trasalire.
Lui si alz e tese la mano, lentamente. Il suo sguardo si spost in alto, poi in basso, sulla giacca del suo tailleur nero, sulla gonna e i tacchi. La stretta di mano era calda e ferma. Stella sorrise. Saliamo al primo piano, disse.
Mentre lui la seguiva su per le scale, lei non pot fare a meno di chiedersi dove si stessero posando i suoi occhi. Tenne aperta la porta del suo ufficio e lui ci mise un po a oltrepassare la soglia.
Stella aveva disposto due sedie ad angolo retto, lungo i due lati della scrivania. Si accomodi, disse.
Nel momento in cui si sedette, lui riassunse la posizione che aveva in sala daspetto, con braccia e gambe strettamente incrociate.
Prima di iniziare, deve firmarmi questo modulo di consenso, gli disse. Lo legga con attenzione.  lautorizzazione a sottoporre il contenuto della mia relazione al tribunale.
Gli porse il modulo sul portablocco. Lui guard la pagina aggrottando la fronte e poi firm. La sua espressione era piuttosto acida quando glielo restitu.
Per lei va bene se le registro la nostra conversazione? Cos non devo prendere appunti. Sorrise di nuovo, fingendo di non notare il suo disappunto.
No, non va bene, disse.
Stella non aveva mai avuto un paziente che rifiutasse quella richiesta. Gli avvocati dicevano ai clienti che tutto quello che veniva discusso nel colloquio sarebbe comunque stato messo nella relazione, quindi non sembrava esserci nessuna ragione per rifiutare, se non il desiderio di renderle pi difficile la vita.
Risparmio il tempo di prendere appunti mentre parlo con lei, tent di nuovo.
Niente registrazione, disse lui. Gir lo sguardo per la stanza, come se stesse cercando unattrezzatura di sorveglianza nascosta. Sembrava inquieto, a disagio. Era chiaro che trovava difficile non essere lui ad avere il comando. Era abituato a essere la persona dietro la grande scrivania. Stella era in grado di capirlo; anche a lei piaceva avere il controllo.
Nessun problema; scriver al computer mentre parliamo. Scrivo a macchina molto pi in fretta che non a mano. Mantenne un tono leggero, ma non vide nemmeno lombra di un sorriso in risposta alla sua battuta.
Doveva trovare un modo per ammorbidirlo, per agganciarlo. I contorni della sua personalit  della personalit di ognuno dei suoi pazienti  non potevano risaltare, o essere compresi appieno, senza un certo grado di collaborazione. Se voleva, Simpson poteva non dire n rivelare nulla. E allora Stella avrebbe dovuto basare la propria opinione su uno spazio negativo, sul suo desiderio di rimanere sconosciuto. Questo non avrebbe aiutato molto n il giudice n la bambina. La sfida pi grande era trovare una strada per entrare, un modo per guadagnarsi la sua fiducia e dimostrargli che era solo nel suo interesse parlare con lei. Doveva convincerlo che quella era la sua opportunit di raccontare la sua versione della storia.
Decise di cominciare con i questionari cartacei; in quel modo non sarebbe stato costretto a rispondere subito a domande indagatrici.
Spinse un foglio verso il suo lato della scrivania. Bene, disse. Cominciamo con questo. Le istruzioni sono in alto. Non pot reprimere un guizzo di soddisfazione di fronte allespressione costernata sul suo viso. In quella sottile battaglia di volont, un punto laveva segnato lei. Simpson avrebbe collaborato e completato il questionario: doveva farlo se voleva la possibilit di ottenere laffidamento della figlia, e lo sapevano entrambi. Lui sollev la penna, anche se con una certa riluttanza.
Si prese molto tempo per ogni domanda.
Non posso definire vera o falsa questa affermazione, non si applica a me, disse.
Scelga quel che per lei si avvicina di pi alla verit.
Lui tergivers, frustrato, pens Stella, per essere costretto a scegliere tra due opzioni che non riflettevano con precisione il suo stato mentale. Ma dopo dieci minuti parve che cominciasse a segnare le risposte con pi prontezza, e vide che stava procedendo pi rapidamente in quellinterminabile serie di affermazioni.
A un certo punto rise, un suono amaro. Questo  ridicolo, disse, ma fece la sua scelta, tracciando un cerchio colorato con la punta della matita.
Le andrebbe una tazza di caff o di t? gli chiese.
Non era del tutto priva di empatia. Riusciva a immaginare che sentisse quel processo come una violazione, soprattutto se era stato ingiustamente accusato di essere un molestatore. E poi, anche lei aveva bisogno di un caff.
S, mi andrebbe, grazie, disse. Sembrava che le fosse grato per quel piccolo gesto di gentilezza e lei avvert un lievissimo scioglimento del ghiaccio. Il caff gli piaceva nero, con una zolletta di zucchero, disse.
Stella non pensava che fosse il tipo da rubarle il portafoglio mentre era fuori dalla stanza, tuttavia chiuse il portatile e prese con s il fascicolo.

Hilltop, quattro del pomeriggio.
Perch vuoi vedere mio marito? chiese Stella. Tutto il suo corpo formicolava di sospetto.
Ne ho bisogno. Blue si strinse nella coperta, sprofondando nel divano come se volesse mettere radici.
Come fai a conoscerlo?
Non posso dirglielo.
S che puoi. Solo che non vuoi.
Stella sedeva sul suo divano, seccata e anche inerme di fronte alla testardaggine della ragazza. Non poteva costringerla a dire la verit. Riflett sul da farsi. Poteva chiamare Max e chiedergli se la conosceva. Ma per qualche ragione decise di aspettare prima di coinvolgerlo. Rimase immobile e per il momento non fece nulla, consapevole della tensione che dal collo scendeva lungo la spina dorsale. Spinse con pi forza i piedi nel tappeto cinese. Non stacc gli occhi da Blue perch non si fidava di lei.
Adesso che aveva fatto entrare la ragazza, non sarebbe stato tanto facile farla andare via.
Mio marito non  in casa, disse. Non rivel alla ragazza che sarebbe rimasto fuori anche la notte. Si chiese se Blue fosse venuta da sola, o se avesse portato qualcuno con s, che aspettava fuori. Aprire la porta era stato un errore. Era stata una fortuna che nessuno lavesse aggredita in quei pochi istanti che era rimasta spalancata.
Stava facendo congetture, immaginava, vedeva catastrofi. Forse la ragazza non aveva motivazioni sinistre. Doveva mantenere il controllo.
Dov il dottor Fisher? chiese Blue.
Stella non rispose. Era capace anche lei di non rivelare informazioni.
Quando torna?
Pi tardi.
Blue sospir, irritata. Stella ebbe limpressione che non accettasse di buon grado un ritardo nel veder soddisfatte le sue richieste.
Posso restare con lei? Finch non torna?
Nel fisico sembrava una giovane donna, ma era infantile nella sua impazienza e sfrontatezza.
No, se non mi dici la verit sul perch sei venuta qui e sul come lo conosci.
Ma fuori  buio. E non ho soldi per tornare a casa. Blue rannicchi le gambe e si strinse la coperta attorno alle spalle.
Sar pi che felice di darti il denaro per il mezzo di trasporto, disse Stella.
Non voglio andarmene. Mi sieder davanti alla porta e morir di freddo. Mise il broncio.
Fai pure, disse Stella. O forse potresti cambiare idea e telefonare a tua madre.
Sedevano in silenzio ai capi opposti del divano, ed entrambe si rifiutavano di cedere. Stella si chiese se sarebbe dovuta rimanere seduta l tutta la notte, tenendola docchio, fino allarrivo di Max il mattino seguente.
Dopo un po pens che forse la gentilezza avrebbe funzionato meglio che non la tattica del silenzio. Posso farti qualcosa di caldo da bere.
Blue annu. Ha della cioccolata calda?
No. Del t?
Okay.
Stella si alz e percorse il tragitto familiare verso la cucina, sollevata di poter mettere un po di distanza tra di loro. La cucina a vista le permetteva di tenere docchio la ragazza mentre prendeva due tazze dal ripiano. Blue si gir sul divano; osservava Stella con la stessa intensit con cui Stella osservava lei.
Prese il bollitore e lo riemp dacqua. Poi apr i lucidi armadietti per prendere cucchiaini, zucchero e latte. I suoi pensieri andavano alla deriva, sparpagliandosi. Le tazze bianche erano la prima cosa che aveva portato quando si erano trasferiti a Hilltop. Max voleva mantenere arredato il suo appartamento a Hampstead, quindi erano partiti da zero, con niente. Sentiva il cuore battere e ladrenalina montare. Teneva una scatoletta di pillole vicino alla confezione di bustine del t, per le emergenze. La luce arancione si spense, il bollitore era pronto. E nellistante stesso in cui sent sulla lingua il sapore amaro della pillola, i suoi muscoli tesi si rilassarono e il suo corpo reag alla promessa di calma che sarebbe presto arrivata.
Torn in salotto con un vassoio. Si sentiva gi pi leggera, aveva la sensazione di galleggiare o di fluttuare. Le mani erano ferme. Pos le tazze con i piattini sul tavolino di vetro e cromo. Blue scost la coperta, si sporse in avanti e mise due cucchiaini colmi di zucchero nel t. Stella lo beveva senza ma, dimpulso, ne mise un cucchiaino e mescol. Gocce di t bollente si rovesciarono sul tavolino. Prese la tazza con entrambe le mani e sent i palmi bruciare. Le mani di Blue tremavano mentre alzava la tazza.
Allora? chiese Stella, cercando di avere un tono gentile ma autorevole. Perch ti sei avventurata in questo gelo per vedere mio marito?
Blue bevve un sorso del suo t, fissando Stella da sopra lorlo della tazza. Se la prese comoda, rimettendo lentamente la tazza sul piattino. Credo che sia mio padre.
Cosa? Stella era confusa.
Gli occhi azzurri erano guardinghi; la ragazza bevve cautamente un altro sorso di t.
Stella si ricompose. Cosa ti fa pensare che sia tuo padre? domand in tono calmo.
Blue prese tempo, riflettendo sulla risposta. In quel mentre, Stella aveva gi deciso che non le credeva.
Alla fine Blue disse: Ho trovato qualcosa che lo prova.
E cosa, di preciso?
Il mio certificato di nascita.
Dove?
In camera di mia madre. Era nascosto dietro un cassetto.
Lhai portato con te? chiese Stella.
No.
Be, sono sorpresa.
Non mi crede? chiese Blue.
Stella non rispose e non la guard. Fiss il fuoco scoppiettante. Il t si era raffreddato, ma lei lo bevve anche se era troppo dolce e con troppo latte, proprio il contrario di come le piaceva. Sentiva il corpo piacevolmente leggero, come se stesse andando alla deriva sulla cresta di unonda dolce.
Non sono una bugiarda, disse Blue, sporgendosi e mettendo una mano sullavambraccio di Stella, che non era sicura se quel tocco fosse unimplorazione o una minaccia. Quando non rispose, Blue aument la stretta. Stella si accorse delle goccioline di sudore che le imperlavano le sopracciglia e il labbro superiore. Allontan la mano della ragazza.
Hai mai conosciuto mio marito? chiese.
No.
Quindi, a parte laver forse visto il suo nome sul tuo certificato di nascita, che altro sai di lui?
Mia madre dice che  un medico.
Tua madre ti ha detto anche il suo indirizzo?
Blue annu, troppo in fretta, e Stella rimpianse la domanda insidiosa.
Pensavo che non mi avrebbe lasciato entrare se le avessi detto la verit, afferm Blue. Per questo ho detto che vivevo qui. Non sono una bugiarda.
Anche Max aveva gli occhi azzurri, ma di un azzurro pi opaco, tendente al grigio. E i capelli di Blue erano cos biondi e la pelle cos pallida. Cos diversi da Max. Stella cerc di ricordare se suo marito avesse mai fatto cenno a una fidanzata di origine nordica. Non che ricordasse. Ma a Max non mancavano n il fascino n relazioni precedenti. Si chiese come avrebbe reagito e se gli sarebbe piaciuto avere una figlia. Non avevano mai parlato di avere figli. Sapevano entrambi che Stella non era nello stato di diventare madre.
Cerc di mantenere la razionalit. La ragazza era unadolescente, e qualunque relazione sentimentale che potesse averla generata doveva aver avuto luogo molto prima che lei e Max si conoscessero. Ma non si sentiva razionale, bens gelosa. E risentita e confusa riguardo al motivo per cui Max avrebbe potuto tenerle nascosta quella cosa: unaltra donna che aveva una figlia sua.
Blue cominci a mordicchiarsi lunghia del pollice, facendo saltare lo smalto rosso. Dal modo in cui aggrediva lunghia, sembrava che volesse far uscire il sangue.
Non rosicchiarti le unghie, disse Stella.
Blue smise. Ho fame. Ha qualcosa da mangiare?
Stella trattenne un sorriso, sembrava tutto cos assurdo. Non proprio. Non c molto in casa.
Possiamo farci portare qualcosa, tipo un takeaway?
Con questo tempo? No, nessuno pu risalire la collina, e quasi tutti i locali sono chiusi. Subito rimpianse quello che aveva detto, aveva solo sottolineato la sua vulnerabilit e il suo isolamento. Erano intrappolate. Insieme.
Ma deve avere qualcosa da mangiare, disse Blue.
Posso farti un sandwich, propose Stella. Credo di avere del prosciutto, o del tonno.
Sono vegetariana.
Capisco.
Non mi piace uccidere gli animali.
Buon per te.
E del burro darachidi? chiese Blue.
Stella aveva il burro darachidi. Si alz e ancora una volta sent rilassarsi la tensione che si era accumulata mentre restava seduta sul divano accanto alla ragazza.
Blue si raggomitol di nuovo sotto la coperta a scacchi verde e rosa e se la avvolse attorno alla testa. Poi distese le gambe e appoggi il capo su un cuscino di seta gialla. I lunghi capelli biondi si sparsero sul bracciolo.
Forse la ragazza era venuta per rubare. Stella pens a tutto quello che avrebbe dovuto mettere sotto chiave: ornamenti di giada appartenuti alla madre di Max, cornici dargento e, soprattutto, i suoi orecchini di diamanti, regalo di laurea. Decise che non doveva preoccuparsene: tutto si poteva sostituire, niente era importante.
Per pura abitudine, tese lorecchio per sentire il rumore delle chiavi di Max nella serratura; il suono che indicava la fine di una giornata di solitudine. Mentre tornava a casa si fermava alla Tesco di fronte alla stazione per comprare le cose che lei gli aveva chiesto: latte, pane, Perrier, carta da cucina, le banalit di cui poteva aver bisogno. Lei non cucinava pi. A lui ci volevano pochi minuti per percorrere in macchina Station Road e poi risalire la collina verso Hilltop. Due o tre volte al mese finiva troppo tardi per tornare da Londra al Buckinghamshire, cos restava nel suo appartamento di Hampstead. In quelle occasioni Stella prendeva una pastiglia di sonnifero in pi.
Blue aveva gli occhi chiusi.
Stella pos il coltello che aveva in mano e si avvicin al divano, muovendosi lentamente. Il respiro della ragazza era regolare e sembrava che stesse dormendo. Stella sperava che la sonnolenza non fosse il risultato dellipotermia. Ancora una volta si sent colpevole per averla lasciata tanto a lungo fuori al freddo. Non poteva essere sicura che Blue avesse cattive intenzioni; forse era nei guai e aveva bisogno di aiuto. Prese la borsa che la ragazza aveva buttato accanto al sof. Non era pesante e dentro non cera molto: un sottile portafoglio di pelle, piccolo e quadrato, con una banconota da cinque sterline e qualche spicciolo. Tutto l. Nulla che potesse identificarla e nessun cellulare. Quindi non avrebbe neppure potuto tentare di telefonare a un taxi. Quanto alla sua affermazione di essere la figlia di Max, Stella non sapeva cosa pensare. In sostanza, lunica cosa che sapeva davvero della ragazza era che era vegetariana.
Blue era pallida e immobile sul divano. Le labbra non erano pi rosso bluastro, erano diventate di un rosa delicato. Stella tese la mano e le tocc la fronte. La temperatura sembrava normale, anche se un po fredda. Rimbocc meglio la coperta attorno al corpicino della ragazza, che non si mosse. Una ciocca di morbidi capelli biondi le era scivolata sul viso e Stella la scost.
Usc dal salotto e attraversando lingresso and nel suo studio. Dalla finestra non si vedeva nulla, il giardino era immerso nel buio. Accese un interruttore e il terreno coperto di neve venne inondato da una luce gialla. Non si vedeva nessuno. Chiuse le tende.
Lasci la porta socchiusa, per controllare eventuali movimenti della Bella addormentata.
Cerc di telefonare al marito, ma scattava subito la segreteria. Gli lasci un messaggio, chiedendogli, con noncuranza, di richiamarla.
Aveva bisogno di parlare con qualcuno. Subito. E non aveva molta scelta. Esit. Il numero era ancora salvato nel cellulare.
Lui rispose al terzo squillo. Harris.
Stella toss.
Pronto? La voce di lui era affannata e impaziente, pi brusca di come la ricordava.
Peter, sono io. Si schiar la voce. Stella.
Stella? Doveva aver cancellato il suo numero. Era comprensibile che fosse sorpreso di sentirla.
Mi spiace disturbarti, disse lei. Ho bisogno di un consiglio. Un consiglio professionale.
A che proposito? Il tono era brusco e freddo. Le sembrava di parlare con un estraneo. Ma almeno, anche se pensava che fosse una cosa irragionevole che lei gli chiedesse consiglio dopo tutto quel tempo, non lo disse.
C una ragazza in casa mia. Una sconosciuta.  comparsa davanti alla porta e io lho fatta entrare. Continuava a suonare il campanello e fuori si gela.  giovane, temevo che andasse in ipotermia o qualcosa di simile. Comunque, adesso  in casa, si  addormentata sul divano e io non so cosa fare. Sono sola in casa con lei.
Doveva pensare che era una sciocca. Doveva pensare che stesse cercando di farsi del male.
Dove cavolo sei? chiese lui.
Viviamo poco fuori Londra. Io e Max. Ci siamo sposati.
Congratulazioni.
Non vedeva la sua espressione, quindi non poteva capire se era sincero.
 bellissimo qui, disse lei. E ci vuole meno di unora per arrivare in centro a Londra. Quelle parole le suonarono assurde. Si conficc le unghie nel palmo della mano e fiss la fede. Non sono mai tornata a lavorare.
Fece scorrere le dita sul ripiano di cuoio della sua scrivania, un piccolo gioiello belga anni Cinquanta, con le gambe in acciaio lucido. Lo aveva comprato anni prima dal suo antiquario preferito di Camden Town. La voce di Peter le aveva fatto venire nostalgia della sua vecchia vita.
E cosa mi dici di te? gli chiese. Se lo immagin come lo aveva visto lultima volta: corti capelli grigi, corporatura robusta, con i jeans e limpermeabile nero, fuori dalla porta dellappartamento di Hampstead.
Non sono sposato. Vivo ancora a Londra. Sono sempre un detective della Met. Dunque: hai un problema con una ragazza?
Deve avere una quindicina danni, disse Stella. Ha suonato il campanello dicendo che voleva entrare, che una volta viveva in questa casa. Adesso ha ammesso che era una bugia. E non sono nemmeno sicura che mi abbia detto il suo vero nome. Non so cosa fare.
Hai parlato con Max?
 fuori. Stasera non torna. Non riesco a raggiungerlo. Cominci a farfugliare. Siamo sepolti dalla neve. Ce n almeno mezzo metro sul vialetto.  cos che ha evitato i sensori.
Stella spost il cellulare allaltro orecchio: aveva il viso bollente e il telefono era bagnato di sudore.
Da quanto  in casa tua?
Un paio dore. Lho lasciata fuori per quasi unora prima di farla entrare. Dovevo accoglierla. Avevo paura che morisse congelata.
Ha detto da dove viene?
Da Londra. E c unaltra cosa, disse. Conosceva il nome di Max. E afferma che lui  suo padre, il padre che non ha mai conosciuto. Sostiene di averlo appena scoperto.
Capisco. E la freddezza torn tra loro.  per questo che mi hai chiamato, perch sei incazzata con Max?
No, ti ho chiamato perch lui non risponde al telefono e listinto mi dice che c qualcosa che non va. Anche se il suo istinto non era molto affidabile, le diceva sempre che cera qualcosa che non andava. C qualcosa in lei non mi fido.
Attese. Lui non si offr di precipitarsi ad aiutarla. Non poteva dargli torto. Ci sei ancora? chiese.
S. Sua madre sa dov?
Non lo so. Mi ha detto qualcosa a proposito di una lite.
Che consiglio cerchi? chiese lui.
Secondo te, cosa dovrei fare?
Il silenzio fu profondo. Quando parl, il tono fu freddo e secco.
Il mio consiglio sarebbe di chiamare la polizia locale: che controllino il nome e la descrizione e vedano se ne hanno denunciato la scomparsa. O, aggiunse, puoi aspettare che tuo marito risponda al telefono e chiedere a lui cosa pensa che dovresti fare.
Va bene.
O potresti decidere tu.
Capisco, disse lei. Bene,  chiaro. Grazie. La sua voce era sottile e stupida. Non riappese.
Sei spaventata? chiese lui. Limprovvisa gentilezza del suo tono era dolorosa.
Mi sento patetica. Adesso doveva essergli ovvio quanto era debole, inerme. Avrebbe capito che non aveva fatto nessun progresso.
Non sei patetica, disse lui. Hai parlato di sensori: c un impianto di sicurezza nella casa?
C un sistema di allarme. Sensori a tutte le porte e finestre.
E Si interruppe.  pensi che sia sola?
Lei deglut sentendo un nodo allo stomaco. Non ne ho idea. Immagino che se fosse con qualcuno sarebbero entrati quando ho aperto la porta.
Allora lui si addolc un po. Se mi dai qualche dettaglio, posso controllare le segnalazioni di ragazze della sua et scomparse qui a Londra. Ma questo  tutto.
Grazie. Dice di chiamarsi Blue Cunningham.
Blue?
Razza bianca. Occhi azzurri, capelli biondi lunghi fino a met schiena.  minuta, alta poco pi di un metro e cinquanta, e magra. Porta dei leggings neri e una giacchetta di pelle. Una T-shirt bianca e un berretto di lana. Delle Nike bianche, niente calze. Direi che ha una quindicina danni, ma potrebbe sembrare pi grande.
Qualche segno particolare?
Non saprei. Non ne ho notati.  molto bella.
Se scopro qualcosa ti richiamo. Il tono era gi distratto, come se avesse preferito che lei non lo avesse chiamato, n coinvolto in un altro dei suoi drammi.
Di colpo, Stella pigi con forza il tasto rosso per interrompere la comunicazione. Non voleva riflettere su quello che lui pensava di lei adesso.
Era intrappolata in casa sua con una sconosciuta. Per tutta la notte. Non pensava di riuscire a farcela. Lansia minacciava gi di avere la meglio sulle pillole. Ed era pericoloso prenderne altre. Doveva restare vigile.

Quinta seduta.
Lei disse: Laltra notte lho sognata.
Lui non cambi espressione e non disse nulla.
Pensavo che i terapeuti dovessero essere interessati ai sogni, disse lei.
Guard la propria mano muoversi lentamente su e gi lungo il bracciolo della poltrona. Sfreg i fiori rossi in rilievo finch scomparvero sotto la punta delle sue dita. Si sentiva lontana, distaccata dal suo corpo, come se stesse guardando la mano di qualcun altro che si muoveva avanti e indietro. Quella sensazione di straniamento non era insolita.
Sedeva in unenorme poltrona imbottita. Le tende erano tirate e la luce soffusa della stanza proveniva da una lampada in un angolo. Quei cinquanta minuti nel suo ufficio erano la parte della giornata che preferiva.
Lui sedeva di fronte a lei, in una poltrona del tutto identica, con gli stessi fiori rossi su fondo beige. Una coppia abbinata. Si sentiva calda e irrequieta. Lui era troppo distante. Anche se stendeva le gambe, non riusciva a toccarlo. Si chiese se la giudicasse carina. A lei non interessavano i ragazzi della sua et, lei desiderava solo lui.
Allora, vuole che le parli del mio sogno? chiese.
Se ti fa piacere, disse lui.
Vorrei che i miei sogni fossero veri.
C una grossa differenza tra sogno e realt. Questo lo sai.
Laria tra di loro era carica di attesa, eccitazione e una strana sorta di speranza. La sua pelle formicolava e pizzicava: lui la rendeva eccitata e nervosa al tempo stesso.
Ho sognato che mi toccava, disse. Era met imbarazzata e met eccitata.
Lui cambi posizione nella poltrona e accavall strette le gambe. Lei trattenne una risatina.
Lui non disse altro. Non era un gran parlatore. Lei moriva dalla voglia di sapere cosa pensava quando la guardava. Era molto pi vecchio di lei, ma non gliene importava. Forse era questo che la rendeva strana, provare interesse per qualcuno tanto vecchio. Non le importava.
Scivol gi e si avvicin pian piano, pi vicina, finch non fu seduta sul pavimento ai piedi della grande poltrona, con lo sguardo rivolto verso di lui. Si mise il pollice in bocca e lo mordicchi.
Tese la mano e trov le dita di lui, vi insinu le sue finch le loro mani non furono intrecciate. Piena di desiderio, guard i disegni a spirale del tappeto.

Clinica di Grove Road, aprile 2009.
Stella prov sollievo ad allontanarsi per qualche minuto dal suo riluttante paziente. Si rifugi nellattrezzata cucinetta del corridoio. Quel piccolo spazio, non pi di due metri per due, era un altro dei molti trionfi di Anne. La moderna cucina comprendeva tutte le cose essenziali: frigorifero, fornelli e macchina del caff; era sempre linda, pulita e ben fornita di snack per il personale, cose salutari, noci e altra frutta secca, oltre a una scelta di biscotti. Stella aveva bisogno di una buona combinazione di zucchero e caffeina per superare le due ore seguenti, per cui apr un barattolo di metallo e prese un biscotto ricoperto da uno spesso strato di cioccolato. Vers il caff in un elegante ma sobrio tazzone color crema e ne bevve un sorso. Anne metteva sempre troppo poco caff nel filtro, e si sentiva appena il sapore. Avrebbe dovuto rifarlo.
Una domanda, Stella. Max era in piedi sulla soglia, con aria divertita, mentre lei versava tutto il bricco di caff nel lavandino. Mi hanno inviato un caso: cercano una conferma a una diagnosi di sindrome di Asperberger in una quattordicenne. Ti andrebbe di assumere il caso?
Max Fisher, psichiatra e adesso capo di Stella, era il proprietario della clinica. Era riuscito ad assicurarsi i finanziamenti per ledificio quattro anni addietro, appena prima della recessione, e si era dato un gran da fare per portare a lavorare nella sua attrezzatissima clinica i professionisti di Harley Street. Allinizio il suo piano era di attirare i residenti dellarea che andava da St. Johns Wood a Hampstead, che erano ben forniti di denaro e di buone assicurazioni sanitarie. La clinica offriva attrezzature diagnostiche di primordine e tutta una gamma di specialit: diagnostica a ultrasuoni, fisioterapia, psicoterapia, ginecologia e persino logopedia. Ma poi il numero crescente di imprese che chiudevano, di gente che perdeva il lavoro, di cassa integrazione, aveva cambiato il panorama del loro lavoro e i pazienti erano meno di quelli che Max aveva sperato. Quattro anni pi tardi, la clinica faticava a stare in pareggio e Max metteva tutte le sue energie nel tenerla a galla. I contratti per lavori medico-legali, finanziati da agenzie governative, erano diventati pi essenziali per la sopravvivenza della sua clinica di quanto Max avrebbe potuto prevedere. Era stato allora che Stella era diventata importante.
Rimise la caffettiera vuota sul ripiano e si scost i capelli dal viso. Certo. Ho lavorato nella clinica di bisogni complessi di Camden. Ho esperienza nella diagnosi di disordini socio-comunicativi. Le sue parole suonarono piuttosto ampollose e affettate.
Per quando potresti cominciare a fissare gli appuntamenti? chiese lui.
Mi servono le prossime due settimane per scrivere la relazione Simpson. Poi sono libera.
Fantastico, disse lui. Il suo tono dava sempre limpressione che fosse sinceramente grato perch lei accettava di fare il suo lavoro. Dir ad Anne di preparare le lettere, tu comunicale le tue ore libere per gli appuntamenti.
Lei annu. Certo.
Lui le sorrise e piccole rughe comparvero attorno ai suoi occhi.
Lei non riteneva un problema i sentimenti che provava per il suo capo; erano solo unaltra delle ragioni per cui era felice di venire a lavorare, una consolazione per tutti gli straordinari che faceva. Voleva fare colpo su di lui, compiacerlo.
Lawrence Simpson era sempre dove lo aveva lasciato: a riempire diligentemente il questionario, con la testa china. Non sollev lo sguardo quando lei entr.
Grazie, disse tendendo la mano per prendere la tazza, con espressione concentrata e la frangia che gli ricadeva sulla fronte.
Mentre lei era via, si era messo gli occhiali da lettura, che gli davano un aspetto molto pi vulnerabile. Dalla sua sedia dallaltro lato della scrivania, Stella sbirci il questionario: era oltre la met. Doveva aver lavorato pi in fretta mentre lei era fuori dalla stanza. Forse non gli piaceva essere osservato. O forse con gli occhiali ci vedeva meglio.
Lui alz la testa e colse il suo sguardo. Lei gli sorrise, sperando che lumore di quellincontro stesse cambiando rispetto alla tensione e allostilit con cui era iniziato. Apr il portatile per cominciare a strutturare il rapporto. Simpson temper la matita e poi riprese il suo questionario senza altre lamentele. Gli ci vollero settanta minuti per terminare il test di personalit. Stella lo mise via per valutarlo in seguito.
Lui si rifiut di fare una pausa, cos passarono subito allintervista clinica. Stella decise di cambiare il modo in cui erano seduti. Usc da dietro limponente scrivania e invit Simpson a sedere davanti a lei, in una delle pi confortevoli poltrone sistemate al centro della stanza.
Ha compreso la ragione per cui il giudice ha richiesto una valutazione psicologica? gli chiese.
La mia ex moglie ha ripetutamente dimostrato di non essere adeguata come genitore. Immagino che lei conosca i fatti pregressi: fin dallinizio ha avuto problemi a occuparsi di nostra figlia.  unalcolista e soffre anche di disturbi borderline della personalit. Voglio la possibilit di prendere il suo posto, di farlo come si deve, di dare una casa stabile alla mia bambina.
Ma, a suo giudizio, quali sono i problemi che lei pu aver avuto nel suo ruolo di genitore?
Probabilmente sapevo fin dallinizio che la relazione era sbagliata, ma non ho voluto ammetterlo, soprattutto quando lei  rimasta incinta. Non era stato programmato   stupido, lo so, data la mia professione  ma ero eccitato allidea di essere padre e ho amato questa bambina dal primo secondo. Praticamente lho partorita io. La mia ex moglie non era in grado di gestire una neonata. Era lei stessa troppo fragile emotivamente, troppo bisognosa di cure. Voleva la mia attenzione totale. Io lavoravo disperatamente come specializzando e cercavo di pagare il mutuo. Ero sfinito e irritabile, lo ammetto. Ma quando tornavo a casa volevo concentrarmi sulla bambina, perch ero preoccupato di quello che sua madre faceva  o non faceva  per lei. Immagino che abbia letto tutti i documenti, no?  cominciato nei primissimi giorni: la bambina stava morendo di fame, e lei si rifiutava irragionevolmente di darle il biberon.  dovuto intervenire lassistente sanitario a domicilio, altrimenti Dio solo sa cosa sarebbe successo. Potrei farle una quantit di esempi.
Sospir.
La sua ex moglie dava una versione abbastanza diversa dei fatti, secondo cui Simpson era geloso quando lei concentrava la sua attenzione sulla bambina. Si arrabbiava per il tempo che ci metteva ad allattarla, gliela toglieva dalle braccia e insisteva per darle il biberon. Non permetteva che la piccola dormisse in camera con loro perch gli dava fastidio che la moglie volesse averla sempre vicina. E non le permetteva di andare dalla bambina se piangeva di notte. Da quando aveva tre settimane, aveva insistito che doveva imparare a dormire da sola, e la lasciava piangere per unora o anche pi finch non si addormentava per lo sfinimento.
Finora ha parlato dei problemi della sua ex moglie, dottor Simpson. Noi per dovremo concentrarci su di lei, disse Stella.
Lui irrigid lievemente le labbra, piegandole verso il basso.
La sua ex moglie ha mosso delle accuse molto serie ed  per questo che il giudice ha richiesto questa valutazione come parte del procedimento di affidamento. Cosa mi dice delle sue difficolt che possono aver contribuito ai problemi coniugali o genitoriali?
In risposta alla sua domanda, lui prosegu il suo monologo. Non sopportava la mia devozione verso la piccola. E cos mi ha punito, prima mettendosi a bere e poi cercando di portarmela via. Sa benissimo che non  in grado di essere un genitore adeguato. Io posso offrire una buona vita a mia figlia. Una casa di propriet, un giardino, scuole private. Negli ultimi due anni, la mia ex moglie  stata sfrattata due volte per morosit, santo cielo!
Stella lo interruppe. Lei crede che sua moglie abbia cominciato a bere per punirla? La sua visione del mondo le sembrava piuttosto egocentrica.
Anche suo padre era un alcolista. Sono sicuro che ci sia una componente genetica di qualche tipo.
Capisco, disse Stella.
Simpson era nel suo ambiente sicuro mentre parlava dei problemi della sua ex moglie, e stava recitando quello che sembrava un ben sperimentato assassinio della personalit. Purtroppo per Stella, il suo solo scopo era di calunniare la sua ex moglie e non di rivelare qualcosa di interessante su di s.
La mia ex moglie era molto bella da giovane, disse lui. A vederla adesso non ci crederebbe. Si  lasciata andare, in tutti i sensi.
Non si riferiva mai allex moglie chiamandola per nome. Stella doveva vederla comera adesso: gonfia e sconfitta. Non pot fare a meno di chiedersi se questo non avesse a che fare con la sua vita con Simpson.
Decise di cambiare argomento. Interrog luomo sulla sua storia personale, la sua infanzia, i suoi studi. Ma lo scambio si rivel mortalmente noioso e inconcludente, sia per il paziente che per il medico. Simpson rifiut di parlarle di cose importanti o che gli stavano a cuore. La sua infanzia era stata apparentemente buona e del tutto normale. Aveva un rapporto stupendo con entrambi i genitori. La scuola era buona e gli piaceva eccetera. Non le concesse nulla, nessun accesso alla sua vita interiore.
Stella si accorse che aveva cominciato a inspirare profondamente prima di porgli ogni domanda. Ogni richiesta, ogni tentativo di arrivare a conoscerlo sembravano essere recepiti come una specie di aggressione. Era sulle difensive, totalmente, impenetrabilmente. Stella si sentiva svuotata. Era stressante anche per lei avere a che fare con qualcuno che odiava ogni istante di quella loro interazione e continuava a opporle resistenza. Ramment a se stessa che quel colloquio, per quanto frustrante, era pur sempre materiale utile, in un modo o nellaltro.
Si mise una mano sugli occhi, chiudendoli per un istante. In quel momento, un suono improvviso e penetrante infranse latmosfera ovattata della clinica di Grove Road. Un suono cos forte da essere doloroso.
Stella era disorientata e le ci vollero alcuni secondi per capire che era lallarme antincendio.
Dobbiamo raggiungere luscita di sicurezza pi vicina, disse.
Sapeva che non doveva farlo, ma non riusc a trattenersi dal mettere il portatile nella borsa. Il pensiero di perdere tutto il suo lavoro era intollerabile.
Simpson la segu fuori dallufficio, ma in cima alle scale si ferm. Invece di accompagnarla in fondo al corridoio, prese le scale. Stella prosegu verso luscita di sicurezza. Quando riusc ad aprire la porta a spinta e si guard alle spalle, lui era scomparso.
Scese le scale di metallo lungo il muro delledificio. Aveva freddo, avendo lasciato il cappotto nello studio. Anne era gi al punto dincontro in fondo alle scale. Sembrava ancora pi infreddolita di Stella, con quella blusa scollata. Era al telefono con i vigili del fuoco. Paul, lo psicoterapeuta, era fuori anche lui, con i suoi calzini bianchi e i sandali.
Dov Max? chiese Stella.
Paul scosse la testa. Non ne ho idea.
I tre attesero, impazienti di poter rientrare. Stella non aveva mai sentito la sirena dellallarme e temeva che potesse esserci effettivamente un incendio. Max ne sarebbe stato distrutto. E si chiese cosa diavolo stesse combinando il suo paziente, pi preoccupata per il suo caso clinico che per lincolumit di lui. Avrebbe dovuto prendere con s i documenti quando era uscita dallufficio. Magari lui adesso stava leggendo i suoi appunti, mentre il personale attendeva, impotente, fuori dalledificio.
Lallarme cess. Qualche minuto pi tardi Simpson comparve allingresso principale della clinica.
Non c nessun incendio, disse. Ma cerano due bastoncini dincenso accesi in una delle stanze al pianterreno, e il fumo ha fatto scattare lallarme.
Tese i due bastoncini colpevoli come prova. Anne guard Paul con aria accusatoria.
Non ho mai avuto problemi con lincenso, prima, disse Paul.
Non ci sono pericoli, dichiar Simpson. Ho controllato tutte le sale da visita. Non c alcun pericolo a rientrare.

Quando Stella e il suo cliente ripresero posto nellufficio al primo piano, latteggiamento di lui sembrava pi aperto, con le braccia rilassate e posate con noncuranza sui braccioli, ed entrambi i piedi saldamente appoggiati al pavimento.
Sta bene? gli chiese Stella. Lui la stava fissando, guardandola dritto negli occhi. Curiosit e intelligenza brillavano nel suo sguardo.
Sto bene. Era una sensazione strana, e anche un po imbarazzante, essersi dimostrata vulnerabile di fronte a un paziente, che lui lavesse vista precipitarsi confusa verso luscita di sicurezza. Ma in cambio sembrava che lui avesse accantonato il suo atteggiamento distaccato e irritante, permettendole di scorgere di sfuggita un suo lato pi amichevole. Sembrava pi felice, adesso che aveva compiuto un atto di eroismo. O forse, se voleva vederla in modo pi cinico, se lui si considerava come suo protettore, allora lei doveva essere la femmina inerme, ed era questo a renderlo felice. Comunque fosse, il suo bisogno di essere il buono era molto pi affascinante che latteggiamento chiuso che aveva tenuto fino a quel momento.
Stella stava riprendendo gli appunti del colloquio quando si sent bussare alla porta e Anne entr, senza aspettare di essere invitata. Volevo solo ringraziarla, dottor Simpson, disse.
Lieto di poter essere stato di aiuto.
Lavevamo messo in guardia per quei bastoncini, disse Anne.
Stella era seccata che si fosse intromessa nella sua seduta di valutazione. Il personale non medico della clinica sapeva benissimo che non si dovevano disturbare i medici quando erano con i clienti, ma Anne aveva la tendenza ad agire impunemente. A volte Stella si interrogava sul rapporto tra Anne e Max Fisher. Le unghie perfettamente curate di Anne giocherellavano con il ciondolo tempestato di diamanti appeso alla sottile catenina doro che dondolava appena sopra la scollatura a V della blusa.
Grazie, Anne, disse Stella con un tono che la invitava a uscire dalla stanza il prima possibile.
Anne squadr il cliente. Posso offrirle una tazza di t o di caff? chiese. Parlando fece scorrere le dita tra i capelli a caschetto che le sfioravano le spalle. Stella si tocc il pesante fermaglio di plastica di Boots che quel mattino aveva messo per raccogliere i capelli. Non ricordava quandera stata lultima volta che si era avvicinata a un parrucchiere. Anche il suo tailleur avrebbe avuto bisogno di una visita in tintoria. Tra il prestito studentesco, laffitto e il resto, riusciva a malapena ad arrivare a fine mese.
Not che Anne non si era premurata di offrire a lei una tazza di qualcosa.
Ammir lautocontrollo di Simpson che continu a fissare Anne dritto in volto. Il dottor Davies  gi stato tanto gentile da prepararmelo, disse.
Stella immagin che Anne fosse delusa mentre faceva con grazia la sua uscita lasciandosi dietro una scia del suo profumo muschiato.
Spero che non ve la siate presa perch ho girato per ledificio, disse Simpson.  che so come vanno queste cose. Saremmo potuti restare ad aspettare fuori per unora mentre i vigili del fuoco controllavano il posto. Avremmo perso tutti un pomeriggio di lavoro, e io non posso permettermi di prendere altre ore. Non ha idea del numero di appuntamenti a cui devo presenziare per il caso in tribunale.
Stella annu. Non si preoccupi, abbiamo apprezzato il suo aiuto.
Ne  sicura?
Certo, grazie, disse. Decise che era il momento giusto, con la sua voglia di fare buona impressione su di lei e la guardia abbassata, di passare alla parte pi ardua del colloquio.
Dottor Simpson, riprese, devo farle delle domande su alcuni dei punti pi difficili del materiale di riferimento: alcune accuse che la sua ex moglie ha mosso contro di lei.
Lui annu. Basta che ascolti davvero le mie risposte, disse.
Non cambi il suo atteggiamento aperto, ma strinse con forza il bracciolo della poltrona. La tensione era tornata.
Naturalmente. Apr il fascicolo a una pagina che aveva segnato con un Post-it.
La sua ex moglie afferma nella sua dichiarazione che lei, per un certo numero di anni, lha maltrattata. Sostiene che ha cominciato quando era incinta, e che la colpiva sulle braccia e sul torace, in modo che i lividi si potessero nascondere sotto gli abiti.
Simpson sbott in una risata amara. Incredibile, disse.
Queste accuse sono vere?
Lui scosse la testa.
Vuole aggiungere altro? gli chiese.
E perch dovrei?  un cumulo di bugie.
Stella pass a unaltra pagina che aveva segnato. Nel 2003, la sua ex moglie si  presentata al pronto soccorso con il naso rotto. Ha detto agli infermieri che lei le aveva dato un pugno. Dopo le dimissioni, ha cambiato versione: ha dichiarato di essere caduta in bagno in seguito a una serata in cui aveva bevuto molto. Nel giro di ventiquattrore ha ritirato la denuncia e da quel che ho capito eravate di nuovo insieme.
Esatto, disse lui.  proprio quello che fa. Dimostra quello che dico. Per punirmi, finge; poi quando  di nuovo sobria, mi implora di tornare da lei. Ha mai vissuto con un alcolista?  un vero inferno.
C stato il sospetto che lei abbia fatto pressioni sulla sua ex moglie perch ritirasse la denuncia.
Senta, si sporse in avanti, i lineamenti contratti. Non sono obbligato a restare qui ad ascoltare queste stronzate. Sono gi stato abbastanza tormentato con queste false accuse.
Non lo sto facendo per tormentarla, disse Stella. Ne sto parlando per darle la possibilit di ribattere, di dare la sua versione di quel che  successo. Qualunque cosa lei dica verr inserita nella mia relazione, quindi ha la possibilit che il suo punto di vista venga messo agli atti. Allora, c qualche commento che vorrebbe fare?
Simpson si appoggi allo schienale e distolse lo sguardo da lei, posandolo sul lettino accanto alla parete. Dalla linea dura della mascella, lei si accorse che stringeva i denti.
 inutile, disse. Non serve. Questa cosa va avanti da anni. Quel che dico non importa.
Si era ammorbidito e intristito.
Per me importa, disse Stella. Ma non posso costringerla ad aprirsi.
Lui la guard, sostenendo il suo sguardo per qualche istante. Immagini come pu essere, disse. Immagini cosa proverebbe se qualcuno laccusasse di aver fatto le cose pi spregevoli che si possano immaginare.
Stella annu. Seguirono alcuni istanti di calmo silenzio.
Cerano ancora alcune cose che volevo chiederle, disse Stella guardando gli appunti. Secondo la sua ex moglie, la prima volta che le ha chiesto di andarsene da casa, quando  tornata ha trovato le finestre rotte, danni ad alcune sue propriet, il computer pieno dacqua e le gomme della macchina squarciate. D la colpa a lei per questi incidenti e pensa che lei stesse cercando di spaventarla o punirla, di intimorirla e indurla a tornare a casa. Vuole replicare a questo?
Lui parl lentamente, con chiarezza. Queste accuse mi dipingono come un mostro, disse, e non posso farci nulla.
Quindi lei nega tutto?
Non ho altro da aggiungere. La guard di nuovo negli occhi, e il tono della voce si alz, restando fermo, anche se cercava, senza riuscirci molto, di controllare la rabbia. Deve capire che bere la rendeva sempre pi incapace di prendersi cura di una bambina, persino nelle cose pi basilari. Spero che abbia letto la relazione dellassistente sociale, perch l c tutto. Quando era piccola lunico modo in cui avrei potuto impedire che fosse data in affido sarebbe stato di restare a casa, abbandonando la specializzazione. Forse avrei dovuto farlo. Ma ero terrorizzato al pensiero di mandare allaria la mia carriera e di perdere la casa, se non avessi potuto pagare il mutuo. Io ero fuori, che sgobbavo per assicurarci un tetto sulle nostre teste. Ho fatto il possibile. Appena ho potuto, ho chiesto la custodia. Rovesciavo le bottiglie nello scarico tutte le volte che le trovavo. Le davo pochi soldi, in modo che non potesse spenderli per bere. Ovviamente non ha funzionato. Il bisogno di alcol  la sua sola e unica priorit. Non io, n sua figlia.
Si pass il dorso della mano sugli occhi. Stella avrebbe voluto passargli la scatola di fazzolettini, ma esit: si offendeva cos facilmente. Abbass lo sguardo sui suoi appunti e pass alla terza sezione dei documenti. Lex moglie aveva affermato che lui non le dava abbastanza denaro per comperare cibo o vestiti per la figlia e non le dava accesso al loro conto bancario comune. Era stata costretta a chiedere aiuto finanziario ai suoi genitori. Affermava che una volta aveva dovuto implorarlo di darle i soldi per gli assorbenti.
Stella sapeva che non doveva rischiare di farsi influenzare troppo dalle accuse dellex moglie. Il problema era che, una volta mossa unaccusa, questa veniva ripetuta varie volte nella montagna di documentazione: nella relazione dellassistente sociale, in quella del tutore, nella documentazione del caso finch non diventava una verit. Si sent sprofondare, risucchiare nello stesso vortice di contraddizioni che tutti gli altri professionisti avevano affrontato lavorando sul caso.
Simpson si era ricomposto. Aveva di nuovo gli occhi asciutti. Cominci a parlare. Mi incolpo per il fatto che mia figlia ha dovuto essere data in affido ancora una volta. Avrei dovuto prevederlo e lottare di pi. Naturalmente sua madre non cambier mai. Quante volte mia figlia deve perdere la sua casa, o essere data in custodia a perfetti estranei?
Si scost la frangia dalla fronte e inspir per calmarsi. Ho perso quella prima casa perch ho messo ogni centesimo nella causa per laffidamento. Ma mi sono ripreso tutto: ho il mio studio, una casa nuova, una relazione stabile. Gemma e io siamo insieme da pi di un anno e non abbiamo avuto il minimo problema. Che altro devo fare per convincere tutti voi?
Stella stava cominciando a spazientirsi di quella sua tendenza a rispondere a ogni domanda lanciandosi in un elenco di lamentele contro lex moglie. Be, disse, se la situazione  cos lampante e netta, secondo lei perch il giudice ha richiesto una valutazione della personalit? C preoccupazione riguardo alla sua capacit genitoriale e a potenziali fattori di rischio.
Se ha deciso di credere a qualunque cosa ha da dire quella pazza della mia ex moglie, allora io non ho speranza, no? Si alz.
Era evidente che non gli piaceva essere sfidato. Stella era delusa; si era ritratto di nuovo, molto in fretta, e aveva riassunto la facciata suscettibile e impenetrabile. Completamente.
Rimase a guardarlo, incapace di ottenere la sua collaborazione e sentendosi un po sciocca. Lui era alto pi di un metro e ottanta, e sebbene fosse pi muscoloso che corpulento, lei si sent piccola guardandolo. Era consapevole della differenza non solo di taglia, ma anche di et. Lui doveva avere una quindicina di anni pi di lei. Si sent giovane e ciarlatana. Era il Dottor Davies da due anni interi e qualche volta quel titolo le sembrava ancora una frode.
Guard lorologio a muro; la seduta di due ore era terminata.
Simpson not che controllava lora. Conosco la strada per luscita, disse.
Lei si alz, aggiustandosi la gonna.
Stella era ansiosa di valutare il test di personalit perch riteneva che fosse la migliore possibilit che aveva di recuperare informazioni utili da quel loro stressante primo colloquio. Sospettava che Simpson sarebbe ricaduto nel profilo definito faking good, troppo buono, in quanto non aveva ammesso nessun problema psicologico, neppure quelli pi lievi che di tanto in tanto tutti sperimentano. Ma lei era curiosa, forse cera qualcosa che avrebbe potuto darle unintuizione per il suo profilo psicologico. Qualcosa che non era stato nelle sue intenzioni rivelare. Inser le risposte, pi di cinquecento, nel programma del computer e attese che si generasse il risultato.
Rimase delusa. Simpson era riuscito a defilarsi. Secondo quanto indicava la scala di validit, il profilo era nullo. Non si poteva interpretare. Naturalmente Stella poteva mettere in rilievo la sua reticenza durante il colloquio clinico e la sua chiusura. Fino a quel momento tutti i dati indicavano una persona che non voleva essere conosciuta e che rifiutava di dare qualunque indizio sulla sua vita interiore. Una persona che forse aveva qualcosa da nascondere. I suoi sforzi potevano avere successo, in parte, ma in realt non stava facendo un favore a se stesso. Se era deciso a farlo, poteva nascondere le sue difficolt emozionali, ma allora si sarebbe privato dellopportunit di mettere in risalto i suoi punti di forza. E il suo comportamento con lei non prometteva nulla di buono riguardo alla sua collaborazione futura con i professionisti circa il benessere di sua figlia.
Stella si alz e si stir. Apr gli scuri della finestra e guard fuori il traffico nella strada a quattro corsie. Era lora di punta e le macchine erano in coda, paraurti contro paraurti. Era frustrata. Questa era stata unopportunit per mostrare le sue capacit e gettare un po di luce su un caso che gli altri avevano trovato impenetrabile. Avrebbe parlato con Max, per vedere se lui aveva qualche idea su un possibile approccio per il secondo colloquio. Nel profondo sapeva che la forza della sua relazione dipendeva dallessere in grado di coinvolgere Simpson, di guadagnare la sua fiducia. Se si fosse rilassato un po e avesse imparato a conoscerla  comprendendo che lei era imparziale  forse avrebbe avuto una possibilit. Si chiese se quel suo atteggiamento chiuso, scostante, potesse essere motivato da un disturbo dansia non diagnosticato; magari persino irritabilit depressiva, perch cerano momenti in cui lui sembrava decente. Era parso cos compiaciuto di aver salvato la clinica dai bastoncini dincenso di Paul.
Stella ripens al materiale documentale. Alcune accuse erano orribili. Unimmagine in particolare continuava a tornarle in mente. Lex moglie aveva raccontato come Simpson laveva presa a pugni sul ventre quando era incinta di sette mesi. E tuttavia si trattava di accuse mosse da una testimone inaffidabile, affetta da dipendenza, che lottava con le unghie e con i denti per laffidamento della sua unica figlia.
Stella doveva convincere Simpson che era nel suo interesse aprirsi con lei. Gli credeva quando diceva che amava la figlia e voleva il meglio per lei. Ma lamore da solo non significava che fosse in grado di darle una casa dove fosse emotivamente e fisicamente al sicuro.
Mise via il test e riordin la scrivania. Chiuse gli scuri. Durante il week-end avrebbe scritto le sue considerazioni preliminari fino a quel momento, in vista della sua sessione di supervisione con Max il luned seguente. E avrebbe dovuto essere creativa per trovare il miglior modo di affrontare il prossimo appuntamento con Lawrence Simpson.

Hilltop, cinque e trenta del pomeriggio.
Stella aveva messo in tavola piatti, bicchieri e tovaglioli, ma aveva deciso di non mettere posate, non si poteva mai sapere. Blue scelse la sedia al capo del grande tavolo della cucina e cominci a piluccare senza entusiasmo il sandwich che le aveva preparato.
Stella le si sedette accanto. Che ne dici di un grazie? le chiese.
Grazie, rispose Blue, senza alcuna gratitudine.
Non mi sembra che tu abbia molta fame, disse Stella.
Non pu costringermi a mangiare.
Non mi interessa costringerti a fare nulla.
Blue tenne gli occhi bassi mentre spingeva il sandwich da un lato allaltro del piatto. Ne aveva mangiato a malapena un boccone. Stella suppose che la richiesta di cibo fosse stata solo un diversivo per assicurarsi che le fosse permesso di restare in casa un po di pi.
Blue sbadigli. Sono ancora stanca. Perch mi ha svegliato? Guard risentita la sua ospite.
Si sta facendo tardi. Devo telefonare a qualcuno per informarli che stai bene, disse Stella.
Glielho detto: non c nessuno. Blue spost il sandwich dallaltra parte del piatto.
Devesserci qualcuno, disse Stella.
Blue scosse la testa.
Bene, dobbiamo trovare un modo per riportarti a casa. In verit, le speranze che Stella aveva avuto di una rapida partenza stavano sbiadendo. Era sempre meno ottimista riguardo al fatto che Blue se ne sarebbe andata spontaneamente.
Glielho detto: a casa non torno. Strapp la crosta del pane e la mise da parte. Ha della Coca?
No. Riemp due bicchieri dacqua dalla caraffa sul tavolo. Quanti anni hai? chiese.
Diciotto.
Non penso proprio.
Sedici.
Sarebbe tutto pi semplice se mi dicessi la verit.
La scena nella cucina stava cominciando ad assomigliare a un interrogatorio ma, chiss come, Stella era finita nel posto sbagliato. Era seduta direttamente sotto la brillante lampada industriale sospesa sopra il tavolo bianco della cucina, e la sua luce tagliente le feriva gli occhi.
Non sono una bugiarda, disse Blue. Fissava il pavimento, conficcandosi le unghie nel braccio.
Fai attenzione, ti farai male. Stella indic le unghie corte e scheggiate della ragazza, con lo smalto scrostato. Blue smise e si tir le maniche della maglietta sulle mani.
Tua madre sa che sei venuta qui a trovare mio marito? chiese Stella.
No.
Penser che ti sia successo qualcosa. Dobbiamo contattarla.
Blue la guard da sotto la frangia e Stella immagin di vedere un guizzo di colpa nella sua espressione.
Non conosce nemmeno mia madre, disse Blue. Che cosa gliene frega?
Mio marito rientrer molto pi tardi. Non possiamo lasciare tua madre ad aspettare fino ad allora. Devo sapere il tuo numero di telefono di casa.
Non sono obbligata a dirle nulla.
Stanca di guardare Blue che faceva a pezzi il suo sandwich, Stella and a prendere la mezza bottiglia di Chardonnay sul tavolino del salotto e se ne vers un bicchiere. Non era una buona idea bere alcolici dopo i tranquillanti, ma al diavolo!
Blue fiss Stella e il bicchiere di vino. Non ha la Coca, ma ha il vino, disse. Sembrava che le stesse muovendo una specie di accusa.
Stella bevve un altro sorso.
Non sono nemmeno le sei, constat Blue.
Di solito non bevo a questora, disse Stella. Sono scossa tu che compari alla mia porta e dici che mio marito  tuo padre. Conosci qualcuno che beve troppo?
La ragazza annu.
Si tratta di tua madre?
Vodka, disse Blue. Lei crede che non lasci odore, ma io me ne accorgo.
C qualcun altro che si prende cura di te? Dei nonni?
Siamo solo io e mia madre, disse Blue. Distese le braccia sopra la testa, e la maglietta sal, rivelando un altro pezzo di ventre piatto e le anche ossute. Poi tese un braccio e prese il bicchiere di Stella. A lui piace questo vino? domand.
Stella si chiese se Blue avesse ereditato la bellezza dalla madre. Di nuovo quellirragionevole lampo di gelosia. Si chiese se Max sarebbe stato felice di avere una figlia, e se Blue potesse rivendicare il suo cuore pi di quanto potesse farlo lei. Sper che quella ragazza non fosse sua.
Quante stanze avete in questa casa? chiese Blue.
Parecchie.
 cos silenziosa, disse Blue. Questo posto non mi piace, mi fa venire i brividi.
Mi spiace, disse Stella.
Da quanto siete sposati? chiese Blue. Si dondolava avanti e indietro, restando in equilibrio sulle gambe posteriori della sedia. Guardarla era molto irritante.
Un po pi di un anno.
Lei  pi giovane di lui. Blue osserv pensosa Stella, scrutando il suo viso. Lui ha i capelli grigi, disse.
Non mi hai detto che non lavevi mai conosciuto?
Ho visto la sua foto. Su internet.
Blue bevve un sorso dal bicchiere di Stella. Mmm, disse. Prese la bottiglia e riemp il bicchiere fino allorlo.
Non dovresti bere, disse Stella.
Blue bevve un lungo sorso. Stella si chiese se, visto che Blue si era introdotta in casa sua con linganno, la responsabilit della ragazza adesso fosse sua. Immaginava di s, soprattutto se fosse saltato fuori che era figlia di Max. Magari a lui sarebbe importato di lei. Magari si sarebbe aspettato che lei la proteggesse. La plastica scivolosa dello schienale della sedia era dura e scomoda. Era certa che Max non avrebbe abbandonato una figlia, se avesse saputo della sua esistenza.
Basta vino, disse con severit. Era passato tanto tempo da quando si era fatta carico di qualcuno o qualcosa.
Blue si ferm il tempo necessario per dare a Stella una lunga occhiata di sfida, poi bevve un altro sorso. Continu a bere finch non ebbe finito quasi tutto il bicchiere, poi sollev la bottiglia come se volesse versarsene dellaltro. Stella si sporse, afferr il bicchiere e glielo strapp. Il vino si sparse sulle labbra di Blue e sulla sua preziosa giacchetta.
Ho detto basta. Stella sbatt il bicchiere sul piano del tavolo.
Stronza, sibil Blue. Si pass una mano sulle labbra. Spinse indietro la sedia con forza, e le gambe sfregarono sul pavimento emettendo un orribile stridio metallico. Era in piedi alle spalle di Stella, china verso di lei. La donna sent i battiti del cuore accelerare, perdendo un colpo. Afferr il bordo del tavolo. Non si mosse, n mostr paura.
Blue si chin di pi, il fiato che sapeva di vino. Siete innamorati? chiese.
Ora basta, disse Stella. Fu il suo turno di spingere indietro la sedia e di alzarsi. Si godette il fatto di essere di tutta la testa pi alta della ragazza. Ho chiamato qualcuno della polizia. Gli ho detto che sei scappata. Sta controllando i rapporti della polizia per vedere se  stata denunciata la scomparsa di qualche ragazza che corrisponde alla tua descrizione. Non mi hai dato scelta.
Blue spinse la sedia di Stella con tanta forza che cadde a terra. La lasci dovera.
Blue, cosa
La ragazza corse al divano, si pieg a riprendere la borsa, se la mise in spalla e si diresse verso la porta. Si chin e cerc maldestramente di rimettersi le scarpe ancora bagnate.
Stella rimase a distanza di sicurezza, a qualche passo.
Era meglio se la ragazza la lasciava sola. In pace. Lei poteva anche non raccontare la sua visita a Max; sarebbe stato come se non fosse mai avvenuta. Le affermazioni di Blue erano cos improbabili.
La ragazza non si volt a guardare Stella, ma pasticci con i lacci delle scarpe, poi con la cerniera della giacca. Stella non voleva che facesse qualche stupidaggine. E se fosse risultato che era davvero figlia di Max? E se si fosse fatta male, o se fosse morta di freddo? Avrebbe cominciato a congelarsi appena messo piede nella neve.
Lascia almeno che ti dia un cappotto come si deve, disse.
Non cera niente che potesse fare davvero per impedire a Blue di andarsene da Hilltop. Non poteva certo trattenerla in casa contro la sua volont. Ma se se ne fosse andata e non fossero riusciti a trovarla Max non lavrebbe perdonata. E Stella non poteva affrontare quel rischio.
Forse non dovresti andartene ancora, disse.
Blue esit, con la mano sulla maniglia. Perch no?
 pericoloso l fuori. Lo sai anche tu. Per favore. Dimmi come si chiama tua madre e dammi il suo numero di telefono. Trover un modo per farti arrivare a casa sana e salva.
La polizia sta arrivando?
Non lo so. Se riusciamo a contattare tua madre, poi posso telefonare alla polizia e dire che non c bisogno che vengano.
Le dita di Blue scivolarono via dalla maniglia. Mise le mani nelle tasche della giacca. Attraverso il tessuto sottile Stella vide che stringeva i pugni. Mentre la guardava, il colore sul viso della ragazza cambi, divenne ancor pi pallida e la pelle assunse una strana sfumatura verdastra.
Non mi sento bene, disse Blue.
Non sono sorpresa, con tutto quel vino.
Mi serve il bagno, disse Blue. Ma non ci arriv. Si pieg in due l, davanti alla porta, scossa dai conati di vomito. Quando gli spasmi cessarono, era carponi, con i capelli sciolti che le coprivano il viso.
Stella esit, poi si avvicin. Si inginocchi e le scost i capelli dal viso, portandoglieli dietro le orecchie. Le accarezz la schiena, sentendo le ossa della spina dorsale. Poi, mettendole le mani sulle spalle, lattir a s. Blue si rilass, appoggiandosi a lei. Il respiro affannoso si calm, divenne regolare. Stella le accarezz i capelli e sent che si calmava. La sensazione che le dava il corpo di Blue contro il suo era calda e non spiacevole. Devessere questo che prova una madre, pens.

Sesta seduta.
Era sdraiata sul pavimento e fissava il soffitto. Quel posto era pieno di crepe. Il tappeto sotto di lei era bello e spesso, una roba tipo persiano. Davvero morbido. Si chiese se qualcun altro vi si fosse mai sdraiato, invece di restare sulla poltrona come una brava ragazza.
Si sollev sui gomiti, poi si alz. Aspett un attimo per riprendere lequilibrio, poi si avvicin alla sedia di lui, che era immobile, con le mani sulle gambe. Lei gli si inginocchi davanti e appoggi la testa sulla sua mano. Lui non la mosse e lei fu felice di sentirla calda sotto la sua guancia.
Dopo un po, lui sollev laltra mano e gliela appoggi dolcemente sulla testa. Lei rimase immobile. Si era lavata i capelli quella mattina e aveva messo una montagna di balsamo, cos erano soffici come la seta. Lui li accarezz dalla cima della testa fino alla nuca, e poi gi, fino alle punte. La sua mano si ferm sullosso sacro.
Doveva respirare, si riemp i polmoni di aria. Attese di vedere cosa succedeva dopo. Lui non la spinse via, ma le accarezz di nuovo i capelli dalla testa alla nuca, poi fino alle scapole. Sent le dita di lui che esploravano la sua spina dorsale, verso il basso, poi di nuovo verso lalto, le solleticavano la nuca, si insinuavano nei capelli, tirandoli piano.
Hai bisogno di qualcuno che ti voglia bene, le disse. Vuoi avvicinarti a me, ma questo  lunico modo che conosci per farlo. Non  giusto. Finirai col restare ferita.
Non mi interessa. Lo voglio.
Sei troppo giovane.
So che vuole toccarmi, lo so. Non  nemmeno la mia prima volta.
Non parlare cos.
Ma la mano tir con pi forza i suoi capelli.
A lei piaceva stare sul pavimento, con la testa sulle sue ginocchia. Non cerc di spingersi oltre, sapeva che non era il caso di sfidare la fortuna. Lui la lasci restare l a lungo. Fu tentata di far scorrere le dita nellinterno della sua coscia, salire solo per vedere cosa sarebbe successo. Ma non lo fece. Attese. Lui poteva cambiare idea e mandarla via. Sapeva che lui avrebbe potuto cacciarsi in brutti guai, e non voleva che succedesse. Era il miglior dottore che avesse mai avuto. Lei non lavrebbe mai raccontato. Ma voleva che la desiderasse a tal punto da rischiare tutto per poterla toccare. E lei poteva aspettare ancora un po.
Sent le sue dita sulla fronte, un tocco lento, gentile. Le fece scorrere il pollice lungo gli zigomi, poi gi, sulle labbra. Lei voleva aprire la bocca e leccarlo, assaggiarlo, morderlo. Attese, paziente. Tutto il suo corpo formicolava. Doveva essere molto severa con se stessa, si costrinse a rimanere immobile, non lo avrebbe spaventato facendolo allontanare. Voleva slacciargli la camicia e la cerniera dei pantaloni. Era molto orgogliosa del proprio autocontrollo. Poteva anche essere molto pi giovane di lui, ma era lei ad avere il controllo. Le dita di lui lasciarono il suo viso per un istante e lei sent un tuffo al cuore. Ma poi lui la tocc di nuovo. Le mani erano ancora tra i suoi capelli, con le dita che premevano sul cuoio capelluto. Le fece scorrere verso il basso, attorcigliandole le ciocche, finch non arriv alla nuca. E rimase l, tenendola ferma.
Lei rabbrivid.
Voleva disperatamente allungare la mano e toccarlo, per sentire se era duro. Ma non lo fece. Il tempo  finito, per oggi, disse lui. Alla stessa ora, la prossima settimana.
Lei si alz lentamente. Arrivata alla porta, si volt. Grazie, dottore, disse con un gran sorriso.

Bayswater, aprile 2009.
Stella era a letto, ancora mezza addormentata, quando la posta atterr rumorosamente sullo stuoino di cocco davanti alla porta dingresso. Con la vista ancora appannata, guard la sveglia accanto al letto: erano le dieci. Ricord che lattendeva un week-end di stesura di relazione. La relazione Smith andava consegnata marted: tre bambini, tutti minori di cinque anni e in affido; una madre cocainomane, incinta del quarto. Lautorit locale aveva pagato un extra per avere la relazione in met tempo e quando Max le aveva chiesto di rilevare il caso, lei naturalmente aveva accettato, anche se era gi oberata di lavoro. Sapeva che lui ci teneva molto a incassare la tariffa doppia, e lei era ben contenta di compiacerlo. Diceva sempre di s, quando lui chiedeva.
Si rannicchi sotto il piumino e se lo avvolse attorno al viso. Il pigiama di cotone era ruvido contro la sua pelle. Un uomo sarebbe stato piacevole, pens. Qualunque uomo sarebbe andato bene. Non aveva importanza, davvero, se non poteva avere Max. Il suo letto, come del resto tutto nel suo appartamento, era orribile. Si infossava nel mezzo dove due doghe si erano allentate. Quella roba a buon prezzo sembrava sempre cos bella, sul catalogo. I termosifoni tiepidi, per quanto li tenesse accesi giorno e notte, non sembravano avere alcun effetto. E, a coronare il tutto, lappartamento aveva un forte odore di muffa. Avrebbe dovuto appendere qualche quadro, riflett per la milionesima volta. Lo pensava da due anni, da quando aveva traslocato l.
Il desiderio di leggere la posta alla fine ebbe la meglio sulla sua riluttanza a uscire dal letto. Sperava che ci fosse il suo cedolino dello studio di Grove Road. Veniva sempre pagata lultimo giorno del mese; era Anne a occuparsi degli stipendi e, ovviamente, era molto efficiente.
Non doveva fare molta strada dal letto allingresso, sei passi. Come al solito, rischi di sbattere la testa contro il basso e storto lampadario di carta. Raccolse la posta dallo stuoino consunto e pass in rassegna le buste: tantissima pubblicit, i soliti cataloghi indirizzati al precedente inquilino, che butt nella spazzatura. Erano arrivate le bollette del gas e della luce. E, oh gioia, la spessa busta color crema usata dalla clinica di Grove Road. Ancora qualche anno e avrebbe avuto il denaro sufficiente per versare la caparra per comprarsi un piccolo appartamento. Max avrebbe potuto assumerla come socia a tutti gli effetti, se si fosse resa indispensabile.
Felice al pensiero delle future entrate, Stella si infil le calze, prima di armarsi di coraggio per entrare in bagno a lavarsi il viso. Non guard il soffitto, dove, a causa della totale mancanza di ventilazione, prosperavano miriadi di bolle giallognole. Purtroppo non pot fare a meno di vedere le macchie di muffa attorno al davanzale. Era cos tanta la flora che cresceva nel bagno che questo stava cominciando ad assomigliare a una foresta tropicale.
Si pass la spazzola tra i capelli e unaureola di ciocche cariche di elettricit statica si form attorno alla sua testa. Diede ancora qualche colpo di spazzola, ma questo serv solo a peggiorare la situazione. Non aveva tempo di truccarsi, ma era pi o meno presentabile anche cos. Certo che un velo di rossetto e un po di mascara le sarebbero stati bene, e poteva fare uno sforzo per indossare qualcosa che non fossero dei jeans e una camicia bianca ma era improbabile che incontrasse qualcuno per cui valeva la pena di agghindarsi, in quel fine settimana.
Sarebbe andata al Caff Nero e avrebbe ordinato un caff forte alla graziosa barista italiana dallo sguardo caldo. La camminata le avrebbe messo in moto il cervello. Afferr la borsa e controll di avere il portafoglio, il cellulare e il Kindle. Sbatt la porta dellappartamento dietro di s e camminando sugli intricati disegni del tappeto marrone arriv al vecchio ascensore. Dovette aspettare un secolo che lantiquata e minuscola cabina raggiungesse lultimo piano. I grossi cavi scuri si muovevano in direzioni opposte mentre lascensore saliva lentamente. Quando arriv, Stella apr le porte di ferro. Fuori dal suo palazzo la giornata di Londra era splendida. Anche se laria aveva ancora un che di pungente e la primavera non era ancora arrivata, era bello sentire il sole sulla pelle.
Con grande delusione, venne servita da unapprendista barista, una donna. Le ci voleva ancora un po per poter affrontare il suo appartamento o il portatile, per cui si sedette a un tavolo davanti a una vetrina e guard la gente che camminava nel sole lungo Westbourne Grove. Immagin di poter vedere Max, da solo, che veniva verso di lei: la barba familiare, il grigio alle tempie. Lo avrebbe invitato a sedersi con lei, sarebbero tornati al suo appartamento. Una giovane coppia sorridente pass davanti alla vetrina, tenendosi per mano. Stella si sent, chiss perch, abbandonata. La coppia era seguita da una tata filippina dallaspetto stanco, che spingeva un ingombrante passeggino doppio con due bambini biondi.
Seduta nel locale poco illuminato, Stella girava il cucchiaino nel caff, continuando a guardare la gente che passava fuori, nel sole luminoso. A un tratto si riscosse e socchiuse gli occhi per vedere meglio. Lawrence Simpson era sul marciapiede e si avvicinava alla vetrina dove lei era seduta. Si ferm e guard dentro, dritto verso di lei. Stella non sapeva se riusciva a vedere allinterno, attraverso il vetro colorato, forse stava guardando il proprio riflesso. Portava un abito scuro, e anche se aveva la camicia aperta sul collo, sembrava un po troppo elegante per una passeggiatina di sabato. Si scost la frangia con il gesto che lei gli aveva visto fare nel suo ufficio.
Poi riprese a camminare, il viso impassibile, senza dar segno di averla riconosciuta.
Stella guard la schiena dritta delluomo che si allontanava, con la mano sinistra nella tasca dei pantaloni. Non era pi sicura di quello che aveva visto: linterno del caff era buio, mentre fuori cera tanta luce. Forse non era affatto lui, ma solo qualcuno che gli assomigliava: alto, magro, con capelli dritti e fini.
Ma poi perch stava pensando a Lawrence Simpson? Irragionevolmente, come se avesse fatto qualcosa di sbagliato, si sent colpevole per aver lasciato che si intrufolasse nei suoi pensieri e nel suo week-end. Si sentiva attratta da lui? Onestamente, pensava proprio di no. Forse era per il fatto che era un dottore, qualcuno che orbitava vicino al mondo della clinica e con cui aveva pi cose in comune di quante ne avesse in genere con i suoi clienti medico-legali. Stella dovette ammettere che era pi interessata del dovuto a scoprire la sua personalit. Pensava a lui anche fuori dal lavoro. Era persino possibile che lui la intimidisse troppo.
Aspett dieci minuti per assicurarsi che luomo, chiunque fosse, se ne andasse.
Il soggiorno di Stella era grande come la camera da letto. Ci aveva stipato un divanetto, una televisione su un tavolino e una piccola tavola per due. Apr il portatile e mise gli appunti su una sedia. Cominci a scrivere la parte finale della relazione Smith: Parere.
Era una giornata cos bella. Pens a quello che stavano facendo i suoi amici. Izzy e Mark dovevano essere a casa, a terminare la stanza del bambino. Hannah e gli altri single si erano incontrati in Regents Park per godersi linaspettata giornata di sole. Stella voleva disperatamente seppellire la relazione e unirsi a loro, ma non lavrebbe fatto perch non poteva deludere Max.
Non aveva scritto niente, a parte il titolo. Parere.
Il lavoro di medicina legale era intellettualmente stimolante, ma molto stressante dal punto di vista emotivo. Lei pensava di poter aiutare, di poter fare una differenza sostanziale per la vita di un minore. Era cos che vedeva il suo lavoro: agire nellinteresse del bambino. Ma spesso questo comportava scrivere nelle sue relazioni cose che causavano un intenso dolore ai genitori. E anche se poteva essere vero che molte persone che finivano nel suo ufficio avevano mandato tutto a catafascio, nessuno era nato cattivo. Tutti i suoi clienti avevano storie traumatiche alle spalle.
A volte i clienti erano grati, anche quando le notizie erano cattive. A volte sapevano, in cuor loro, di non essere in grado di occuparsi di un bambino. A volte si arrabbiavano, ma non tanto spesso come credeva quando aveva iniziato quel lavoro. Le piaceva pensare che, alla fine, molti dei suoi riluttanti clienti apprezzavano laccuratezza e la precisione delle sue relazioni. Impiegava pi ore di quante avrebbe dovuto. Si assicurava di dare ai genitori la possibilit di esporre il loro punto di vista. Era fiera di questo, fiera di fare sempre qualcosa di pi.

Hilltop, sei e quindici del pomeriggio.
Blue era appoggiata con la schiena contro il petto di Stella.
La ragazza puzzava.
Direi che hai bisogno di un bagno caldo, disse Stella. Con delicatezza, scost la ragazza e si alz. Tese una mano, Blue la prese e si tir in piedi; pesava cos poco. Barcollando un po, sal la scala ricurva, seguita da vicino da Stella.
Lunica vasca di Hilltop era nel bagno della camera matrimoniale in cima alle scale. Mentre la faceva entrare nella sua camera da letto, Stella cerc di non soffermarsi troppo su come si sentiva ad avere unestranea che invadeva il suo rifugio. Lantica vasca da bagno francese in ferro era incredibilmente profonda, quasi meglio di qualunque pastiglia per aiutare Stella a rilassarsi, e lei sperava che avesse lo stesso effetto calmante su Blue. Appoggiandosi al lato della vasca, apr i rubinetti, mentre Blue si accomodava in poltrona.
Una volta Stella aveva immaginato se stessa seduta in quella stessa poltrona, con un bicchiere di vino, che parlava con Max, mentre lui era sprofondato nella vasca.
Blue era sfinita; il viso era cos pallido da apparire spettrale, con grandi occhiaie scure a forma di mezza luna. Ma aveva di nuovo gli occhi aperti, fissi su Stella, in uno stato di allerta permanente.
La vasca si riemp in fretta, grazie alla fantastica pressione che cera nella casa. Stella vers del bagnoschiuma e poi una dose generosa di olio alla lavanda.  pronto, disse.
Per la prima volta da quando era entrata in casa, Blue si tolse la giacca. Lo fece con una certa riluttanza, mettendoci ore a piegarla con cura e ad appoggiarla allo schienale della poltrona. Poi si volt verso Stella e, senza la minima ombra di imbarazzo, sfil la corta T-shirt, restando solo con il reggiseno di pizzo bianco. Stella si irrigid, cercando di nascondere il proprio disagio. Non poteva fare a meno di guardare il corpo di Blue: la pelle color latte, i capezzoli rosa che si intravvedevano sotto il pizzo, la curva dei fianchi. Blue si tolse i leggings e li butt per terra. Con un misto di sfida e di diffidenza, port le mani dietro la schiena per slacciare il reggiseno. Si sfil la biancheria.
Nuda, entr con cautela nellacqua profonda. Si immerse tra le bolle e rimase sdraiata a fissare i cristalli arcobaleno del lampadario.
Stella si sentiva come ipnotizzata. Si costrinse a distogliere lo sguardo, a cercare qualcosa da fare. Raccolse i vestiti di Blue dal pavimento e li mise sulla sedia. Guard nellarmadietto sotto il lavandino e prese due asciugamani puliti, che sistem sullo scaldasciugamani. Tolse la condensa dallo specchio. Di fronte a lei cera una persona timorosa, spenta. Aveva trentadue anni, ma la donna che ricambiava il suo sguardo era molto pi vecchia.
Abbass gli occhi e si lav le mani, evitando con cura di sfiorare lanello di fidanzamento, un diamante di due carati, taglio rotondo, incastonato in un anello di platino. La prova dellimpegno di suo marito nei suoi confronti, della sua fedelt. Lanello era appartenuto alla madre di Max: era bellissimo, ma non corrispondeva ai suoi gusti.
Si volt verso Blue. Ti prendo un bicchiere dacqua, le disse. Tu resta quanto vuoi.
Non mi lasci, replic Blue, voltando la testa.
Ti senti ancora male?
No, ma non voglio che se ne vada.
Stella si inginocchi accanto alla vasca. Devi farti uno shampoo, disse.
Sono troppo stanca.
Te lo far io.
Con le mani, Stella vers lacqua calda sui capelli biondi di Blue. Prese lo shampoo alla lavanda e lo frizion sulla testa della ragazza, premendo sul cuoio capelluto. Si sent pi calma.
Verr la polizia? chiese Blue.
Sei in qualche guaio?
Blue appoggi le braccia sui bordi ricurvi della vasca e Stella vide le cicatrici, spesse linee bianche lungo gli avambracci. Sembravi spaventata quando ho parlato della polizia.  successo qualcosa? Se me lo dici, magari posso aiutarti.
Non mi piace la polizia. Non mi fido. Non ho fatto niente di male.
Vorrei che tu ti fidassi di me, disse Stella.
Perch dovrei? Blue immerse la testa sottacqua, chiudendo gli occhi. Dalla bocca usc una scia di bollicine che sal in superficie, mentre i capelli chiari si allargarono a ventaglio sullacqua. Stella aspett, trattenendo il fiato, finch Blue non riemerse, boccheggiando.
Che figata il bagno, disse. Sembrava si fosse rasserenata un po.
Stella stava cominciando a spazientirsi di quella conversazione tipo gatto col topo. Laria nel bagno era umida ed era difficile respirare, come se stesse inalando acqua e non aria. Doveva uscire. Si alz, con le ginocchia rigide e indolenzite dalla posizione sul pavimento duro.
Sar proprio qui fuori, disse. Non chiuder la porta. Non c niente di cui aver paura. In casa non c nessun altro.
Blue annu. Si appoggi allindietro, rilassandosi, e chiuse di nuovo gli occhi.
Stella sedeva rigida sulla sponda del suo letto. Aveva sviluppato labilit di restare immobile, di rallentare i pensieri e perdersi nei piccoli particolari attorno a lei, di focalizzarsi su qualunque cosa, invece che sul suo stato danimo. La camera da letto era grande. Il camino non era stato acceso di recente, ed erano rimasti solo alcuni ciocchi neri e contorti. Gli scaffali ai lati della mensola del caminetto art dco erano pieni di romanzi. I suoi libri di testo erano di sotto, nello studio, e da quando viveva a Hilltop non ne aveva pi aperto uno. Le finestre erano incorniciate da pesanti tende di seta gialla. Di giorno Stella poteva vedere le colline ondulate al di l delle cime degli alti pini.
La prima notte che aveva trascorso con Max in quella casa, aveva coperto le pareti e il soffitto di quella camera di minuscole stelle iridescenti. Con le tende chiuse, esse brillavano ovunque attorno a loro. Stella si era raggomitolata contro Max, accarezzandogli la schiena con la punta delle dita. Desider che tra loro tutto potesse essere come aveva sempre sperato. Credeva ancora che le cose potessero cambiare.
Da dove sedeva, vedeva la testa bionda di Blue appoggiata al bordo della vasca.

Settima seduta.
Aveva scelto con cura la biancheria: un reggiseno rosa e tanga coordinato. Mentre si avviava a piedi allappuntamento, sentiva lo strofinio della stringa di pizzo in mezzo alle natiche, e sorrise al pensiero delle mani e delle braccia di lui che la stringevano. Slacci i primi due bottoni della camicetta della scuola. Si era messa il profumo; si sentiva pi grande, pi sexy.
Lui la guard slacciare tutti i bottoni, aprendo completamente la camicetta. Le coppe del reggiseno spingevano in fuori il seno e lei sapeva che si vedevano i capezzoli attraverso il pizzo. Abbass lo sguardo sui pantaloni di lui. Vide che aveva vinto. Con un piccolo sorriso, sollevando il mento, apr la cerniera della gonna e la lasci cadere a terra. Si volt, perch lui potesse ammirare appieno leffetto del tanga. Poi, in fretta, si slacci il reggiseno, scrollando le spalle per farlo cadere a terra. Si volt verso di lui, si avvicin e si sedette sulle sue ginocchia. Pos le labbra sulle sue e lo baci dolcemente. La barba le fece il solletico. Sapeva di buono, proprio come aveva immaginato. Gli scost i capelli dalla fronte, fissandolo negli occhi tristi.
Non pu succedere, disse lui.
Dimmi cosa vuoi che faccia, sussurr lei.
Con una mano lui si apr la cerniera dei pantaloni, mentre spingeva dentro di lei le dita dellaltra.
La prossima volta, lavrebbe convinto a portarla in qualche albergo elegante, con un grandissimo letto, pens. O forse a casa sua: le sarebbe piaciuto vedere il suo letto. Sorrise al pensiero della segretaria fuori dalla stanza.
Io voglio renderti felice, disse.

Clinica di Grove Road, aprile 2009.
Stella buss alla porta di Max. Aspett. Nessuna risposta. Buss di nuovo, irritata e anche delusa perch era quasi sicura che lufficio fosse vuoto. Sarebbe arrivato in ritardo per la seduta di supervisione. Di nuovo.
Scese di sotto a cercare Anne. Dovrei avere una seduta di supervisione con Max, disse. Ma non  nel suo ufficio. Hai idea di dove possa essere?
Oggi arriver tardi, disse Anne compiaciuta. Si mise a giocherellare con la catenella doro che aveva al collo, rivolgendole un sorrisetto sornione.
Tardi quanto? Stella la fulmin con lo sguardo, come se il ritardo di Max potesse essere colpa sua.
Lo chiamo, disse Anne. Puoi aspettare nel suo ufficio. Come sempre, riusc a dare limpressione che quel posto fosse di sua propriet.
Stella si ferm in cucina. Butt via lavanzo di caff freddo e ne fece dellaltro, pi forte. Diede un morso a un biscotto ricoperto di cioccolato bianco. Max era spesso negligente per quel che riguardava le sue sedute di supervisione: le cancellava con un breve preavviso, arrivava tardi, finiva prima. Lei era costretta ad adattarsi senza lamentarsi a quel suo approccio informale, e di solito ne valeva la pena. Lui era un clinico brillante, con parecchi anni di esperienza pi di lei. Guard lorologio: quindici minuti della sua ora con lui erano gi andati persi.
Lufficio di Max era il pi grande delledificio. Le finestre anteriori guardavano su Grove Road. Veneziane color crema nascondevano il traffico e i doppi vetri assicuravano che la stanza fosse avvolta nel silenzio. Unaltra finestra nella parte posteriore dellufficio dava sul piccolo giardino, che era stato in gran parte fagocitato da un allargamento della clinica. Stella riusciva a vedere il lucernario dellufficio di Paul sul tetto e al di l il cortile con una fontana nel mezzo. Era stata Anne a curare il design del giardino.
Sotto la finestra cera un lettino da visita coperto da un lenzuolo pulito di carta bianca e, accanto, ripiegato, un paravento con disegni floreali. Quando Stella usava il suo ufficio, apriva sempre il paravento, in modo che il lettino non si vedesse. Non le piaceva che la stanza avesse un aspetto troppo freddo, o clinico.
Vide se stessa, sdraiata sul lettino, con Max sopra di lei.
Stella.
Il suono della sua voce le fece venire la pelle doca. Mentre si voltava, si sent arrossire.
Scusa il ritardo, disse lui. Sembrava davvero contrito. Lei era grata per ogni piccola parte della sua attenzione e al tempo stesso irritata perch non gliene concedeva di pi.
Max pos la scalcagnata ventiquattrore a terra accanto alla scrivania. Era la stessa che aveva quando Stella laveva conosciuto e, come lui, sembrava diventare pi affascinante con let. Si allent la cravatta e sedette nella poltrona davanti a lei. Non bello in senso classico, era poco pi basso della media, e i capelli, o quel che ne restava, erano tagliati corti. Ma gli occhi azzurri erano caldi e pieni di vita, e quando la guardava, Stella si sentiva la persona pi interessante del pianeta. Era leffetto che faceva a tutti, pazienti compresi. E lui era ben consapevole del suo fascino, tanto che era abile nel farsi perdonare i ritardi e le cancellazioni, continuando a mantenere una straordinaria reputazione.
Max si sporse in avanti. Allora, che caso volevi discutere?
Avrebbe dovuto conoscere la risposta a quella domanda. Era chiaro che non si era preparato per lincontro. A Stella piaceva pensare che la ragione per cui non metteva troppa enfasi nella sua supervisione era che si fidava del suo giudizio clinico e sapeva che era in grado di lavorare da sola sui casi. Sapeva che avrebbe dovuto pretendere di pi e che era responsabilit tanto sua quanto di lui assicurarsi che lei ottenesse la supervisione di cui aveva bisogno. Ma, in verit, a lei piaceva lavorare in maniera autonoma e anche essere la sua alunna migliore. E cos la loro relazione funzionava.
Lawrence Simpson, il procedimento per laffidamento, disse.
S. Dimmi. Si sfregava sempre le tempie quando si concentrava. Stella gli raccont del difficile colloquio con Simpson e del suo rifiuto di rivelare informazioni significative sulla sua infanzia o le sue relazioni.
Questa  gi uninformazione importante di per s, disse Max, come lei si aspettava. Il suo stare sulla difensiva, la sua riluttanza a rivelare qualunque cosa di s.
Lo so, ma non mi fornisce nulla di nuovo da aggiungere a quello che gi si sa sul caso.  frustrante. Io voglio sapere chi  davvero. Lo devo alla bambina, di scoprire di pi. Io voglio che si apra con me! Rise, un suono infantile.
Max non si prese gioco del suo zelo. Stava pensando, sfregandosi le tempie con maggior forza. Quando si tolse gli occhiali, posandoli sulle ginocchia, Stella sent il familiare miscuglio di ansia e affetto.
Potresti provare un approccio diverso, disse lui. Un test che non  di autovalutazione e che quindi non dipende dalla sua disponibilit a rivelare in modo immediato qualcosa della sua personalit, tramite domande dirette. Dovresti provare con il Rorschach. Dopo possiamo classificare insieme il protocollo.
Fantastico, disse lei.
Lui si rimise gli occhiali. Cera qualche altro aspetto di questo caso che volevi esaminare?
Lei cap che voleva che gli dicesse di no. Il suo risentimento si riaccese.
Cosa ne pensi di qualche tipo di informazioni collaterali? Proporre di parlare con un membro della famiglia, o chiedergli di incontrare lui e la bambina insieme per osservare linterazione?
 una buona idea, e abbiamo gi concordato la cosa con la madre, ma dubito che lui accetter. Quando abbiamo stabilito il programma di colloqui, abbiamo richiesto unosservazione degli incontri e lui ha rifiutato, adducendo come motivo il fatto che non erano mai stati sollevati dubbi sulla sua capacit di accudire la bambina. Il contatto tra loro due avviene senza supervisione, quindi evidentemente il giudice  daccordo con lui. Se lo richiedi adesso, corri il rischio di renderlo ancor pi ostile e far s che si chiuda ancor di pi. Se fossi in te, aspetterei di vedere come va il secondo colloquio, prima di fargli pressione per permetterci di osservarlo con la figlia. Ma non essere troppo pessimista, potrebbe sciogliersi passando altro tempo con te. Tu sei in grado di gestirlo.
Le sorrise.
Lo so, disse lei. Ma credo che lui sappia che meno dice, pi incerte saranno le conclusioni della mia relazione. Non voglio che tutta la sezione parere sia basata su congetture n che sia tanto breve da rivelarsi inutile.
Le tue relazioni sono eccellenti, c pochissimo che debbo cambiare o su cui chiedere delucidazioni. Hai talento e ormai fai questo lavoro da due anni, quindi ritengo che tu ti sia guadagnata il diritto di essere un po pi sicura di te di quanto non sei. Io potrei rilassarmi un po. Cerca di goderti il prossimo colloquio. Forse il tuo cliente percepisce la tua ansia e il tuo bisogno di entrare nella sua testa. Se tu ti lasci un po andare, questo potrebbe aiutarlo a sciogliersi.
Stella annu, chiedendosi se per caso la stava rimproverando di essere ansiosa.
C qualcosaltro che vorrei discutere, disse lui. Hai fretta?
No. In effetti restavano altri venti minuti della sua ora di supervisione.
Sei al corrente degli sviluppi con le autorit per i finanziamenti legali? le chiese.
So qualcosa.
Sono appena stato a un incontro del consorzio dei periti.  chiaro che diventer sempre pi difficile assicurarsi i fondi per questi casi. Entro il prossimo anno probabilmente metteranno un tetto alla tariffa oraria che addebitiamo in effetti, lintenzione  di dimezzare la tariffa che pratichiamo ora. E se non acconsentiamo a lavorare a meno, non otteniamo il lavoro. E non solo questo: vogliono mettere un tetto anche alle ore. Sto ricevendo delle richieste ridicole, ci chiedono di terminare la valutazione psicologica di unintera famiglia in sedici ore.
E perch si dovrebbe acconsentire a preparare una relazione complessa in met del tempo necessario?
Lui le rivolse un sorriso stanco. Perch al momento questo  il perno del nostro lavoro.
Naturalmente.
Max aveva profuso tantissime energie per forgiare legami con gli avvocati di Central London che si occupavano di controversie familiari. I fondi per la maggior parte di quei casi erano assicurati dallo Stato e i contratti si erano rivelati molto redditizi.
Questo impatta sul mio lavoro? Il lavoro di Stella si concentrava interamente sul ramo medico-legale dello studio. Fino a quel momento, aveva pensato di essere indispensabile.
Dobbiamo cominciare a pensare in modo pi creativo a come possiamo diversificare, disse lui.
Vale a dire?
Forse tu e io dovremmo pensare di accettare casi di lesioni personali, cos avremmo un ripiego se i tagli sulle tariffe per i casi di controversie familiari diventassero insostenibili. Se riuscissimo ad assicurarci quel tipo di casi, con fondi privati, potremmo raddoppiare le tariffe rispetto a quello che addebitiamo adesso per i casi familiari. Ma dobbiamo muoverci con aggressivit sul mercato cominciando a andare in rete. Ho gi chiesto ad Anne di redigere del materiale di marketing e vorrei che tu lavorassi con me alle presentazioni. Dobbiamo alzare il nostro profilo e allargare il nostro campo, facendo in modo che medici generici, psichiatri e le compagnie che stipulano assicurazioni sanitarie ci vedano come un centro di eccellenza.
Okay, mi sembra una buona cosa. Stella non sapeva che dire, era incapace di parlare, come avveniva molto spesso quando era vicino a lui. Sarebbe stata in grado di pensare con maggior chiarezza e capire le implicazioni di quel che aveva detto quando fosse uscita dal suo ufficio.
Max considerava importante presentare sempre una facciata positiva; lei sapeva che voleva tenere alto il morale dei suoi impiegati. Riusciva a emanare una forte energia, una combinazione di ottimismo e ambizione. Ma bench i suoi progetti sembrassero eccitanti e pieni di potenziale, Stella intuiva che aveva paura. Vedeva segni di tensione sul suo viso e una certa evasivit, unapprensione, nei suoi occhi quando sorrideva.

Hilltop, sette e trenta del pomeriggio.
Le guance di Blue erano rosate dopo il bagno caldo. Aveva un grande asciugamano avvolto attorno al petto e i capelli biondi bagnati. Stella si chiese se, dopo lo spogliarello in bagno, la ragazza avesse in serbo per lei altre sorprese. Per il momento, tuttavia, Blue teneva stretto lasciugamano. Le due erano immobili: Blue sulla porta del bagno, Stella sul suo letto.
Stella non aveva idea di cosa fare della ragazza.
Blue fu la prima a muoversi. Si avvicin e si sedette sul letto accanto a Stella, molto vicino, tanto che questultima sent la pressione della coscia contro la sua e il profumo di lavanda che emanava dai suoi capelli.
Era consapevole di ogni parte del suo corpo, il punto in cui le cosce si appoggiavano al materasso, quello dove premevano le mani, i piedi che toccavano il parquet. Se ne stava rigida, le spalle e il collo stretti in una morsa.
Sent Blue rilassarsi e appoggiarsi contro di lei. Sembrava che la ragazza non si rendesse conto di dove finiva il suo corpo e dove cominciava quello di Stella.
Stella si mosse e si scost.
Blue le stava fissando le mani, lanello di fidanzamento.
Stella voleva Blue fuori dalla sua camera da letto. La voleva fuori, subito. Ma era meglio avere pazienza; non voleva spaventarla o, peggio, farla arrabbiare. Non aveva idea di chi fosse davvero Blue. Ramment a se stessa quanto doveva aver sofferto, chiusa fuori.
Come vanno le mani e i piedi? Bruciano ancora? chiese.
Blue scosse la testa. No. Si guard i piedi, con le dieci dita ora di un bel rosa sano. Tese le mani, perch Stella le ispezionasse.
Hanno un bellaspetto, disse Stella. Ma le unghie di Blue erano orribilmente corte, irregolari, mangiucchiate fino alla carne.
Lei ha cos tante belle cose. Blue osserv la stanza: il camino e i libri, il tavolo da toeletta con il profumo, le spazzole e il portagioie di pelle.
Grazie, disse Stella.
Gli occhi di Blue indugiarono sulla fotografia del matrimonio di Stella, sulla mensola del camino.
In che genere di casa vivi?
Blue non rispose, ma si volt per guardare il letto.
Da che parte dorme Max? chiese.
Non sono affari tuoi, disse Stella.
E perch? Da qualche parte dovr pur dormire. Sto solo chiedendo.
Stella si rifiut di rispondere.
Blue scosse i capelli bagnati, che gocciolarono lungo la schiena e sulle lenzuola verde pallido.
Dovresti vestirti, disse Stella.
Prima devo pettinarmi, altrimenti i capelli mi si riempiono di nodi.
Bene. Stella si alz per cercare un pettine.
La toeletta art dco aveva dei piccoli cassetti arrotondati, con grandi maniglie di ottone e uno specchio rotondo sul ripiano di vetro nero. Blue la osservava attenta nello specchio, senza rivelare i segreti o le motivazioni che la spingevano. Stella scelse un pettine con i denti larghi, che non avrebbe tirato troppo i capelli, e glielo porse.
Pu farlo lei? Blue parl con il tono cantilenante e implorante di una bimba piccola.
Allora vieni a sederti qui.
Blue si sedette sulla bassa sedia davanti alla toeletta, dando le spalle a Stella e fissando se stessa nello specchio. Sembrava compiaciuta del proprio riflesso. Anche Stella era ipnotizzata dai lineamenti del suo viso, dagli incavi sotto gli zigomi, dalla bocca delicata e imbronciata e dalla pelle color crema delle spalle. Con attenzione, prese una manciata di riccioli umidi. Cerc di passarci in mezzo il pettine delicatamente, con piccoli colpi, in modo da non farle male, ma di tanto in tanto era costretta a tirare un po. Blue non si lament.
Non ho visto robe da bambini nella casa, disse.
No.
Ha bambini?
No.
Pensa di averne?
Non lo so. Era comprensibile che Blue volesse saperlo, se credeva davvero che Max fosse suo padre.
Max vuole dei bambini?
Non lo so.
Quel che Stella sapeva era che lei non era nelle condizioni per essere madre. In fondo al cuore, non credeva che le sarebbe successo. Un tempo aveva voluto una carriera piuttosto che dei figli. Adesso sembrava che non avrebbe avuto n luna n gli altri.
Questo  strano, disse Blue.
Cosa  strano?
Che lei non sappia quel che vuole suo marito. Blue si scost la frangia dai lineamenti delicati e fiss Stella con luminosi occhi viola. Il suo nome non poteva essere una coincidenza.
Stella accese lasciugacapelli. Il rumore forte e persistente impediva la conversazione. I capelli di Blue erano lunghi fino a met schiena e, una volta asciugati, si rivelarono di un colore straordinario: sfumature di biondo che andavano dallalbino al sabbia.
Stella appoggi con cura lasciugacapelli sul piano di vetro. Tutti asciutti, disse.
Blue prese la spazzola e cominci a spazzolare, guardandosi nello specchio con aria compiaciuta. Quella ragazza era una creatura cos strana, unimbarazzante combinazione di seduttrice e adolescente ombrosa. Cera qualcosa di accattivante in lei e di irresistibile.
Blue pos la spazzola accanto al phon. Si pass le mani sui capelli, lisciandoli e mettendosi di profilo. Nella spazzola ne erano rimasti parecchi e Stella la rimise nel cassetto senza toglierli. Poteva raccoglierli in seguito, per un test del DNA, se la ragazza avesse insistito con le sue affermazioni su Max. Lui poteva usare i suoi contatti con i laboratori.
Blue non dava segno di volersi muovere dalla toeletta e tantomeno di volersene andare da Hilltop. Sembrava che il fatto di avere addosso solo un asciugamano non la turbasse. Stella sent che la fissava di nuovo, con quel suo sguardo intenso, inquietante.
A che ora torna lui? chiese Blue.
Pi tardi, te lho detto.
Pi tardi quando?
Non lo so con sicurezza.
Blue sospir.
Si alz e si stir, sollevando le mani sopra la testa e inarcando la schiena. Lasciugamano rimase al suo posto. Torn in bagno e lasci la porta spalancata. Fece in modo di mettere bene in mostra il sedere mentre si chinava a raccogliere gli abiti. Con gran sollievo di Stella quando usc era tutta vestita, giacchetta compresa.
Per un istante Stella sper che si fosse stancata di aspettare e avesse deciso di andarsene. Sarebbe stata ben contenta di darle i soldi del taxi fino a Londra. Avrebbe telefonato a ogni compagnia di taxi della zona e offerto una tariffa doppia per far riportare a casa la ragazza.
Ma Blue si avvicin al camino, fermandosi davanti alla foto del matrimonio, dando le spalle a Stella. Prese la cornice dargento e studi la fotografia.
Dove sono le sue cose? chiese. Non c niente di suo in bagno, niente schiuma da barba, n dopobarba. E non c niente nemmeno qui. Solo cose sue.
Dove sono le sue cose non ti riguarda, disse Stella. Afferr la cornice e la rimise a posto. Non ne poteva pi della ragazza, dei suoi giochetti e delle sue bugie. Non so niente di te, prosegu. Secondo me non mi hai nemmeno detto il tuo vero nome.
Perch non vuole dirmi a che ora torna a casa? Blue aveva alzato la voce, nel tono querulo e petulante di un bambino. Ma vive qui, almeno?
Certo che vive qui,  mio marito.
Stella aveva commesso un errore quando aveva aperto la porta. Diede la colpa alle benzodiazepine; erano in circolo nel suo corpo da tanto di quel tempo che le avevano saturato il sangue e alterato le funzioni, facendole abbassare la guardia. Si piazz di fronte a Blue, tra la ragazza e la foto. Guardami, le disse.
Blue la guard imbronciata da sotto la frangia.
Non crederai sul serio che mio marito sia tuo padre, vero?
Blue si mise il pollice in bocca e lo succhi. Sembrava regredire ogni minuto di pi. Forse. Non lo so, disse.
Stella lafferr per il polso, strappandole il pollice dalla bocca. Farai meglio a rispondermi: chi sei? Qual  il tuo vero nome?
Glielho detto: mi chiamo Blue. Adesso la ragazza era spaventata e Stella ne fu contenta. Strinse di pi le dita attorno al polso sottile.
E il tuo cognome?
Cunningham. Blue Cunningham. Glielo giuro.
Cerc di divincolarsi, ma Stella non moll la presa, affondando le dita nella carne morbida del braccio della ragazza. Sapeva che le stava facendo male.
Mi hai mentito. Su tutto. Le afferr il mento, costringendola a guardarla negli occhi. Questa ragazza  in un guaio terribile, pens, e vuole trascinarmi con lei.
Mi sta spaventando, disse Blue.
Bene. Chi ti ha portato qui? Il tuo ragazzo  l fuori? Sta aspettando che tu lo faccia entrare? Intendete derubarmi?
Non ho un ragazzo. Gli occhi di Blue si riempirono di lacrime, che le scesero lungo le guance. Stella sent ben poca simpatia.
Perch sei qui? chiese, ringhiando. La ragazza laveva manipolata, aveva mentito, si era approfittata di lei. Si sent una sciocca. Chiamo subito la polizia. Non sapeva che altro fare, con cosaltro minacciarla. Non aveva modo di sapere nulla.
Per favore, non lo faccia, disse Blue.
Perch hai tanta paura della polizia, Blue?
Non  vero.
Hai fatto qualcosa di male?
No, niente del genere, lo giuro. Si asciug le guance umide con il dorso della mano, tirando su con il naso.
Era piccola e delicata. Debole. E Stella ne era contenta. Per una volta, si sentiva forte. Sentiva che poteva ferirla. Se avesse dovuto, lavrebbe colpita, prima che la ragazza potesse fare dei danni.
Perch sei qui? Rispondimi! Che bella sensazione poterle urlare contro, spaventarla.
Cosa poteva volere da lei la ragazza? Stella si sentiva stordita, le assi del pavimento parevano scivolare via, quasi perse lequilibrio.
Gli occhi azzurri di Blue spiccavano luminosi sulla sua pelle pallida. Le lacrime continuavano a scendere, rotolando sulle guance, bagnandole il viso, mentre il naso le colava.
Stella riprese il controllo di se stessa e moll la presa. Aveva lasciato un segno rosso a forma di polpastrelli sul polso sottile della ragazza. Blue finse di sfregarsi il braccio, con aria di autocommiserazione.
Guardando quel bel viso delicato, Stella non poteva credere che la ragazza fosse venuta per farle del male. Blue aveva paura.
E poi il momento di pensiero razionale, di empatia, pass, e sent limpulso di scrollare la ragazza che aveva davanti. Scrollarla forte.
Blue singhiozzava e non riusciva a parlare. Si copr la faccia con le mani.
 meglio che tu ti sieda, disse Stella. Guid Blue verso il letto.
La ragazza si sedette. Poi scost le coperte e ci infil sotto le gambe, appoggiando la schiena ai cuscini. Per quanto potesse essere fastidioso vederla nel suo letto, almeno si era calmata. E aveva un aspetto innocuo, pi che mai da bambina.
La nostra casa  piccola, disse Blue. Non come la vostra.  cos brutta, i tappeti sono marroni, le pareti lintonaco  pieno di macchie disgustose. Non  nemmeno nostra,  una casa popolare. Cio, non  cos orribile, in realt quando  pulita. E a volte mi tocca badare a mia mamma. Lei beve. Riesce a scolarsi unintera bottiglia di vodka in una notte.
Le vengono le emicranie. A volte, al mattino, non riesce ad alzarsi dal letto. Per  davvero carina quando si sente meglio, si veste bene, e io le do una mano, le asciugo i capelli, laiuto a fare la tinta. A volte ci scambiamo i vestiti.
Blue cominci a mordersi le unghie. Scaglie di smalto rosso caddero sulle coperte.
C quelluomo non capisco come faccia a piacerle. Lui le dice delle cose delle cose orribili. Le dice che  grassa e vecchia. Lho sentito dirle che non lavrebbe scopata nemmeno se lavesse pregato.
Quelle parole erano ancor pi mostruose, pronunciate dalla bella bocca di Blue.
Ma poi lo fa. Io li sento. E le fa male. A volte tanto, e dobbiamo andare al pronto soccorso. In genere per sono solo lividi.
Stella si avvicin e abbass lo sguardo sulla piccola testa bionda. Blue quelluomo fa mai del male a te?
Lei scosse la testa. Posso guardare la tele? chiese.
Stella riusc a fare un sorriso. Quasi prov affetto per lei. Un senso di protezione, anche. Blue, rannicchiata nel suo letto.

Ottava seduta.
Si present alla seduta seguente in orario, come se non fosse successo niente di straordinario tra loro.
La segretaria sorrise con la solita falsit e le diede unocchiata che significava: sei una fuori di testa, e lo sappiamo tutti, poverina. Si capiva che era il tipo di persona che detestava tutti quelli che si presentavano davanti alla sua scrivania, e che odiava rispondere al telefono. Ma quando lui usciva, il sorriso cambiava. Per lui, il suo sorriso era vero. Ah, ah! Se avesse saputo!
Adesso puoi entrare, disse la segretaria, sempre con quel sorriso finto. Indic lufficio come se lei fosse stupida o qualcosa del genere, e dopo tutti gli appuntamenti non ricordasse neppure da che parte andare.
Buss alla porta e attese.
Aveva una fantasia su come sarebbe stato ora che erano amanti. Appena chiusa la porta, lui lavrebbe attirata a s, lavrebbe fatta sedere sulle sue ginocchia, baciandola e accarezzandole i capelli.
Lui apr la porta con la consueta espressione severa e neutra sul viso. Le indic la solita poltrona. Lei gli pass accanto e aspett, mentre lui chiudeva la porta. Il tempo aveva rallentato. Lui si sedette nel solito modo, con le gambe accavallate e il taccuino sulle ginocchia. Non le tese le braccia. Era come se non fosse successo nulla, come se la volta precedente, tra loro, fosse stata cancellata.
Lei si sent arrossire violentemente.
Lui rimase in silenzio, aspettando che lei cominciasse. Lei gratt i fiori sul bracciolo della poltrona con le unghie. Accavall le gambe, facendo dondolare avanti e indietro la destra.
Com andata questa settimana? chiese lui.
Si stava comportando come se non fosse successo nulla. Lei non capiva.
Non mi pento di quello che abbiamo fatto, disse lei.
Che vuoi dire?
Quello che ho detto. Non mi pento. Sono stata felice questa settimana. Pi felice di quanto sia mai stata. Ho mangiato come si deve, mi sono presa cura di me.
Sono contento che tu ti senta meglio, disse lui.
La smetta. Dondol con forza la gamba, mentre dentro le montava la frustrazione.
Silenzio. Poi lui disse: Non leggo nella tua mente. Dimmi cosa stai pensando.
Lei toss e si schiar la voce. Voglio che mi tocchi di nuovo, come lultima volta. Non finga. So che lo desiderava.
Vide che faceva un lungo respiro. Devi cercare di tracciare una linea di demarcazione tra la fantasia e la realt, disse. Tra quello che  successo davvero e quello che desideravi succedesse.
Io so cos successo. Aveva voglia di piangere, ma non voleva che lui la vedesse. La stava facendo arrabbiare tantissimo. Posso descriverglielo nei particolari, se vuole.
Non sar necessario, disse lui.
Perch lei se ne ricorda. Si sporse in avanti, in modo che potesse vedere bene nella camicetta. Si pass le mani tra i capelli, scostandoli dal viso e poi raccogliendoli e portandoli tutti sulla spalla sinistra. Arrotol le punte con le dita.
Non lo sopportava, restare ferma, disgiunta da lui, eppure cos vicina. Balz in piedi, corse da lui e gli mise la testa in grembo. Lo tenne stretto, con le braccia attorno al torso.
Non fu come se lera immaginato, quando ottenne quello che voleva. Essere con lui. Alz lo sguardo: lui aveva la testa allindietro, con gli occhi chiusi, le mani premute sulla testa di lei. Aveva lo stesso odore di sempre. Era lontanissimo da lei. Quando lui fin, voleva vomitare. Si copr la bocca con le mani.
Rimase l, con la testa sul suo grembo, e sper che lui dicesse qualcosa. Qualcosa di gentile, di affettuoso. Lui le mise le mani sulle spalle e la spinse via. Lei sedette a gambe incrociate sul pavimento e si allacci il top. Il pizzo del tanga sfregava. Si alz e lo tir.
Questa  lultima volta, disse lui.
Lei si chin e gli sfior la testa con le labbra. Voleva che lui ricambiasse il suo bacio, sulle labbra, voleva sentire la sua barba contro la pelle. Lui la scost. No, disse.
Lei controll lorologio. Ho ancora dieci minuti prima della fine della seduta.
Torn alla sua poltrona e si sedette, ancora molto arrabbiata. Voleva renderlo felice, ma lui aveva unespressione triste. Non se ne sarebbe andata finch non fosse scaduta lora.
Lui si richiuse la cerniera lampo.
Non era questo che lei voleva. Aveva paura che a lui non importasse nulla di lei. Che fingesse che tra loro non cera niente.
Mi ami? gli chiese. Rispondimi. Devi darmi una risposta.
Certo che ti voglio bene, rispose lui.
Voglio stare con te, disse lei. Io ti amo. Tu sei lunica persona che pu aiutarmi. Lunica.
Non avrebbe lasciato che glielo facesse di nuovo. Non avrebbe potuto fingere di non averla toccata, di non essere stato eccitato da lei, di non averla amata.

Clinica di Grove Road, maggio 2009.
Stella mise sulla scrivania la prima tavola, una macchia bianca e nera.
Ha mai fatto questo genere di test prima? chiese.
Simpson scosse la testa e fiss accigliato la tavola davanti a lui.
Questo test  leggermente diverso, spieg lei. Mi dica cosa potrebbe essere?
Prese la tavola e gliela porse, con un piccolo sorriso di incoraggiamento, ma lui non lo vide perch si rifiut di guardarla.
Assolutamente no, afferm.
Posso chiederle qual  il problema? disse Stella.
Non mi far coinvolgere in questa sciocchezza.
Non posso costringerla a farlo, se non vuole, disse lei. Ma si tratta di un test standard della personalit. Lo usiamo sempre.
Con laumento palpabile e immediato della sua agitazione, il suo lato oppositivo era uscito allo scoperto. Si allontan da lei il pi possibile, accostando il corpo allo schienale rigido della sedia, con le gambe accavallate strettamente. Non ho intenzione di intraprendere unattivit ridicola che potrebbe divertire solo un bambino.
Stella si rese conto che il Rorschach aveva fatto uscire il lato pi difensivo e diffidente del suo paziente. Simpson non aveva modo di sapere cosa potevano rivelare di lui le sue risposte e lei immagin che questa mancanza di controllo lo terrorizzasse. Forse, dopo tutto, il test non era stato una buona scelta. Tutto aiuta. Ogni risposta, ogni tipo di comportamento, ti fornisce delle informazioni, le disse la voce di Max.
So qualcosa del vostro campo, fece lui. Ho studiato psicologia nel corso triennale. Ho parlato con qualcuno che mi ha consigliato di non sottopormi a questo test.
Stella non sarebbe stata sorpresa se Simpson avesse fatto delle ricerche sul tipo di test di routine che venivano effettuati nelle valutazioni per la custodia; era quel tipo di persona, intelligente e in un certo modo ossessivo. E le tavole di Rorschach avevano avuto un bel po di stampa negativa e disinformata.
Non si sarebbe messa a discutere con lui. Non intendeva imbarcarsi in un dibattito intellettuale o in un gioco di potere.
Non sono pronto a sottopormi a questo test senza avere molte altre informazioni al riguardo, disse lui.
Lei rimise il blocco per gli appunti sulla scrivania. Era consapevole che avrebbe potuto citargli da cima a fondo il manuale del test  statistiche, prassi, metodo, tutto, per non parlare delle ricerche su vasta scala che avvaloravano il metodo  ma non avrebbe fatto alcuna differenza. Lui stava cercando di manipolarla. Aveva un disperato bisogno di giocare alla pari, ma la realt era che lui era il paziente costretto a essere l, e lei la professionista, il perito. Il potere laveva lei, che gli piacesse o no.
La scelta  sua, gli disse. Non discuter con lei, n cercher di costringerla. Ma deve capire che il giudice mi ha chiesto di condurre una valutazione completa. Ha pensato allimpressione che far se non collabora? Cosa crede che il giudice penser del suo rifiuto di sottoporsi al test o di completare la valutazione?
A volte aiutava fare riferimento al giudice, sottolineando limportanza di collaborare nel processo di valutazione. A volte  Stella supponeva che fosse perch era giovane, minuta e donna  i pazienti sottovalutavano linfluenza della relazione psicologica. Soprattutto quelli come Lawrence Simpson. Ma si accorse subito che le sue domande erano state un errore. Lo sguardo di Simpson si fece gelido e i muscoli della mascella fremettero quando strinse i denti.
Per favore, non mi parli come se fossi un bambino, disse. Lasci intenzionalmente una pausa tra una parola e laltra. Ne ho avuto abbastanza del suo atteggiamento di superiorit e condiscendenza. Ho dovuto sopportare parecchio  non intendo solo da lei  ma da tutti quelli coinvolti in questo caso. Come osano mettermi qui, con una che ha la met dei miei anni, praticamente appena uscita dal liceo. Come pu pensare di sapere pi di me quello che  meglio per mia figlia?
Stella fece un lungo respiro. Non intendevo offenderla.
Lui strinse i braccioli della sedia. Le nocche divennero bianche.
Il test dura circa unora e mezzo. Avevo in programma di utilizzare lintera seduta per completarlo. Cos, se non se la sente di farlo, be in questo caso immagino che abbiamo finito. A meno che ci sia qualcosa che mi vuole chiedere.
No. Sembrava quasi deluso che lei non volesse discutere, che non ci fosse nessuna lotta per la supremazia.
Stella prese la tavola e la rimise nella cartelletta insieme alle altre nove. Guard lorologio alla parete con i suoi grandi numeri. Erano passati solo dieci minuti dallinizio della seduta. Era tremendamente delusa: il Rorschach era stato la sua ultima cartuccia. Lei, come tutti gli altri, non era riuscita a risolvere il caso.
C una cosa qualunque che vorrebbe dirmi, che vuole che includa nella mia relazione? chiese.
Amo mia figlia, disse. Tutto quello che voglio  darle una bella casa, una buona istruzione e unopportunit di realizzarsi nella vita.
La sua rabbia era diminuita con la stessa rapidit con cui era scattata.
Molto bene. Me lo segner e far in modo che venga incluso, disse lei.
Chiuse il portatile. Non aveva senso prolungare lagonia. Se Simpson aveva deciso di non collaborare, lei non poteva fare nulla.
Quindi abbiamo finito? Era ancora seduto ed esitava.
Abbiamo finito. Laccompagno alla porta.
Si alz, aggiustandosi la gonna di lana nera lunga fino al ginocchio e allacciando con un gesto automatico il bottone della giacca. Era consapevole che lui la stava guardando; consapevole della rapidit con cui era passato dallansia alla rabbia, allo sconcerto.
Sono uno stupido, disse.
Lei non poteva certamente contraddirlo.
Sto rovinando tutto. Perder mia figlia perch sto facendo un casino.
Voleva fare un tentativo con il test? chiese.
Dopo di lei, disse lui, facendole cenno di uscire per prima.
Arrivati in fondo alla scala, si avvi rapida alla porta, con i tacchi che ticchettarono sul pavimento di legno. Tenne la porta aperta per lui, accogliendo con piacere il rumore del traffico esterno che perfor latmosfera pesante allinterno della clinica.
Simpson si ferm in cima agli scalini e le porse la mano destra. Stella non voleva toccarlo, ma si costrinse a stringergli la mano. Non voleva rischiare di ferire il suo fragile orgoglio. La sua stretta fu ferma e sicura e la pelle era asciutta e calda.

Hilltop, nove e quindici della sera.
Il profumo di lavanda aleggiava ancora nel vapore della stanza da bagno.
Dimmi cos successo, disse Peter.
Stella non si era aspettata che la richiamasse, ma era lieta che lavesse fatto. Parl a bassa voce. Non molto. Lho fatta restare.
Ti ho chiamato perch  appena arrivata una segnalazione: una ragazzina di quindici anni sarebbe scomparsa. Vive in un appartamento a Ladbroke Grove, con la madre. Si chiama Blue Cunningham.
Stella socchiuse la porta: Blue era ancora nel suo letto, con il pollice in bocca e gli occhi fissi sullo schermo. La televisione era ad alto volume.
Cosa intendi con sarebbe scomparsa?
In questa fase stanno ancora controllando con gli amici e cercano nel suo portatile. Forse  solo uscita senza dire niente a nessuno. Questa mattina prima di uscire, la madre  andata in camera sua e ha visto che dormiva. Le ha parlato al telefono verso le dieci, e la ragazza le ha detto che non si sentiva bene e che per questo non era andata a scuola. Quindi a quellora era ancora a casa. Ma quando la madre ha richiamato verso lora di pranzo, la ragazza non ha risposto n al telefono di casa n sul cellulare. La madre ha fatto la prima chiamata alla polizia quando  tornata a casa verso le otto, dopo che aveva contattato alcuni amici della figlia e non era riuscita a trovarla.
La ragazza era mai fuggita di casa, prima? Secondo la madre, c qualche ragione per cui potrebbe essere scappata?
Non era mai scomparsa prima, per ha una storia di problemi comportamentali. Sembra che sia stata sorpresa a fumare cannabis a scuola ed  stata sospesa due o tre volte, per disturbo alla classe, perch bigiava, cose cos. Ed  autolesionista: si taglia con le lamette.
Credo di aver visto le cicatrici.
Prendeva il Ritalin. Adesso prende aspetta un attimo
Stella sent rumore di carta.
Eccomi. Adesso prende aripiprazolo, Epilim e Diazepam. E non se le  portate dietro.
Le prende tutte insieme?
S. Questo starebbe a indicare dei sintomi piuttosto gravi, non credi?
S. Oppure che il suo psichiatra fa largo uso del suo ricettario. Sembra che pensino che  affetta da disturbo bipolare o psicotico. Forse si tratta di un disturbo bipolare difficile da tenere sotto controllo, e questa potrebbe essere la ragione per cui le sono stati prescritti degli stabilizzatori dellumore. E i sintomi del bipolarismo possono assomigliare a un disturbo psicotico nella fase in cui la persona  maniacale, quindi potrebbe aver avuto episodi allucinatori, di distacco dalla realt. Ma  un po strano. Mi sembra troppo giovane per una diagnosi di questo genere. Sai chi  il suo medico?
Sul rapporto della polizia non c il nome. Vedr di sapere chi .
Forse sta avendo una specie di crisi di astinenza, disse Stella. Si  sentita male, ha avuto la nausea.
Stella devo dirtelo se si tratta di lei, quella ragazza  pericolosa. Sono un po preoccupato.
Conosceva Peter: se diceva un po, significava molto. Questa volta era molto pi gentile e meno formale; e questa era la cosa che la preoccupava di pi.
Ha problemi comportamentali. Se si ferisce con le lamette,  potenzialmente violenta.
Fantastico. Stella era davanti allarmadietto del bagno. Fiss il suo spazzolino, il suo dentifricio, il suo profumo. Il lato di Max era vuoto. Sent lacido nello stomaco, che sal fino in gola. Le conseguenze del vino e delladrenalina, probabilmente.
Voglio che tu le faccia una foto e me la mandi, disse Peter.
Ci prover. Non so se me lo lascer fare. Ha dato di matto quando ho nominato la polizia. Forse ha commesso qualche crimine un furto in una casa della zona e poi  fuggita, o qualcosa del genere. Chi lo sa.
Tu provaci. Informer la polizia della sua stazione locale, ma non so con quanta rapidit agiranno. Avere una fotografia aiuterebbe.
Okay.
E tienila docchio.
Pete dove sei?
Stella, non ho intenzione di avventurarmi fin l.
Non ti ho chiesto di farlo.
Lultima volta che aveva cercato di aiutarla, lei non era stata molto collaborativa.
Mandami la foto il prima possibile. Vedr cosa posso fare.
Gli importava ancora di lei, lo sentiva dalla voce.
Stella riemp dacqua un bicchiere e apr larmadietto a specchio sopra il lavandino. Dentro cerano alcune scatole di cartone bianche piene di pastiglie in blister. Prese quella allestrema sinistra, inghiott lantidepressivo, poi la rimise a posto. Prese unaltra scatola e si mise una pastiglia piccola e amara sulla lingua. Poi la sput. La pillola romboidale cadde nel lavandino e i bordi si sciolsero in una pozza azzurra. Fece scorrere lacqua, e la pastiglia scomparve nello scarico.
Doveva essere in grado di pensare.
Tutti gli psicofarmaci che prendeva erano legali, prescritti da uno psichiatra. Aveva bisogno del Diazepam al mattino, altrimenti non sarebbe mai uscita dalla camera da letto. E aveva bisogno di unaltra dose alla sera, altrimenti sarebbe rimasta sveglia, vedendo inesistenti ombre attorno al suo letto. Lo psichiatra diceva che non cera problema a continuare per anni con quel regime, non cerano rischi. Max concordava con lui. Naturalmente Stella non credeva a una sola parola. Il trattamento era eccessivo, e lei lo sapeva: fisicamente e psicologicamente dipendente. Soprattutto i tranquillanti erano unabitudine dura da smettere.
Si odiava per essere cos debole.
Cos tante medicine. Blue poteva essere un pericolo per se stessa. Per quelli che le stavano intorno. Stella non sarebbe riuscita a superare la notte da sola con la ragazza, spaventata e insonne. Non aveva intenzione di restare seduta aspettando che Peter decidesse se poteva perdonarla per averlo escluso dalla sua vita, o che la Polizia Metropolitana arrivasse fin da lei con quella bufera. Doveva fare qualcosa.
Stella mise la tazza con il t sul comodino, sorridendo a Blue. Sper che potesse sembrare un sorriso di rassicurazione e di conforto.
Bevi questo, le disse. Ti far sentire meglio. Recuper il telecomando in mezzo alle coperte e spense la televisione.
Mi dispiace per prima, disse Blue. Non volevo farla arrabbiare.
Dispiace anche a me di aver perso le staffe, disse Stella.
Aveva fatto attenzione a preparare il t con la temperatura giusta; aveva aggiunto un po di latte in pi per raffreddarlo. E poi aveva messo due cucchiaini di zucchero e rimescolato bene. Laveva assaggiato ed era sicura che lo zucchero e il latte mascherassero il retrogusto amaro.
Guard Blue portare la tazza alle labbra e bere un sorso. Per fortuna collaborava ed era persino docile.
 buono, disse Blue.
Stella sorrise, soddisfatta.
Non aveva idea di quando Blue avesse preso lultima dose di medicine. Una crisi di astinenza poteva renderla imprevedibile e suscettibile. Poteva cadere in uno stato psicotico, o maniacale. Stella si sentiva giustificata nel darle una piccola dose di ansiolitico per assicurarsi che rimanesse calma e per aiutarla a dormire. Oltre ad aiutare lei a non impazzire.
Vedeva il rossore sul mento di Blue e i segni delle sue dita impressi nel polso della ragazza come un braccialetto. Le si sedette accanto, sul bordo del letto.
Senti, Blue, le disse, ti ho fatta entrare in casa mia e sono stata gentile con te, giusto?
Blue annu.
Credo di avere diritto a qualcosa in cambio. Vorrei che tu rispondessi a qualche domanda che in effetti potrebbe sembrarti un po sciocca.
Va bene. Blue sembrava gi mezza addormentata.
Sai che giorno  oggi? chiese Stella.
Venerd. La diffidenza nel suo sguardo svan sentendo quella domanda innocua.
E lanno?
2011.
Sai dove ti trovi ora?
In casa sua.
E in quale paese ci troviamo?
Inghilterra.
Ancora due domande. Sai dirmi il nome del primo ministro?
David Cameron.
E ti ricordi il mio nome?
Stella. Stella Fisher.
Stella adesso era sicura che la ragazza fosse orientata nel tempo e nello spazio e fosse lucida. Non cera nulla di palesemente psicotico in lei. Non sapeva con esattezza da quanto Blue non prendesse le medicine, ma non cera segno di pensiero effettivamente squilibrato. Non ancora.
Blue, prendi delle medicine?
Lei annu.
Ricordi il nome delle pastiglie che prendi? chiese Stella.
No.
Sforzati.
Ce ne sono moltissime. Me le d mia madre, io non guardo le scatole. Epi-qualcosa. Come epilessia, ma io non ho lepilessia. E dellaltra roba.
Stella avvert una sensazione di sollievo. Sembrava che Blue le stesse dicendo la verit. Non le aveva mentito sul suo nome. Era molto probabile che fosse la ragazzina scomparsa. Quando avesse avuto la fotografia, avrebbero potuto rimandarla a casa senza indugio.
Ma perch uno psichiatra avrebbe dovuto prescrivere cos tante medicine a una ragazzina di quindici anni? Il Diazepam dava una grande dipendenza. Stella lo poteva confermare. E se Blue avesse preso antipsicotici per un lungo periodo, avrebbe potuto sviluppare problemi neurologici: protrusione della lingua, smorfie, strani tic alle gambe e alle braccia. Avrebbe avuto difficolt a muoversi o a camminare. E il danno sarebbe stato permanente, irreversibile. Non le sembrava giusto. A meno che a meno che Blue non avesse mostrato un comportamento gravemente disturbato, persino pericoloso.
Ricordi quando hai preso lultima dose?
Uh-uh.
Lo sapevi che smettere di colpo di prendere quelle pillole pu farti male?
Blue scosse il capo.
Poi si volt verso Stella e sorrise, tremula, con gli occhi spalancati e di colpo nervosa.
 vero che sono venuta per vedere il dottor Fisher, disse, ma ho mentito quando ho detto che non lavevo mai incontrato.
Stella raddrizz la schiena, restando rigida sul bordo del letto.
Blue bevve un altro sorso di t, senza mai distogliere lo sguardo da Stella.
Come lo conosci? chiese lei.
 il mio medico. O lo era.
Capisco. Stella mantenne un tono neutro. Non aveva intenzione di reagire con sorpresa o sgomento alle bugie della ragazza e alle sue rivelazioni che cambiavano sempre. Era sollevata che, dopo tutto, Max non fosse il padre della ragazza, che Blue non avesse un posto permanente, nessun ruolo da recitare nel distruggere la loro unione gi complicata. Che fosse una paziente aveva un senso. E anche una paziente gravemente disturbata, a giudicare dalle medicine.
Per che cosa ti stava curando il dottor Fisher? chiese Stella.
Era il dottore di mia madre. A volte andavo da lui anchio. Cercava di aiutarci. Io avevo labitudine di ferirmi, ma non lo faccio pi.
Capisco.  successo qualcosa a casa, qualcosa che ti ha fatto decidere di venirlo a cercare oggi? chiese.
Blue scosse la testa. No, disse. Esit. Volevo solo chiedergli di aiutarci.
Aiutarvi come?
In realt non lo so. Appoggi la tazza sul comodino. Era ancora mezza piena. Poi si riappoggi ai cuscini, chiudendo gli occhi.
Blue aveva cambiato la sua versione cos tante volte che Stella aveva perso il conto. Aveva la sensazione che la sua bussola interiore fosse impazzita; non si fidava pi del suo istinto. Quando guardava Blue, sentiva paura e compassione, in egual misura. Ma la paura prevaleva. Prese la tazza e la porse di nuovo alla ragazza. Finisci il t, le disse.
Obbediente, Blue bevve.
Sai descrivermi lo studio del dottor Fisher?
S.
Dimmi.
Ci vado a piedi, dopo la scuola. Dalla metropolitana.  in Grove Road. Prima devo dire alla segretaria che sono arrivata. Poi aspetto in sala dattesa. Il suo studio  di sopra, al primo piano.
Dove ti siedi quando sei nel suo studio?
Lui ha una grande scrivania, ma non si siede l. Ci sediamo nelle poltrone. Ce ne sono due. Grandi. Con dei fiori rossi.
Blue sbadigli. Aveva le palpebre semichiuse, sembravano pesanti, come se si sforzasse di tenerle aperte. Esitando, tese la mano a cercare quella di Stella, e lei non la sottrasse. Che strana ragazza: il suo umore cambiava cos in fretta, da circospetto a oppositivo, ad affettuoso.
Stella si spost accanto a lei. Rimasero sedute in silenzio per un po, guardando lo schermo spento della televisione sulla parete di fronte. Blue si fece pi vicina e pos la testa sulla spalla di Stella. Lei era troppo stanca per opporre resistenza. Non riusciva a ricordare lultima volta che aveva toccato un altro essere umano. Si rilass. Mise le braccia attorno a quella ragazzina triste, turbata, tenendola stretta e sentendo i suoi capelli morbidi contro il viso, godendosi il fresco profumo di lavanda.
Il mento di Blue ciondol verso il petto, la testa cadde in avanti e i capelli le coprirono la faccia.
Stella era cos stanca. Desider che Max fosse a casa, a prendersi cura di lei. Si chiese cosa avrebbe pensato di Blue, dei suoi sbalzi di umore e delle sue moine. Lapprensione guizz come un pesce, avanti e indietro nello stomaco mentre pensava alla ragazza e al modo in cui aveva scovato lindirizzo di casa di Max; alla sua fantasia che lui potesse essere il suo salvatore.

Central London, maggio 2009.
Il party era in una stanza sotterranea, una specie di cantina. Il bancone del bar, affollato di gente, era lungo un lato. Dallaltro, nelle arcate che correvano sotto la citt, erano sistemati dei separ con un piccolo tavolo ovale, dei cuscini sparsi e dei teli fluttuanti al di sopra.
Erano in otto attorno al tavolo. Stella sedeva a unestremit perch era stata lultima ad arrivare. Come sempre, la District e la Circle Line erano chiuse per il week-end. Allaltra estremit cera una coppia che Stella non aveva mai visto  amici di Izzy e Mark dai tempi dellasilo  ma il resto del gruppo lo conosceva bene; la maggior parte erano stati suoi compagni di dottorato. Era il trentesimo compleanno di Izzy, che era anche incinta di quaranta settimane. Aveva scelto un bar nordafricano, dove tutti si sarebbero cimentati nella danza del ventre. Era decisa a indurre il travaglio.
Stella stava bevendo un cocktail con limone, menta e tanto ghiaccio, e con qualcosa di rosa che mulinava sul fondo. Fecero un brindisi a Izzy, Mark e il loro bambino. Ai trentanni. A tutti loro, presto.
La musica era ad alto volume, un ritmo mediorientale, vivace, martellante. Il bustino della danzatrice del ventre era tempestato di lustrini. Roteava e ondeggiava, facendo gonfiare i veli e creando increspature lungo i muscoli del ventre. Nonostante il volume della sua pancia, Izzy balz in piedi per andare a ballare. Afferr la mano di Stella e la trascin sulla pista da ballo.
A lei piaceva ballare. Si tolse la fascia, sciogliendo i capelli che le ricaddero lungo la schiena. Si sentiva leggera, priva di inibizioni, come se fossero di nuovo alluniversit, non laureati, non responsabili per qualcun altro solo l a divertirsi.
Ballavano in cerchio; loud eseguiva un ritmo lento, che andava in crescendo. La danzatrice guidava le movenze, roteando i fianchi al ritmo del flauto, dei tamburi e dei tamburelli, battendo le mani, facendo tintinnare le catenelle attorno ai fianchi. Pi in fretta, pi in fretta un ritmo insostenibile. Stella rideva, batteva le mani, roteava. Lo facevano tutti.
E in piedi al bar cera Lawrence Simpson, e laveva vista.
Stella distolse lo sguardo, rise per qualcosa che Izzy aveva detto a proposito dei fianchi della danzatrice. La musica era forte, incessante, riecheggiava sul basso soffitto di mattoni. Stella si rifugi al tavolo e prese la bottiglia di acqua minerale. Riemp il bicchiere che aveva davanti, le bolle gorgogliarono e traboccarono, troppo tardi vide sul bordo il segno del rossetto rosa pallido di unaltra donna. E si ritrov Simpson accanto a lei, che la guardava. Dal sorriso e dallespressione dei suoi occhi cap che era contento di vederla in terreno neutrale.
Dottor Davies, disse lui. Ed ecco di nuovo le mani che scostavano la frangia dalla fronte, il suo tic nervoso.
Dottor Simpson, ribatt lei.
Quindi si ricorda di me?
Certo. Ha passato ore nel mio studio.
Il vostro psicoterapeuta ha cercato di nuovo di dare fuoco alla clinica, di recente?
Stella fece una risatina, giusto per essere educata. Era una sfortuna che si fossero incontrati per caso fuori dallo studio. Lei non era mai andata in quel ristorante, prima, e Londra era cos grande che probabilit cerano? Si chiese se lavesse guardata mentre ballava. Si tolse la fascia dal polso e si leg i capelli. Aveva la nuca madida di sudore. Cerc di rilassare le spalle.
Lui accenn al bar affollato. Sono con un collega, disse. Date le circostanze, non si senta offesa se non la presento.
La musica era talmente forte che per parlarle dovette chinarsi verso il suo orecchio. Il dopobarba era fresco e delicato. Mi sono avvicinato perch penso che potrebbe essere utile se parlassimo ancora.
Il ritmo della musica stava rallentando. Stella riusciva a sentire distintamente ogni accordo dello strumento a corda: lento, carico di suspense.
Non  una buona idea parlare qui. Non dovremmo avere contatti fuori dallo studio. Dovette parlare ad alta voce, per farsi sentire.
Lui si avvicin ancor di pi, con le labbra che quasi le sfiorarono lorecchio. Se volesse concedermi solo un minuto del suo tempo. Volevo scusarmi.
Era lultima cosa che si era aspettata che dicesse. Sembrava contrito e sincero. Forse alla base di una parte del suo atteggiamento oppositivo e della sua spacconeria cera stata la paura. Paura del processo in tribunale e di perdere la figlia. Forse il modo in cui si era comportato nello studio non era del tutto esemplificativo della sua personalit nel mondo esterno.
Scuse accettate, disse con un cenno del capo.
Il cameriere era arrivato con i piatti del cibo e il profumo era fantastico. Stella stava morendo di fame, ma non poteva certo mettersi a mangiare con Simpson chino su di lei. Non accennava a volersi allontanare dal tavolo. Il suo drink, con due cannucce che spuntavano dallalto bicchiere, era davanti a lei. Il ghiaccio stava iniziando a sciogliersi. Gli altri avevano cominciato a prendere gli antipasti: pane pita, humus e salsine allo yogurt e al cetriolo. Stella distolse gli occhi da quelle leccornie che stavano scomparendo rapidamente.
Lei ha figli? chiese lui.
Lei non rispose.
Non mi aspetto che me lo dica, ma immagino che non ne abbia, disse lui. Non pu immaginare cosa si prova mia figlia  stata di nuovo sbattuta in affido e non perch io abbia fatto qualcosa di male. Non ho mai avuto la possibilit di occuparmi di lei: sua madre non lha permesso. Il sistema lavora contro i padri con il lavoro che fa, dovrebbe saperlo.
Stella stava morendo di fame e aveva anche le vertigini per via del cocktail e del ballo. Gir la testa in modo innaturale verso di lui.
Non posso parlare con lei del caso fuori dallo studio. Ogni incontro, ogni discussione che abbiamo deve essere registrata per il tribunale.
Lui era chino su di lei, con i palmi delle mani appoggiati sul tavolo. Il linguaggio del suo corpo era molto diverso dalla postura rigida, con le gambe accavallate, che aveva nel suo ufficio. Si accorse che stava soffrendo.
Le ho reso le cose difficili, laltro giorno. Lei stava solo cercando di fare il suo lavoro. Prenderebbe in considerazione lidea di darmi unaltra chance? Voglio solo raccontarle la mia versione della storia.
Stella colse una zaffata di birra. Sapeva che con tutta probabilit avrebbe sprecato altre due ore del suo tempo prezioso, se lui si fosse presentato sobrio e avendo cambiato idea. Se si fosse trovata di fronte la versione imbronciata di Lawrence Simpson, invece che quella contrita. Tuttavia cera una chance.
Va bene. Telefoni in segreteria alla clinica e prenda un appuntamento per questa settimana. Far in modo di infilare una seduta extra per lei, cosicch non ci siano ritardi nel presentare la relazione. Ma lei deve adattarsi agli appuntamenti che sono disponibili adesso, non posso essere flessibile. La relazione deve essere pronta tra dieci giorni, va presentata prima delludienza finale.
Lo apprezzo molto. Se posso chiederglielo: dobbiamo vederci alla sua clinica di St. Johns Wood? Il mio studio  in South London. Mi sarebbe di grande aiuto se potessimo vederci l. Devo sottrarre molto tempo al lavoro per questi appuntamenti e mi ci vuole mezza giornata per attraversare Londra e venire da voi.
S, devessere alla clinica. L ho tutti i miei file, tutto il materiale per i test. E non sarebbe corretto che ci incontrassimo fuori dal mio studio. Credo che lo sappia.
Lui rise alle sue parole ampollose. E non sarebbe corretto. Sapevo che lo avrebbe detto. Prevedibile. Ma dovevo provare, no?
Certo. La stava irritando, non le piaceva essere presa in giro. Aveva il diritto di passare una serata fuori con gli amici. E adesso doveva proprio mangiare qualcosa.
Non dimentichi di chiamare la clinica per lappuntamento, gli disse.
Grazie, le sono davvero grato. So che a volte sono il mio peggior nemico. Mi dico che lei non crede a tutto quello che ha letto su di me, ma  difficile arrivare a un incontro sapendo che lei pu pensare che sono un bastardo psicopatico che picchia la moglie. Mi vergogno per qualcosa che non ho fatto. A volte mi fa andare fuori di testa.
Indugiava al suo fianco. Lei non intendeva essere maleducata, ma voleva mettere un limite. Distolse lo sguardo e bevve un sorso del suo drink. Sper che cogliesse il messaggio senza bisogno di chiederglielo direttamente, con il rischio di ferire il suo fragile ego.
Lui guard il bicchiere. Posso offrirle un altro cocktail? Per farmi perdonare per essere stato un tale bastardo petulante. Non era brutto quando sorrideva e mostrava la sua vulnerabilit; forse, sotto quellapparenza indisponente, cera persino del senso dellumorismo. E se lei rifiutava lofferta del drink, di certo lui si sarebbe sentito offeso; lo avrebbe visto come un ennesimo smacco al suo orgoglio. Cos, mentre lui faceva un cenno a un cameriere, Stella rest l, seccata ma al tempo stesso dispiaciuta per lui.
Simpson si volt e si inginocchi accanto a lei, in modo che i loro occhi fossero alla stessa altezza. Lei si sent terribilmente a disagio ed esposta. Stava invadendo il suo spazio, infrangendo le barriere tra loro.
Lei  una persona da cui potrei sentirmi attratto, disse lui. E lei mi vede come
Questa conversazione  davvero fuori luogo, mentre  in corso un processo, reag lei.
Lui rise, e il suo sguardo si indur, deridendola di nuovo. Deve sempre essere cos formale? Non si era spostato di un centimetro.
Non  questione di comportamento; il nostro  un rapporto formale.
Un sorridente cameriere con il fez mise due sontuosi drink sul tavolino davanti a lei. Menta fresca su ghiaccio tritato e due cannucce.
Finalmente Simpson si alz e fece un passo indietro. Sono sicuro che un drink o due non le faranno male, con le cose che  costretta a sentire. Sollev il suo bicchiere. Brindiamo a quel che  meglio per mia figlia, disse.
Lei non si mosse.
Avanti, non sono un appestato.
Lei sollev il bicchiere, lo fece tintinnare contro il suo e bevve un sorso.
Visto? Non era cos difficile, disse lui.
Lei non riusc nemmeno ad accennare un sorriso.
Ho disturbato la sua festa. Gir lo sguardo sugli amici di lei, soffermandosi sul ventre di Izzy. Poi scomparve tra la folla del bar.
Hannah intercett il suo sguardo dallaltro capo del tavolo e sollev un sopracciglio. Stella scosse il capo: Niente, non  nessuno. Non poteva dire ad Hannah che era un paziente, n aveva intenzione di infrangere il rapporto di confidenzialit.
Sollev il drink che le aveva pagato Simpson e lo diede a Peter, che sedeva davanti a lei. Lui lo accett contento.
Non era sicura se inserire o meno nella sua relazione quellincontro fuori dallufficio. Avrebbe chiesto a Max come regolarsi. Era grata di non dover affrontare da sola gli imprevisti del caso. Prese il BlackBerry e fece scorrere la lista dei contatti fino ad arrivare al numero di Max Fisher. Come le sarebbe piaciuto avere una scusa per chiamarlo durante il week-end Ma era anche troppo imbarazzata per disturbarlo; lincontro con Simpson era tuttaltro che una faccenda urgente. Gliene avrebbe parlato luned.
Peter le porse la ciotola di pane pita caldo e morbido.
La danzatrice del ventre si avvicinava ancheggiando, il corpo una meraviglia di curve, le catenelle dorate che luccicavano sui fianchi. Volt la schiena, poi guard da sopra la spalla, con un sorriso seducente. I fianchi e il ventre tremolavano, cos vicino al viso di Stella che lei arross.
Si chiese se Simpson fosse ancora appostato nellombra, a guardarla.
Domenica mattina Stella si svegli accanto a un uomo, il corpo caldo e solido contro il suo, un braccio attorno al suo seno e lei con la schiena contro di lui.
Buongiorno, disse. Aveva dormito bene.
Buongiorno.
Ecco, disse lei.
Le tende della sua stanza erano molto leggere e lasciavano passare tutta la luce del sole del mattino. Scost la mano di lui dal suo seno e si spost, girandosi di schiena con lo sguardo al soffitto. La sera prima aveva bevuto pi del solito; quei cocktail dolci ingannavano. Era diventato impossibile parlare quando la musica si era intensificata e il locale sotterraneo si era riempito di un numero sempre maggiore di corpi. Non riusciva a ricordare cosa si erano detti, se mai si erano detti qualcosa. Peter le passava i piatti di cibo. Allinizio lui era seduto di fronte a lei al tavolo a ferro di cavallo, poi si erano ritrovati tutti a ballare in cerchio, ridendo e cercando di imitare le movenze della danzatrice del ventre. Quando si erano riseduti, lui aveva cambiato posto e si era accomodato accanto a lei. Spalle e fianchi si toccavano e a lei piaceva la sensazione che le dava il suo corpo. Fuori pioveva. Lui aveva aspettato con lei, per assicurarsi che trovasse un taxi. Lultima cosa che ricordava era che lui la baciava e lei ricambiava con un entusiasmo che laveva colta di sorpresa. Ricordava il suo sapore, di limone e menta.
Posso usare la tua doccia? chiese lui.
Certo.
Lui si alz, nudo. Lei studi la sua forma, mentre si voltava. Lo confront con Max, che era pi anziano e decisamente molto meno in forma. Ma era Max che la eccitava.
Maledizione! Si sentiva colpevole, orribile.
Era ancora a letto quando lui emerse dalla doccia con un asciugamano rosa attorno alla vita. Posso farti un caff? le chiese.
Sarebbe bello ma non ho caff. E non ho nemmeno latte. In realt, non ho niente, in cucina. Non sono riuscita a fare la spesa, questa settimana.
Allora ti offro la colazione fuori.
Okay, disse lei. Ci sono tanti posti a Westbourne Grove. Dammi cinque minuti per vestirmi.
Scese dal letto, senza imbarazzo. Lui era un amico, non aveva nessun bisogno di impressionarlo. Frug alla ricerca dei jeans e del maglione che metteva la domenica. Sent che lui la guardava. Venne verso di lei, fermandosi molto vicino. Lei contempl lidea di lasciarsi baciare. Si volt e sollev una mano per accarezzargli i capelli alle tempie. Avevano la stessa et, ma lui era gi tutto ingrigito. Sfreg la fronte contro i peli della sua barba, sentendo la pelle ruvida contro la sua. Aveva la zona attorno alle labbra ancora irritata dalla notte precedente. Lui le fece scorrere le dita lungo le braccia, scostandole le mani dalla schiena.
Lei si distric prima che le cose diventassero difficili. Pete, non  stata una buona idea. Mi spiace davvero cio, non  che mi dispiaccia,  stato davvero bello. Non voglio che tu pensi
Lui le lasci andare le mani.
Sapeva cosa provava per lei. Avevano fatto alcuni seminari insieme sul programma di medicina legale alla London South Bank. Avevano legato subito, finendo col sedersi vicini, lamentandosi nello stesso modo dei tutor, preparandosi insieme per gli esami. Lui era brillante. Non brillante quanto lei, gli aveva fatto notare parecchie volte. Sapeva che era attratto da lei, ed era stata attenta a non incoraggiarlo. Era un uomo aperto, senza complicazioni. Troppo semplice, troppo prevedibile. Non aveva quellalone di mistero, quelle ombre interiori che la eccitavano. Era sicura che avesse avuto uninfanzia felice, con dei genitori affettuosi che probabilmente erano ancora sposati e vivevano nei Cotswolds.
No, quelle erano tutte stronzate, cose irrilevanti. Il punto era un altro: lui non era Max.
Lo osserv mentre si rimetteva le braghe e si abbottonava la camicia. Lui la guard, con i pantaloni ancora slacciati. Lei ebbe la visione di se stessa, sopra di lui, le dita che le stringevano i capezzoli. Tra di loro si accese di nuovo la scintilla, poi si spense. Stella si mise il maglione.
Grazie per la notte scorsa, gli disse. Era passato un po di tempo. Per me.
Trascorsero alcuni istanti di imbarazzante silenzio.
Le parve di udire la voce di Hannah: Ma che diavolo ti prende? Sei unidiota.
Il silenzio si protrasse.
Lui si sporse e la baci dolcemente sulla guancia. Forse  meglio saltare la colazione, disse.
Lei annu. Non aveva senso prolungare il commiato.
Cera una strana sensazione in lei, un misto di sollievo e delusione.
Lo accompagn fino alla porta, sperando che il suo devoto vicino musulmano non emergesse giusto in tempo per vederla salutare senza pantaloni addosso. Ma il corridoio era vuoto.
Lui attese secoli per il traballante vecchio ascensore.
Stella rimase sola sulla soglia del suo appartamento di Bayswater, appagata e anche un po triste.

Hilltop, undici e quindici di sera.
Comera prevedibile, Blue si era addormentata profondamente, sdraiata su di un fianco, con il pollice vicino alla bocca.
Stella si allontan piano dal letto. And alla finestra e scost leggermente le tende. Gli alberi e le colline luccicavano nel riflesso tenue della neve. La casa sulla collina era tuttaltra cosa rispetto allangusto appartamento di Bayswater, ma a volte le mancavano West London e il suo pezzetto di citt che vedeva dal sesto piano della vecchia casa in mattoni. Le mancava linterminabile teoria di aerei nel corridoio di atterraggio su Heathrow, con le luci rosse lampeggianti nel cielo notturno che sostituivano le stelle.
In cima alla finestra la luce del sensore si accendeva ogni pochi secondi, lenta e rassicurante. Stella si accert che le pesanti tende fossero ben chiuse.
Sotto la pelle sottile delle palpebre, gli occhi di Blue si muovevano da un lato allaltro. Cambi posizione, girandosi sullaltro fianco, il respiro sempre regolare. Stella rivedeva ancora i suoi occhi quando erano aperti: determinati, sospettosi e seducenti.
Prese il BlackBerry, lo alz e inquadr il viso della ragazza. Il flash lampeggi, ma Blue non si svegli. Stella invi la foto a Peter per e-mail.
Prese la sedia della toeletta, la port accanto al letto e si sedette a sorvegliare Blue. Si appisol, poi si svegli di soprassalto, spaventata. Ma non era cambiato nulla, la ragazza non si era mossa. Le faceva male il collo. Cambi posizione, appoggiando la testa al braccio. Le palpebre erano pesantissime e aveva un disperato bisogno di chiudere gli occhi, solo per qualche istante, ma non poteva rischiare di addormentarsi nella stessa stanza con Blue.
Tolse la chiave dalla serratura e chiuse piano la porta a chiave dallesterno e si mise la chiave in tasca. Si sent un po meglio.
Adesso non sapeva cosa fare. Era cos stanca.
In cucina, sul tavolo, cera la bottiglia di vino ormai tiepido. Tolse il tappo e si vers le ultime gocce nel bicchiere. Mentre beveva, ascolt.
Dal piano di sopra solo silenzio.
Non aveva mai retto lalcol. Immagini presero forma dietro i suoi occhi. Rabbrivid, aveva freddo e le tremavano le mani. Il vino si rovesci sul lucido piano bianco del tavolo.
Nessuno poteva entrare a Hilltop. Nessuno poteva uscire da Hilltop. Non sarebbe successo nulla.
Stella lott per svegliarsi da un sonno profondo e pesante.
Bang, bang, bang.
Vide azzurro, degli occhi azzurri.
Ancora quei colpi, cos forti. Come un martello contro il suo cranio.
Apr gli occhi e scopr di essere sul divano, al piano terra, la guancia appoggiata contro il ruvido lino grigio. Il fuoco nel camino si era spento, nella stanza faceva freddo e aleggiava un tenue odore di pino bruciato. Non riusciva a ricordare dove aveva lasciato il telefono. Forse Max aveva cercato di chiamarla.
I colpi venivano dalla porta di ingresso.
Forse Max era tornato a casa. Forse la polizia era riuscita a risalire la collina.
Quando si alz, sent un ronzio nelle orecchie, e la testa le faceva male. Era stata una stupida a bere dopo aver preso le pillole. Fiss lo schermo della telecamera dellingresso, dove unimmagine sfocata andava e veniva. Port il ricevitore allorecchio.
Stella? Fa un freddo maledetto qui fuori. Mi fai entrare?
Il viso si mise a fuoco di colpo. Le si stava schiarendo la mente. Peter?
Tir i chiavistelli e spalanc la porta. Entr una raffica di aria gelida. Ma non le import, era la benvenuta. La neve era ancora pi alta nelloscurit, ne erano caduti altri centimetri; doveva aver faticato per raggiungere Hilltop. Non riusciva a ricordare lultima volta che era stata cos felice, cos sollevata di vedere qualcuno. Avrebbe voluto gettargli le braccia al collo e stringerlo. Ma qualcosa la trattenne.
Lui attravers la soglia, a testa china, i folti capelli grigi diventati bianchi per la neve. Era infagottato in un cappotto impermeabile nero. Mentre lo slacciava, i fiocchi di neve caddero sul pavimento formando minuscole pozzanghere attorno agli scarponi.
Comera strano vedere Peter in quel posto, cos lontano dalla sua vita di prima. Comera inquietante vedere che era rimasto uguale, mentre lei era invecchiata di dieci anni. Cerc di rassettarsi i capelli e di raddrizzare le maniche. Si sentiva un relitto, di fronte a lui.
Cosa ti ha fatto cambiare idea?
Lui scrut con attenzione lingresso, poi pos gli occhi sul lampadario. Evitava il suo sguardo, ne era certa. Quando ti sei trasferita in questo posto dimenticato da Dio? le chiese.
Non  dimenticato da Dio. Sono i Chiltern.
Rivolse uno sguardo significativo ai suoi scarponi neri con le suole spesse, ma lui non se li tolse. Appese il cappotto accanto a quello di lei, sullattaccapanni di fianco alla porta dingresso. Lei cerc di ricordare quandera stata lultima volta che aveva messo quel cappotto, ma non ci riusc.
La ragazza ti ha dato dei problemi? le chiese. Le sembr di sentire una nota di qualcosaltro nella sua voce, ma non era certa di cosa fosse.
No, in realt. Si chiese se aveva dato limpressione di essere sconvolta, al telefono. Ma non mi ha ancora spiegato davvero il perch  qui continua a inventarsi storie diverse.
Peter le stava rivolgendo di nuovo quello sguardo strano. Forse pensava che lei fosse stata incauta, considerando quello che era successo.
Non potevo lasciarla l fuori a morire di freddo, disse. Dovevo farla entrare.
Dov adesso?
Di sopra, che dorme, disse Stella.
Dorme?
 tardi.
Gi. Suppongo di aver immaginato qualcosa di pi rischioso.
Era in piedi con le mani nelle tasche dei jeans, rigido e formale, come se fossero due estranei. Lei si agit. Si sentiva come se fosse una sospettata, sotto interrogatorio.
E lho chiusa dentro, disse.
Mise la mano in tasca e cerc la chiave della camera da letto. Era ancora l.
Lhai chiusa dentro. La cosa sembr sbalordirlo.
 imprevedibile. Non volevo che se ne andasse in giro per la casa. E non era propriamente contenta quando le ho detto che avrei contattato la polizia.
Hai pensato al fatto che potrebbe essere considerato rapimento di minore? Sei sicura che stia dormendo che non stia cercando di uscire?
Sicurissima, disse Stella, perch le ho dato un sonnifero.
Peter si sfreg il viso con le mani e di colpo sembr molto stanco.
Non guardarmi cos. Gliene ho dato una sola pastiglia. Lho schiacciata e glielho messa nel t. Ero molto nervosa, intrappolata qui con lei. Tu hai detto che era assai pericolosa, cos lho resa inoffensiva per qualche ora. Avevo bisogno di un po di tranquillit.
Si sentiva frustrata; lui non aveva idea, non sapeva nulla del modo in cui lei viveva.
Probabilmente stava valutando chi delle due fosse pi instabile, se lei o la ragazza. Stava cominciando a chiedersi anche lei la stessa cosa. Sper che Blue stesse bene. Ascolt, quasi aspettandosi di sentire il rumore dei pugni di Blue che battevano contro la porta della sua camera da letto, ma la casa era silenziosa.
Ha ammesso che la storia di essere figlia di Max era una bugia. Ma adesso sostiene di conoscerlo, di essere una sua paziente. A quanto pare  venuta qui per vedere Max.
Hai controllato con lui?
No.
E perch?
Cambia la sua versione ogni cinque minuti. Non ero sicura sul da farsi. Lo guard: lui sapeva che stava mentendo. Non riesco a raggiungerlo, il suo telefono  stato staccato tutto il giorno. Lo fa. A volte.
Stella si sentiva molto pi calma, molto pi al sicuro, ora che Peter era con lei. Mi spiace che tu sia dovuto venire fin qui con questo tempo. Te ne sono molto grata e anche sorpresa.
Ora Peter teneva le braccia distese rigide lungo i fianchi. Il suo sguardo la sfior, poi pass oltre. Guard lorologio. Era da pi di un anno che non si parlavano. Avrebbe avuto tutte le ragioni per risentirsi di quella sua improvvisa intrusione nella sua vita.
Sono contenta che tu sia qui, disse. E che tu non abbia cambiato il numero di cellulare.
In realt Peter aveva lespressione di chi avrebbe voluto essere ovunque ma non l a Hilltop. E tuttavia la segu in soggiorno.
Quando torna tuo marito? le chiese.
Tuo marito. Parole che avrebbero dovuto comportare una sensazione di piacere, di calore.
Domani mattina presto. Anzi, oggi.
Era troppo tesa per sedersi, per cui rimase in piedi a unestremit del divano. Anche lui rimase in piedi, al lato opposto.
Un caff? chiese lei.
No, grazie disse lui. Sei sicura di star bene? Aveva notato la bottiglia di vino vuota.
Un momento mi dispiace per lei, e subito dopo non mi fido. Penso che abbia qualche scopo recondito.
Sembrava che Peter non sapesse proprio cosa dirle.
Si avvicin agli scaffali ai lati del camino e cominci a passare in rassegna i suoi libri. Lei leggeva pi o meno qualunque cosa. Aveva avuto ore, giorni e mesi da riempire, e i libri non erano mai abbastanza. Anche la sua collezione di DVD era impressionante. Ogni mese mandava tramite Max qualche scatolone allOxfam e poi riassortiva gli scaffali. A Hilltop il tempo poteva sembrare una tortura. Nei giorni in cui non riusciva pi a concentrarsi sui film o sui romanzi, era costretta ad affrontare la verit; la vita era diventata un po come guardare asciugarsi un quadro.
Che scaffali ben organizzati, disse Peter. Narrativa e saggi. E poi i saggi divisi per argomento. E anche per dimensioni. Era davanti allo scaffale di fotografia e architettura dinterni.
 vero disse lei. Avrebbe voluto che la facesse finita, che le dicesse la ragione della sua visita.
E questo non sarebbe classificato ossessivo?
I rituali tengono a bada lansia.
Quale ansia?
Lo sai.
E cos tu e Max.
Lei annu. Sapeva che le stava ponendo una domanda e che voleva una qualche spiegazione, ma lei non intendeva parlare di suo marito.
Max ha cercato di farti tornare alla clinica?
Non mi fa pressioni. Appoggi le mani sullo schienale del divano, accarezzando la stoffa ruvida.
E cosa fai tutto il giorno? chiese lui.
La Stella che conosceva lui era una persona diversa, motivata e ambiziosa, che amava il suo lavoro.
Non esco molto, disse lei. Non esco affatto.
E la sua vita continua normalmente?
S.
Interessante.
Perch  interessante?
Stella era ancora in piedi a fianco del divano, cercando di decidere se sedersi o no. Se restava in piedi poteva scaricare pi energia nervosa, battendo il piede per terra, muovendo il braccio sullo schienale del divano, risistemando i cuscini.
Peter aveva sempre avuto delle idee distorte su Max.
E un aiuto professionale? le chiese.
Max mi ha portato da uno psichiatra.
E?
Non ha funzionato. Stare sdraiata su un divanetto con un estraneo una volta alla settimana non mi attirava, allepoca.
E non hai provato con qualcun altro?
No. Lui mi ha fatto una diagnosi e io prendo tantissime pillole. Mi tengono in piedi. Bloccano i flashback e gli incubi.
Peter si avvicin al divano, con cautela, e si sedette proprio dove si era seduta Blue. Stella gir attorno e si sedette anche lei. Non troppo vicino. Adesso lui la guardava in faccia.
Allora le prendi ancora, dopo tutto questo tempo?
Max ha autorizzato le ricette ripetibili. Nessuno di noi due pensa che abbia senso smettere di prenderle, dal momento che non esco quasi mai di casa.
Non  contrario alletica prescrivere psicofarmaci a un familiare?
Mi aiuta a restare sana di mente.
Si direbbe un mnage ideale, quindi, disse lui.
Oh, lo .
Vai al diavolo, pens. Peter aveva sempre voluto troppo, si era sempre aspettato troppo da lei. Molto pi di quanto facesse suo marito. Probabilmente lei avrebbe dovuto aspettarsi di pi da se stessa.
Prendo quasi tante pillole come quella ragazza. Sono una zombie ambulante. Era un sollievo pronunciare quelle parole ad alta voce, ammettere la verit.
E lei era stata crudele con lui. Aveva sbagliato a tagliarlo fuori dalla sua vita, e non solo lui, ma anche tutti i suoi amici, tutte le persone che le volevano bene. Si vergognava e non riusciva a guardarlo, a stare seduta cos vicino a lui. Balz in piedi e, mettendo una certa distanza tra loro, apr con uno strattone le tende e accese le luci esterne, illuminando il suo regno. Le lampade lungo il patio gettavano una luce gialla sul giardino e il lucore si diffondeva sul prato, arrivando fino al limitare degli alberi coperti di neve.
Lui la raggiunse e guard il giardino, sempre con le mani in tasca. Erano molto vicini e lo spazio tra loro era riempito da scariche statiche.
Perch resta a Hampstead? chiese lui. Adesso era pi gentile con lei. La compativa, e questo era peggio.
La neve. Ha pensato che fosse pi sicuro. Le strade erano troppo pericolose, con la sua macchina. Tu come hai fatto ad arrivare qui?
Ho preso in prestito una jeep.
Max ha tenuto lappartamento di Hampstead dopo che ci siamo trasferiti qui, disse lei. A volte resta l. Forse ha bisogno di stare lontano da me. Altre domande?
Lui scosse la testa.
Stella sent che stava per piangere e si infuri. Con tutto: con Max, con la ragazza al piano di sopra, con la propria debolezza, con Peter. Gir attorno al bordo azzurro del tappeto, fermandosi sul becco del pappagallo. Strinse i pugni, sentendo la forza delle proprie mani. La colpiva la vitalit di Peter, la sua determinazione. Lui era l a ricordarle la sua vecchia vita, tutto quello a cui aveva rinunciato.
Mi trovi ancora attraente? gli chiese.
Ges, Stella!
Allora?
Certo che s. Lui cacci ancor pi le mani nelle tasche.
Stai mentendo.
Era in piedi davanti a lui e lo guardava dritto in faccia. Di che colore aveva gli occhi? Laveva dimenticato, o non lo aveva mai notato. Non ci aveva fatto molta attenzione.
Aveva gli occhi castani.
Si sporse in avanti e lo baci, cogliendolo di sorpresa. Lui ricambi il bacio, con esitazione, con pi dolcezza di quanto lei avrebbe voluto. Stella socchiuse le labbra e si spinse contro di lui, cercando di assorbire parte della sua forza. Voleva sentire le sue mani tra i capelli, le sue braccia che la stringevano forte. Voleva riassaporare un po della vecchia se stessa. Le labbra di lui sulle sue. Se avesse potuto stare con lui, in un posto sicuro. Le tende di seta dorata aperte, il manto di neve fuori. Il suo corpo, solido. Si strinse ancor pi forte a lui.
Le mani di Peter furono sulle sue spalle. Salde. Non la stringevano, ma la scostavano. Fece un passo indietro, tenendola a distanza, con una strana espressione sul viso. Cosa stai facendo? le chiese.
Niente.
Non era in grado di spiegare quellattrazione improvvisa, impellente. Doveva essere laumento della tensione nella casa, delladrenalina, lo stress della visita inaspettata, che si scontravano tra loro, che avevano messo il suo corpo in uno stato di aspettativa amplificata. O, forse, ma solo forse, i mesi di frustrazione con suo marito.
Mi spiace, Peter.
Non c bisogno che ti scusi.
E invece s.
Sediamoci, disse lui, allontanandosi da lei.
No. Era stufa marcia di essere tenuta a distanza. Per favore, dimmi perch sei venuto fin qua. Lo guard negli occhi, cercando di scorgervi quel che non diceva. Mi rendi nervosa.  successo qualcosa a Max?
No, niente del genere.
Lui prese tempo, scegliendo con cura le parole.

Nona seduta.
Sedeva nella sua poltrona, come una brava ragazza. Una brava paziente. Impaziente. Dallespressione del viso di lui quando era entrata, chiusa e rigida, aveva capito che era meglio non tentare niente troppo presto. Doveva aspettare.
Per la prima volta in assoluto, fu lui che cominci a parlare.
Sai che voglio aiutarti a stare meglio, disse.
Lei annu.
E voglio aiutarti a venire a patti con la realt. Anche se  dolorosa. Tra noi non pu esserci nulla, niente di pi che dottore e paziente.
Lei si sporse in avanti e la blusa si apr.
Hai avuto delle esperienze molto difficili. E io credo che tu stia evitando di affrontare quel che ti  successo fissandoti su di me. Facendo fantasie su di me. Ma io non sono la risposta ai tuoi problemi.
Lei si mordicchi lunghia del pollice. Non cerchi di farmi passare per pazza, disse.
Avere delle fantasie non significa essere pazzi.
Aveva la bocca davvero secca. Non si era inventata quello che era successo. Era reale. Dopo, si era cambiata la biancheria, ed era appiccicosa il suo liquido e quello di lui, insieme.
Questo deve finire, disse lui. Non possiamo pi lavorare insieme. Non ti sto aiutando. Aiutando davvero, nel modo che ti serve.
Lei deglut, con la gola stretta. Posso avere dellacqua?
Lui fece cenno di s. Lei prese il bicchiere sul tavolino accanto alla poltrona. Con la mano che tremava, lo port alle labbra e bevve un piccolo sorso, per inumidirsi la bocca, in modo da ritrovare la voce.
Questa tua fantasia di stare con me non  una buona cosa per te. Ti fa del male. Comera calma e fredda la sua voce.
Smetta di parlare! Si controll e cerc di non gridare. La smetta.
Ora cominciava a sentire la testa annebbiata.
Se devi evadere dalla realt e non riesci ad affrontare quello che avviene davvero attorno a te, sai qual  lalternativa. Era nervoso. Continuava a guardare verso la porta. Lei non doveva pi gridare.
Mi sta spaventando.
Non voglio spaventarti. Voglio solo aiutarti, prima che tu ti faccia pi male di quanto te ne sei gi fatta. Riesci a capire quanto questo sia distruttivo?
Lei si prese la testa tra le mani e cominci a piangere. Non sopportava di guardarlo. Non la smetteva di parlare e le sue parole erano come pugnalate. E non smetteva.
Io ti voglio bene. E non voglio che tu peggiori, che ti ammali seriamente. Ma se queste sedute non ti aiutano, devo fare qualcosa di diverso. Potrei continuare a vederti, potrei aumentare il dosaggio delle tue medicine, ma se devo essere onesto, credo che niente di tutto questo sia nel tuo interesse. La cosa migliore  che smettiamo le sedute e che io ti trovi un altro terapeuta. Una donna.
Lei non alz lo sguardo su di lui. Croll tra la poltrona e il tappeto, port le ginocchia al petto e vi infil la testa. Premette forte le nocche contro le palpebre. Non era una fantasia. Lui laveva amata. E adesso voleva portargliela via ed era lunica cosa bella che le restava e non capiva perch le dovevano sempre succedere delle cose brutte. Lui avrebbe dovuto amarla, dopo quello che lei gli aveva lasciato fare.
La voce di lui era cambiata, pi dolce e gentile. Devi ammettere con te stessa che quello che  successo tra noi  stata una specie di fantasia. Come un sogno.
Lei rifiut le sue parole, non le sent. Si concentr sul suono della sua voce, il tono pi dolce, pi caldo, e la sua rabbia si dissolse. Subito dopo prese corpo la sensazione di volerlo. Sent un calore pulsare e crescere tra le gambe. Voleva che le permettesse di sedersi sulle sue ginocchia, che la stringesse.
Sedeva con la testa tra le ginocchia, gli occhi aperti a fissare i disegni del tappeto, e lasciando che tutto si sfocasse, in modo da non essere l.
Capisci cosa sto dicendo? chiese lui. La sua voce le giunse da molto lontano, come se fosse allaltra estremit di una galleria.
Chiuse gli occhi e scosse il capo. Voleva fargli smettere di ferirla.
Mi dica, mi dica qualunque cosa vuole che faccia per lei. Qualunque cosa, e io la far.
Lui sembr triste e deluso. Non era cos che volevo che finisse tra noi. Io volevo aiutarti.
Lei avrebbe voluto strisciare verso di lui e insinuarsi tra le sue ginocchia, muovere la mano tra le sue gambe, finch lui non lavrebbe lasciata avvicinare di nuovo. Ma stava cominciando a essere stanca di questo, stanca che lui rendesse sempre cos difficile il suo lavoro. Che la costringesse ogni volta a farsi amare, daccapo. Dover aspettare sette giorni interi per vederlo una misera ora. A volte non sapeva se lo amava o lo odiava.

Clinica di Grove Road, maggio 2009.
Allora, diamo unocchiata ai dati del Rorschach? chiese Max.
Per una volta era nel suo studio allora giusta. Anche se era sembrato un po sorpreso di vederla sulla porta.
Stella scosse la testa. Mi piacerebbe molto, disse. Non sono riuscita a fargli fare il test.  andato su tutte le furie, una vera paranoia. Ha sentito come una minaccia il dover affrontare uno stimolo totalmente non strutturato. Non ha voluto collaborare.
 un peccato. Max la guard da sopra il bordo della tazza di caff. Pile disordinate di documenti erano sparse sulla scrivania tra loro.
Ci ho messo un po del mio. ero cos frustrata dal suo atteggiamento di sfida, che invece di concentrarmi sul cercare di costruire un rapporto, ho detto qualcosa di mellifluo sul fatto che avrebbe dovuto riflettere su quel che il giudice avrebbe pensato di lui. E questo, naturalmente, lha reso ancor pi ostile, e alla fine ha interrotto la seduta. Temo che non riuscir a raggiungere il mio monte ore in questo caso non c praticamente materiale su cui scrivere. Detestava deluderlo.
Andiamo, Stella, lo so quanto lavori sodo. Sei un eccellente clinico e sei troppo dura con te stessa. A volte un po troppo perfezionista.
Frug nel primo cassetto della scrivania e prese due pillole, che mand gi con il caff. Vuoi un caff? le chiese.
No, grazie.
Lui le rivolse un piccolo sorriso. Sembrava cos stanco.
Ma la storia di Simpson non finisce qui, disse Stella. C dellaltro. Non so se sia una cosa buona o cattiva. Sabato sera ero fuori con degli amici, in un ristorante a Marylebone. Cera anche Simpson e si  sentito in dovere di venire al mio tavolo a parlarmi. Dal momento che ero con altre persone, non ho voluto creare imbarazzo. E non volevo nemmeno violare la riservatezza presentandolo come un paziente. Cos alla fine ho scambiato quattro chiacchiere con lui.
Che cosha detto?
Si  scusato per il suo comportamento alla seduta e mi ha chiesto se volevo fissargli un altro appuntamento.
Ma  fantastico, disse Max. Sei contenta?
Chiss perch Stella si sent imbarazzata, come se avesse fatto qualcosa di non professionale.  stato strano imbattermi in lui in un locale, mentre ero con degli amici. Con una danzatrice del ventre seminuda sullo sfondo. In realt lui  stato molto amichevole, un atteggiamento totalmente diverso da quello che aveva nel mio studio. Ho avuto la sensazione che si sarebbe seduto a mangiare con noi, se ci fosse stata una sedia vuota. Credo che fosse lieto di vedermi, che lo eccitasse poter dare una sbirciatina alla mia vita privata. Mi ha persino visto fare la danza del ventre, per amor del cielo!
Max si pass una mano sui capelli ben curati. Doveva esserseli fatti tagliare durante il week-end. Ci fu un lampo divertito nei suoi occhi, e rise. Anche lei sorrise. Adorava rallegrarlo.
Mi ha fatto venire la pelle doca, disse.
Il mondo reale esiste davvero, sai. Anche l succedono delle cose, non solo dentro la clinica. Non puoi controllare tutto, Stella. A volte analizzi troppo le cose.
E devo anche dire che mi ha offerto un drink. Non me la sono sentita di metterlo in imbarazzo. Lo so che avrei dovuto rifiutare.
Senti, si  preso un po troppa confidenza, oltrepassando un limite e trattandoti come unamica, come qualcuno incontrato in un bar, non come una professionista. Sono sicuro che  cos che si comporta e tu non sarai leccezione alla regola. Di positivo c che se si  scusato, potrebbe voler dire che ha una certa consapevolezza del suo modo di comportarsi e che sembra che capisca che  nel suo interesse collaborare con te.
E chi pu dire che accettando quel drink  il suo dono  tu non ti sia guadagnata un po di benevolenza con un cliente difficile? Se tu lo avessi rifiutato, ferendo il suo orgoglio, avresti potuto dire addio a ogni speranza di un rapporto. Una cosa cos piccola  esserti comportata come un essere umano invece che come unaltezzosa professionista  pu rivelarsi la chiave per agganciarlo. Non puoi essere uno schermo vuoto e nasconderti dietro le tue credenziali professionali, a volte bisogna dare qualcosa in cambio. E se lui pensa di essere riuscito a conquistarti, o che tu possa essere in qualche modo sensibile al suo fascino, non credi che collaborerebbe pi volentieri?
Capisco cosa intendi, disse lei.
E non possono provare che lhai bevuto, vero?
In effetti non lho bevuto.
Lui si sporse in avanti e sorrise di nuovo. Lei sapeva che aveva il senso dellumorismo, che era tuttaltro che noioso, che metteva in dubbio la necessit di mantenere una rigida distanza gerarchica tra paziente e professionista. Il familiare desiderio di essergli pi vicina crebbe, i suoi nervi presero il sopravvento e i muscoli del viso le si bloccarono. Era difficile continuare a sorridere.
Lui si riappoggi allindietro, ritirandosi, come se avesse perso fiducia in lei. Doveva sembrargli priva di senso dellumorismo. Pare che stesse cercando di entrare in sintonia con te, sei daccordo?
Io credo che sia arrabbiato, e il suo orgoglio  stato cos ferito da tutta questa procedura che lo costringe a sottoporsi a una valutazione psicologica, che sta cercando un modo di ribaltare il nostro rapporto professionale, cos da sentire di avere pi controllo sul procedimento. Mi ha persino chiesto se potevo andare io al suo studio, invece di incontrarci alla clinica. Ha un disperato bisogno di convincermi che siamo in qualche modo uguali, di far s che io lo apprezzi, a livello personale.
Aveva le gambe accavallate cos strettamente che non sentiva pi i piedi. Le distese a poco a poco, cercando di far riaffluire il sangue. Avrebbe voluto essere pi rilassata quando era in compagnia di Max e goderselo di pi.
E che mi dici di una diagnosi? Hai unipotesi?
Credo che sia molto insicuro e che ci sia una forte possibilit che soffra dansia. Ed  probabile che sia paranoico: credo che non sopporti essere costretto a questi appuntamenti con psicologi e psichiatri, e lo preoccupa quello che dei professionisti scopriranno su di lui. Lunica eventualit in cui potrebbe impegnarsi  se credesse di essere in grado di manipolare lo specialista, in modo che veda solo il suo lato migliore. Gli piacerebbe riuscire ad attirarmi, per cos dire, dalla sua parte. Credo che se si presenter al nuovo appuntamento, si chiuder del tutto se cercher di esplorare territori dove non vuole andare.
Ho la sensazione che tu stia cominciando a capirlo bene, disse Max.  un sollievo il fatto che voglia riprendere. Gregorys  un grosso studio legale, e se gli facciamo una buona impressione con questo caso, ci sar tanto altro lavoro. Concentriamoci nel terminare i colloqui e poi possiamo integrare le nostre conclusioni. E spedire le fatture.
Come sta andando con la madre e la figlia?
Bene, disse lui. Tutto secondo la tabella di marcia. Pos la tazza vuota sul tavolino e guard sopra la sua testa. Lei sapeva che cera un orologio alla parete. Sent salire lirritazione. Aveva avuto solo trenta minuti del suo tempo, invece dellora che le spettava. Come al solito, aveva ridotto il loro tempo insieme.
Non ero sicura se inserire tutto questo nella mia relazione: imbattermi in lui in un ristorante, lui che mi ha avvicinato, aver lasciato che mi offrisse un drink.
 una decisione discrezionale, disse Max. Se non lo metti per iscritto, il suo avvocato potrebbe tirarlo fuori in aula e usarlo per screditarti in qualche modo. Anche se credo che quel genere di attacco personale sarebbe molto improbabile. Daltra parte, da quello che hai detto, nulla di ci che  successo in quellincontro fuori dalla clinica ha qualche rilevanza con le sue capacit genitoriali, quindi non c una vera ragione per includerlo.
Tu cosa faresti? chiese Stella.
Ti consiglierei di scrivere esattamente quello che  avvenuto, con tutti i particolari che ricordi, e tenere le note nel file del caso. Ma dal momento che lui non ha fatto niente di inappropriato o degno di nota, non lo includerei nella relazione per il tribunale. Se ce lhai nel file, allora, in qualunque momento venisse sollevata la questione  cosa di cui dubito molto  potrai mostrare i tuoi appunti. Okay?
Lei annu, senza sorridere. Il tono brusco indicava che la loro seduta era finita.
Quando avrai fatto una prima stesura, legger la tua relazione e la riguarderemo insieme prima di mandarla agli avvocati.
Alla fine, non laveva delusa.
Stella raccolse i suoi documenti, mettendoli nella borsa strapiena e sentendosi a disagio mentre faticava a infilarvi le cartellette troppo grandi.
Quelle calze sono fantastiche, disse lui.
Stella indossava una gonna nera al ginocchio e le calze avevano un piccolo disegno a zigzag. Aveva in mente la sessione di supervisione, quando aveva scelto labbigliamento quella mattina.
Grazie. Il suo umore miglior un po.
Hai il mio numero di cellulare. Se c qualcosa di cui non sei sicura, non esitare a chiamarmi. Anche se  il fine settimana o se sono nel mezzo di una seduta.
I casi erano due: o voleva esserle daiuto e ci teneva, oppure non si fidava che fosse in grado di affrontare un colloquio clinico con un cliente problematico. E forse, ma solo forse, stava facendole capire che voleva che lo contattasse fuori dallorario dufficio.
Molto improbabile.
Grazie, disse.
Dopo il lavoro andiamo tutti a bere qualcosa al Lamb and Eagle: vieni con noi?
Non posso, mi spiace, disse. In realt poteva, non aveva assolutamente niente da fare. E voleva anche andarci, lo voleva moltissimo. Ma non si fidava di se stessa, non era sicura di sapersi comportare normalmente trovandosi con lui in una situazione informale. Dentro di lei covavano troppe sensazioni, difficili da controllare. Non sarebbe riuscita a parlare.
E che fai di bello? Sembrava che gli interessasse davvero.
Devo lavorare su questa relazione, ment.
Quindi niente di eccitante?
Come doveva sembrargli noiosa.
Indietreggi, dirigendosi alla porta, ma non avrebbe voluto altro che avvicinarsi a lui.
Max, Anne e Paul se ne andarono insieme alle sei. Stella li guard attraverso le imposte di legno dello studio al primo piano. Provava unirragionevole rabbia nellessere lasciata l. Una gelosia irrazionale. Max gett la testa allindietro, ridendo per qualcosa che aveva detto Anne. Lo vide appoggiare una mano con un gesto protettivo sulla schiena della donna mentre si avvicinavano allincrocio.
Non riusciva a immaginare che Max potesse mai toccare lei. La distanza professionale, come una parete di cemento armato alta due metri, si ergeva solida e inamovibile tra loro.
Ritorn al computer e batt il titolo che pi odiava: Materiale documentale. Aveva ancora unintera pila di documenti da riassumere per il caso Simpson. Avrebbe cercato di essere il pi concisa possibile, condensando tutto in venti pagine, a spaziatura doppia. Max le aveva affidato la stesura degli antefatti perch era la parte pi tediosa del lavoro. Lei accettava il suo posto nella gerarchia: lui era lo specialista anziano, con diritto di scelta.
Dopo tre quarti dora si alz e prese unaltra tazza di caff. Per una volta fu grata ad Anne, che prima di andarsene aveva preparato una caffettiera fresca. Alle nove, spense il portatile e lo mise via.
Detestava essere lultima a uscire perch toccava a lei accertarsi che tutto fosse chiuso e spento. Se si lasciava una finestra aperta, se ledificio subiva un furto, se venivano a mancare dei documenti di un cliente, se il posto andava a fuoco sarebbe stata colpa sua.
Chiuse i documenti del caso nel grosso archivio di metallo, ricontrollando che le porte fossero chiuse a chiave. Pass da una stanza allaltra, guardando le finestre e spegnendo le luci. Attorno a lei, ledificio era silenzioso.

Hilltop, mezzanotte e mezzo.
Volevo parlarti di persona, disse Peter. Si tratta della fotografia che mi hai mandato.
Hai unidea del perch sia venuta fin qui?
 la ragazza di cui ti ho parlato, quella di quindici anni. Vive con la madre single in una casa popolare a Ladbroke Grove, ma abbiamo scoperto che  stata pi volte in affido. Lultima  stata circa due anni fa. La madre ha problemi di abuso di sostanze.
La stava fissando, attento, in attesa di una reazione.
S, ci siamo, disse Stella. Lei mi ha raccontato qualcosa di simile.
Parl a bassa voce, come se Blue potesse essere nascosta sulle scale, ad ascoltare.
Stella, sono venuto fin qui perch sono certo che quella ragazza  la figlia di Lawrence Simpson.
Stella quasi scoppi a ridere. No, non lo , disse.
Sua figlia ha appena compiuto quindici anni, disse lui.
Come migliaia di altre ragazze. Anzi, milioni.
Stella, la foto che mi hai mandato  la stessa ragazza.
No, non ha senso. Stella scosse la testa. Blue mi ha detto che era in terapia da Max. Non lavrebbe mai presa come paziente se fosse stata la figlia di Lawrence Simpson. Non dopo quel che  successo. Non  lei.
Era calma, categorica. Distaccata.
Il nome sul certificato di nascita  Lauren Simpson. Sua madre ha iniziato a usare il cognome Cunningham per entrambe qualche anno fa:  il suo nome da nubile.
Stava cominciando a penetrare, a penetrare attraverso la nebbia. Il suo istinto iniziale era stato giusto: la ragazza era portatrice di guai. Se Peter credeva che fosse la figlia di Simpson, lei sapeva che doveva essere vero; non si sarebbe mai sobbarcato il viaggio fino a Hilltop se non ne fosse stato assolutamente sicuro.
Chiuse gli occhi e nascose il volto tra le mani. Quando li riapr, la stanza era sfocata, e anche il viso di Peter.
Volevo dirtelo di persona, disse lui. La Polizia Metropolitana lo sa, ma io non avevo idea di quanto ci avrebbero messo a mandare qui qualcuno.
Dimmi la verit, disse lei. Non cercare di proteggermi. Sinceramente: credi che sia coinvolto Simpson? Credi che sia stato lui a mandarla qui? Forse lha portata qui lui stesso
Si sfreg gli occhi, ma la vista rimase sempre sfocata.
Smettila, Stella. Mise una mano sulle sue; era calda e le copriva completamente. Ascoltami. No, assolutamente no, non  cos. Ho seguito il caso. Sua figlia ha ancora una tutrice, e sono riuscito a parlarle. Simpson ha una fedina immacolata negli ultimi diciotto mesi. Non ha ottenuto laffidamento, ma ha avuto gli incontri senza supervisione. La tutrice  soddisfatta di lui. Non c ragione perch dovesse architettare una cosa simile. Se continua cos, avr unaltra possibilit di ottenere laffidamento, perch, a quanto pare, la ex moglie  tornata alla bottiglia. Non riesco a pensare ad alcun motivo per cui dovrebbe mettere in pericolo quel che ha sempre voluto. Ma la domanda : perch sua figlia ha voluto venire fin qui?
 lei, disse Stella. Ha i suoi occhi.
Ti ha detto altro sul perch vuole vedere Max?
Lei scosse il capo. No, non proprio qualcosa riguardo al fatto che vuole che lui la aiuti. Guard fuori, verso il giardino. Cera solo oscurit. Non c niente che abbia un senso. Max non prenderebbe Blue come paziente, non dopo tutto quello che  successo. Non potrebbe.
Ma la conosce, disse Peter. Faceva parte del gruppo di periti per la valutazione, per il processo.
E questo  successo quasi due anni fa, e adesso mi ha sposata. E questa ragazza non fa che mentire. In pi sta prendendo farmaci pesanti potrebbe benissimo delirare. Forse sapeva che Max non cera. Forse  venuta qui per vedere me, per farmi del male. Forse sa qualcosa della mia relazione. Dobbiamo parlarle.
Non aspett la risposta. Corse verso le scale e a lui non rimase altro che seguirla.
Stella apr la porta con la chiave e la socchiuse.
Blue potrebbe spaventarsi se ti vede quando si sveglia, disse. Sar frastornata, confusa. Aspetta qui.
Non lo guard quasi. Il cuore le galoppava nel petto, come se si aspettasse lattacco di un animale selvatico.
Blue? Apr del tutto la porta.
Laria nella stanza sapeva di chiuso e di sonno. Stella si mosse piano, mentre i suoi occhi si adattavano al buio. Inciamp. Cera qualcosa che non andava. O tutto che non andava. La sedia della toeletta era rovesciata. La toeletta era vuota e sul pavimento, tuttattorno, cosmetici e bottiglie di profumo rotte. Gli scaffali erano mezzi vuoti, e i libri buttati a terra. Gli armadi erano aperti e scarpe e vestiti erano sparsi sul tappeto. La stanza puzzava di profumo: lime, muschio e melograno, tutti mischiati assieme. Sembrava che ci fosse stata unesplosione.
Avanz sperando di non calpestare dei vetri rotti o di cadere su qualcosa.
Blue? Sei sveglia?
La ragazza era un fagotto sotto le coperte. Non si mosse sentendosi chiamare. Stella le pos una mano sulla schiena per accertarsi che respirasse. Chiuse gli occhi, concentrandosi sulla punta delle dita ed eccolo l, un minuscolo movimento, il torace della ragazza che si alzava e si abbassava, si alzava e si abbassava.
Stella scost le coperte e tocc la spalla ossuta, scuotendola. Svegliati.
Blue gemette. Si scost e si avvolse le coperte attorno alla testa, cercando di ripiombare nel sonno. Stella accese la lampada sul comodino. La tazza vuota era ancora al suo posto. Blue fece una smorfia, chiuse gli occhi stringendoli forte e si volt.
Avanti. Stella le mise le mani sotto le ascelle e la tir a sedere, scostandole dolcemente i capelli dal viso. Blue la guard sbattendo le palpebre, con laria intontita.
Sei sveglia?
Blue annu.
Che cavolo  successo alla mia camera? Le labbra di Blue avevano perso il loro colore rosa pallido, e sembrava terribilmente giovane e spaventata. Mi sono svegliata e lei non cera, disse. La porta era chiusa a chiave.
Cos hai distrutto la mia camera da letto?
Lho chiamata. Ero spaventata. Perch ha chiuso a chiave la porta?
Avevo bisogno di dormire, disse Stella. Volevo solo che tu stessi al sicuro.
Ho preso a pugni la porta. Perch non  venuta?
Non ti ho sentito. Ero di sotto e dormivo.
Ho pensato che fosse fuori di testa a chiudermi dentro cos.
Blue, sei stata tu a venire a casa mia, ricordi? Mi hai mentito per entrare. Ricordi?
Blue annu, guardandosi le unghie.
Direi che ho diritto a essere un po sospettosa nei tuoi riguardi, disse Stella.
I suoi sentimenti verso la ragazza ondeggiavano, cambiavano, non volevano stabilizzarsi. Guard il viso giovane e grazioso e prov una strana tenerezza. Blue non era una minaccia.
E poi la paura torn. Aveva paura di quello che Blue avrebbe potuto volere da lei.
I suoi occhi. Gocce di sudore imperlarono la fronte di Stella, il labbro superiore, il collo.
La perdono per avermi chiusa dentro, disse la ragazza.
Stella si asciug il sudore dal viso. Blue, qui fuori c qualcuno. Non devi aver paura.  un amico. E un poliziotto.
Stella si aspettava una tragedia, a dir poco una scenata.
Dov la mia giacca? chiese Blue.
Qui.
Quando Blue se la fu rimessa, assunse lo stesso identico aspetto che aveva al suo arrivo a Hilltop il pomeriggio precedente, solo un po pi pallida e pi piccola.
Stella non era sicura che la ragazza lavesse sentita, avesse capito. Le permise di prenderla per un braccio e di guidarla fuori dalla stanza, aggirando gli ostacoli. Non sembrava spaventata per larrivo di Peter; in corridoio gli rivolse un piccolo e timido sorriso. Forse erano i tranquillanti, ma sembrava pi calma e remissiva.
Peter cammin dietro di loro, a una certa distanza, mentre Blue e Stella scendevano la grande scala ricurva, verso il marmo e il cemento del piano di sotto. Nessuno parlava; latmosfera era pesante e tesa.
Arrivata in fondo, Blue si ferm vicino alla porta dingresso. Si chin e prese le sue scarpe. Me ne torno a casa, disse.
Prima dobbiamo parlarti, disse Stella.
Non potete tenermi qui. Gli dir che mi ha fatto fare un bagno. Armeggi con i lacci.
Grazie, lo apprezzo. Ma non puoi andartene,  notte, si gela.
Peter piazz la sua solida stazza davanti alla porta.
Blue osserv guardinga entrambi, come se fossero due ospiti indesiderati che si erano introdotti a forza in casa sua, e non il contrario.
Perch lui  qui? chiese.
Eravamo preoccupati per te. Vogliamo solo parlarti. Stella colse loccasione e afferr la mano di Blue a mezzaria, mentre stava portandosela di nuovo alla bocca. Sper che non fossero costretti a immobilizzarla.
Blue non oppose resistenza e lasci che Stella le prendesse la mano. Allinizio la stretta fu timida e incerta, poi si fece pi vicina, afferr il braccio di Stella e si appoggi alla sua spalla. Stella si accorse che Peter stava osservando tutto con attenzione: il modo in cui Blue aveva rivendicato un diritto su di lei; il modo in cui era passata da imbronciata a seducente.
Blue si lasci portare in cucina.
Era strano avere gente in casa. Durante la settimana Max usciva alle sei del mattino, mentre Stella dormiva ancora. Nei week-end usciva alla stessa ora, per andare in bici fino a Beaconsfield e ritorno. Lei era venuta a Hilltop per fuggire. Ma la fuga aveva un prezzo: laveva tagliata fuori da tutti quelli che conosceva, dal suo passato, da se stessa.
Blue si sedette come la prima volta, a unestremit del tavolo. Stella cominci a temere quello che la ragazza avrebbe potuto rivelare. I suoi pensieri non seguivano un ritmo o una logica; sapeva che Blue aveva portato qualcosa di terribile in casa sua.
Peter le fece un cenno con la testa, impaziente di cominciare. Rimase in silenzio, mentre Stella faceva le domande.
Ti chiami Lauren Simpson? le chiese.
Glielho detto, il mio nome  Blue.
E il tuo cognome?
Cunningham. Blue Cunningham.
Quindi il tuo nome non  Lauren Simpson?
Non pi.  vero, pu chiederlo a mia madre.
Simpson  tuo padre? chiese Stella. Odiava il suono del suo nome, il retrogusto che le lasciava in bocca. Le pizzicava la gola, e stratton il collo del maglione. La sua voce si alz, a met tra lo spaventato e il furente.  stato lui a dirti di venire qui? Lui dov?
No. Blue parve sorpresa dalla domanda, e anche confusa.
Lo sa che sei qui?
No. Perch avrei dovuto dirgli che sono qui? Io lo odio.
Lui dov adesso?
Non lo so dov! Blue era angosciata, gli occhi le si riempirono di lacrime.
Qualunque cosa avesse fatto, qualunque altra cosa fosse successa, ricord Stella a se stessa, lei era ancora una vittima.
Ma mi ascolta? disse Blue. Ho detto che lo odio. Non gli avrei mai detto che venivo qui. Luomo di cui le ho parlato di sopra era lui. Si alz, sprezzante. Non pu costringermi a restare qui. Non sono obbligata a parlarvi.
Siediti! le ordin secca Stella.
Stella intervenne Peter, mettendole una mano sul braccio, senza staccare gli occhi dalla ragazza.
Blue, le disse,  davvero importante. Hai detto a qualcuno che venivi qui?
No.
Ne sei sicura al cento per cento? Proprio a nessuno?
Sono sicura. Sono scappata. Non dici a nessuno dove vai, quando scappi. Stava mordendosi con forza il pollice, e la pelle attorno allunghia era rossa e irritata.
Tuo padre conosce questo indirizzo? chiese Peter.
Ve lho detto, no. Non capisco
Quando lhai visto per lultima volta?
Non ricordo.
Avanti, Blue, pensaci bene. Rifletti. Il tono di Peter era pacato, calmo. Sedeva con i piedi ben piantati a terra, il busto in avanti, i palmi delle mani sul tavolo. Latteggiamento era rilassato, non minaccioso, non cera urgenza nella sua voce. Ma Stella riusciva a vedere la tensione nei muscoli delle sue spalle e del collo. Lo ammirava e lo invidiava. Stava facendo il suo lavoro, ed era bravo. Anche lei era stata brava nel suo.
Qualche settimana fa, forse di pi, disse Blue. Sto dicendo la verit, non ricordo con esattezza.
Blue sono stanca, disse Stella. Si alz. Sono stufa marcia delle tue bugie. O mi dici la verit sul perch sei venuta qui, tutta la verit, o Peter ti porter alla pi vicina stazione di polizia. Subito.
Blue si tolse il pollice di bocca. Si lisci la frangia e si mise i capelli dietro le orecchie. Si morse il labbro inferiore.
Questa ragazza  pericolosa, pens Stella.
Va bene, disse Blue. Le dir tutto. Volevo farlo comunque. Voglio che lei sappia  per questo che sono venuta. Ma devo parlarle da sola.
Assolutamente no. Peter si alz, pronto a mettersi tra loro.
Gli occhi di Blue erano limpidi, ipnotici. Stella vide un angelo e poi un diavolo.
Ti sta manipolando, disse Peter.
Stella prese la mano che la ragazza le tendeva. Dovevano fidarsi luna dellaltra.
Non seguirci, disse a Peter. Saremo in salotto. Tu puoi aspettare nello studio.
Il volto di lui era una maschera di tensione. Se succede qualcosa a una di voi due c in gioco la mia carriera. Ti prego, non farlo.
Mi spiace, disse Stella. Io devo sapere.

Decima seduta.
Lautobus ci aveva messo uneternit, cos lei arriv alla seduta con qualche minuto di ritardo. Era sudata perch aveva corso. Ed era incazzata. Sedette nella solita poltrona, con le gambe leggermente divaricate. Si tolse le orribili scarpe della scuola e le calze e sfreg i piedi sui disegni del tappeto. Poi tese le gambe e si guard i piedi. Le piaceva leffetto che faceva lo smalto rosa brillante contro la pelle pallida delle dita.
Lui non disse nulla.
Ho lasciato un messaggio in segreteria. Perch non mi ha richiamato? Si tolse la fascia e i capelli le ricaddero sulle spalle e sulla schiena.
Non dovremmo parlarci tra una seduta e laltra, a meno che non ci sia unemergenza, disse lui.
Del tipo?
Di che cosa volevi parlarmi?
Lei guard i braccioli della poltrona e gratt i fiori con le unghie. Si chiese quanto ci sarebbe voluto quel giorno prima che le permettesse di toccarlo. Non le piaceva pregare.
E se fossi incinta? disse, solo perch voleva vederlo agitarsi.
Il suo viso rimase immobile, come se non fosse sorpreso. Cosa ti fa pensare di essere incinta?
Non lo sono. Volevo solo vedere la sua faccia.
Lui non lasciava trapelare niente, aveva indossato la sua faccia professionale, come una maschera. Distante e vuoto, ecco come appariva, anche quando era dentro di lei. Era furibonda. Laveva usata, non gliene importava un accidente di lei.
Volevo vederla. Non avevo voglia di aspettare fino allora del mio appuntamento. E sono stufa di vederla qui, nel suo ufficio. Voglio andare in un albergo. Voglio che mi porti a casa con lei, voglio vedere dove vive.
La sua voce era sgradevole, amara, e lei sapeva gi che non avrebbe mai, mai ottenuto quello che voleva. Lui avrebbe potuto renderla cos felice. Loro due, insieme per ore, abbracciati tutta la notte, non solo unora su un tappeto che le irritava il sedere, o schiacciata su una sedia, alla ricerca di un posto dove mettere le gambe. Per pensare a quello la faceva agitare sulla sedia. Poteva avvicinarsi, carponi, inginocchiarsi tra le sue gambe e prenderglielo in bocca. Cos lavrebbe costretto ad ascoltare, avrebbe potuto fargli cambiare idea.
Immagin loro due in un letto enorme, sotto una morbida trapunta. Forse ci sarebbe anche stata una di quelle enormi vasche da bagno rotonde da idromassaggio, dove avrebbero potuto fare il bagno insieme. E il servizio in camera: gelato e caramello. Sarebbe stato bello farlo sdraiati su un materasso morbido. La met delle volte si domandava perch poi volesse toccarlo. A volte lui le faceva male. Stava tornando la rabbia, bruciante e dolorosa, come un pugno di metallo incandescente nello stomaco. A volte lo odiava.
Deve portarmi in un albergo, disse.
Sai che non succeder, afferm lui.
Racconter quello che abbiamo fatto. Lo dir alla polizia. Lei andr in prigione. Si morse i bordi dellunghia del pollice. Sent il sapore del sangue.
Per oggi termino qui la nostra seduta. Mi incontrer con tua madre per discutere cosa possiamo fare perch tu abbia il trattamento giusto.
Si alz e and alla porta. Lei rimase ferma nella poltrona, con le gambe divaricate e la camicetta aperta.
Adesso devi andare, disse. La voce era fredda come il ghiaccio.
Aveva il controllo su tutto e non gliene importava un cazzo di lei, non laveva mai amata, nemmeno un pochino. Avrebbe fatto quello che voleva, e lei non era niente, non esisteva. Pensava di potersi sbarazzare di lei, di poterla usare e poi scaricarla quando gli faceva comodo. No, non gli avrebbe permesso di farla franca.
Gli si butt addosso, voleva graffiargli gli occhi che erano tanto distanti e crudeli. Ma non riusc nemmeno ad avvicinarsi, perch lui le afferr i polsi, ed era molto, molto pi forte. Cerc di divincolarsi, ma lui non la lasci andare, e non riusc a liberare le mani.
Devi calmarti, disse lui.
Comunque lei aveva le unghie troppo corte per fare quello che avrebbe voluto. Voleva vedere il suo sangue. Non riusciva a parlare, ma dal fondo della sua gola usc un gemito roco. Si sentiva come un animale che cercava di uscire da una gabbia.
Respiri profondi, disse lui. Controllati.
Lei dischiuse i pugni che aveva tenuto stretti.
Cos va meglio.
Non sopportava il suono della sua voce. Commise lerrore di guardare nei suoi occhi spietati e la rabbia dentro di lei minacci di nuovo di esplodere. Lo studio, le poltrone, la scrivania, il tappeto, era tutto sfocato. Il petto era stretto in una morsa e il cuore galoppava, non riusciva a respirare. Si copr il viso con le mani e chiuse gli occhi, boccheggiando.
Se ti siedi e ti comporti bene, disse lui, ti dar qualcosa che ti aiuter a rilassarti.
Lei annu. Aiutami.
Lui lafferr, lei sent le dita che le stringevano forte le braccia. Le faceva male, tirandola verso il lettino sotto la finestra.
Brava ragazza. Siediti.
La spinse sul lettino e la striscia di carta cadde a terra. Lei guard le lampade fluorescenti sul soffitto. Era terrorizzata. Non riusciva ancora a respirare. Si disse che in quella stanza non le sarebbe mai potuto capitare qualcosa di male.
Continua a respirare. Lentamente. Rallenta il respiro, disse lui. La sua voce prometteva sollievo, ma lei non gli credeva pi. Lui le arrotol una manica. Lei non voleva vedere, gir la testa verso la parete color crema e chiuse forte gli occhi.
Non ti far male.
Ma gliene fece, lago bruciava forandole la pelle. Strinse di nuovo i pugni, affondando quel che restava delle unghie nei palmi.
Non ci vorr molto, disse lui.
E fu cos. Nel giro di pochi secondi il suo respiro rallent e i muscoli del torace si rilassarono, permettendo allaria di entrare nei polmoni. Il cuore cess il suo battito furioso contro il petto. Si sdrai e lui la avvolse in una coperta bianca. Lei sentiva la droga scorrere nelle sue vene, riscaldandola, rilassandola.
Da lontano, dal fondo di un lungo tunnel, ud delle voci.
I suoi pensieri vorticavano come attraverso lacqua calda. Della gente che parlava. Di lei. Qualche seduta di prova Speravo in una risposta positiva a questo stadio generano troppa ansia Una possibilit di maturare gravi difficolt emotive trattamento tuttaltro che sorprendente, dato una terapeuta donna comportamenti esagerati fuga nelle fantasie ha bisogno di osservazione
Lei era sveglia, rilassata, sciolta e molle. Si volt su un fianco, in modo da poter vedere il suo dottore. Gir lo sguardo per la stanza. Se lo lasciava fare, quella sarebbe stata lultima volta che le sarebbe stato permesso di essere l con lui. I suoi occhi si posarono sulle poltrone con i fiori rossi, poi sul tappeto persiano e da ultimo sulla scrivania di legno scuro, con il ripiano in pelle verde. Vide la fotografia di una donna sorridente. Doveva essere sua moglie.

Clinica di Grove Road, maggio 2009.
Stella entr in clinica alle nove. Anne era in postazione, a presidiare la segreteria, tutta mascara, acconciatura perfetta e manicure. Stella pens di complimentarsi con lei e magari di chiederle chi fosse il suo parrucchiere, in un vago tentativo di infrangere latmosfera di gelo tra loro. Un restyling non le avrebbe fatto male. Ma decise di lasciar perdere.
Davanti alla generosa scollatura di Anne cera un altrettanto generoso mazzo di rose rosa, con i boccioli proprio sul punto di schiudersi.
Buongiorno, disse Stella. Che bei fiori.
Sono per te, ribatt Anne.
Per qualche ragione che non riusciva a immaginare, Anne sembrava seccata.
Da chi arrivano? chiese Stella.
Anne giocherell con lape sulla catenella che portava al collo. Stella non era mai riuscita a capire come potesse battere su una tastiera con quegli artigli.
Li ha portati stamattina il tuo cliente, il dottor Simpson. Era qui alle otto e mezzo. Ti ha aspettato per un po. Io non sono riuscita a trovare la registrazione del tuo appuntamento. Se vuoi prenotare uno studio, Stella, devi assicurarti che lappuntamento venga registrato nel sistema, altrimenti potrebbero esserci dei disguidi. Fece scorrere lape da destra a sinistra e viceversa.
Non cera nulla nel sistema di prenotazione perch non avevo un appuntamento con lui, disse Stella. Scost le rose, cercando se fra i boccioli ci fosse un biglietto. Non cera. Riconobbe il vaso: apparteneva alla clinica. Anne doveva aver accettato le rose a nome suo e averle messe nellacqua.
Anne continu: Qui lavorano otto consulenti, adesso. Tutti devono usare il sistema di prenotazione computerizzato. Non puoi supporre che ci sar qualche studio vuoto. E ti ho chiesto di fare in modo che i clienti abbiano il cartoncino firmato con lappuntamento.
Anne, ma mi ascolti? disse Stella. Ti ho detto che non ho preso nessun appuntamento con lui per questa mattina. Gli avevo detto di contattare la segreteria se voleva prendere un altro appuntamento. E per quel che ne so, non lha fatto.
E inoltre devi davvero fare attenzione nei casi di processo per affidamento, disse Anne. La figlia e la ex moglie sono arrivate alle otto e quarantacinque per un appuntamento doppio con il dottor Fisher. Era una situazione potenzialmente assai imbarazzante. Ma il dottor Simpson  stato molto comprensivo, date le circostanze. Allinizio voleva aspettare che ti telefonassi per scoprire perch non eri qui, ma quando sono arrivate la figlia e la ex moglie, ha pensato che fosse meglio andarsene e rimandare a unaltra volta.
Che casino. Si chiese se anche Max fosse arrabbiato con lei. La madre avrebbe potuto presentare un reclamo tramite il suo avvocato. Tutte le parti in causa erano state avvertite dellacrimonia tra i genitori e avevano ricevuto istruzioni perch non vi fossero sovrapposizioni negli orari degli appuntamenti.
Ho detto che non ho preso nessun appuntamento con lui. Stella lo ripet, ma inutilmente. A giudicare dallespressione del suo viso, Anne continuava a essere scettica. Stella ramment a se stessa che non aveva nessun dovere di spiegarsi. Non con Anne, comunque. Ma doveva parlare con Max.
Butta i fiori, disse.
Ma stanno per aprirsi, obiett Anne. Sarebbe uno spreco.
Io non accetto regali dai clienti. E tu non avresti dovuto prenderli a nome mio.
Posso accettare la maleducazione dai clienti, disse Anne, ma non dal personale. Non mi piace il tuo tono. Strinse gli occhi. Lape sfrecci da una parte allaltra.
Mi scuso se il mio tono era sgarbato, disse Stella. In realt non si sentiva affatto dispiaciuta, ma riconosceva che il problema principale non era Anne. Sono arrabbiata con Lawrence Simpson. Per favore, butta via quei fiori. E se mai un cliente dovesse di nuovo lasciare un regalo per me, ti prego di non accettarlo.
Buttali via tu. Io non me la sento di sprecare dei fiori cos belli.
Con piacere. Con un movimento brusco, afferr il vaso. Lacqua si rovesci sulla scrivania di Anne.
Stella sperava di avere miglior fortuna a spiegare la situazione al suo capo.
Aspett nello studio al primo piano, con luscio socchiuso, finch non sent Max aprire la porta del piano di sopra. Voci e rumore di passi che scendevano le scale; la porta dingresso che si chiudeva con un rumore secco. Doveva pescare Max prima dellappuntamento seguente; si precipit su per le scale e buss alla sua porta.
Avanti, disse lui.
Per una volta, non avrebbe voluto entrare. Disturbo?
Per niente. Max si alz dalla scrivania e and alla porta a prendere il soprabito.
Si tratta del caso Simpson. Non sapeva da che parte cominciare. Hai un minuto?
Sto per uscire. In effetti volevo venire oggi a parlarti del caso, ma tra unora devo testimoniare allOld Bailey.  il caso Vogel, quello della sindrome del bambino scosso. Credo che sia stata tu a preparare per me il riassunto degli antefatti.
In effetti s. Tornerai in ufficio, pi tardi? Speravo di poterti parlare oggi.
Se non hai appuntamenti questa mattina, perch non vieni con me? Possiamo parlare in macchina. Potrebbe essere interessante per te assistere al contraddittorio. Anche lo psicologo e il pediatra testimoniano oggi. Max si aggiust la cravatta e infil le braccia nella giacca.
Lei non aveva appuntamenti, quella mattina. Sarebbe fantastico, disse. Vado a prendere la borsa.
Si incontrarono alla reception, dove lei immagin un certo risentimento sotto il sorriso tirato di Anne, mentre uscivano insieme. Lauto di Max era una due posti, bassa e luccicante: la macchina di un single. Linterno era pulito, con un forte odore di eucalipto. Cerano una copia del Times e una bottiglia aperta di Evian nel portabottiglie. In giro non cera nientaltro. Quando gir la chiave nellaccensione, Radio 2 si accese automaticamente. Max abbass il volume. Il volante era leggero come una piuma nelle sue mani, mentre faceva linversione a U. Lei lo osservava in silenzio, fin troppo consapevole di trovarsi in uno spazio ristretto, vicina a lui.
Allora, a proposito della famiglia Simpson, disse Max. La paura di Stella era che lui non credesse alla sua versione dei fatti.
Ho appena visto la madre e la figlia, disse Max.
Lo so. E, da quel che ho capito, il padre si  presentato alla clinica, questa mattina, dicendo che aveva un appuntamento con me, vero?
Max annu. Lei non era sicura che la stesse seguendo, era concentrato a cambiare corsia.
Max, non era stato prenotato nessun appuntamento. So che avrebbe potuto essere una brutta situazione, lui e la sua ex moglie nella clinica alla stessa ora. Spero che tu mi creda, disse lei. Anne sembra convinta che sia stato un mio errore.
Che tono fragile e sulla difensiva, aveva. Max probabilmente stava pensando che aveva sbagliato a riporre in lei la sua fiducia, dal momento che era ovvio a entrambi che in quella causa lei riusciva a malapena a stare a galla.
Anne non  un medico, disse lui. Ed essere gentile con i clienti  il suo lavoro.
Ma non con i membri dello staff.
E naturalmente ti credo, disse Max. Secondo me  molto probabile che lui abbia scoperto che io avevo un appuntamento con la madre e la figlia, e abbia fatto apposta a presentarsi. Probabilmente non  stata una coincidenza.
Non avevo pensato a questa spiegazione, disse Stella. Era stata troppo impegnata a immaginare che tutti ritenessero responsabile lei. Era molto sollevata di avere il sostegno di Max. Si rilass un po e cominci a osservare il mondo fuori dalla macchina. Erano su Finchley Road, stavano passando davanti al Lords, lo stadio da cricket, diretti verso il centro di Londra.
Ha lasciato un enorme mazzo di fiori per me, disse. Questa cosa mi secca molto. Anche qui,  come se volesse dare limpressione che tra noi c un genere di rapporto inopportuno. Sta cercando di costringermi in una posizione imbarazzante di fronte ai miei colleghi. Immagino che voglia che mi senta come si sente lui: imbarazzata e umiliata, come se avessi fatto qualcosa di male, quando non  cos.  esattamente in questo modo che lui vive questa procedura.
Sono assolutamente daccordo con te, disse Max. Le lanci unocchiata e le sorrise e Stella si sent come se avesse passato una specie di test.
Si ravvi i capelli con le dita. Suppongo che sia un tentativo di riacquistare un po di potere in una situazione in cui si sente impotente. Lui si vede come una vittima di un sistema ingiusto. Non  mai stato effettivamente accusato di aver fatto qualcosa di sbagliato o di avere in alcun modo fatto del male alla bambina, eppure ecco che lo trascinano lo stesso davanti a psichiatri e psicologi per dimostrare che  un genitore competente. Lo fa impazzire il fatto di essere considerato alla stessa stregua della sua ex moglie. E potrei scommettere che questa  la prima situazione della sua vita in cui si sente del tutto privo di controllo.
Lui annu.
Max, mi credi sul serio riguardo allappuntamento di questa mattina?
Ma certo che ti credo, Stella. Perch me lo chiedi ancora?
Non lo so. A dispetto di tutte le mie psicoballe professionali, Simpson mi fa dubitare di me stessa. Continuo a pensarci, chiedendomi se ho fatto qualcosa per incoraggiarlo, qualcosa che gli ha fatto credere che tra noi c una qualche specie di intimit. So che mi trova attraente. E so di non avere fatto nulla per incoraggiarlo. Sta confondendomi le idee. E io sto reagendo proprio come vuole lui, suppongo, dubitando di me stessa.
Credo che tu abbia appena risposto alla tua domanda, disse Max.
Stella pos il capo contro il liscio poggiatesta di pelle e si godette la sensazione del sole sul viso. Il profumo penetrante delleucalipto si mischiava a quello intenso del cuoio fresco. Non sarebbe stato difficile abituarsi a quel tipo di vita. Per qualche istante si sent molto pi libera vicino a Max, molto meno a disagio. Forse era la velocit della macchina, la sensazione di essere in un bozzolo l con lui, lontano dalla clinica.
Gli ho offerto un appuntamento sostitutivo, disse. Ma gli ho chiesto di chiamare la segreteria se voleva fissarlo; se  sincero nel suo desiderio di collaborare, allora deve mostrare un po di iniziativa. Se sono solo io a corrergli dietro, sono sicura che saranno altre due ore sprecate.
Va bene, ma ritengo che abbia il diritto di raccontare la sua versione della storia. A parte le affermazioni della sua ex moglie, non c nessuna prova in nessun altro contesto che suggerisca che lui rappresenta un pericolo per la figlia. Devi mantenerti obiettiva: quella donna ha lei stessa dei seri problemi e non possiamo prendere alla lettera quello che dice.
Il tono della conversazione era leggermente mutato, e adesso sembrava che Max le stesse facendo una lezione su come essere obiettiva e fare bene il suo lavoro, e questo la infastidiva. Era sempre cos stressante tra loro. E lei sapeva che era solo la sua immaginazione: era eccessivamente sensibile al pi piccolo mutamento dumore di Max, a ogni velata critica in quel che diceva. Dava troppa importanza a ogni parola, a ogni inflessione.
Certo disse. Fece fatica a mantenere unespressione neutra, ed era lieta che lui fosse concentrato sulla strada.
Senti, disse lui. Il comportamento di Simpson  un rischio del mestiere. Se devi lavorare a queste relazioni, a volte diventa sgradevole.
Lo so.
Pensava che lei avesse avuto una reazione eccessiva.
Si concesse di farsi distrarre, ipnotizzata dalla sua mano, dal movimento fluido delle dita e del polso sul cambio. Voleva godersi ogni secondo di quel tempo sola con lui.
Questa mattina ho avuto una conversazione con il legale incaricato, disse lui. Simpson ha saltato tre appuntamenti con lo psichiatra, che ha deciso di non proporgliene altri.
Non posso dire di essere sorpresa.
La mano di Max era posata sul volante. Il viaggio era a singhiozzo, una processione infinita di semafori rossi, adesso che erano arrivati in centro.
E allora cosa succede adesso, se rifiuta sia la valutazione psichiatrica che quella psicologica? chiese Stella.
Secondo lavvocato le sue possibilit di ottenere laffidamento esclusivo sono molto scarse. Il giudice ha ordinato la valutazione e ovviamente non vedr di buon occhio il fatto che non sia andato agli appuntamenti. La sua ex moglie ha accettato volontariamente di entrare in un centro di disintossicazione e la figlia  irremovibile: vuole tornare a vivere con la madre. I servizi sociali avanzeranno la proposta di rimandare la figlia dalla madre quando avr terminato la riabilitazione. Il suo avvocato lo informer di tutto oggi.
Non sar affatto contento.
No, ma la pressione potrebbe renderlo un po pi disponibile a parlare con te.
La macchina percorreva silenziosa Limeburner Lane. Stella scorse la familiare cupola dellOld Bailey e la statua dorata della Giustizia, le braccia tese che sostenevano la spada e la bilancia.
Doveva indurirsi, non poteva essere debole se voleva avere successo nelle cause medico-legali. I suoi clienti erano sofferenti, arrabbiati, violenti, emotivamente instabili. Si sentivano perseguitati dal procedimento legale e dal sistema, ed era inevitabile che di tanto in tanto quei sentimenti venissero diretti verso di lei. Non poteva andare a piagnucolare da Max tutte le volte che non le piaceva quello che faceva un cliente.
Mi spiace, Max. Aspettavo con ansia questo caso. Forse sono stata troppo ottimista, pensavo che sarei riuscita a risolverlo. Mi spiace averti deluso.
Non mi hai deluso. Hai fatto del tuo meglio come fai sempre.
Alz la mano che teneva sul cambio e la pos, per un istante troppo breve, su quella di lei. Una pressione rassicurante. Un segno che ci teneva a lei. Forse, un segno che vedeva in lei qualcosa di pi di una dipendente. Stella abbass lo sguardo. Le fiamme guizzavano attorno alle dita di lui posate sulla sua coscia.
La sera dopo, alle cinque, tutti tranne Stella se nerano andati. Max era in tribunale per il secondo giorno consecutivo, e il personale aveva colto lopportunit di iniziare prima il fine settimana. Ancora una volta, Stella era lultima a andarsene. Ripet i gesti consueti: chiudere gli schedari, controllare finestre e luci. Come sempre, lo studio di Paul odorava di incenso. Era pi probabile che avesse tenuto una lezione di yoga l dentro, che non una seduta di terapia. Stella tolse un bastoncino dal sostegno di legno, giusto per essere sicura. Era freddo. Si sedette in una delle poltrone, immaginando di essere una sua paziente, di raccontargli i suoi segreti pi profondi e oscuri, le sue fantasie. No, non avrebbe funzionato. Era un tipo gradevole, ma abbastanza timido dietro gli occhialini alla John Lennon, e dava limpressione di uno che si scandalizzava facilmente. Non avrebbe mai potuto aprirsi con un uomo che portava sandali e calzini.
Nella sala dattesa trov una copia del Times e decise di portarlo al pub, per leggerlo mentre aspettava Hannah. Stella era sempre in anticipo, Hannah una ritardataria cronica. Controll e ricontroll le serrature della porta dingresso e attiv lallarme. La ghiaia scricchiolava sotto i suoi piedi mentre attraversava il parcheggio vuoto. Al cancello svolt a sinistra, dirigendosi al Duke of York.
Dottor Davies. La voce arriv da dietro di lei, proprio mentre svoltava langolo.
Si gir. Lawrence Simpson era l, cos vicino che stendendo la mano lavrebbe toccata. Era una coincidenza stranissima che si imbattesse in lui uscendo dallufficio. Era chiaro che non si trattava di un incontro fortuito.
Mi sta seguendo? chiese. Teneva la borsa rigonfia davanti a s, come uno scudo.
Speravo di incontrarla, disse lui. Sta andando alla stazione?
Stella non aveva intenzione di rivelare informazioni personali, per quanto innocue, e quindi non rispose. Lui la stava fissando: il giornale sotto il braccio, la borsa rigonfia, con il portatile e le cartellette  che, per correttezza, non sarebbero dovuti uscire dalla clinica. Ma questo lui non doveva saperlo.
Ho alcune cose che voglio dirle, prosegu lui.
Pu parlarmi in studio, durante un appuntamento programmato.
Lo so che sembra patetico io che la seguo, cercando di scambiare qualche parola. Volevo dirle che mi dispiace della confusione di ieri. Avevo chiesto alla mia segretaria di fissare lappuntamento a nome mio deve esserci stato qualche disguido.
Va bene. La borsa pesava una tonnellata. La trasfer sullaltra spalla. La gente passava, uscendo dal lavoro, diretta alla stazione della metropolitana, ai ristoranti, o ai pub.
Parto domani per una conferenza, disse lui. Star via due settimane.
Non posso ritardare la relazione. Devo consegnarla gioved. Sono sicura che il suo avvocato lha informata della scadenza: deve essere presentata prima delludienza finale.
Aveva gi avuto pi di una possibilit e parecchi appuntamenti mancati con i vari professionisti coinvolti nel caso. Aveva sprecato il suo prezioso tempo clinico andandosene in anticipo dal colloquio e sembrava non voler capire che lei avrebbe potuto essere messa sotto pressione dal suo rifiuto di collaborare. Lei doveva attenersi alla scadenza, indipendentemente dal comportamento di lui.
Lo so che non fanno una buona impressione, tutti quegli appuntamenti mancati.
Lei si chiese se i suoi avvocati lavessero informato, e se sapesse gi che le sue probabilit di vittoria erano poche o nulle.
Che ne dice di stasera? chiese lui.
Prego?
C qualche possibilit di compensare questa sera lappuntamento mancato? Non potrebbe inserirmi?
La clinica non offre appuntamenti fuori dallorario di lavoro, disse lei.
La prego, lo so che ho rovinato tutto. Glielo chiedo perch sono disperato. Non voglio perdere mia figlia.
Era strano e, a essere onesti, anche gratificante vederlo spogliato della sua arroganza. Vederlo implorare.
Alle sue spalle vide Hannah che veniva verso di loro. Era gi allangolo dellaltro isolato.
Mi spiace, disse. Ha avuto tutto il tempo di mettersi in contatto con me, dopo lultimo appuntamento.
Lo so. Trovo terrificanti i colloqui con lei.
Stella era di corporatura minuta, molto pi bassa di lui e di almeno dieci anni pi giovane. La maggior parte della gente non mi trova particolarmente terrificante, disse.
La sto pregando, disse lui. Sono serio. Posso mostrarle la prenotazione del biglietto, non sto inventandolo. Il mio avvocato mi ha telefonato oggi pomeriggio per dirmi che, saltando quegli appuntamenti, avevo buttato al vento le mie possibilit. Voglio solo unopportunit di presentarle il mio caso, di mostrare al giudice che sono serio.
Se concludeva il colloquio quella sera, aveva la possibilit di raccogliere le informazioni che le servivano per stendere una relazione esauriente che sarebbe stata daiuto al tribunale. Immagin la reazione di gioia di Max quando gli avesse detto che poteva fatturare per intero la sua quota di ore per la relazione. E, da un punto di vista etico, completare la valutazione era la cosa giusta da fare. Una valutazione psicologica completa sarebbe stata nellinteresse della figlia e preferibile al consegnare una relazione insufficiente sulla personalit del padre. Ed era pur vero che lidea di poter essere il primo professionista che riusciva a penetrare la corazza di Lawrence Simpson la elettrizzava.
Esit, indecisa.
A volte, uno strappo alla regola funzionava. Come avrebbe detto Max.
Se vuole davvero capirmi, disse lui, allora deve venirmi incontro. Vorr di certo le due versioni della storia prima di farsi unidea, no? Non intendo fare il suo ridicolo test, ma ci sono cose importanti che dovrebbe sapere. E cose sulla mia infanzia che potrebbero spiegare cose che non ho detto allassistente sociale.
Stava attirandola con la carota.
Hannah agit la mano in segno di saluto. Li aveva quasi raggiunti.
Era nellinteresse della figlia di Lawrence Simpson che Stella ottenesse un profilo psicologico completo prima che venisse presa una decisione sullaffidamento.
Ciao! Hannah piomb su di lei e le schiocc un gran bacio sulla guancia. Infil il braccio in quello di Stella e si volt verso Lawrence Simpson con un gran sorriso. Portava una gonna corta, tacchi alti ed era favolosa. Stella aveva la tendenza a coprirsi, a vestirsi in modo poco appariscente, per evitare di suscitare qualunque interesse nei suoi clienti. Avrebbe dovuto chiedere consiglio ad Hannah, e allora Max non avrebbe potuto fare a meno di notarla.
Volutamente, non le present il suo cliente.
Ma lei tese la mano. Io sono Hannah, disse.
Lawrence. Simpson le rivolse un sorriso disarmante e le diede una stretta di mano che dur pi del necessario. Stavo disturbando il dottor Davies nella speranza di rubarle un po del suo prezioso tempo per discutere un caso.
Lavorate insieme? chiese Hannah.
Stella sent il cervello dellamica fare congetture. Era da un pezzo che Stella era sola; Hannah sarebbe stata al settimo cielo al pensiero che lei avesse incontrato qualcuno di interessante.
Mi spiace, non  un buon momento, disse Stella. Tir Hannah per il braccio, voltandosi.
Ma lamica riusc a districarsi. Non c problema, disse. Fate pure. Una corsetta mi far molto meglio dei tre bicchieri di vino che berrei se andassimo al pub.
Stella cerc di formulare una protesta, una strategia di uscita, senza sembrare maleducata o violare la confidenzialit, ma ci mise troppo.
La ringrazio molto, disse Simpson. Lo apprezzo davvero.
Hannah sorrise mentre salutava con la mano e se ne andava in fretta, ansiosa di non interferire in quello che riteneva un incontro promettente.
Si unisca a noi pi tardi, aggiunse. Andiamo di nuovo alla danza del ventre. Izzy non ha ancora partorito. Se non entrer in travaglio nei prossimi due giorni, indurranno il parto.  disperata.
Simpson rise.
Stella era risentita e stanca. Aveva il diritto di avere le serate libere, a dire poco. E avrebbe di gran lunga preferito bere un bicchiere di vino che intervistare Simpson.
Fece un respiro e rientr nei panni della professionista. Non voleva che Simpson la seguisse nella clinica e la vedesse accendere le luci e cercare i documenti della valutazione. Aveva bisogno di un po di tempo da sola per schiarirsi le idee e rivedere la traccia del colloquio. Pu venire alla clinica tra mezzora?
Certo, disse Simpson. Mise le mani in tasca e con passo tranquillo si diresse al piccolo caff della stazione della metro.
Lei rimpiangeva di aver ceduto alle sue pressioni per avere un appuntamento con cos poco preavviso. Ma adesso non aveva altra scelta che fare il colloquio. Se non lo avesse fatto, Simpson senza dubbio lavrebbe riferito al suo legale, minando la sua credibilit.

Hilltop, una di notte.
Hai ottenuto quello che volevi, disse Stella. Siamo sole.
Quando Blue si sedette con le gambe rannicchiate sotto di s, la poltrona con il suo cuscino di pelle sembr volerla inghiottire.
Peter era furibondo. Stella non gli aveva lasciato altra scelta che aspettare nello studio.
Per il momento, il suo bisogno di accertare i fatti aveva fatto svanire la sua paura. Doveva sapere se la visita di Blue aveva a che fare con Lawrence Simpson. Era decisa a restare razionale.
Inspir per calmarsi, si aggiust il collo del maglione. Ramment a se stessa che anche Blue aveva sofferto.
Blue, so che hai passato dei momenti difficili, credo a quello che mi hai detto prima, su tuo padre e tua madre. Sono certa che avevi una buona ragione per venire qui. Voglio capire cos successo, cos da trovare il miglior modo per aiutarti.
Lui  il mio dottore, disse Blue. O meglio lo era, ma adesso non vuole vedermi pi.  per questo che sono venuta.
Stai parlando delle tue sedute di terapia con il dottor Fisher?
Blue annu. Era decisa a evitare di parlare di suo padre. Stella doveva trovare un modo per fiaccare la sua resistenza, o almeno mettere a nudo qualche contraddizione nella sua ultima versione degli eventi.
Perch hai cominciato ad andare da lui?
Mia madre pensa che io abbia dei problemi.
E per quale ragione?
Ho fatto delle stupidaggini a scuola. Mi tagliavo. Il mio medico voleva mandarmi in non so che posto, ma cera una lunga lista dattesa, cos penso che abbia chiesto al dottor Fisher di vedermi come una specie di favore. Non so come mai lui abbia accettato, perch non abbiamo denaro.
E nelle tue sedute ti ha prescritto dei farmaci? O avete anche parlato?
Soprattutto parlato.
Ma  stato il dottor Fisher a prescriverti le pillole? chiese Stella.
Blue annu.
Max doveva aver pensato che fosse bipolare o potesse avere una personalit delirante. Era notoriamente difficile trovare psichiatri dellet adolescenziale; doveva essersi sentito obbligato a intervenire per aiutarla. E tuttavia non riusciva a capacitarsene. Era furente con lui: per non averne prima discusso con lei e non aver pensato alle implicazioni.
Le pillole che prendi a volte vengono prescritte alle persone che hanno allucinazioni o delirio, che vedono o sentono cose che non ci sono realmente. Ti  mai successo?
Blue si morsic il pollice con tanta forza che Stella vide uno sbaffo di sangue allangolo della bocca. La ragazza sembr non accorgersene e continu a morsicare la pelle.
Mi hai sentita? chiese Stella.
Non ho mai visto n sentito cose che non cerano, disse Blue.
Smettila, ti stai facendo male, disse Stella.
Blue scost la mano dalla bocca. Si mise a tirare i fili che pendevano dal fondo della sua T-shirt. So delle cose su di lui che nemmeno lei sa.
Davvero? Stella cerc di assumere unespressione interessata e preoccupata.
Blue non riusciva a stare ferma, si agitava. Rannicchi le ginocchia contro il petto e le strinse forte. Si rimise in bocca il pollice.
Non so se dovrei dirglielo, dichiar. Volevo incontrarla, vedere comera. Pensavo che lavrei odiata.
Non capisco, disse Stella.
Mi piaceva andare da lui. Mi piaceva il modo in cui mi ascoltava. E il modo in cui mi guardava. Alz lo sguardo su Stella, cercando una reazione.
In realt, era pi che piacermi adoravo andare da lui. Quando non ha pi voluto vedermi, ero distrutta. Non era giusto. Sapevo che era sposato. Ho visto lanello e la sua fotografia sulla scrivania. Ho pensato se non potevo vederlo, allora non so, volevo vedere lei.
Rimise gi le ginocchia e si sporse in avanti. Non parlavamo soltanto. Credo che abbia paura che racconti quello che  successo e che ha fatto. Forse  per questo che non vuole vedermi.
Quella ragazza stava giocando con lei.
Stella studi il suo viso. Le labbra rosa pallido avevano una perfetta forma a cuore. Era una creatura sensuale, imbronciata, una bimba con le curve di unadulta. Splendida Blue.
I pazienti hanno spesso fantasie sui loro terapeuti, disse Stella. Ha anche un nome, si chiama transfert.
Non  immaginazione.
A volte queste fantasie sono cos potenti e sembrano cos reali che i pazienti cominciano a credere che siano vere.
Parla proprio come lui.
Sono sicura che  stato gentile con te. Sono sicura che ti ha ascoltato e ha passato molte ore del suo tempo solo con te. Questo pu generare dei sentimenti forti, soprattutto se tuo padre non ti ha dato laffetto di cui avevi bisogno.
Blue scosse il capo. No. Si chin in avanti, i capelli sciolti e spettinati attorno al viso e gli occhi ardenti. Io lo amo. E lui mi ha ricambiata. Cose Sollev la testa, guardando fisso Stella, con uno sguardo di sfida. Mi ha toccata, disse Blue.
E allimprovviso Stella ebbe voglia di ridere. Le affermazioni di Blue erano assurde.
Non  successo solo una volta. Abbiamo fatto delle cose.
Quella ragazza mentiva come respirava, riflett Stella.
Pensavo che lavrei odiata, disse Blue, ma non  cos.
Stella voleva le sue pastiglie. Voleva mandar gi uno dei suoi adorati pezzetti di oblio azzurri. Cazzo, quanto avrebbe voluto fuggire. Quella ragazza era delirante. Doveva essere cos.
Cosa stai dicendo, di preciso? Che hai fatto sesso con lui? chiese.
Blue annu. La stava fissando, implorandola con gli occhi. Cosa voleva? Conforto? Assoluzione? Comprensione? Quando non ci fu reazione, nessun cambio di espressione, nulla, Blue distolse lo sguardo.
Questa  unaccusa molto seria, lo sai? Non  uno scherzo, un gioco idiota come quelli che hai fatto a scuola. Mio marito ti ha preso in cura gratuitamente. Lhai detto tu stessa che tua madre non ha denaro.  stato gentile con te perch  un uomo buono.  anche un brillante psichiatra. E scommetto che ha pagato anche tutte le tue medicine. Perch se tu avessi aspettato un appuntamento tramite il servizio sanitario nazionale, staresti ancora in attesa. O saresti rinchiusa in qualche struttura protetta per adolescenti. Ma lui ti ha preso in carico per pura gentilezza. E adesso  cos che lo ringrazi, mentendo per introdurti in casa sua e inventandoti storie malevole. Mentre parlava, la rabbia di Stella esplose, diventando sempre pi grande. Sei malata. Sei davvero malata.
Tu e tuo padre.
Blue scosse il capo. Si tir indietro, rannicchiandosi in un angolo della poltrona, come se Stella volesse farle del male. Era muta, ma la lucentezza dei suoi occhi azzurri spaventava Stella. Era la figlia di Lawrence Simpson, in tutto e per tutto. Non aveva fatto che manipolarla. Blue era venuta a Hilltop per distruggere la sua vita, o quel poco che ne rimaneva.
E allora? Cosa vuoi da me, Blue? chiese Stella. Sei venuta qui per farmi del male e per cercare di distruggere mio marito e il mio matrimonio. E ora?
Gli occhi di Blue si riempirono di lacrime. Non lo so. Adesso piangeva, faceva la vittima, e Stella non riusciva a sopportarne la vista. Si alz dalla poltrona e and davanti al camino, dandole le spalle. Chiuse gli occhi e appoggi la fronte sulla fredda mensola di ghisa. Avrebbe dovuto lasciare che fosse Peter a occuparsi di lei.
Sent Blue avvicinarsi e fermarsi dietro di lei. Riusciva a sentire il suo fiato sul collo.
Ero io quella che lo volevo, disse Blue. Io volevo lui. Ho fatto in modo che mi toccasse. Allinizio lui non voleva, ma io avevo bisogno che mi toccasse.
Sei una bugiarda. Oppure sei pazza. Comunque sia, io non ti creder mai.
Adesso che aveva cominciato a parlare, Blue non si fermava pi. Toccandosi, sbottonando la camicetta, strisciando verso di lui carponi, aprendogli la cerniera salendogli sopra chiudendo a chiave la porta
Stella tenne gli occhi chiusi, continuando a darle le spalle. Le parole di Blue si insinuavano nel suo cervello, scavandole nei pensieri e nello stomaco. Non avrebbe mai dovuto lasciarla entrare. A Hilltop lei era al sicuro, e adesso Blue lo stava contaminando. Voleva distruggere lultima cosa che le restava. Max. Il suo matrimonio.
Blue premette il viso contro la sua schiena e le mise le braccia attorno alla vita. Stella non voleva voltarsi. Blue premette pi forte la testa e strinse le braccia.
Per favore, si volti, disse. Ho bisogno che veda
Allontanati da me! Stella affond le dita nelle braccia di Blue e se le strapp di dosso. Si volt e le diede una spinta. Blue barcoll e inciamp nel Buddha di giada accovacciato nel camino. Rimase sul pavimento, carponi, a testa bassa e con i capelli che le coprivano il viso.
Perch ci stai facendo questo? chiese Stella.
Lui non pu smettere di vedermi. Non pu buttarmi via come fossi spazzatura. Io non sono nulla!
Blue era un animale, acquattato sulle braccia e sulle ginocchia. In lacrime. Pazza. Imprevedibile.
Guardarla sconvolgeva Stella. Il pensiero di Max nel suo studio, solo con lei, incapace di trattenersi.
Non era vero.
Stella si mise le mani sugli occhi, ma le immagini di Max e Blue danzavano dietro le sue palpebre. Lo studio che conosceva cos bene, le poltrone, il tappeto antico, quei capelli biondi che scendevano davanti al viso, il suo seno perfetto, la pelle color panna, il suo disperato bisogno di essere amata. Lo stomaco le si contorse e fu sul punto di sentirsi male.
Le mani di Blue erano di nuovo su di lei, aggrappate alle sue ginocchia. Per favore, mi guardi, disse. Stella cerc di staccarsi di dosso quelle orribili unghie mangiucchiate, ma Blue resistette. Io volevo farle del male. Ma adesso non pi. Voglio solo che lei sappia.
Blue non la lasciava andare. Stella avrebbe voluto darle un calcio, picchiarla e vedere i lividi rossi comparire sulla sua guancia. Le sarebbe piaciuto strangolarla. Non ce la faceva pi a sopportarlo. Tese una mano, afferr una ciocca di capelli e stratton allindietro la testa di Blue, tirando, tirando finch le braccia della ragazza non cedettero e lasciarono andare le sue ginocchia. Allora Stella si spost a distanza di sicurezza, lasciandola a piangere, acquattata sul pavimento, a implorare.
Sto dicendo la verit, disse Blue. Lo giuro. Voglio solo che lei mi creda.
Hai mentito per introdurti in casa mia e hai continuato a farlo. Non ti avvicinerai mai pi a mio marito. Far entrare Peter, e lui ti porter alla stazione di polizia. Da l probabilmente ti manderanno in un ospedale psichiatrico di sicurezza, dove ti rinchiuderanno. Quindi puoi scordarti di Max e anche di vedere tua madre.
Guard dritto negli occhi spaventati e disperati di Blue, godendo del dolore che le aveva inflitto.
Quella era casa sua. Max era suo marito. Non si sarebbe fatta prendere in giro da unadolescente in fuga. Adesso vedeva i benefici del cocktail chimico di tranquillanti che la ragazza prendeva. Max aveva delle buone ragioni per prescriverglieli, era chiaro.
Lo sguardo della ragazza si incup. La fissava con un miscuglio di piet e di sfida. Si alz, raddrizz la giacca e si scost i capelli dal viso. Fece un passo indietro. Poi si inginocchi e prese la statua di giada con entrambe le mani. La alz sopra la testa e corse, lanciandola dritta verso la finestra.
Il rumore del vetro che si rompeva trapass il buio avvolto nella neve.
Blue afferr i lati dellintelaiatura della finestra, gridando quando i pezzi di vetro le tagliarono le mani. Sal sulla finestra e si spinse fuori, schiacciando i frammenti di vetro con i piedi e scivolando sulla neve ghiacciata.

Ladbroke Grove, venerd 7 gennaio,
undici del mattino.
Sua madre aveva cominciato a chiamarla Blue quando aveva sei anni. Le aveva cambiato il nome cos, senza chiederle se era daccordo, n dirle perch. Il suo vero nome era Lauren. Era stata chiamata come suo padre, tanti anni prima, quando ancora i suoi genitori non si odiavano a morte. Lauren Simpson.
Sua madre le aveva mentito. Aveva detto di averla sempre voluta chiamare Blue, per via degli occhi, ma Lauren sapeva la vera ragione. Laltro nome le ricordava troppo luomo che odiava.
Il cambio di nome era stata la prima volta in cui si era davvero incazzata con sua madre. Cerano anche altre cose: lei beveva, tornava a casa con uomini che guardavano Blue in modo buffo, stava sempre male, certi giorni non riusciva a scendere dal letto.
Ma Blue odiava soprattutto suo padre. Per averle lasciate e perch non dava loro denaro. E lo odiava ancora di pi perch era tornato, per averle fatte sperare e poi aver peggiorato tutto. Lui non le avrebbe mai lasciate in pace, mai, mai. Ogni volta cominciava sempre nello stesso modo. Il giudice costringeva Blue a uscire con lui per un giorno. Lui veniva a prenderla e la portava in macchina lontano da casa, in un luogo neutrale. Il loro indirizzo avrebbe dovuto essere un segreto, invece sua madre gli diceva dove vivevano, lo faceva entrare; si metteva in ghingheri, con troppo rossetto e troppo profumo. Dopo un po, cominciavano a discutere. E peggio.
La faceva impazzire. Sua madre le prometteva che la volta successiva non lavrebbe fatto entrare e che non sarebbe nemmeno venuta alla porta quando lavesse riportata a casa, ma lo faceva sempre.
Blue amava sua madre, che per la faceva impazzire.
Era nella sua stanza, con la porta chiusa a chiave. A sua madre non piaceva quando lei si chiudeva dentro, ma adesso sua madre non era a casa. La sua stanza era molto piccola, cera appena spazio per un letto singolo, un tavolino e un piccolo cassettone con sopra un televisore. La stanza di sua madre era un poco pi grande, ci entrava un letto matrimoniale, ma poi non restava molto spazio per muoversi. Il bagno era sotto il tetto. Non si riusciva a stare dritti quando si faceva la doccia. Per fortuna nessuna di loro due era molto alta. Non cera mai abbastanza denaro per arrivare alla fine del mese. Un po veniva da suo padre, ma sua madre si lamentava: non era abbastanza, glielo dava sempre in ritardo e la costringeva a fare delle cose prima di darglielo, glielo dava solo se lo lasciava venire a casa.
Blue sarebbe dovuta essere a scuola. Avrebbe dovuto avere un appuntamento con lui, il venerd pomeriggio. Apr il telefono e fece il numero della clinica.
Clinica di Grove Road, sono Anne. Falsa allegria, falsa cordialit, falsa come le sue tette false. Si tast le proprie: non erano tanto grandi, ma stavano in una mano ed erano salde e sode.
Sono Lauren, disse. Dovrei avere un appuntamento oggi pomeriggio. Alle quattro. E forse  stato cancellato, ma ho davvero bisogno di venire.
Non potevi avere un appuntamento oggi. Il dottore  via per una riunione.
Dove?
C qualcosa che posso fare per te? Il tono era pi impaziente che disponibile.
Devo parlargli. Pu darmi il suo numero di cellulare?
Non  possibile.
Questo lo dice lui, o  quello che dice lei? Blue rannicchi le gambe contro il petto, cinse le ginocchia con le braccia e si dondol avanti e indietro. Ho bisogno di un appuntamento.  urgente.
Un attimo, ti metto in attesa.
Dal telefono usc una musica insulsa, e in lei si accese la speranza.
Ha detto di prendere appuntamento con il tuo medico curante, se hai bisogno di qualcosa. Hai capito?
Non sono stupida! Chiuse il telefono con uno scatto e lo lanci contro la parete.
Continu a dondolarsi. Doveva vederlo. Doveva fare in modo che laiutasse. Si dondol pi forte, spingendosi avanti e indietro con i talloni. Poteva andare in bagno e prendere il rasoio di sua madre, quelle lamette erano dure da togliere, ma poteva farcela. O poteva rompere la cornice di una fotografia e usare un pezzo di vetro. Se si fosse tagliata, allora lui sarebbe stato costretto a prestarle attenzione. Arrotol la manica della blusa e si guard le braccia, segnate da spesse linee bianche. Non si tagliava pi da quando andava da lui; le sue braccia avevano un aspetto migliore.
Aveva paura che qualunque cosa facesse a se stessa, a lui non sarebbe importato comunque. Lei non era nulla, non esisteva, poteva anche essere morta. Voleva che lui soffrisse. Voleva che provasse cosa significava il dolore. Estrasse la busta dalla borsa. Laveva presa dalla sua scrivania mentre aspettava nel suo ufficio quando lui aveva fatto tardi per lappuntamento, come capitava a volte. Hilltop. Aveva memorizzato indirizzo e codice postale, ma aveva comunque tenuto con s la busta. Voleva qualcosa di suo, da tenere. Aveva preso anche la sua penna, che era dentro la busta. La rigir tra le dita, la annus.
Odiava stare da sola e aspettare. Si cambi la divisa della scuola e si mise leggings, scarpe da ginnastica e la giacca di pelle.
Usc da casa e si diresse alla stazione della metropolitana. Attorno a lei fluttuavano piccoli fiocchi di neve mista ad acqua, che atterravano sul marciapiede e si dissolvevano. Si sentiva molto meglio quando era fuori casa e si muoveva. Raccolse i capelli sotto il berretto perch non si bagnassero. Minuscoli fiocchi bianchi le rimbalzavano contro le guance e le palpebre. Si sentiva piena di energia.
A met strada dalla stazione, i fiocchi si fecero pi grandi. Quando arrivavano sul marciapiede, diventavano sporchi e neri sotto i piedi della gente. Il cielo era scuro e minaccioso. Blue cominci ad accorgersi del freddo alle mani, la punta delle dita era diventata rosso vivo. Si tir gi il berretto, coprendo la fronte e le orecchie. Infil le mani in tasca e continu a camminare, a testa bassa. Non portava le calze, e le caviglie erano due pezzi di ghiaccio. Acceler il passo, cercando di scaldarsi. Consider lidea di rinunciare e di tornare a casa, dove era acceso il riscaldamento, ma a quel punto aveva gi attraversato lincrocio ed era davanti allingresso della metropolitana. Prese una mappa della rete: doveva arrivare alla Metropolitan Line. Non doveva fare altro che cambiare a Baker Street, era facile.
Appoggi la sua Oyster Card al cerchio giallo e attese il bip. I tornelli si spalancarono, lei scese le scale e giunse sulla banchina ventosa. Il treno che arriv era vecchio e con un cattivo odore. Si sedette sul sedile di consunto velluto rosso e tir su i piedi. Un tizio vecchio e grasso con una specie di cappotto gonfio le rivolse unocchiataccia. Lei appoggi la testa allindietro e guard fuori dal finestrino. La neve vorticava, coprendo le rotaie del treno.

Clinica di Grove Road, maggio 2009.
Lawrence Simpson fu prevedibile: suon il campanello della clinica esattamente mezzora pi tardi.
La passatoia sulle scale era silenziosa e spugnosa sotto i tacchi di Stella, e laria nella clinica vuota sembrava volteggiarle intorno a disagio, come se lei fosse unintrusa. La scrivania di Anne era come sempre immacolata. La sua tazzona a strisce rosa era posata accanto al vaso vuoto.
Stella si strinse nella giacca mentre apriva la porta. Almeno cera ancora luce.
Apprezzo davvero che si dia tanto da fare per me, disse Simpson. Aveva sfoderato il suo comportamento migliore: affascinante e umile.
Stella annu. Fece strada su per le scale, di nuovo a disagio, con Simpson dietro di lei, che la guardava. Si ferm davanti alla porta aperta e gli fece cenno di entrare.
Si accomodi, gli disse.
Si chiese se dovesse chiudere la porta dello studio  non era strettamente necessario, dal momento che nella clinica non cera nessuno  ma la chiuse, per abitudine. Indugi per un attimo con la mano sulla maniglia. Avrebbe voluto non essere l da sola con lui, in quella clinica vuota, con la luce che fuori scemava.
Mentre indugiava, Simpson si sedette nella poltrona in cui era seduta lei durante lultimo colloquio. Di solito lei ci posava sopra il blocco degli appunti, come mossa preventiva, ma se lera dimenticato e lui aveva colto loccasione. Le sue lunghe gambe erano gi accavallate strette, e le dita tamburellavano inquiete sui braccioli.
Stella si sedette nella poltrona di fronte a lui. Abbiamo sessanta minuti, disse.
Lui pieg un angolo della bocca in una smorfia. Laspetta una serata piena?
Lei pos lo sguardo sulla lista di domande. Avevo pensato di ricominciare, di rifare il colloquio dallinizio, disse.
Le dita di lui continuavano a tamburellare sul bracciolo.
Ha compreso la ragione per cui il giudice ha richiesto una valutazione psicologica? chiese Stella.
Come le ho spiegato, io qui non centro niente. La mia ex moglie ha delle difficolt a essere un genitore idoneo. Io voglio la possibilit di prendere il suo posto, di farlo come si deve, di dare una casa stabile alla mia bambina.
Era lesatta e identica risposta che le aveva dato la volta precedente. Stella disper: non aveva cambiato il suo atteggiamento verso la valutazione. Ma certo che non laveva cambiato. Era stato solo il suo orgoglio, e la sua presunzione, a indurla a offrirgli quellinutile appuntamento. Aveva investito troppo in quel caso. Aveva sempre avuto un debole per i medici. Era la sua rovina.
Lei era molto bella da giovane. La mia ex moglie. Si  lasciata andare.
Laveva accennato lultima volta che ci siamo visti.
Il suo sguardo guizz verso la finestra. Voleva solo che quel colloquio finisse. Era cos sulla difensiva che non avrebbe ricavato nulla di utile parlando con lui. Ancora una volta, deliberatamente, lui le aveva fatto sprecare il suo tempo. Non intendeva passare unaltra seduta a sentirlo lamentarsi della sua ex moglie.
Lamentarsi della sua ex moglie non laiuter, disse. Era la fine di una lunga giornata, e la sua irritazione trapel. Lui strinse la mascella.
 pronto a parlare di s? gli chiese, anche se conosceva gi la risposta.
E perch dovrei darmene la pena?
Come, prego?
Lei ha gi deciso. Sa che non ho alcuna possibilit di ottenere laffidamento. Per questa volta, almeno. Le piace vedermi soffrire, dottore?
Ne aveva le scatole piene di lui. Avrebbe voluto essere alla danza del ventre e sentire la risata di Hannah. Si chiese perch mai avesse insistito tanto per avere lappuntamento.
Prima, quando abbiamo parlato qui fuori, lei ha accennato ad alcune nuove informazioni di cui voleva mettermi al corrente. Era qualcosa che le premeva venisse inserito nella relazione?
Ha idea di quanto sia stato umiliante per me questo procedimento? Si sporse in avanti.
Mi spiace che la veda in questo modo, disse lei.
Davvero? Il suo viso si contorse, pieno di frustrazione e disprezzo. Io non dovrei essere nello studio di uno psicologo. Tutto questo procedimento  un insulto.  uninvasione della mia intimit ed  totalmente immotivato.
Il colloquio si era trasformato in una disputa. Era persino peggio dei primi due. Stella non sapeva cosa fare, era consapevole che non cera nulla che potesse dire per rimediare alla situazione. Lui proteggeva la sua vita intima come i gioielli della corona. Il modo in cui si stava comportando in quel momento  ansia e irritazione che lasciavano il posto a unaperta ostilit  la convinse che avesse delle buone ragioni per tenere nascosto quel che avveniva dentro di lui. Probabilmente cerano un bel po di cose che non voleva che dei professionisti scoprissero su di lui.
E allora perch ha insistito per avere questo appuntamento?
Perch non ho niente da perdere.
Non capisco.
Lei mi avrebbe stroncato. Ho guardato la sua faccia mentre parlavo, quando cercavo di spiegarle le cose. Lei non ascolta. Lei  una puttana arrogante e non ascolta.
Lo voleva fuori dallo studio, fuori dalla clinica il pi in fretta possibile. Si alz. Al diavolo la relazione. Simpson non intendeva sottoporsi alla valutazione. Non aveva mai avuto nessuna intenzione di farlo.
Credo che sia il caso di terminare il colloquio, disse. Si comport come se tutto fosse a posto e non fosse impaurita.
Simpson rimase seduto. Scavall le gambe. Non ancora. Prima parliamo un po di lei.
Stella appoggi la mano al bracciolo della poltrona e resistette allimpulso di spalancare la porta e uscire dalla stanza.
Io sono un medico, come ben sa, disse lui. Ho accesso al database centralizzato. Ho dato unocchiata alle sue cartelle cliniche. Tutte. Proprio tutte.
Questo  contrario alletica. Lei non ha il permesso di farlo.
Lui le rivolse un sorriso sprezzante. Ha avuto una vita parecchio interessante.
Non  la mia vita a essere sotto esame qui. Si chiese quanto sapesse. Tutto. Doveva sapere ogni cosa. Era tutto nelle sue cartelle. Cosa vuole dimostrare?
Lo sa benissimo, disse lui. Se c qualcuno che ha bisogno di una strizzata al cervello, quella  lei.
Si alz, con tutta calma. Fece un passo verso di lei. Poi un altro.
I suoi occhi la spaventavano. Erano socchiusi e lampeggiavano. Stava guardando un crotalo.
Scappa, le grid listinto. Era paralizzata.
E poi fu troppo tardi. Lui si mosse in fretta e si port con la schiena davanti alla porta, bloccandole la strada.
Quando ha acconsentito a questo appuntamento, disse lui, sapeva gi che non avevo alcuna possibilit di ottenere laffidamento. Quindi, in sostanza, lei voleva fottermi.
Il suo avvocato doveva avergli detto che non cera speranza.
No. Scosse la testa. Io volevo essere sicura che la mia relazione fosse esauriente. Credo che sia nellinteresse di tutti  suo e di sua figlia  indipendentemente da quello che decide il giudice.
Il suo sguardo non cambi, non si addolc. Non le credeva. Non cera modo di arrivare a lui. Simpson si volt e chiuse la porta a chiave.
Cosa sta facendo? Non avrebbe mostrato la sua paura, non gli avrebbe dato quella soddisfazione. Sentiva il battito frenetico del proprio cuore.
Lui dava le spalle alla porta, con le gambe leggermente divaricate e le braccia lungo i fianchi.
Apra la porta, per favore.
Simpson si allent la cravatta. La fronte era madida di sudore; una goccia gli scese lungo la guancia. Se lei avesse scritto questo nella relazione, le sue possibilit di ottenere laffidamento erano finite per sempre. Lui doveva saperlo.
Non intendeva lasciarla nello stato di poter scrivere qualcosa.
La sua ex moglie aveva detto che la soffocava, stringendole il collo con le mani. Stringeva quanto bastava per farle perdere i sensi, ma non abbastanza per ucciderla. Era un sadico, godeva a torturarla, aveva detto. Ma nessuno voleva crederle.
Stella non aveva informato nessuno di quellappuntamento dellultimo minuto.
Tu volevi umiliarmi, disse lui.
Questo non  vero. Lei mi ha pregato di darle questo appuntamento. Non avrebbe dovuto usare il verbo pregare. Lui sbatt le palpebre, e nella frazione di secondo in cui la sua espressione cambi, lei pens che le si sarebbe avventato addosso, colpendola.
Rimase immobile.
Simpson apr e chiuse le dita. Si stava scaldando. Lei era terrorizzata al pensiero che stava per scoprire in che modo aveva sofferto la sua ex moglie.
Cera un pulsante antipanico sulla parete dietro la scrivania, avrebbe potuto raggiungerlo con uno scatto, ma non sarebbe servito. Attivava un allarme dietro la scrivania di Anne, la quale non cera. La clinica non offriva appuntamenti dopo lorario di chiusura.
Poteva dire a Simpson che nella relazione al tribunale avrebbe scritto qualunque cosa lui volesse, ma non si illudeva che fosse tanto stupido da crederle.
Resta calma. Cerc di calmare i pensieri impazziti, il battito del cuore, tent di respingere il panico. Respira. Pensa. Se chiudere a chiave la porta era stato un atto impulsivo, lei aveva ancora una possibilit. Se invece era premeditato, non ne aveva nemmeno una di uscire incolume da quello studio. Ripens al loro incontro allangolo della strada. Non credeva che le avesse chiesto di riceverlo allo scopo di ucciderla. Lei avrebbe potuto dire a chiunque che si dovevano incontrare, era troppo rischioso. In quel suo modo contorto, Simpson amava sua figlia e non avrebbe voluto distruggere ogni possibilit di avere con lei un rapporto di qualunque genere.
La sua chance migliore era di convincerlo che cera ancora tempo per uscire da quella situazione senza fare troppi danni.
Dottor Simpson, disse, se apre la porta adesso, accetter il fatto che chiuderla a chiave sia stato un errore impulsivo del quale si  subito pentito. Che questo gesto di intimidazione non era premeditato. So che sta subendo uno stress terribile e che il suo avvocato le ha comunicato delle brutte notizie. Lei non  in s.
Sper di avergli dato una scappatoia.
Gli occhi azzurri erano diventati neri. Erano pieni dodio. Non parlarmi come se fossi un demente.
Non lascoltava. Non era razionale.
Anche se non riesce a ottenere laffidamento, non faccia qualcosa di stupido che pregiudicherebbe le sue possibilit di avere dei contatti con sua figlia e di costruire col tempo un rapporto. Mi ha detto di non aver mai fatto niente di sbagliato, come genitore. Ma se quella porta resta chiusa a chiave, lei mi sta trattenendo qui contro la mia volont e allora ha poca importanza quanto lei sia stato un buon padre finora.
Lui non si mosse. Se lei avesse cercato di avvicinarsi alla porta, si sarebbe anche avvicinata a lui, e non voleva arrivare a una distanza da cui lui avrebbe potuto colpirla. Indietreggi. And dietro la scrivania, raccolse il portatile e le cartellette nella borsa e se la mise sulla spalla.
Avanz verso di lui. Per favore, si sposti, gli disse.
Lo schiaffo la colp sulla mascella. Stella barcoll, portandosi la mano al viso. Lo choc fu peggio del dolore.
Ho usato il palmo della mano, questa volta, disse lui. Ma posso farti anche pi male.
Cosa vuole?
Voglio che tu collabori.
Lei premette con pi forza la mano sulla mascella, che aveva cominciato a far male.
Gli uomini non facevano altro che guardare la mia ex. Anche tu sei una ragazza attraente quanto basta per poter avere tutti gli uomini che vuoi. Io posso cambiare le cose. Langolo destro della sua bocca si sollev di nuovo, in un sorriso perverso di rabbia e anticipazione.
Incolpare la vittima. Era questo che avevano fatto tutti con la sua ex moglie.
Posso pestarti finch la tua faccia sar cos maciullata che nessun uomo ti guarder pi. E men che meno vorr toccarti. Sei giovane, quindi vivrai cos per molto tempo. Al giorno doggi la chirurgia plastica pu aiutare, ma non potr mai farti tornare come prima. O  se ti comporti bene  posso farti male in punti dove non si vedr.
Non avrebbe chiesto piet, perch non sarebbe servito. Era un uomo senzanima, n coscienza. Ma lei lo aveva scoperto troppo tardi.
Farmi del male ne varr la pena? Perder i contatti con sua figlia e andr in prigione. Non ci sar la possibilit di rifarsi una famiglia con la sua nuova compagna. Perch vuole farsi questo?
Sai, disse lui, hai proprio ragione. Ma non perder niente di pi di quanto abbia gi perso. Far solo qualcosa per me stesso, un risarcimento per quello che ho dovuto sopportare. E so che tu non ne farai parola con nessuno. Te lho detto, ho visto le tue cartelle cliniche. Farai esattamente quello che ti dir. E non parlerai.
Lei non indietreggi, lo affront, raddrizzando le spalle. Ramment a se stessa di respirare.
Era cos sicuro di s. Ma, daltra parte, aveva maltrattato la moglie per anni e laveva fatta franca.
Vedrai cosa significa farsi fottere, disse. Letteralmente. Se ti comporterai bene, non far altrettanto male.
Le avrebbe fatto del male per il suo piacere e per vendetta.
Non voleva avere paura. Non voleva provare dolore. Voleva uscirne, con il minor danno possibile.
Toss e quasi si soffoc con la sua stessa saliva. Non riusciva pi a nascondere la propria paura. Le aveva promesso che non le avrebbe fatto troppo male se non avesse opposto resistenza. Poteva anche mentire. Poteva cambiare idea. Ma qualunque cosa fosse successa, lei voleva vivere. Aveva trentanni ed era gi riuscita a restare sana di mente dieci anni pi di sua madre. Ce lavrebbe fatta a uscire da quella stanza. A qualunque costo, ne sarebbe uscita viva.
Simpson era pericoloso. Era lui ad avere il controllo.
Collaborer, disse lei.
Una volta deciso di fare tutto quel che lui le avesse chiesto, si sent un po pi calma. Poteva fare qualunque cosa al suo corpo, ma non poteva entrare nella sua mente. E promise a se stessa che, dopo di lui, nessuno avrebbe mai pi avuto quel tipo di potere su di lei.
Lui spinse il viso contro quello di lei. Le afferr il seno, pizzicando e torcendo. Come ti chiami, dottore?
Lei cerc di non divincolarsi.
Stella.
La lasci andare.
Spogliati, Stella.
Lei indossava ancora pantaloni e giacca di lino e una camicia bianca. Barric la sua identit dietro un alto muro di mattoni e si spogli. Si tolse prima le scarpe, e le pos ordinatamente accanto alla poltrona. Pieg la giacca e la mise sullo schienale. Dovette appoggiarsi alla poltrona, perch le ginocchia non la reggevano. Si tolse camicetta e pantaloni. Esit un momento, con la biancheria addosso. Lui aspett, col viso impassibile. Lei si tolse reggiseno e slip.
Bastardo. Avrebbe voluto afferrare qualcosa di pesante e spuntato e ridurgli in poltiglia la faccia. Chiss per quale ragione, immagin un bastone da hockey di legno bianco, con il manico rosa era quello che usava a scuola. Nella sua mente, lo colpiva in faccia, ripetutamente, godendo del sapore del sangue che le schizzava sul viso e sulla bocca. La rabbia laiut a restare in piedi mentre aspettava che le dicesse cosa doveva fare.
Sdraiati sul lettino, disse Simpson.
Le scatt delle foto, nuda, con le gambe divaricate. Avr sempre queste. E tu non saprai mai quando o dove salteranno fuori in internet.
E con questo? Un corpo nudo femminile  uguale a un altro. Non ha importanza.  solo un corpo.
Voltati. Tutti i tuoi futuri clienti saranno felici di conoscerti intimamente come ti conosco io. Mettiti carponi.
Che modo per scoprire che tutto quello che aveva detto di lui la sua ex moglie era assolutamente vero. I suoi maltrattamenti erano premeditati e crudeli. Simpson era un sadico psicopatico.
Lei non si mosse, non protest, non cerc di fuggire, o di scappare. Era sbagliato? Non lo sapeva. Lo credeva capace di qualunque cosa. Capace di ucciderla se avesse innescato la sua rabbia omicida. Il tempo scorreva lento, ogni secondo si trascinava pi a lungo del precedente. Aveva freddo, sentiva la pelle doca sulle braccia, sulle gambe e sulla schiena.
Non ti muovere. Ti stai comportando molto bene. Lobbedienza ti si adatta assai di pi. Ud un fruscio, come qualcosa che si strappava. Ti prego, fa che sia un preservativo, pens. Sapeva cosa stava per accadere.

Hilltop, una e trenta di notte.
Frammenti di vetro ai suoi piedi e il salotto pieno di aria gelida e umida. Peter correva, le spesse suole dei suoi scarponi calpestavano i bordi affilati, frantumando il vetro sul tappeto cinese.
Ha rotto la finestra, disse Stella, ed  corsa fuori.
Perch?
Lho spaventata. Lho minacciata.
Peter le lanci unocchiata che non le piacque. Sapeva di meritarsela.
Quanto  grande questo giardino? chiese lui.
Enorme. Quasi un ettaro. Stella armeggi con la chiave, apr le porte del patio e le spalanc. Dobbiamo trovarla. Congeler, l fuori. Credo che sia ferita.
Sul terreno allesterno cerano altro vetro e una traccia di impronte poco profonde. Sulla neve spiccavano macchioline rosse.
Mentre la sua ansia aumentava, Peter sembrava rispondere con sempre maggior lentezza.
Cosa c dietro quegli alberi? Indic il fondo del giardino.
Niente, disse Stella. Cio, c uno steccato che costeggia il bosco, tra noi e i vicini. Non credo che riesca a uscire.
Ramment di aver voluto fare del male alla ragazza; vide le proprie dita che strattonavano i lunghi capelli di Blue, tirandole indietro la testa. Stava per accadere qualcosa di terribile a Blue, ed era colpa sua.
C una piscina, disse Stella. Una vecchia piscina vuota. Lei non pu sapere che c. Se corre, se non la vede
Erano in piedi fianco a fianco davanti alla finestra infranta. Le luci illuminavano solo pochi metri di bianco e al di l tutto era avvolto in unoscurit grigio argento.
Trova una torcia elettrica e un kit di pronto soccorso, disse Peter. Da che parte  la piscina?
Dietro gli alberi, alla tua sinistra.
Lui usc sul patio, saggiando il terreno sdrucciolevole.
Non lasciarmi sola.
Allora vieni con me.
Ma lei era paralizzata sulla soglia e non mosse un muscolo.
E coperte. Prendi delle coperte. Poi si volt e se ne and.
Lei era sulla soglia, esposta. Chiunque avrebbe potuto arrivare a lei. Premette le dita sui bordi scheggiati della finestra rotta e sulle scaglie taglienti.
Il giardino era silenzioso perch la neve attutiva qualunque suono.
Se Simpson avesse voluto raggiungerla, sarebbe venuto la notte precedente, quando era sola con Blue. Perch aspettare che ci fosse lauto di Peter nel vialetto? Non avrebbe ceduto alla paranoia. Simpson aveva finito con lei diciotto mesi prima. Da allora non aveva pi saputo nulla di lui. Era finita. La temperatura in salotto era calata di molto e i termosifoni bollenti lottavano invano contro laria gelida. Maledetto English Heritage. Se quelle finestre avessero avuto i doppi vetri, Blue non sarebbe mai riuscita a infrangerli. E quello stupido Buddha, cos brutto e pesante. Era appartenuto alla madre di Max ed era stata lunica cosa che lui aveva insistito per portare con s quando si erano trasferiti a Hilltop. La statua era per terra sul patio, grassa e intatta.
Stella sent un formicolio sulla pelle, unenergia nervosa. Diventava sempre pi difficile restare ferma. Si allontan dalla finestra. Individu una torcia elettrica e un kit di pronto soccorso in cucina. Trov il cappotto e si mise le scarpe. Poi torn ad aspettare davanti alle porte aperte.
Aveva fiducia che Peter ritrovasse Blue, che la riportasse indietro incolume. Ti prego, fa che non si sia fatta niente.
La piscina era grande, sei metri per quattro. Lei e Max avevano parlato di rimetterla in funzione, o almeno di coprirla, per sicurezza, ma non ce nera mai stato bisogno: Stella non si avventurava mai in giardino.
Aveva lasciato che lamarezza e la rabbia avessero la meglio su di lei. Aveva deluso una bambina.
Avrebbe dovuto tenere al sicuro Blue. La ragazza era una vittima di Lawrence Simpson tanto quanto lei.
Stella si costrinse a fare un passo nel patio. Poi un altro.
Il patio era gelato e lei non riusciva a stare in equilibrio. Le scivol un piede. Cerc di trattenere il respiro mentre batteva il sedere contro il gradino, rimanendo senza fiato.
Cominci a tremare. Il cuore prese a martellare. Il respiro divenne corto e cominci ad ansimare perch i muscoli del torace si bloccarono. Era sola, esposta. Indifesa. Sarebbe morta.
Spinse forte con le mani sul terreno gelato e, ritrovando lequilibrio, riusc a rialzarsi. Il sangue rosso vivo di Blue formava una traccia nella neve immacolata. Distinse due serie di impronte poco profonde sul terreno imbiancato, che si dirigevano verso il semicerchio di alberi.
Non sarebbe mai riuscita ad attraversare il giardino.
Il cuore continuava a battere forte. Si costrinse a fare respiri pi lenti e profondi. Si gir a guardare la casa, le luci brillanti, e sicure, del salotto.
Ud un grido.
Ti prego, fa che Blue non sia in fondo alla piscina, con le ossa rotte.
Poi il silenzio. Unimmobilit tremenda.
Vedeva cose terribili, Blue maciullata su un mucchio di neve, con gli arti piegati in modo innaturale.
Microscopici ghiaccioli le punzecchiarono il volto. Aveva ricominciato a nevicare. Il freddo era corroborante, cos intenso che divenne lunica cosa di cui era cosciente. I palmi delle mani le facevano male nei punti in cui li aveva premuti contro il ghiaccio. La pelle bruciava. Non sentiva le dita dei piedi.
Un altro grido trafisse il giardino bianco e immoto.
Stella si volt verso il suono. Una figura emerse dalla fila di alberi. Era troppo lontana, cerano troppe ombre, non riusciva a vedere chi era.
Peter?
Fece un passo indietro, verso la casa.

Clinica di Grove Road, maggio 2009.
Non  stato tanto male, vero? La sua voce era satura di piacere.
Lei era carponi e guardava le pareti color crema dello studio. Le facevano male i muscoli delle braccia e delle mani per lo sforzo di reggersi, le ginocchia le dolevano nel punto in cui appoggiavano sul lettino rigido. Era troppo spaventata per muoversi finch lui non gliene avesse dato il permesso.
Immagino che cos tu non lo abbia mai fatto prima, disse lui.
Lei pens che forse stava sanguinando, perch un dolore acuto la trafiggeva dietro. Immagin che lui, alle sue spalle, stesse ridendo. I secondi passarono. Immagin che stesse togliendosi con attenzione il preservativo e che lavrebbe portato con s.
Sono colpito, disse. Non hai urlato. Non hai emesso suono. C del lubrificante sul vassoio dei ferri, ma ho pensato che non te lo meritassi.
Almeno non era costretta a guardarlo.
Alzati.
Si alz. Non os andare a prendere i vestiti. Aveva la bocca cos secca che non credeva che sarebbe riuscita a parlare, aveva un sapore disgustoso sulla lingua, e le doleva la gola. Aveva le gambe malferme, che non volevano reggerla. Non gli avrebbe dato la soddisfazione di vederla piangere.
Lui apr la porta, dandole la schiena. Lei frug con lo sguardo per la stanza, alla ricerca di qualcosa di pesante, qualunque cosa, da poter usare contro di lui. Non cera niente, e anche se ci fosse stato, non avrebbe avuto la forza. Si appoggi al bordo del lettino, chiudendo gli occhi per un secondo. Alzarsi le aveva fatto girare la testa. Ma era ancora intera. A malapena. Si aggrapp alla speranza che lordalia sarebbe finita presto, che lui sarebbe stato soddisfatto della vendetta. Ma non credeva che lavrebbe lasciata andare, semplicemente.
Simpson aspettava rilassato davanti alla porta aperta. Aveva tutto il tempo che voleva, sapeva che non sarebbero stati disturbati. Non aveva unarma, nessuna pistola n coltello. Eppure lei era terrorizzata da lui. Era confusa: distrutta, sottomessa e dolorante. Lui lafferr per un braccio, stringendo forte mentre la portava verso il bagno. Continu a tenerla mentre scostava la tenda della doccia.
Entra, le disse.
Lei tremava, ma riusc a sollevare le gambe oltre il bordo della vasca, senza cadere.
Lo schizzo di goccioline fredde le punse la pelle, come tanti aghi. Lui prese un flacone di sapone liquido dal lavandino e glielo vers sulla testa e sulle spalle.
Sfrega bene. Io ti guardo. Dappertutto.
Stella fece come le diceva. Il sapone era troppo e faceva troppa schiuma. Almeno adesso lacqua era pi calda. Voleva sfregarsi via ogni minima traccia di lui. Non gliene importava del DNA. Sfreg il sapone sugli occhi chiusi e premette con forza le dita nel cuoio capelluto. Si lav le braccia, il seno, il ventre e tra le gambe. Fece molta attenzione a non guardare in basso. Temeva di vedere del sangue sullo smalto bianco della vasca. Non voleva sapere.
Si resse alla maniglia, con lo sguardo fisso sulla commessura grigia tra le piastrelle bianche, e si chin per lavarsi i piedi. Si chiese se fosse stata punita abbastanza, o se il peggio dovesse ancora venire. Voleva strisciare via, in qualunque posto, nel suo appartamento, chiudere a chiave, tirare le tende e nascondersi l, per non uscire mai pi.
Simpson chiuse lacqua e le porse un asciugamano. Gli fu grata per quel piccolo gesto di gentilezza. Non aveva nessuna intenzione di fuggire o di lottare. Era debole.
Mia figlia  troppo grande per essere adottata, quindi probabilmente rester con quellinutile di sua madre o in affido prolungato. Io avr ancora contatti con lei. Tra qualche anno, capir che puttana debole e inutile sia sua madre e torner da me di sua volont. E nessuno di voi stronzi impiccioni potr farci niente. E tu ti ricorderai di me.
Stella vide le dita di Simpson stringersi a pugno, ma lui si controll, rilass la mano e si scost la frangia dal viso. Aveva ancora la mascella contratta. Era sicura che desiderasse con tutte le sue forze picchiarla, ma non voleva lasciare segni visibili.
Stella strinse le braccia attorno al petto.
Aveva di nuovo molto freddo e tremava pi di prima. Il dolore tra le gambe era acuto, e il sangue scendeva lungo le cosce. Si sent male al pensiero dei danni. Era in stato di choc. Non riusc pi a reprimere la nausea e vomit nella tazza del water. Rimase l in ginocchio, sollevata dal fatto di non guardarlo pi.
Di al pronto soccorso che hai fatto sesso un po violento con un partner occasionale, disse lui.  quello che consiglierei comunque.
Lei annu.
Simpson le diede unultima occhiata di apprezzamento, mentre lei era inginocchiata tremante, nuda e dolorante davanti al water, aggrappata al bordo. Si pass di nuovo la mano nella frangia, poi si volt e usc dal bagno.
Stella riusc a fare qualche respiro profondo. Il dolore era tale che le sembrava di essere spaccata in due. Era debolissima.
Raccolse le forze per un secondo o due, poi strisci verso la porta. Si sollev e chiuse a chiave. Croll sul pavimento, afferr lasciugamano e se lo strinse attorno alle spalle, mettendo la testa tra le ginocchia per cercare di fermare la stanza che girava. Le parve di sentire la porta dingresso che si chiudeva con violenza, ma non ne era sicura.
Non cerano finestre. Non aveva un orologio, quindi non sapeva quanto tempo fosse passato. Si sdrai sulle piastrelle, raggomitolandosi su un fianco. I suoi pensieri rallentarono, le membra si fecero pesanti e poi non riusc a pensare ad altro che allacqua. Aveva bisogno di bere dellacqua. Voleva alzarsi e aprire il rubinetto, ma non aveva lenergia necessaria. Desiderava con tutta se stessa un bel letto di ospedale con lenzuola bianche fresche di bucato e tanti, tanti antidolorifici.
Il fianco e la spalla premuti contro il pavimento freddo e duro le facevano male. La luce del soffitto si rifletteva sulle piastrelle bianche. Doveva aver dormito un po. Sent di essere sola nelledificio. Si mise seduta e rimase cos finch non le si schiar la mente. Poi tese il braccio destro per afferrare il lavandino. Quando si alz, la fitta violenta tra le gambe le fece mancare laria. Si morse le labbra, finch il dolore pass. Aveva le gambe deboli, ma la reggevano. Chiuse gli occhi, rimase immobile per un secondo per essere sicura di non cadere. Non voleva pensare al dolore o ai danni che potevano esserle stati causati. Aveva bisogno di un dottore. Voleva disperatamente i suoi vestiti. Gir la chiave nella porta, aspett un secondo, poi apr. Il corridoio era al buio. Si sentiva pi sicura, al buio, era stata esposta abbastanza. Le fotografie. Potevano gi essere in internet. Simpson aveva vinto. Lei si era del tutto sottomessa a lui. Lui si era assicurato che fosse vulnerabile per sempre; degradata.  solo un corpo.
Tastando la parete con le mani, Stella arriv al suo ufficio e, una volta l, si mosse lentamente nella luce fioca che filtrava dalle imposte. Non voleva mai pi vedere quella stanza. Voleva solo i suoi abiti. Erano ancora l, ripiegati sul bracciolo della poltrona. Si vest facendo attenzione a fare solo movimenti piccoli e lenti.
La borsa era ancora appoggiata alla scrivania, dove laveva lasciata. Infil i piedi nelle scarpe. Anche i tacchi bassi erano fonte di dolore, cos se le tolse e le ripose dentro la borsa capiente che poi si mise in spalla, con in mano il cellulare. Ledificio continuava a essere silenzioso.
Era sicura di essere sola.
Sempre tastando la parete con le mani, arriv fino in cima alle scale. La spessa passatoia era un conforto sotto i suoi piedi, mentre scendeva piano, un gradino alla volta, aggrappandosi alla ringhiera per sostenersi.
And alla porta dingresso e la tir per accertarsi che fosse chiusa. Simpson se lera tirata alle spalle quando se nera andato, e non poteva pi rientrare. Mise anche la catena di sicurezza, poi zoppic fino a una sedia della sala dattesa a riflettere sul da farsi. Attraverso le fessure delle veneziane vedeva i fari passare su Grove Road. Lunico numero che riusciva a ricordare era il 999, e cos lo fece. Dopo uno squillo, riattacc. Cera un altro numero non per le emergenze, ma non lo ricordava. Non voleva parlare con degli estranei, n che qualcun altro la esaminasse, facendole del male e umiliandola.
Gli occhi si erano adeguati alla luce nebulosa e ci vedeva perfettamente. Non aveva ancora idea di cosa fare. Si spost sul sof, rannicchiando le gambe. Pens di restare l fino al luned mattina. Pens alla sua privacy e alla sua carriera. Aveva bisogno di un consiglio.
Dopo qualche squillo, lui rispose. Si chiese dove fosse, al venerd sera. Se era fuori con Hannah, Izzy e tutti i loro amici.
Pete, disse. Sono Stella.
Stella. Sembrava contento di sentirla.
Lei rimase in silenzio e non riusciva a pensare a cosa dire.
Tutto bene? chiese lui.
Ascolta puoi venire da me? disse lei.
Certo.
Non  quello che pensi. Mi servono dei consigli. E, per favore, non dirlo a nessuno.
Va bene. Dimmi dove sei.
Mentre aspettava che arrivasse, frug negli ordinatissimi cassetti di Anne, alla ricerca di analgesici. Riusc a trovare solo del paracetamolo. Inghiott qualche pastiglia. Le serviva qualcosa di pi forte. Non sanguinava pi, questa era una cosa importante, gli abiti erano asciutti. I danni erano interni.
Aveva dei forti crampi. Torn a rannicchiarsi nella poltrona di pelle in sala daspetto. Si era dimenticata di chiedere a Peter dovera e cos non sapeva quanto ci avrebbe messo ad arrivare alla clinica. Voleva che si sbrigasse. Si sentiva come se avesse avuto un incidente dauto, pesta, dolorante e ammaccata.
Alle dieci sent una macchina fermarsi davanti alledificio. Guard fuori: Peter stava scendendo dalla sua Golf. Muovendosi con cautela, and alla porta di ingresso, tolse la catena di ottone lucido e gir la grossa sicura.
Cosa ti  successo? chiese lui quando lei apr.
Entra.
Accese le luci nellingresso, ma abbassandole al minimo. Pensava di essere pallida, ma non credeva che Simpson avesse lasciato dei segni. Non riusciva a trovare le parole, era spossante doverglielo raccontare rivivendolo daccapo.
Potresti farmi una tazza di t? fu tutto quello che riusc a dire. C una cucina in cima alle scale  piccola, troverai tutto. Latte e molto zucchero.
Lui fece come gli aveva chiesto, senza fare domande, e lei ne fu sollevata. Ma si chiese se era stato saggio telefonare a un funzionario di polizia. Lultima cosa di cui aveva voglia era spiegare. Si tir un piccolo cuscino in grembo.
Il t era col latte e non molto caldo. Peter dovette reggerle la tazza. Lo zucchero aiut a rinfrancarla, a far s che non sentisse pi la testa cos leggera, come sul punto di staccarsi dalle spalle. Lui si sedette sul sof davanti a lei, solido e affidabile.
Cosa stavi facendo quando ti ho chiamato? chiese lei.
Le serviva un po pi di tempo.
Studiavo per il mio esame da DI di luned.
Lei annu. Lo aveva trascinato fino a St. Johns Wood quando avrebbe dovuto restare a casa a studiare per lesame pi importante della sua carriera, e adesso lei non voleva dirgli cosera successo.
Hai laria di chi ha bisogno di un dottore, disse lui.
Ho solo bisogno di qualche minuto in pi. Di restare seduta qui.
Non c problema. Era paziente, ma anche osservatore. Lei bevve un altro sorso di t dolce. Si sentiva meglio, pi al sicuro, adesso che lui era l.
Mi dispiace, disse.
Non preoccuparti.
Si sentiva un po meno debole, la sensazione di poter collassare da un momento allaltro stava scemando. Hai sempre voluto fare il poliziotto? gli chiese.
Da quando avevo quindici anni. Sono tornato da scuola e cera stato un furto in casa nostra: avevano rotto la finestra sul retro. Avevano preso i gioielli di mia madre niente di valore, ma erano cose che aveva ereditato da mia nonna. La casa era ridotta a un caos. E il peggio  stato che la nostra gatta era scappata. Lho trovata per strada, investita da una macchina. Ero cos arrabbiato. Volevo solo trovarli e vendicarmi.
Ed eccoti qui, disse lei.
La tazza era vuota. Con un gesto automatico lei laveva messa su una pila di riviste, in modo da non lasciare macchie sul tavolino di legno di Anne.
Ne vuoi ancora? chiese lui.
Lei scosse la testa.
Sei pronta a parlare?
E allora glielo raccont, nel dettaglio, come se lo stesse scrivendo in una relazione. Spassionatamente. Ogni cosa. Le parti pi degradanti. Cerc di parlare come se fosse successo a qualcun altro e non a lei, di restare obiettiva e calma.
Peter le mise un braccio attorno alle spalle e la strinse. Le appoggi le labbra sulla fronte.
Verr con te al commissariato, le disse. Rester con te. Ti chiameranno un medico.
Non ho ancora deciso se voglio fare la denuncia, disse lei.
Prima la fai, e prima possono prenderlo.
Inspir a fondo ed espir lentamente. Devo pensarci.  per questo che ho chiamato prima te. Voglio sapere cosa succede se lo denuncio.
Peter le tenne il braccio attorno alle spalle e lei si appoggi a lui.
Ti porto al commissariato pi vicino, Swiss Cottage. Possiamo chiedere un poliziotto donna. Le racconti esattamente quello che hai detto a me. Chiameranno un dottore, per farti esaminare, e prenderanno dei campioni di DNA. La clinica sar trattata come una scena del crimine, perch qui potrebbero trovare delle prove. Ma dobbiamo agire in fretta, in caso quel bastardo decidesse di scappare.
Non lo far. C un processo in corso, sta cercando di ottenere laffidamento della figlia. E pensa di essere al sicuro.
Ti ha fatto delle minacce?
Ha detto che avrebbe messo le foto in internet. E che avrebbe detto che abbiamo avuto una relazione la qual cosa implicherebbe che io ho violato il mio codice etico. Avrebbe detto che non era un appuntamento programmato, che sono stata io a invitarlo qui per fare sesso dopo lorario di apertura. Una volta ci siamo incontrati per caso in un ristorante, mi ha offerto un drink, cerano tantissimi testimoni. Una lunga storia.
Non devi spiegarmela, disse lui. Sei pronta?
Aveva ricominciato ad avere i brividi, la superficie della sua pelle bruciava, ma al tempo stesso si sentiva gelare. Gli ultimi brandelli della sua dignit si sarebbero infranti sotto le luci brillanti del commissariato, tutti avrebbero saputo. La facciata costruita con tanta cura dietro il suo titolo  Dottor Davies  sarebbe stata smantellata. Sarebbe stata la sua parola contro quella di lui. Avrebbero portato a galla la sua storia. Un interrogatorio al commissariato, seguito da un processo, non sarebbe stato altro che una versione prolungata di quello che aveva subito al piano di sopra per mano di Lawrence Simpson. Non ne valeva la pena. Lei ne aveva avuto abbastanza. Non era in grado di sopportare altro. Si aggrappava a se stessa con le unghie, tenendosi insieme quando invece aveva la sensazione di crollare, di frantumarsi, finch non si sarebbe sbriciolata, arrendendosi.
Sei in stato di choc, disse Peter. Unaltra mezzora non cambia niente. Resto qui con te.
Ho tanto freddo, disse lei. Lui si avvicin di pi e la strinse tra le braccia. Stella avrebbe voluto restare cos e non doversi pi muovere, n ricordare. Fiss lo sguardo sulla pelle rosso scura della poltrona. Centinaia e centinaia di bottoni cominciarono a roteare davanti a lei.
Vuoi che ti chiami qualcuno? chiese lui.
No. Non deve saperlo nessuno. Mi spiace, disse. Non posso andare avanti. Non intendo sporgere denuncia su quanto  successo.
Poteva denunciare quello che le aveva fatto Simpson, ma avrebbero condiviso la pubblica ignominia. In un modo o nellaltro, lei sarebbe finita davanti alla commissione etica. La sua fotografia sarebbe potuta comparire sui giornali e limmagine professionale che si era guadagnata con tanta fatica sarebbe andata in pezzi. Sapeva quanto fossero brevi le condanne per stupro e solo se si riusciva ad arrivare a una condanna.
Una scelta laveva: poteva tenere la bocca chiusa, ritirarsi dal caso Simpson, continuare la sua vita. Fingere.
Stella, non tocca a me decidere, ma secondo me  importante che tu vada dalla polizia. Questa sera.
Se lo faccio, poi non posso ritirare la denuncia, vero? Potranno investigare, anche se gli chiedo di non farlo.
Lui annu.
Lei scosse la testa. Non posso.
Tecnicamente, disse lui, potrei denunciarlo io.
Non puoi farmi questo. Lo guard dritto negli occhi. Dimmi che non lo farai.
Lo so che sei in stato di choc, disse lui, ma  importante che tu faccia una denuncia alla polizia.
Lo dici perch sei un poliziotto.
Lo dico perch ci tengo a te.  la cosa migliore per te. Lui  ancora l fuori, potrebbe far del male a qualcun altro. E se non lo arrestano, vivrai nella paura.
Lei si scost. Pete, siamo amici da anni, ma tu non sai tutto di me.
La sensazione di avere lo stomaco sottosopra si stava calmando e anche il ronzio nella testa; tutto si stava quietando. Il fondoschiena era ancora dolorante, cos si appoggi allo schienale e con cautela sollev prima un piede e poi laltro, appoggiandoli sul tavolino. Pens a quel che avrebbe provato Anne vedendola con i piedi sulle riviste.
Devo parlare con il mio capo.  uno psichiatra. Ho bisogno di avere unaltra prospettiva. Ho bisogno di pensare che riflessi avr sulla mia carriera se la cosa verr fuori. La voce era pi forte, ma quando abbass lo sguardo, vide che le mani le tremavano ancora. Non riusciva a ricordare il numero di Max, anche se lo sapeva a memoria.
Puoi farlo tu per me? chiese.
Pass il cellulare a Peter. Premi il tasto verde, poi M. Il nome che viene fuori per primo  il suo: Max.

Hilltop, una e trenta di notte.
La finestra era esplosa. Lei non si era aspettata tanto rumore. Vetri dappertutto. Non aveva avuto lintenzione di frantumare la finestra. Non riusciva a ricordare perch lo aveva fatto. A volte si lasciava sopraffare dalla rabbia. Lodio era ovunque dentro di lei, come un fuoco che la bruciava viva.
Corse verso gli alberi in fondo al giardino. Il freddo la colp, come un colpo di pistola, bruciandole gli occhi, la bocca e le orecchie. Aveva dimenticato quanto fosse brutto fuori.
Merda. Cazzo.
Lui la chiamava, la stava inseguendo.
Aveva fatto davvero un grandissimo errore. Tutto quello che voleva era tornare di nuovo a casa, nel suo letto. Da sua madre. Doveva esserci un modo per uscire da quel posto. Ma, una volta arrivata in mezzo agli alberi, ci fu solo oscurit. Non sapeva cosa fare. Non ci vedeva, non riusciva a trovare un sentiero. Solo il buio. Nero, freddo da congelare. Doveva rallentare. Cont dieci passi incerti, tenendo le braccia davanti a s. Un milione di aghi le si conficcavano nei palmi. Le ginocchia cedettero e croll nel soffice cuscino di neve.
Blue!
La polizia non aiutava, non credeva a una parola di quello che dicevi.
Laria gelida pungeva e pugnalava il suo viso. Le mani le facevano un male da impazzire. Voleva solo sdraiarsi. Se restava nella neve, sapeva che si sarebbe arresa. Si sarebbe addormentata e probabilmente sarebbe morta. Aveva desiderato spaccare quella stupida statua verde e grassa dritto in faccia della moglie.
Lavrebbero sottratta a sua madre. Di nuovo.
Odiava Max Fisher. Era quello che odiava pi di tutti. Voleva un coltello per tagliarsi le braccia, facendo uscire la rabbia e il sangue che aveva dentro. Infil le mani in tasca, cercando con attenzione il pezzo di vetro: un triangolo lungo e sottile.
Ma il freddo prese il sopravvento e il fuoco dentro di lei svan. Cedette. Mise la testa tra le ginocchia e attese. Avrebbe fatto qualunque cosa volessero. Non voleva stare fuori nella neve. Non voleva morire davvero. Non era pazza.
Lo sent avvicinarsi, ud il rumore degli stivali. Chiuse gli occhi. Invisibile. Lui era l in piedi. Non cerc di afferrarla, o cose del genere.
Torniamo in casa le disse. Non devi aver paura.
Blue alz la testa e tese le mani. Sto sanguinando.
Peter si chin a guardare. Lei alz le braccia pi in alto. Lui la sollev.
Blue gli mise le braccia attorno al collo e gli pos la testa sulla spalla. Chiuse gli occhi, fingendo che fosse lui. Peter le teneva le mani sotto le ginocchia e attorno al busto. Si sentiva come se avesse sei anni. Lui camminava adagio e con passo sicuro, e farsi trasportare la faceva sentire in pace. Era cos tranquillo.
Lui inciamp mentre saliva i gradini scivolosi del portico e lei si strinse pi forte.
Una luce intensa le colp le palpebre. Sbatt gli occhi. Stella era vicino alla finestra rotta e le puntava una torcia elettrica dritta in faccia. Aveva laria terrorizzata e dispiaciuta. Era pallidissima e respirava come se stesse avendo un attacco dasma o qualcosa di simile.
Non volevo spaventarti, disse. Vide il sangue e si sent mancare. Ti fa male?
Lei rimase con la testa appoggiata sulla spalla del poliziotto. Non ha fatto molta strada, disse lui.
Appena entrati in casa, Peter la mise a terra. A lei piaceva di pi essere portata in braccio. Non li avrebbe aiutati; non gli avrebbe reso la vita facile. Lasci che le gambe cedessero e si rifiut di camminare. Stella si avvicin e la prese per un braccio, e luomo per laltro. Lei si accasci, cos furono costretti a sollevarla per met e a trascinarla. La casa era un casino. Un vero casino. E faceva anche freddo.
Lo studio, disse Stella.
La trascinarono attraverso il salotto e lingresso, fino allo studio. Lei cerc di diventare ancora pi pesante. Voleva che Stella soffrisse. Voleva fargliela pagare per averle dato della pazza bugiarda.
La finestra dello studio era piccola e stretta, e molto in alto. Non cera modo di uscire.
Quando la lasciarono andare, lei inciamp e cadde sulle ginocchia. Le sembrava di avere gli abiti in fiamme. Li tir, cercando di sfilare le braccia dalle maniche della giacca; la butt via, era tutto ingarbugliato, non riusciva a sfilare le gambe, si muoveva a scatti per la stanza.
Blue, smettila. La tenne ferma. La voce era dolce e sommessa.
Adesso la pelle era diventata umida e fredda, il bruciore era scomparso, ma dentro di lei era tornata la neve e non riusciva a scaldarsi. Sanguinava, sporcando dappertutto.
Stella e Peter lavvolsero in una coperta e la misero su una poltrona morbida e profonda.
Stella le sfreg le braccia e la schiena. Credo che sia in ipotermia, disse. Dobbiamo mantenere stabile la temperatura.
La soffocavano di coperte. Il sangue scorreva dai tagli sulle mani, inzuppando tutto dentro di lei e nella poltrona.
Il poliziotto le prese le braccia e gliele fece distendere, esaminando le schegge di vetro nelle mani, tirandole su le maniche, guardando anche le vecchie cicatrici. Portava dei guanti. Guard quello che faceva con le pinzette, ma era come osservare il corpo di qualcun altro, qualcun altro che sanguinava. Non sentiva nulla.
Stella distolse lo sguardo, come se stesse per svenire.
Non credo che ci siano danni importanti, disse il poliziotto. Stava mentendo, fingeva di essere allegro. Qualche scheggia di vetro. Toglier quelle che posso e disinfetter le ferite. Poi avr bisogno di andare da un dottore vero.
Il pronto soccorso pi vicino  a mezzora di macchina. Di pi, con le strade gelate, disse Stella.
Lui le distese il braccio sul bracciolo della poltrona, tenendola per il polso. Senza fare una piega, infil la punta delle pinzette nei tagli. Lei sper che sapesse quello che faceva. Lentamente, tolse un pezzetto di vetro. Le fece male quando lo tir fuori, lei strinse le labbra, ma gemeva. Lui lo rifece, le punte acuminate delle pinzette nelle sue mani sanguinanti, ancora e ancora. Ci volle una vita. Quando fin, pos le pinzette su un asciugamano, vicino alle schegge di vetro. Stella lo prese e lo port via. Lui le bend le mani e i polsi. Era negato, alla fine le sue mani sembravano i pugni di un pugile.
Aveva la camicia zuppa di sangue e i jeans fradici.
Stella si sedette sul bracciolo e cerc di accarezzarle i capelli. Blue la lasci fare. Stella era dispiaciuta per lei. Stella non era cattiva. Anche Blue avrebbe lottato per Max, se fosse stato suo marito. E nemmeno lei avrebbe creduto a maldicenze su di lui.
Dallingresso arriv un rumore. Qualcuno stava entrando dalla porta.
Sono a casa, disse lui.
Era lui. Dentro di lei si diffuse una sensazione di calore, che dal ventre arriv alle braccia e alle gambe. Inebriante. Come champagne.

Hilltop, due del mattino.
Suo marito era sulla soglia dello studio. Aveva il cappotto su un braccio e la borsa da medico in una mano. Era calmo e composto e guard dritto attraverso di lei, come se fosse invisibile.
Nessuno si mosse.
Blue accovacciata sotto una coperta. Stella appollaiata sul bracciolo della sua poltrona, ladrenalina generata dalla breve escursione allesterno della casa che le scorreva ancora nelle vene.
Peter? disse Max. A quanto pareva, era pi sorpreso di vedere la vecchia fiamma della moglie che non Blue.
Peter era appoggiato alla scrivania, a braccia incrociate, e con la camicia macchiata del sangue di Blue. Annu. Non si precipit a stringere la mano a Max.
Mi ha telefonato Stella. Mi ha chiesto di venire disse. Cosa ti porta a casa a questora?
Max pos a terra la borsa. Non si avvicin. Non labbracci. Non era la presenza di ospiti inattesi, a trattenerlo; era sempre cos quando arrivava a casa. Stella aveva imparato a convivere con quella distanza tra loro.
Vide la scena attraverso gli occhi di Peter: un uomo disinteressato alla moglie. Distaccato.
Si chiese se a Max sarebbe importato del bacio con Peter, se lo avesse saputo. Poteva solo sperare che ci fosse una minuscola scintilla di gelosia, da qualche parte, dietro quella facciata imperscrutabile. Sapeva che una volta loro due andavano a letto insieme. Ma non ce la faceva nemmeno a chiamare a raccolta lenergia per illudersi.
Sei sempre nella polizia? chiese Max.
Peter annu. S. Immagino che dalla Met siano riusciti a rintracciarti e ti abbiano chiesto di una tua paziente dichiarata scomparsa.
Questa ragazza  arrivata qui stasera. Stella mise le mani sulle spalle di Blue, come per portare lattenzione sulla persona pi inaspettata nella stanza. Dice di chiamarsi Blue. So che tu sai chi  e che conosci la famiglia
Perch fa cos freddo? chiese Max.
Perch c un buco in salotto, disse Stella La nostra ospite ha lanciato il Buddha di tua madre contro la finestra.
Capisco.
Dice di essere tua paziente.
Max annu. Era. Era una mia paziente. Sembrava non sentisse nessun bisogno di spiegare. La rabbia che covava nello stomaco di Stella aument.
Blue si  tagliata con i vetri della finestra disse Stella. Peter ha cercato di medicarla.
Blue si era rianimata alla vista di Max. Si era seduta dritta, la coperta le era caduta in vita, ed era vigile. Stava fissando Max come se da lui dipendesse la sua vita. Aveva ancora i capelli bagnati dalla neve, le mani erano grottesche, avvolte in tutte quelle bende macchiate di sangue. Guardandolo, un sorriso si disegn sulle sue labbra e gli occhi le si illuminarono.
Stella sapeva benissimo come si sentiva.
Dopo qualche istante Blue non riusc pi a trattenersi e corse da Max, nascondendo la testa sul suo petto.
Max era imbarazzato. Le prese le braccia, scostandola e cercando di svincolarsi.
Il suo quarantaquattrenne marito non si sarebbe mai fatto soggiogare dalle moine di unadolescente squilibrata. Anche di una seducente come Blue. Di certo.
Dove hai trovato il mio indirizzo di casa? La teneva lontano da s.
Su internet, disse Blue.
Come hai fatto ad avere il mio indirizzo, davvero?
Lho visto su una busta nel suo ufficio.
Stella vide lumore di Blue cambiare di fronte alla freddezza di Max. Il pollice bendato era davanti alla bocca e lei torn lentamente alla poltrona, indispettita.
Come hai potuto farmi questo? chiese Stella. Come hai potuto avere a che fare con lei senza dirmelo? Avrebbe potuto portare con s suo padre. Aveva la voce tesa.
Peter se ne stava in disparte guardando gli altri tre. La sua espressione era inquieta. Lei si odiava per averlo coinvolto unaltra volta. Lui cercava ancora di aiutarla, e lei era irrecuperabile. E questa volta avrebbe potuto costargli.
Stella, questo non  il momento. Max us con lei lo stesso tono che aveva usato con Blue, preoccupato ma paternalistico. Volt loro la schiena, come se sperasse che, quando si fosse voltato di nuovo, sarebbero spariti. Si pass una mano sui capelli. Sollev la borsa, la pos sulla scrivania di Stella e cominci a frugarci dentro.
Deve essere medicata in ospedale. E dobbiamo muoverci subito, disse Max.  in arrivo altra neve, e tra un po non potr pi andarmene da qui. La collina e il viale saranno impercorribili.
Speravo che potessi parlarle, disse Stella. Sei il suo terapeuta la persona a cui pi di ogni altra pu dare retta. Ho bisogno di sapere se suo padre  coinvolto in qualche modo in questa visita.
Lui scosse la testa, continuando a non guardarla. Niente di quello che dice  affidabile. La cosa importante  che stabilizzino i farmaci. Deve essere ricoverata in un reparto psichiatrico.
Voglio la mia giacca, disse Blue. Aveva ripreso colore.
Hai freddo? chiese Stella. Posso darti un mio maglione.
Voglio solo la mia giacca.
Stella la trov sul pavimento dietro la poltrona. Blue fece entrare a forza le mani bendate nelle maniche. Si avvicin a Max e rimase davanti a lui. Aspettandosi qualcosa.
Ti porter in ospedale, disse lui.
Blue sollev il volto minuto verso il suo.
Stella si sent triste per lei. Blue avrebbe dovuto godersi la sua bellezza, innamorarsi di un ragazzo della sua et; felice. Non a Hilltop, tormentata.
Voglio che tu le dica quello che  successo, disse Blue. Dille che siamo stati insieme, tantissime volte, nel tuo studio. Che non riuscivi a non toccarmi.
Gli sorrise, un angelo pallido, folle.
Avanti, disse Max, siediti. Le parl con gentilezza, mentre le staccava le mani dalla sua giacca e la guidava verso la poltrona. Potrebbe volerci unora per arrivare fino allospedale. Ti far uniniezione prima di andare. Ti rilasser e ti aiuter anche per il dolore alle mani.
Non voglio uniniezione, disse Blue. Aveva il pollice in bocca e gli occhi erano lucidi di lacrime. Ma rimase immobile, in attesa, mentre Max preparava due siringhe e le posava in un contenitore di cartone a forma di fagiolo, appoggiato al bracciolo della poltrona.
 davvero necessario? chiese Stella.  gi piena di farmaci fino agli occhi e ieri sera le ho dato una pastiglia per dormire non  pericoloso somministrarle altri narcotici?
Guarda in che stato , disse Max. Mentre voi due vi siete occupati di lei, ha distrutto una finestra e si  riempita le mani di schegge. Ti aspetti davvero che corra il rischio che possa farsi di nuovo del male? Il tragitto fino al pronto soccorso non sar una passeggiata, con questo tempaccio.
Non aveva tutti i torti, dovette ammettere Stella. Chiss perch sembrava tipico di Max arrivare a cose fatte, assumere il comando e far sembrare tutti gli altri incompetenti. Lei aveva fiducia che facesse la cosa giusta, ma lui riusciva a essere cos sicuro di s da rasentare il tirannico. Era chiaro che non accettava interferenze.
Stella si vergognava di aver deluso Blue di nuovo. Laveva gi delusa una volta. Nella relazione consegnata al giudice mancava la scoperta cruciale che Simpson era uno psicopatico. Lei non aveva denunciato il padre di Blue alla polizia e cos lui era stato libero di continuare a tormentare la sua famiglia. Blue meritava di avere laiuto di cui aveva bisogno.
Stella avrebbe dovuto aspettare che Blue fosse arrivata sana e salva in ospedale, prima di avere dei particolari da suo marito.
Non mi piacciono le iniezioni, piagnucol Blue. Si contorse sulla poltrona, rannicchiandosi nellangolo e tirando su le ginocchia.
Peter stava fissando Max senza nascondere la sua antipatia. Ma non interfer tra dottore e paziente.
Max ignor il disagio di Blue. Si chin per arrotolarle una manica. Non ti far troppo male.
Blue si ritrasse. Diede un colpo alla mano di Max, mandando in terra siringhe, fiale e la vaschetta a forma di fagiolo.
Stella non vide da dove arrivava il pezzo di vetro rotto. Blue lo teneva nella mano ferita, con la punta contro la gola di Max, sopra il pomo di Adamo. Tesa in avanti, con le labbra piegate in una smorfia cattiva, spingeva la piccola scheggia nella sua carne.
Stella non riusc a muoversi o a parlare, aveva la gola chiusa, i muscoli bloccati.
Max. Stava per perderlo.
Peter era a meno di un metro di distanza, pronto a balzare su Blue, ma aspettava Aspettava cosa?
Io ti amo, disse Blue. Potrei ucciderti.
Fece un respiro profondo e tremante mentre faceva scorrere in su la scheggia di vetro, finch non fu posata sulle labbra di Max. Per una volta, lui non aveva niente da dire.
Peter parl: Blue, posa quel vetro. Allontanati. Troveremo un modo di aiutarti, te lo prometto.
La scheggia di vetro rimase dovera. Non lo ferir se dice la verit.
Quale verit? Max parl a denti stretti, a bassa voce.
Sembrava un uomo pi piccolo di quel che Stella ricordava, spogliato della sua autorit, della sua distanza attentamente misurata, della sua valigetta da medico.
Che non sono pazza, disse Blue. Che non sono bugiarda. Voglio che tu glielo dica.
Con la coda dellocchio Stella vide Peter avvicinarsi molto lentamente. Rimase immobile, continuando a fissare il viso di Blue. Voleva che la ragazza non si distruggesse del tutto. Cera ancora speranza.
Blue spost di nuovo il pezzo di vetro sul pomo di Adamo di Max. Lo mosse lentamente a destra e a sinistra, accarezzandolo. Lui trattenne il fiato, fissando il soffitto.
Il volto di Lawrence Simpson fluttu davanti a Stella. I suoi occhi azzurro pallido, il sorriso sadico, lo squisito piacere nella sua vergogna, nella sua impotenza, nella sua sofferenza. Tale padre, tale figlia. Si lanci con tutto il suo peso sulla ragazza, spingendola via da Max. Con un urlo, Blue si avvent al viso di Stella. Lei si abbass, coprendosi la testa con le braccia. Blue ansimava e singhiozzava. Stella non riusciva a vedere, n ad afferrare le mani bendate della ragazza prima che lei cercasse di nuovo di colpirla. Per favore, non gli occhi.
Ma Peter laveva presa e la teneva bloccata contro di s, con le braccia lungo i fianchi.
Blue venne rapidamente resa inoffensiva. Non lott; il pezzo di vetro cadde per terra.
Faresti bene a toglierti quella giacca e a darmela, disse Peter. In piedi dietro la ragazza in lacrime, la tenne saldamente per la vita mentre lei si scrollava di dosso la giacca prima da una parte e poi dallaltra, finch non cadde a terra. Stella la controll alla ricerca di altre armi. Le tasche con la cerniera erano vuote, a parte un cellulare, che prese e mise nella tasca posteriore dei suoi pantaloni.
Avevano disteso Blue sul pavimento. Stella le teneva ferme le gambe e Peter i polsi.
Imperturbabile, Max raccolse i suoi strumenti da terra.
Stai bene? chiese a Blue.
Lei annu. Aveva le guance bagnate di lacrime.
Cos quella roba? chiese a Max.
Avrei dovuto spiegartelo bene prima, disse lui. Sollev una fialetta: Questa ti aiuter a rilassarti. Laltra  unantitetanica.  molto importante che tu la faccia, per non ammalarti per via dei tagli.
Stella prov orgoglio e tenerezza per lui, che si adoperava per calmare la ragazza spaventata.
Okay, disse Blue. Adesso stava cercando di essere brava e coraggiosa. Per Max.
Lui era pronto a fare liniezione alla sua paziente tremante. Sollev la siringa e fece uscire alcune gocce di liquido dalla punta dellago. Le premette il braccio con il palmo della mano. Freddo acciaio for la pelle morbida. Quando spinse lo stantuffo, Blue trasal per il dolore ed emise un piccolo grido, poi si copr la bocca.
Stella ebbe un conato di nausea quando Max tir fuori lago. Lui asciug una goccia di sangue, poi sollev la seconda siringa.
La parte sana, razionale, di Stella non metteva in dubbio la sua innocenza. E tuttavia continuava a risentire nella mente le parole di Blue.
I suoi pazienti si affidavano a lui. Max avrebbe potuto fare a Blue qualunque cosa gli piacesse, lei era alla sua merc.
Lui era suo marito e lei lo amava.
Quando ebbe finito, Stella e Peter lasciarono andare Blue. Lei si mise a sedere a gambe incrociate e distese le braccia. Fiss la goccia di sangue che si formava nellincavo e sulle spesse bende delle mani. Mosse le dita ferite. Voglio la mia mamma, disse.
Stella si avvicin e le massaggi le spalle. Blue non aveva idea di cosa la aspettava. Con la sua storia e il suo comportamento delle ultime ore, non sarebbe tornata a casa per parecchio tempo. Se non per sempre. Nessun professionista lavrebbe dimessa lasciandola alle cure della madre dopo quello che aveva rivelato. Stella si sentiva molto triste per lei. Che vita.
Brava ragazza, disse Max. Aspettiamo qualche minuto perch liniezione faccia effetto, e poi andremo.
Blue si sdrai sul pavimento, tenendosi il braccio. Chiuse gli occhi.
Sembra semincosciente, disse Peter. Non avevi detto che era un rilassante muscolare?
Sta bene, disse Max. Cominci a dare istruzioni, senza quasi guardare Blue. Puoi trovarle qualcosa di asciutto e caldo da mettere? E puoi escogitare un modo per sigillare quella finestra? E vedi se riesci a trovare un servizio di emergenza di riparazione vetri. Dobbiamo mettere in sicurezza la casa.
Stella si alz per fare quel che Max le aveva chiesto, ma si sentiva a disagio. Si era abituata a prendersi cura della ragazza e non le sembrava giusto allontanarsi da lei.
Max era il dottore di Blue; con lui era al sicuro.
Spost lo sguardo da Blue a Max. Non poteva farsi influenzare dalle accuse bizzarre e spaventose della ragazza. Doveva fidarsi di suo marito e fare quello che le aveva chiesto. Lui era tutto quello che aveva.

Clinica di Grove Road, maggio 2009.
Stella e Peter attesero larrivo di Max in un silenzio angoscioso. Lei stava pensando a come gli avrebbe spiegato quello che aveva fatto e il rischio che aveva corso. Lo scandalo avrebbe potuto distruggere la clinica. Lo studio sarebbe stato visto come il centro in cui qualcuno era stato violentato, o peggio: dove uno psicologo andava a letto con un paziente. Le indagini avrebbero senza dubbio chiuso la clinica mentre la Scientifica setacciava gli uffici e interrogava il personale.
Lei non aveva opposto resistenza, non aveva un graffio. Lawrence Simpson avrebbe potuto dire quello che voleva. Poteva dire, in tutta onest, che lei lo aveva invitato alla clinica di sera, nel fine settimana. Poteva dire che lei voleva restare sola con lui, sottolineando il fatto che lui non era armato. Era un uomo attraente e lei era giovane.
Si chiese come Max avrebbe giudicato la situazione. In un modo o nellaltro, lei aveva valicato dei confini e pagato il prezzo.
Non doveva colpevolizzarsi. Aveva esternato a Max le sue preoccupazioni su Simpson. Sperava che avrebbe avuto fiducia in lei, che sarebbe stato leale e avrebbe creduto alla sua storia.
Peter le sedeva accanto, ma tra loro si era aperto uno spazio. Capiva che lui voleva parlarle ancora, perch denunciasse il crimine, e sapeva che voleva portarla di corsa a un commissariato, ma si tratteneva.
Ancora una volta ud lo scricchiolio degli pneumatici sulla ghiaia, quando Max arriv con la sua Mercedes. Rimase seduta nella poltrona e sent la chiave che girava nella serratura e il rumore della porta che si apriva. Aveva interrotto il suo prezioso week-end, e quellintrusione non sarebbe stata bene accolta. Sper che non fosse arrabbiato. Lei poteva, da sola, aver messo in ginocchio tutta la sua attivit.
Max sembr confuso alla vista di loro due seduti sul divano, nella sua reception, nel cuore della notte.
Peter  un amico, disse Stella. E un funzionario di polizia.  per questo che lho chiamato.
Cos successo? chiese Max. Non arrabbiato, ma preoccupato.
Stella era grata, e sollevata, che fosse venuto. Aveva bisogno del suo consiglio aveva bisogno che lui le dicesse esattamente cosa doveva fare. Se era fortunata, lui poteva aiutarla a superare tutta quella cosa mantenendo intatta la sua sanit mentale e la sua carriera.
Mentre parlava, Stella si guard le unghie pulitissime. Fece attenzione a parlare lentamente, perch non voleva vomitare sul tappeto color crema. Non voleva ripercorrere lordalia, voleva nascondersi in un lungo tunnel buio, in un posto lontano e pieno di pace, ma si costrinse a tornare al presente.
Ho dato a Lawrence Simpson un appuntamento dopo lorario. Eravamo soli nelledificio. Lui mi ha violentato e mi ha anche scattato delle foto nuda, che minaccia di mettere in internet. Fotografie dove sembra che io mi stia divertendo. Ha detto che se denuncio quello che  successo, lui negher che si sia trattato di stupro, dir che  stato consensuale. Sa che perder la battaglia per laffidamento. Io sono stata la sua stoccata finale.
Sei ferita? chiese Max.
Lei annu. Non voleva piangere.
Dobbiamo portarti da un dottore, disse Max.
Non me la sento di affrontare ore in pronto soccorso.
Conosco una dottoressa. Posso chiamarla e farla venire qui.
S, grazie. Era cos grata che lui si prendesse cura di lei.
Le labbra di Peter si muovevano, parlava con Max, ma nelle sue orecchie cera solo il rumore delle onde, che sovrastava le sue parole. Era spaventata al pensiero che potessero lasciarla sola nella stanza. Non sopportava lidea di stare sola. Max se ne and, ma Peter rimase. Si sedette allaltra estremit del divano, guardando Stella che sedeva rigida, diritta e lontana da lui. Max torn con un telo medico bianco, del tipo che si usava in sala visite. Glielo avvolse addosso e poi le porse due pillole: Una  per il dolore, laltra  un tranquillante.
Lei le prese. Non le importava coserano, avrebbe ingoiato qualunque cosa pur di fuggire. Max le porse un bicchiere dacqua e la guard mentre mandava gi le pastiglie. Stella appoggi la testa sul bracciolo e rimase immobile, per tenere gi i farmaci. Forse lospedale le avrebbe dato un letto per qualche giorno. Non riusciva a immaginare di poter dormire da sola nel suo letto, nel suo appartamento vuoto.
Con i due uomini nella stanza si sentiva al sicuro. Ma capiva anche che quel falso senso di sicurezza sarebbe finito presto. Come poteva tornare al lavoro quando Simpson, o altri come lui, attendeva nellombra? La paranoia stava gi insinuandosi. Era paranoia? Era illogico arrivare alla conclusione che non esisteva un posto sicuro? Sent la bile salire: concentr tutta la sua attenzione sulla respirazione, cercando in tutti i modi di tenere gi le pillole.
Max diceva che era in stato di choc, che non bisognava farle pressioni; Peter diceva che la violenza carnale andava denunciata e che una dichiarazione breve era importante. Avrebbe potuto fare una denuncia pi completa in seguito. Disse che la clinica era una scena del crimine, che non si doveva toccare niente prima dellarrivo della Scientifica. Max aveva lespressione arrabbiata. Quei due non andavano daccordo.
Ha bisogno di un dottore che la visiti e raccolga le prove, disse Peter. Una volta passato lo choc, vorr denunciare la cosa. La prova non deve andare persa.
Lei non voleva prendere decisioni, n fare qualcosa.
Far venire qualcuno a visitarla, disse Max. Ma la decisione se denunciare quanto  accaduto deve essere sua.
Che cosa le hai dato? Non  nello stato di denunciare niente.
Era in stato di choc. Non potevo lasciarla cos. Merita un po di sollievo.
Stai nascondendo un crimine.
Peter continuava a ripetere il suo nome: Stella, Stella, Stella, Stella. Voleva svegliarla. Ma era troppo tardi. Lei stava andando alla deriva, lontano da se stessa e dalla stanza. Le palpebre erano cos pesanti. Sapeva che avrebbe dovuto ascoltare, ma non ci riusciva. Le pillole la stavano trascinando in un luogo dove tutto era attutito e sommesso, e dove non era costretta a provare terrore o vergogna.
Si svegli sola, in un letto sconosciuto.
Era vuota, ottenebrata.
La dottoressa chiamata da Max era una donna attraente, sulla cinquantina, molto bionda, con una gonna corta e stivali al ginocchio. Aveva rassicurato Stella: il danno non era troppo grave e di certo non permanente. Cerano ecchimosi, e qualche lacerazione, ma non cera bisogno di punti. Le aveva prescritto un breve ciclo di antibiotici. Con gran sollievo di Stella, la visita termin in fretta. Aveva sentito la donna parlare a bassa voce con Max in corridoio, prima di andare via.
Il letto a due piazze aveva lenzuola a righe azzurre e una testiera squadrata rivestita in cotone blu. La stanza era grande, con soffitti alti e finestre a ghigliottina. Le persiane beige erano chiuse, ma il sole filtrava lo stesso. Il pavimento era di squisiti listini di legno. Un armadio a muro, un cassettone, niente fronzoli.
Sulla porta cera Max. Lei non lo aveva mai visto in abiti casual, sempre e solo in giacca e cravatta. Adesso era davanti a lei in jeans e maglietta nera.
Ho convinto il tuo ragazzo a lasciare che mi prendessi cura di te per un po, mentre sei ancora sotto choc, disse lui.
Non  il mio ragazzo. Cerc di sedersi, ma quando si mosse, il dolore acuto torn. Lasci perdere e si ridistese. Si guard accorgendosi di indossare gli stessi abiti della sera prima.
Quanto ho dormito? chiese.
Una parte della notte scorsa probabilmente sar un vuoto, per via dello choc e dei tranquillanti. Ti ho portato a casa mia. Ho pensato che fosse meglio farti dormire qui. Il tuo amico era molto insistente nel volerti portare a un commissariato, ieri sera, ma io pensavo che tu non fossi in grado.
Grazie, disse lei.
Vuoi che chiami qualcuno?
No, disse lei. Non voglio che lo sappia nessuno. Non puoi raccontarlo senza il mio permesso.
Sdraiata nel letto di Max, attenta a non fare movimenti bruschi, pens che se nessuno lo sapeva, allora poteva quasi essere come se non fosse mai successo. Forse persino nella sua mente. Non voleva parlarne, n fare denuncia, n vedere qualche altro dottore interessato solo a prendere campioni biologici. Il suo corpo sarebbe guarito. Lei avrebbe lavorato per cancellare tutto dalla sua mente.
Ovvio che non lo dir a nessuno senza il tuo permesso, disse Max.
Bene.
Sembra che Peter ci tenga molto che tu sporga denuncia su quel che  accaduto.
Tu cosa pensi? chiese lei.
Max si avvicin al letto. Posso sedermi?
Il letto  tuo, disse lei. Che ironia. Lo voleva da tanto, essere nellappartamento di Max.
In realt  la stanza degli ospiti. Si sedette sul bordo del letto, attento a non andarle troppo vicino. Sembrava a disagio, come se avesse dovuto comunicarle delle brutte notizie.
Lo sai come vanno questi processi per stupro, disse. Sar la tua parola contro la sua. Non ci sono testimoni, n prove. Affermer che ti piace il sesso violento. Spero che tu capisca che non lo dico per metterti a disagio, ma so che questo genere di processi possono essere pi traumatizzanti dello stupro stesso. E la sentenza be, alla fine potrebbe non valerne la pena. Devi sapere in cosa ti farai coinvolgere, se vai alla polizia.
Ho pensato la stessa cosa.
Non sto scoraggiandoti dal denunciare quello che  successo. Ma devi adottare un punto di vista realistico.
Non voglio coinvolgere la polizia. Non ne vedo la ragione. Ho fatto un gran pasticcio, Max. Sono stata cos ingenua a dargli un appuntamento dopo lorario, senza informare nessuno. Col fatto che  un medico semplicemente non ho visto i segnali.
Non hai nessuna colpa, disse lui. Io ero il tuo supervisore per questo caso. Avrei dovuto prendere pi sul serio le tue preoccupazioni. Non mettere in discussione te stessa cos fai solo il suo gioco.  proprio questo che vuole.
Dimmi la verit: sei arrabbiato?
Lui si avvicin un po e si appoggi alla testiera. Tese le braccia: era un invito. Stella si lasci andare e si rannicchi contro di lui. Lui le cinse le spalle con il braccio.
Ho avuto una paziente, una volta, disse, quando ero ancora uno specializzando e la seguivo come parte del mio modulo di psicoterapia, in un centro. Lho vista nel mio studio, due volte alla settimana, per un mese. Questa paziente si sdraiava sul divanetto, fissava il soffitto, terrorizzata e senza dire una parola, una settimana dopo laltra. Alla fine non sono pi riuscito a sopportare quella rigidit, quella freddezza. Ero arrabbiato, perch pensavo che avessimo disumanizzato il trattamento, senza anima, senza cuore. Forse per le nostre paure di avvicinarci alle persone. Cos, a una seduta, ho proposto di fare una passeggiata. Cera un parco, con un laghetto. Essere fuori fu curativo.
La sua voce la calmava.
E?
Lei ha cominciato a parlare. E quando si  messa a piangere, le ho cinto le spalle. Niente di quello che ho fatto era nei libri di testo. Ma lei ha risposto. E se leggi Freud e Jung, scoprirai che entrambi hanno infranto delle barriere tra dottore e paziente, che oggi noi troveremmo sconvolgenti. Il punto di questa storia sconnessa  che fui fortunato la mia terapia ha funzionato. La paziente  migliorata. Tu hai fatto qualcosa fuori dai canoni, ed  andato tutto storto. Questo non ti rende una cattiva psicologa, o un cattivo essere umano.
Lei si chiese se davvero credesse a quel che aveva detto, o se stesse solo cercando di placare il suo senso di colpa.
Ho lavorato con queste persone per anni, valutando i rischi, disse. E lo so che sembra stupido, ma non mi  mai venuto in mente che una cosa del genere potesse capitare a me.  come se mi fossi illusa di vivere in una specie di universo separato da quello dei miei clienti. Ma adesso so che non  cos. E non posso tornare a casa da sola.
Non devi tornare a casa, disse lui. Resterai qui. Tutto il tempo che vuoi.
Non intendevo in questo senso. Non posso farti questo. Devo solo trovare un posto che sia sicuro. Un compagno di stanza, magari. Uno che non esca mai. Preferibilmente un Rottweiler. Quel che voglio dire  posso avere un anticipo sul mio stipendio, per stare in un buon albergo per un po? Dove ci sia qualcuno alla reception ventiquattrore su ventiquattro. O tu riesci a trovare una soluzione migliore?
Ascoltami, disse lui. Tu mi hai detto che eri preoccupata riguardo a Lawrence Simpson e io non ti ho presa abbastanza sul serio. Quindi, per piacere, lascia che ti aiuti, che rimedi in qualche modo. Non sei in grado di prendere decisioni. Lascia che per un po mi occupi io delle cose pratiche.
Lei annu, grata. Sembrava davvero che Max non la biasimasse per essere stata poco professionale, o per aver rischiato di rovinare la clinica.
Si guard attorno, guard le lenzuola a righe, il tessuto della testiera, il pavimento di legno e gli alti soffitti. Avrebbe accettato la sua offerta di restare. Era sopraffatta dal sollievo e dal desiderio che lui restasse accanto a lei, che la tenesse stretta.
Vado a prenderti unaltra pastiglia, disse lui. Si scost. Non c bisogno che tu sia coraggiosa non devi soffrire pi di quanto hai gi fatto.
Invece, lei avrebbe voluto che le chiedesse di pi sulle sue sofferenze. Ma annu, avrebbe preso quel che le offriva. La pillola avrebbe attutito il dolore fisico, lavrebbe presa tra le braccia, e lei avrebbe potuto seppellire i suoi pensieri e il suo spirito dolente.
Quando si svegli era buio, era sola e cominci a rabbrividire. Le facevano male tutte le giunture, e la testa pulsava di dolore. Per giorni vomit nella tazza del water, con lo stomaco che si contorceva e sobbalzava. Aveva la febbre, ma al tempo stesso era gelata. I dolori, dentro e fuori, erano tali che immaginava la morte come un sollievo.
Tutte le volte che pensava di non poterne pi, Max compariva sulla soglia con un bicchiere dacqua in una mano e le sue pillole nellaltra.

Stella e Max.
Stella si inginocchi davanti a Max, seduto su una sedia in cucina. Gli slacci la cravatta, il primo bottone della camicia e poi gli pul i tagli sulla gola con dellantisettico. Erano superficiali.
Lui guardava il soffitto.
Mi spiace, disse Stella. Ho sottovalutato il suo grado di squilibrio mentale. Avrebbe potuto ucciderti. Mi sento
Lui le scost la mano, come se stesse scacciando una mosca. Ma come ti  venuto in mente di farla entrare?
Lei si volt e butt la salviettina disinfettante nella spazzatura. Aveva avuto una notte lunga e movimentata, forse il tono di derisione se lo stava solo immaginando. Doveva aver pensato che stavano per tagliargli la gola, aveva il diritto di arrabbiarsi con qualcuno e non poteva certo prendersela con unadolescente vulnerabile e mentalmente instabile.
O forse era arrabbiato con lei da molto, perch era diventata un peso. Forse non se ne era reso conto nemmeno lui, fino a quel momento.
Stella cominciava a sentire le crepe che si aprivano nella sua versione della realt cos attentamente costruita.
Non potevo certo lasciarla congelare sui gradini dellingresso, no?
Non sto dando la colpa a te, sono solo sorpreso che tu abbia lasciato entrare una sconosciuta mentre eri qui da sola. La guard da sopra gli occhiali. Dopo quel che  successo.
La guardava con quellespressione protettiva e affezionata che lei adorava. O forse era lei che si immaginava lespressione che voleva vedere.
Lo so, disse, ma daltra parte non sapevo che fosse la figlia di Simpson. Non capisco, Max: come hai potuto avere a che fare con un membro della famiglia Simpson? Perch non me ne hai parlato prima?
Lui si pass una mano sulla testa, con quel gesto che lei amava. Il suo sguardo si fiss sulla porta della cucina e oltre, nel punto in cui Peter era in piedi accanto a Blue addormentata.
Puoi guardarmi quando ti parlo, per favore? disse lei.
 stato difficile discutere in modo razionale di qualcosa con te, Stella. Il suo sguardo continuava a saltare da un punto allaltro. Lho vista qualche volta per fare un favore a sua madre. Le cose sono state molto difficili per loro, dopo la causa in tribunale. Non pensavo fosse una buona idea dirtelo. Credevo che non fossi in grado di affrontare la cosa.
Ma pensavi che fosse una buona idea curare sia la madre che la figlia in un caso gi pieno di complicazioni? Stella si alz, in modo da guardarlo dallalto in basso. Lui era deciso a fissare il pavimento, piuttosto che sua moglie.
Provo a dirlo in un altro modo, disse lei. In un caso che era gi compromesso e in cui informazioni cruciali erano state omesse dalla relazione al tribunale fornita dalla tua clinica.
Lui non le rispose.
A cosa diavolo pensavi quando le hai prese come pazienti? Aveva diritto a una risposta e alla sua attenzione. Dovette lottare contro listinto di crollare, di cedere. Come hai potuto farti coinvolgere con madre e figlia senza dirmelo? E se avesse dato a suo padre lindirizzo di casa nostra? E se lui lavesse seguita fin qui?
Coshai preso stanotte? chiese Max.
Rispondimi. A cosa diavolo pensavi?
Ti ho chiesto quante pillole hai preso.
La sua voce fredda e controllata la fece imbestialire. Era cos distaccato, indifferente. Avrebbe voluto urlargli contro, scrollarlo, finch non le avesse risposto, ma sapeva di dover mantenere un atteggiamento razionale se voleva avere una minima possibilit di entrare in sintonia con lui. Non voleva che la ignorasse, considerandola solo irrazionale, fuori controllo o in preda al panico.
Fece un bel respiro e si sedette sulla sedia accanto a lui. Ho preso il Diazepam, un paio di pastiglie in pi. E ho bevuto un po del vino che avevi lasciato tu. E ho preso il mio antidepressivo.
Non era facile contenere lagitazione, ma ci riusc. Continuo a voler sapere perch hai preso in cura la moglie e la figlia di Lawrence senza dirmelo.
Ti sei comportata come uninvalida per diciotto mesi e di colpo pretendi che ti tratti come unadulta responsabile? Questa volta il disprezzo nella sua voce era chiaro e faceva male.
A volte mi chiedo, Stella, se resti chiusa dentro questa casa per paura di Lawrence Simpson, o se ti rinchiudi qui perch  il modo migliore per controllarmi. Hai unidea di cosa vuol dire per me vivere in questo modo? Non so per quanto ancora potr farlo.
Lei aveva visto nel suo matrimonio solo quello che poteva sopportare.
Non sarebbe crollata. Non avrebbe pianto, pregato o implorato. Raddrizz la schiena.
Forse si stava comportando in modo ingiusto o forse no. A un certo punto lei aveva preso la decisione di restare indifesa e dipendente da lui.
Sono contenta di sapere quello che pensi davvero.
No, disse Max. Mi spiace.  stato assolutamente fuori luogo.
Le prese una mano e gliela strinse, con un sorriso conciliante. Dai, Stella. La sua espressione si era addolcita, ed era il vecchio Max: gentile e affascinante.
Ma lei aveva visto qualcosa di diverso. Era solo un essere umano. Era fallibile.
Stella appoggi bene i piedi per terra, per tenersi salda, e pos le mani sulle ginocchia. Quando parl, lott per controllare il tremito nella sua voce. Max, trovo strano che tu abbia iniziato un rapporto terapeutico con la ex moglie di Simpson e poi con sua figlia, invece di mandarle da qualcun altro. Sembra  come se tu avessi avuto dei secondi fini e avessi cercato di controllare la situazione
Si interruppe, in attesa di una sua reazione. Una discussione. Ma Max sembrava solo stordito e stanco. Prosegu, cercando di far breccia nella barriera tra loro. Forse anche tu hai risentito di tutto questo  da un punto di vista emotivo, intendo  pi di quanto ti renda conto. Forse le tue decisioni non sono state del tutto razionali. Io sono stata dipendente da te in tutto e per tutto, isolata qui, mentre tu hai dovuto fare i conti con le ricadute e tenere in piedi la clinica.
Sai che non metterei mai te o chiunque altro in una situazione compromettente. Il tono era gentile, ma condiscendente, le parlava come se fosse un bambino, o uno dei suoi pazienti.
Ma tu hai messo tutti noi in pericolo, disse lei. Questo devi capirlo. La figlia di Simpson ha scoperto dove viviamo.  scappata da casa per cercare di contattarti.  ossessionata da te, ha delle fantasie su di te.  venuta qui perch era arrabbiata con te per averla respinta, per esserti rifiutato di vederla o di parlarle. E le medicine che sta prendendo
Lui si alz di scatto. Adesso possiamo metterla in macchina, disse.
Stella gli si par davanti. Ascoltami, Max. La ragazza ha mosso quelle accuse e probabilmente le ripeter. Lhai sentita: afferma che avete avuto una relazione di natura sessuale. Parlane con me, Max. Dimmi che cosa  accaduto tra te e Blue che tipo di relazione cera, in terapia? C stato un qualche transfert erotizzato?
Stella, la ragazza  delirante. Ha delle fantasie. Se credi alla sua versione, allora davvero per noi non c speranza.
Stella si sent rattrappire al tono ammonitore nelle sue parole. No, disse. Non sarebbe sopravvissuta senza di lui. Non riusciva pi a immaginarlo.
Deve andare in una struttura protetta.
Struttura protetta? Credi davvero Aveva di nuovo la bocca secca. Le parole che avevano cominciato a fluire si erano prosciugate.
Pensava che Max stesse facendo un errore, insistendo per una struttura protetta. Se Blue veniva messa insieme a degli adolescenti con gravi problemi, questo sarebbe servito solo a cristallizzare le tendenze antisociali o criminali che aveva gi.
Cosaltro ci vuole per convincerti? chiese Max. Vuoi che uccida qualcuno, forse se stessa, prima che io agisca?
Stella non parl. Max era uno psicoterapeuta, e la prognosi di Blue era sconfortante, se non riceveva laiuto di cui aveva bisogno.
Voleva le braccia del marito attorno a s. Voleva cos tanto che lui lamasse. Lui tese le braccia e la strinse forte. La bocca di lei premuta contro la sua spalla. Stella chiuse gli occhi. Max la lasci andare troppo presto.
Sei pronta? chiese Max, anche se era evidente che Blue non era in grado di rispondere.
La ragazza non si mosse e non rispose. Era sdraiata sul pavimento in posizione fetale. Peter le aveva messo addosso una coperta. Stella non era sicura se stesse dormendo, o solo fingendo.
Non sono convinto che sia tu a doverla portare in ospedale, disse Peter. Se al momento non sei il suo medico curante.
Lui e Max si fronteggiavano, le braccia lungo i fianchi, le spalle rigide, i piedi divaricati, come se stessero per iniziare uno scontro.
Come psichiatra, disse Max, ho una responsabilit etica nei confronti di unex paziente con gravi problemi di salute mentale.
Lo stesso vale per la Polizia Metropolitana.
E dov, allora? chiese Max, non senza qualche ragione.
Peter non rispose.
Bene, in questo caso, visto che io sono qui, pronto a dare alla ragazza laiuto che le serve, la porter in ospedale. Ha bisogno di cure per le ferite e deve ricominciare a prendere le sue medicine il prima possibile linterruzione improvvisa della cura  pericolosa per lei.
Peter non si mosse e non cambi atteggiamento.
 successo qualcosa nelle sedute con lei? chiese. Anche una piccola cosa, qualcosa che pu aver incoraggiato la sua fantasia che tu sia innamorato di lei? Tutti possono fare un errore.  una ragazza attraente. Quasi unadulta.
Stella pens che Max avrebbe finalmente perso la pazienza, avrebbe avuto una reazione, ma non fu cos.
Per favore, basta, disse Max con voce piatta, sconsolata. Lho ascoltata, le ho dato la mia piena attenzione. Tutto qui. E ora la porto in ospedale, in modo che possa ricevere le cure di cui ha bisogno. Si mise il cappotto e batt sulle tasche come se stesse cercando le chiavi della macchina.
Grazie per essere venuto fin qui stasera per aiutare Stella, disse a Peter. Lo apprezzo.
Tese la mano, ma laltro non la prese.
Peter era a disagio da quando Max aveva varcato la soglia di casa. Stella si chiese quanto i sentimenti che provava per lei potessero aver interferito con la sua equa valutazione del carattere di suo marito.
In che ospedale la porti? Stella era rimasta vicina a Blue, che non aveva aperto gli occhi.
Il St. Agnes ha un reparto di emergenza. Comincer col portarla l.
Stella sapeva che, con tutta probabilit, questa volta Blue sarebbe andata in affido a tempo indeterminato. E avrebbero anche potuto aumentarle le dosi delle medicine.
Brava ragazza, disse Max chinandosi e passandole le mani sotto le ascelle, tirandola su. Blue aveva gli occhi aperti e sembrava in pace, rilassata e felice di appoggiarsi a Max.
Peter era in piedi a braccia conserte.
Puoi darmi una mano a metterla in macchina? gli chiese Max.
Peter non sembrava intenzionato ad aiutarlo. Rimase dovera. Max riusciva appena a muoversi, con la ragazza aggrappata al collo.
Senti, mi dai una mano? ripet Max.
Peter fece un passo avanti, con espressione impassibile. Prese un braccio della ragazza, e Max prese laltro, e insieme la sollevarono e si avviarono verso la porta di ingresso. Le scarpe di Blue strisciavano sulle piastrelle di marmo.
Lingresso era gelido come una cella frigorifera. Il lampadario brillava e raggi di luce spezzata rimbalzavano contro le pareti. Stella apr la porta su un mattino lindo di neve e nero come la pece. Il freddo si insinu sotto i suoi vestiti e si fece strada fin nelle scarpe. Teneva ancora stretta la coperta in cui avevano avvolto Blue quando era distesa sul pavimento dello studio.
Rimase sulla soglia a guardare la luce che si accendeva nella Mercedes di Max e Blue che si accasciava sul sedile del passeggero. Max si sporse dentro e le allacci la cintura di sicurezza.
Stella si accorse di aver superato la soglia di Hilltop e di camminare verso la macchina. Laria fredda le schiar la mente. Avvolse Blue nella coperta, infilandole sotto anche le mani, in modo che non si raffreddassero nel tragitto. Le palpebre della ragazza, solcate da vene azzurre e quasi trasparenti, si mossero.
Vuoi che venga con te? chiese Stella a Max. Ce la faccio.
Non era sicura che lavesse sentita, era gi dallaltra parte della macchina, nel sedile del guidatore, e sbatteva lo sportello. Il motore si accese e la macchina balz in avanti quasi prima che Stella avesse il tempo di chiudere la portiera dalla parte di Blue. Le gomme slittarono sulla neve, sporcandola e lasciandosi dietro delle orribili tracce nere.
Stella si volt verso la casa. Hilltop era illuminata, brillante come un faro bianco che si innalzava verso lalto, come unestensione della neve a terra. Il suo palazzo: ammaccato, ferito, esposto agli elementi. Peter laspettava appena oltre la soglia. Lei si chiuse la pesante porta dacciaio alle spalle. Avrebbe dovuto sentirsi sollevata, invece era inquieta e agitata.

Hampstead, giugno 2009.
Stella voleva cancellare dalla sua mente Lawrence Simpson e andare avanti. Solo che nellistante in cui metteva piede fuori dallappartamento di Max  o almeno ci provava  entrava nel panico. I sintomi erano quelli classici e, come psicologa, diceva a se stessa che non stava per morire. Ma la sensazione era proprio quella. Il petto si stringeva, la gola si chiudeva, il cuore batteva allimpazzata, e in pochi secondi si ritrovava madida di sudore, sul collo, sotto le braccia, sul fondoschiena, dietro le ginocchia.
La porta che dava sulla strada era color crema, con una finestrella con il vetro smerigliato che lasciava passare un po di luce. Il pavimento aveva un disegno a losanghe crema e marrone. Stella restava pietrificata, con una mano sulla maniglia, e guardava il corridoio che portava alla strada. Resisteva venti secondi, poi cominciava il panico. Allora rientrava, chiudeva la porta con due mandate e la catenella. Si appoggiava con la schiena alla parete finch riprendeva il controllo sul respiro e il cuore ritrovava il suo ritmo normale. Poi tornava a letto.
Le settimane passarono in quel modo. Max usciva tutte le mattine alle sette per andare a lavorare. Lei si svegliava prima di lui e preparava un caff di gran lunga migliore di quello che passava Anne in ufficio, e si sedeva con lui al tavolino rotondo della cucina per qualche minuto prima che lui se ne andasse.
Lui le telefonava tre volte al giorno per chiederle come stava. Lei guardava i programmi del mattino in TV. Dormiva molto pi di quanto le servisse. Cercava ricette in internet e mandava una mail a Max con la lista delle cose che le servivano per preparare la cena. Lui si fermava al Waitrose vicino alla clinica e portava a casa quel che lei aveva chiesto. Stella era una brava cuoca. A cena scambiavano appena qualche parola; non sapevano cosa dirsi in quella loro affrettata intimit.
Max non le chiedeva di andarsene. E nemmeno se aveva cambiato idea sullo sporgere denuncia.
Peter le telefonava, ma lei non rispondeva alle chiamate. Guardava il suo nome sul display. Se premeva il tasto rosso per rifiutare la chiamata, lui avrebbe capito che lo stava evitando, cos lasciava suonare il telefono. Forse lui avrebbe pensato che era occupata al lavoro e aveva ripreso la sua vecchia vita. La telefonata finiva, e sullo schermo compariva licona del messaggio. Lei non ascoltava la segreteria telefonica. Si chiedeva se Peter fosse andato a cercarla al suo appartamento, o se fosse andato alla clinica, a chiedere di lei. Se lo aveva fatto, Max non glielaveva detto. Dopo una settimana, cominci a chiamare meno di frequente, e non lasciava pi messaggi. Dopo due settimane, smise di chiamare. La cosa forse laveva delusa un po, ma era difficile esserne sicura nella nebbia delle benzodiazepine che attutivano le sue emozioni con la stessa efficacia con cui una trapunta sulla testa attutisce la luce e il rumore.
Si chiese se cera un qualche limite temporale per sporgere denunce per stupro. Lindolenzimento era passato e anche i lividi e le lacerazioni erano guariti. Scopr di avere un talento per la rimozione: non ricordava pi i particolari precisi della sua ordalia.
Max le disse che Simpson aveva ritirato la sua richiesta di affidamento esclusivo. Lei volle credere che nei postumi del suo orgasmo mentale, avendo dato sfogo al suo sadismo ed esercitato il suo potere, lui si fosse ritirato con grazia, lasciando in pace la moglie e la figlia.
Voleva illudersi, credere che ci fosse stata una ragione per la sua ordalia. Era stata umiliata. Dottor Davies. Che impostore. Simpson laveva vista per quella ciarlatana che era.
Mentre Max era al lavoro, lei setacciava lappartamento per scoprire chi fosse davvero. Aveva una collezione di film dautore: gli piacevano Woody Allen e Almodvar. Li guard sia per cercare di capire lui che per intrattenere se stessa. In libreria cera un misto di letteratura e gialli; da Milan Kundera a Robert Harris. Voleva conformarsi ai suoi gusti leggendoli tutti, ma i tranquillanti le mettevano sonno e rendevano difficile concentrarsi. Guardare passivamente la televisione andava bene, impegnarsi in un testo scritto era unaltra cosa. Il punto era, per, che lui era il suo uomo ideale, proprio come lei aveva sempre pensato: intellettuale e istruito. Forse anche un po misterioso. La cosa le procurava un certo brivido. Per la prima volta era penetrata nel suo spazio personale.
Stella socchiuse la porta, senza togliere la catena.
Come stai? chiese Peter.
Sto bene.
Pensi di farmi entrare?
Lei sapeva che era irrazionale quellansia che provava togliendo la catenella. Rimasero nel piccolo ingresso, e lei non lo invit a entrare.
Mi spiace non aver risposto alle tue chiamate. Ho pensato che avessi chiuso con me. Non ti biasimo. Si strinse nellaccappatoio, legando la cintura. Da quando si era trasferita da Max, non si preoccupava di vestirsi al mattino, ma era sempre presentabile quando lui tornava a casa la sera.
Hai un bellaspetto, disse lui. Indossava un vestito scuro e una camicia bianca. Come sempre, il primo bottone era slacciato. I capelli erano tagliati pi corti del solito. Dalla tasca della giacca spuntava una cravatta. Hai passato lesame?
Lui annu.
Son contenta di non averti rovinato tutto.
Certo che non lhai fatto.
Lei sent un piccolo groppo in gola. Il modo in cui se ne stavano l, rigidi, limbarazzo con cui si parlavano, era come se fosse andato perso qualcosa, come se non fossero amici da anni. Ricordava a malapena come rideva sempre quando erano insieme. Battute stupide, volgari, inappropriate.
Che razza di secondo appuntamento  stato, disse lei.
Lui non rise.
Appena sei pronta, vengo a prenderti, disse lui.
Pronta per cosa?
Per la denuncia alla polizia. Per tornare a casa.
Non denuncer quel che  successo. E resto qui, per ora.
Non puoi dire sul serio, afferm lui.
Sono serissima. Non intendo litigare. Sono stanca e stufa di essere esaminata e punzecchiata, e non voglio essere interrogata. E proprio tu, fra tutti, dovresti sapere che ci sono buone probabilit che il caso non arrivi nemmeno in tribunale.
C un dipartimento speciale per le vittime di stupro. Ti aiuteranno. E alla fine potrebbe pure farti sentire meglio anche se non si arriver in tribunale.
Per favore, non citarmi la propaganda della polizia.
Sto cercando di aiutarti. Le tese una mano, con il palmo in su. Lei vi mise la sua.
Smettila di essere cos irragionevole. E testarda, disse lui, stringendole la mano tra le sue.
Peter sapeva essere cos convincente.
Non voglio discutere con te, o spaventarti, Stella, ma pensaci: lui  l fuori, libero di fare come gli pare. Potrebbe ancora lottare per avere laffidamento della figlia, o far del male a qualcun altro.
Stai cercando di spaventarmi?
Lui le prese anche laltra mano. Sto cercando di proteggerti. Io ritengo che debba stare dietro le sbarre.
Non succeder mai, disse lei.
Non puoi esserne sicura. E questa non  vita vera nasconderti in questo appartamento. La realt  tornare a casa tua e sentirti al sicuro. Se denunci quel che  successo, sar linizio.
Sono felice qui.
Mi riesce difficile crederlo. Hai lavorato tanto per arrivare dove sei.
Ti sbagli su di me.
Stella non era infelice nellappartamento di Max a Hampstead Village. Peter si aspettava che lei si comportasse da adulta, che si prendesse le sue responsabilit, anche se era lei quella che era stata ferita. Ma lei aveva scelto Max, che non le faceva pressioni. E Stella era stanca di lottare.
Io voglio qualcuno che si prenda cura di me. Max  contento di farlo, per adesso.
Stai lasciandoti influenzare da lui.
E allora?
Alla lunga questo ti far del male. Io ho lavorato con le vittime. E anche tu.
Stella cominciava a sentirsi le mani sudate. Le sottrasse alla stretta di Peter e le infil in tasca. Sapeva di essere sgarbata e ingrata, lasciandolo l in piedi nellingresso buio.
Max non mi sta forzando a fare nulla. Sono io che scelgo. Niente di tutto questo  colpa sua. Piuttosto mi sta aiutando in una brutta situazione di cui io sono responsabile.
Dai la colpa a te stessa?
In parte. Ho preso un appuntamento con un cliente fuori orario, e non lho detto a nessuno. Ho violato i codici di sicurezza dello studio.
Ti  venuto in mente che Max ha moltissima influenza su di te e che la sta usando per pararsi il suo bel culetto? Che forse ti sta sacrificando per la sua clinica?
Questo  ridicolo. Ti sbagli. Io lo conosco.
Le intenzioni di Peter erano buone ma, semplicemente, non la capiva.
Al contrario, disse, Max si  accollato il peso di tutto questo, tenendomi qui. Non  lui quello da incolpare,  Simpson lo psicopatico.
Non puoi restare intrappolata in questo limbo folle con il tuo capo. Devi affrontare quello che  successo, Ellie. Lui era lunica persona che conosceva il suo soprannome.
No. Non voleva pensare a sua madre.
Lo sai che potrei denunciarlo anchio.
Non mi farai una cosa del genere, vero? Doveva fargli capire.
Lui era immobile davanti a lei. Era furioso per quel che aveva fatto Simpson; la sua capacit di giudizio era influenzata dai suoi sentimenti per lei. Voleva vendetta, forse pi di quanto la volesse lei.
Peter, devi ascoltarmi. Ci sono cose che non sai. Della mia storia. Ho ottime ragioni per credere di non avere la bench minima speranza di vincere una causa in tribunale.
Lui attese. Lei si scost i capelli indisciplinati dietro le orecchie e abbass lo sguardo sui piedi nudi. Aveva laspetto di uninvalida.
Io sono stata in un ospedale psichiatrico, disse. Si schiar la voce. Quando ero unadolescente. Sono stata ricoverata per un anno. Ho una diagnosi,  nella mia cartella clinica, che certamente verrebbe richiesta. Verrebbe fuori tutto. Mia madre era schizofrenica e io sono stata data in affido a fasi alterne, da quando sono nata. Mia madre  stata sottoposta a trattamento sanitario obbligatorio in base al Mental Health Act. La costringevano a entrare in ospedale, a prendere i farmaci. Migliorava ed entrava in remissione, per qualche mese, a volte anche per un paio danni. E io venivo rimandata a casa. Ma quando cominciava a sentirsi meglio, pensava di non aver pi bisogno di medicine e smetteva di prenderle. Non la biasimo, hanno effetti collaterali tremendi. E tutto ricominciava da capo. Ogni episodio psicotico era sempre peggiore del precedente. Stava lentamente perdendo il senno, e lo sapeva. I farmaci che le davano erano quasi peggio della malattia; alla fine era difficile dire cosa fosse peggio, se la malattia o la cura. In realt non c una cura per la schizofrenia,  una lenta discesa. I farmaci ti uccidono in diversi modi: ti fanno sentire ottenebrata, bloccano i pensieri, rallentano i movimenti, ti causano tutti quegli orrendi tic. Fu come se mia madre scomparisse nel corso degli anni. Poi, quando avevo quattordici anni, si  uccisa. Lho trovata io. Ho avuto una specie di crollo e sono stata ricoverata in una struttura protetta per adolescenti. Deliravo. Accusavo i miei insegnanti di avermi violentata e credevo che i dottori del reparto volessero avvelenarmi. Hanno pensato che fossero le prime avvisaglie, cio che avessi episodi psicotici e stessi diventando schizofrenica anchio. Ma a quanto pare, non era cos, perch sono guarita. Ma quella diagnosi  rimasta sulla cartella clinica: psicosi, disturbo allucinatorio.
Peter era un ottimo ascoltatore. Lei vide che rifletteva su quel che gli aveva detto, e pensava a cosa dire. Forse, valut Stella, non gli capitava tutti i giorni di scoprire di essere andato a letto con una pazza. Lui tese di nuovo la mano e le accarezz il dorso della sua con il pollice.
 stato tanto tempo fa, disse. Eri una bambina. Si  trattato di quellunico episodio.
Non ha importanza. Sono bruciata. Ho gi fatto queste accuse una volta, ed erano false. Ho quasi distrutto la vita di unaltra persona, il mio povero professore di inglese che cercava di aiutarmi. Quindi, vedi, non ho nessuna credibilit. I suoi avvocati tirerebbero fuori tutto e lo userebbero contro di me. Io lo so e lui lo sa.
Sono anni che stai bene. Hai avuto successo nel tuo lavoro.
Ho ripensato a tutto. Forse la scelta della carriera  stata uno sbaglio enorme. Non ho fatto altro che restare incatenata allinferno della mia giovinezza, lavorando con molestatori e bambini maltrattati. Forse  questo che mi sta distruggendo.
Peter aveva unespressione scettica. Tu ami il tuo lavoro, disse.
Lei gli era grata per la pressione del pollice sulla mano.
Il punto  che sarebbe la mia parola contro la sua, perch tutto si riduce a questo. Richiederanno le mie cartelle cliniche. Vorranno una valutazione psicologica. Io non mi sottoporr a tutto questo. Non ne vale la pena. E, alla fin fine, nella migliore delle ipotesi il massimo che prenderebbe sarebbero uno o due anni di prigione. Ho lavorato in casi come questo, e lo so.
Gli prese il viso tra le mani, costringendolo a guardarla. Giurami che non farai la denuncia. Giurami che non lo dirai a nessuno, senza il mio permesso. Giuralo. Voglio sentirtelo dire. Adesso.
Gli ci vollero alcuni istanti, ma alla fine disse: Lo giuro.
Lo disse di malavoglia, ma lei gli credette.
Lasci andare il suo viso. Si sent in imbarazzo con laccappatoio, a piedi nudi, i capelli spettinati.  meglio che tu vada, adesso, disse. Mi sento stanca.
Lui la strinse in un grande abbraccio. Lei avrebbe voluto che la sollevasse e la portasse via con s. Avrebbe potuto tornare fuori e affrontare il mondo, come unadulta. Ma fu una scintilla passeggera, che si spense subito. Lasci che se ne andasse e rimise la catena alla porta. Rientr nellappartamento vuoto, sentendo tornare la familiare sensazione di solitudine.
Max le aveva dato tre confezioni di pillole. Una conteneva analgesici molto potenti, di cui non aveva pi bisogno. La seconda erano tranquillanti, e la terza sonniferi. Secondo Max, poteva prendere i sedativi tre volte al giorno. Stella si concedeva una pastiglia di sonnifero alla sera. Ne aveva bisogno per spazzar via i pensieri e anestetizzare la sua mente turbata. Chiudeva gli occhi, metteva la testa sul cuscino e dormiva senza sognare.
La scorta di tranquillanti e di sonniferi durava un mese esatto. Stella aveva supposto che, quando fossero finiti, sarebbe scaduto anche il suo tempo e Max si sarebbe aspettato che lei tornasse a casa. E magari anche al lavoro. Lei non aveva la pi pallida idea di come, visto che non era ancora riuscita a fare nemmeno un passo oltre la porta di ingresso dellappartamento di Hampstead. Decise di non pensare alle prospettive future. Ogni giorno sperava che lattacco di panico non si ripresentasse, e faceva una prova alle otto in punto, dopo che Max se nera andato. E ogni giorno sperimentava gli stessi sintomi. Al ventesimo, smise di sperare.
La sera della visita di Peter, fece la prova di prendere solo mezza pastiglia di sonnifero. Addormentarsi non fu difficile. Non piomb come al solito in un oblio misericordioso, ma la dose fu sufficiente per rilassarla, e dopo essere rimasta sdraiata a occhi aperti, ed essersi sforzata di smettere di rimuginare  se sarebbe mai tornata a vivere da sola, sulle sue foto nuda che comparivano in internet, sul suo lavoro  si addorment.
Alle due del mattino percep qualcosa. Una presenza, che si muoveva accanto al letto. Scivol fuori e si rannicchi di fianco al cassettone, chiudendo gli occhi, come un bimbo, sperando di essere invisibile. Quando li apr, loscurit nella stanza era totale. Gli scuri impedivano alla luce dei lampioni di entrare e non vedeva nulla. Trattenne il fiato e rimase immobile. Lui era nella stanza, si muoveva verso di lei. Lo sent sfiorarla, la sua pelle, fredda e scagliosa come quella di un rettile, che la accarezzava. Era terrorizzata.
Quando le sue pupille si adattarono, dalloscurit emersero le sagome benevole dei mobili. Sapeva che lintruso era stato un incubo, ma il cuore che batteva allimpazzata e il terrore rimasero, mentre restava accucciata con la testa tra le mani, aspettando che accadesse qualcosa di terribile. Riusc ad alzarsi, and in bagno e si lav il viso. Si sent meglio, ma non sopportava lidea di stare sola. Senza far rumore, apr la porta della stanza di Max. Cerc a tastoni il suo letto matrimoniale e si infil sotto il piumino. Lui era girato di spalle e lei gli si rannicchi contro. Lui si spost leggermente e poi le prese una mano e se la port al petto.

Hilltop, tre e trenta di notte.
Stella dubitava di riuscire a trovare un vetraio disposto a venire a Hilltop in quelle ore. Mentre frugava negli armadietti alla ricerca di nastro adesivo e sacchi neri per tentare una riparazione di fortuna, si imbatt nelle sue scatole di pillole, come si aspettava.
Non ce la faceva a resistere un minuto di pi. Prese la scatola delle benzodiazepine. Una di quelle avrebbe smorzato la sua inquietudine, lavrebbe allontanata dal baratro, tenendo a bada la sua paranoia.
La inghiott. Non le importava che Peter la stesse guardando.
In salotto, lui si avvolse la fodera di un cuscino attorno alla mano e tolse i frammenti di vetro rimasti sullintelaiatura della finestra. Stella tagli dei sacchi neri, aprendoli, e insieme li distesero sullapertura, fermandoli ai lati con il nastro adesivo. Era unimpresa senza speranza; il vento sbatteva sulla sottile membrana di plastica ed era ovvio che quella riparazione improvvisata non avrebbe retto.
Peter era ancora sporco del sangue di Blue. Ce laveva sulle maniche e sul davanti della camicia. Come sei conciato, disse Stella, riuscendo a fare un piccolo sorriso.
Grazie. Ho sentito la Met, disse lui. Lex moglie di Simpson ha fornito altri particolari sulla situazione.
Non sembrava cos arrabbiato con lei, o deluso, come si aspettava. Forse, nonostante la sua antipatia per suo marito, si sentiva sollevato dal fatto che Max si fosse assunto la responsabilit della ragazza.
Stella tenne fermo un angolo del sacco di plastica mentre Peter lo fissava con un altro po di nastro. Nellistante in cui lei tolse la mano, il vento si accan sul loro lavoro.
Sembra che, dopo che Simpson ti ha aggredita, disse Peter, la sua relazione con la nuova ragazza non ci abbia messo molto a finire. A quanto pare,  tornato alle vecchie abitudini: ha perseguitato lex moglie con telefonate ed e-mail, a volte seguendola quando usciva di casa. Lei afferma che le ha tormentate, spingendola di nuovo a bere, dopo che si era rimessa in carreggiata. Non ha sporto denuncia. Non ha molta fiducia nella polizia.
Era quello che stava cercando di dirmi Blue prima. Solo che non mi ha detto il nome delluomo che stava descrivendo, n che era suo padre.
Anche con laiuto dei tranquillanti, non sapeva per quanto ancora sarebbe riuscita a reggere quella conversazione. Perch continui? Non credi che io mi senta gi abbastanza colpevole? S, avevi ragione: avrei dovuto denunciarlo.
Il rotolo di nastro adesivo era finito e Peter lo lasci cadere per terra.
Non intendevo quello, precis lui. Quel che sto cercando di dire  che Max curava Blue e anche la madre. Eppure non ti ha detto che Simpson era ancora libero di agire. Non trovi strano che Max abbia continuato ad avere contatti con quella famiglia, senza dirti niente?
S, lo trovava strano. Pi che strano. Max aveva travalicato dei limiti, prendendo come pazienti sia la madre che la figlia, mentre era sposato con unaltra delle vittime di Simpson. Stella non riusciva assolutamente a capire tutte le implicazioni; le potenziali insidie erano tante. E, s, Peter aveva ragione: le decisioni di Max erano discutibili. Ma lei non aveva certo il diritto di ergersi a giudice, dopo essere stata cos passiva. Non aveva fatto niente per cercare di risolvere qualcosa. Almeno Max aveva tentato di aiutare la madre e la figlia.
Il sacco di plastica sbatteva, sotto la sferzata del vento che cercava di infrangere la fragile barriera tra lesterno e linterno.
Non lo dico per spaventarti, disse Peter. Perch non credo affatto che Lawrence Simpson abbia mandato qui la figlia. Non avrebbe nessun senso. Ma credo che ci sia sotto qualcosaltro. Vuoi sentire la mia teoria?
No, disse lei.
Io credo che Max abbia acconsentito a curare sia Blue che la madre cos da poter scoprire se, e quanto, sapevano dellaggressione di Simpson nei tuoi confronti. Credo che Max temesse che Simpson  per qualsivoglia ragione  potesse dire alla moglie quello che aveva fatto. Magari per spaventarla e farla cedere alla sua richiesta di affidamento. E se Simpson poteva dimostrare di essere in grado di controllare te, che possibilit poteva avere la moglie? Ed  un sadico, quindi potrebbe non aver resistito alla tentazione di vantarsi della sua vittoria. Avrebbe potuto essere tentato di mostrare a qualcuno quelle fotografie.
La guard, di colpo imbarazzato. Rimpianse subito di aver parlato delle fotografie. Mi spiace, disse.  la mancanza di sonno. Ho ancora meno tatto del solito.
Non preoccuparti. Non sono cos fragile, disse lei. E sono gi arrivata a pensare che Max possa aver avuto le sue ragioni per prendere sia Blue che sua madre come pazienti. E glielho gi chiesto.
Si godette la sua espressione sorpresa.
E?
Ha negato di avere motivi reconditi.
Sai che sorpresa. E non trovi strano che il suo studio sia uscito immacolato da tutta la faccenda?
Langolo del sacco di plastica si stacc. Nessuno dei due si prese la briga di riattaccarlo. Stella si chiese perch era cos arrabbiata con Max.
Ti sbagli. Secondo me le intenzioni di Max erano buone, voleva sinceramente aiutare Blue e la madre. Gli piace avere il controllo, ma questo non  un crimine. Piace anche a me. E, se  per questo, anche a te. Era sotto uno stress enorme  ha sopportato la pressione del mio stato mentale e della sopravvivenza della sua attivit  e forse ha preteso troppo da se stesso. S, pu avere eccessiva fiducia in se stesso e, s, pensa di doversi assumere la responsabilit delle persone a cui tiene. Io credo che abbia pensato di poter aiutare Blue e sua madre tenendole nel contempo docchio. Ma, chiss come, questo gli si  ritorto contro e alla ragazza  venuta una fissazione per lui.
Quindi  questa la tua scusa per lui, stavolta.
Non  una scusa.
Lui  il tuo punto cieco.
 un uomo che ha un forte bisogno di avere il controllo. A volte questa  una debolezza.
 un maniaco del controllo a cui piace giocare a fare Dio.
 mio marito.
Ellie, ti prego, riesci a vedere questa cosa obiettivamente, logicamente da una prospettiva professionale? Max deve aver pensato che la madre di Blue avrebbe scoperto dallo stesso Simpson che tu e Max, per omissione, avevate nascosto delle informazioni nella relazione. E se fosse stata abbastanza disperata, sarebbe potuta andare alla polizia. Io credo che Max sapesse benissimo cosa faceva. Credo che volesse disperatamente impedire che trapelasse quello che ti era successo, col rischio di distruggere il suo studio e la sua reputazione.
So che stai solo cercando di aiutare e che ci tieni a me. Stella sent il tono della sua voce, paternalistico, come il peggior Max. Non intendeva esserlo.  un enorme sollievo accettare il fatto che dietro tutto questo non ci sia Lawrence Simpson ma, quanto al resto, ci sono troppe congetture.
 buffo che tu e io siamo arrivati alla stessa conclusione. Anche se  solo una teoria. Non credi?
Stella si scost da lui. Raccolse i cuscini del divano e cerc di ammonticchiarli sul davanzale davanti alla finestra rotta, ma caddero subito a terra. Lasci perdere.
Non ci sono prove, disse Potremmo sbagliarci.
Non riesco a pensare a nessuna spiegazione innocente sul perch Max abbia scelto di avere a che fare con quella famiglia.
Non  giusto dire che Max non ti  mai piaciuto, e che questo non ha niente a che fare con Blue o suo padre? Ha a che fare con me.
Avendo rinunciato a sistemare la finestra, erano in piedi davanti al camino e fissavano i ciocchi rugosi come se sperassero che il fuoco si sarebbe acceso per magia.
Max ha approfittato dei tuoi sentimenti per lui, disse Peter. Perch tu non rivelassi niente.
Non  vero. Sono io che sono diventata dipendente da lui perch non volevo affrontare il mio trauma.
Lui ti ha convinto a fare una cosa terribile. La sua voce si alz di tono, perch stava arrabbiandosi. Ti ha incoraggiata a nascondere un crimine. E questo ha avuto delle conseguenze, non solo per te, ma anche per Blue e per sua madre. Max pensa ai suoi interessi, solo a quelli. Mette se stesso prima di tutti, sempre.
Lei gli poggi le mani sulle spalle. Calmati. Voglio essere chiara. Per lultima volta: Max non mi ha costretta a fare niente. Lasci ricadere le mani. Mi spiace. Sono sempre stata innamorata di lui.
Il problema  che Max non si comporta come un uomo innamorato di te.
La compassione nei suoi occhi acu il suo dolore. A volte ha bisogno di una pausa, da me e dalla mia agorafobia, dal mio stress post-traumatico e dai miei tranquillanti.
Per quanto intendi restare una vittima?
Tu sei un poliziotto, Peter, un salvatore. Pensavo che ti piacessero le vittime e venire a salvarmi, ogni tanto.
Pensavo che tu fossi una tosta, una che sopravvive.
Non puoi capire cosa significa essere violentati.
Nonostante le pillole, Stella era agitata; la sua voce era troppo alta. Era arrabbiata. Voleva essere lasciata sola. Non voleva stare sola. Era sola.
Io ho cercato di farti denunciare quello che era successo. Pensavo che fosse il primo passo per riprenderti la tua vita.
Questo era quello che pensavi tu. Ma non era ci che volevo io.
E restare rinchiusa in questa mostruosit di cemento  quello che vuoi?
 una cazzo di icona modernista!
Peter cerc di metterle una mano sul braccio, ma lei lo scroll via. Sapeva come tirar fuori unargomentazione convincente. Faceva parte del suo lavoro. Le sue parole le entravano dentro, confondendola.
Sei cos sicura che non ci sia della verit in quel che ha detto Blue?
Stella non voleva pi ascoltare. Voleva andare via. Non era del tutto sicura di dove volesse andare; poi si rese conto che voleva il suo letto.
Qui fa freddo. Vado di sopra. Ho bisogno di sdraiarmi, disse.
Senti, la tua vita sono affari tuoi, ma almeno non credi che a Max non dovrebbe essere permesso di continuare a curare quella ragazza senza un secondo parere?
Lei attravers lingresso gelido e afferr il mancorrente di acciaio tubolare. Le punse le dita, come se avesse afferrato un pezzo di ghiaccio. Non si volt indietro. Pi saliva e pi si sentiva stordita.
Resto fino allarrivo del vetraio, disse Peter alle sue spalle. Sono sicuro che potranno coprire la finestra con delle assi. La casa sar sicura.
Lei continu a non voltarsi. Non voleva vederlo. Continu a salire, mettendo un piede davanti allaltro.
Per la miseria. La sua camera da letto. Aveva dimenticato il disastro combinato da Blue. Si fece strada in mezzo al caos e alle cose sul pavimento. Prese il piumino, lo scosse e lo distese sul letto. Un cuscino era ancora al suo posto, ma laltro mancava. Lo vide subito, infilato nella grata del camino.
Quella ragazza era un diavolo.
Si sarebbe accontentata di un cuscino solo. Voleva soltanto il suo letto. Lo scosse, lo rassett e tolse due lunghi capelli biondi. Non aveva bisogno di qualcosa che gliela ricordasse. Si sdrai supina e chiuse gli occhi.
Qualcosa di duro le premeva contro la schiena. Mise la mano sotto le coperte e tast. L non cera niente. Ma cera qualcosa infilato nella tasca posteriore dei suoi jeans. Il cellulare di Blue.

Hampstead, giugno 2009.
Stella viveva nellappartamento di Hampstead da cinque settimane, quando Max torn a casa tardi per la prima volta. Il suo pollo al cocco con curry e lime si raffreddava intonso nel forno. Aveva voglia di gettarlo nella spazzatura, ma non sopportava lidea di buttare qualcosa per cui aveva lavorato tanto. E cos la pietanza se ne stava l, a raffreddarsi. Stella era furibonda. Pass in rassegna tutti i canali della televisione. Era con una donna. Be, non poteva pretendere che, con una collega molto pi giovane e indesiderata accampata nel suo appartamento, abbracciasse per sempre una vita di celibato.
Non era possibile che avesse una seduta. Stella si era aspettata che potesse avere come minimo unemergenza o due  un suicidio, o unoverdose  che avrebbero significato che tornava pi tardi. Ma doveva aver passato le emergenze a un collega, perch era sempre a casa puntuale. Aveva completato lui la relazione Simpson, facendo in modo che Anne sistemasse tutti gli altri impegni di Stella. Tornava sempre a casa da lei alla stessa ora, le otto di sera. Entrava e poi veniva a cercarla. Lei di solito era in cucina, ai fornelli. Lui si avvicinava e le dava un amichevole bacetto su una guancia. Qualche volta le stringeva una spalla, mentre lei era girata di schiena. La cucina era la migliore che Stella avesse mai usato. A giudicare dal perfetto stato in cui si trovava, lui non doveva averla mai adoperata.
Lei passava le notti nel letto di Max. Andava a coricarsi per prima, prendeva la sua pillola e poi si addormentava, sola. Lui arrivava molto pi tardi. Non cera speranza. Avrebbe dovuto andarsene di corsa da quella casa e proseguire la sua vita. Non poteva. Non voleva pi farlo. Aveva un assaggio di cosa significava vederlo tornare a casa da lei tutte le sere. Ed era bello. Tutte le volte che sentiva la chiave nella serratura provava un impeto di gioia; per lei, era il rumore della possibilit. Quando era con lei, Stella si sentiva quasi calma e felice. Le mura della casa erano la sua sicurezza durante il giorno, mentre la presenza di Max era la sua sicurezza alla sera.
Lui non faceva nulla che indicasse che la desiderava. Verso di lei provava un senso di dovere. La vedeva come una vittima. Lei era una sua responsabilit, niente di pi. Stella sospettava che averla vicina e prendersene cura fosse il suo modo di affrontare il senso di colpa. Se fosse stata pi pessimista, si sarebbe chiesta se non era anche un modo per evitare responsabilit legali, finanziarie o professionali. Ma non era poi cos cinica.
Alle nove e mezzo Stella era sui carboni ardenti. Pass in ogni stanza per accertarsi che le finestre fossero serrate e le tende tirate.
Lui arriv alle dieci meno dieci. Stella, seduta sul divano, a braccia conserte e con le gambe rannicchiate, alz lo sguardo imbronciata. Lui non era in nessun modo legato a lei, poteva starsene fuori anche tutta la maledetta notte e, in pi, aveva tutto il diritto di portare a casa altre donne. Probabilmente era al colmo della frustrazione e non vedeva lora di liberarsi di lei. Doveva vederla come merce avariata.
Scusa il ritardo, disse lui. Aveva la cravatta slacciata e la giacca del vestito era insolitamente stropicciata. Se la tolse e la mise sul bracciolo. Stella voleva prenderla, annusarla per sentire se profumava.
Sei stato con qualcuno? chiese, stringendosi le braccia al corpo.
Com strana la situazione in cui ci troviamo, disse lui.
Una donna?
Lui si pass la mano sulla testa. Lei non era mai sicura se fosse contento o turbato di tornare a casa da lei. Sapeva cos poco di lui.
Max sospir.
C qualcosa per cena? chiese. Era educato come sempre.
C, ma  fredda.
Per la prima volta sent che avrebbe potuto farla finita, uscire, l e subito, e ritrovare la sua vecchia vita.
La tavola aveva un aspetto magnifico. Aveva trovato due pesanti candelieri dargento in fondo a un armadietto della cucina, e adesso erano al centro della tavola, con le candele accese. In un recipiente aveva messo dei rametti di lavanda tagliati da un vaso davanti alla porta.
Anne sta per sposarsi, disse Max sedendosi.  per questo che sono in ritardo. Siamo andati a un aperitivo per festeggiare, al Lamb and Eagle.
Anne della clinica?
S.
Chi  il fortunato? chiese Stella. Mentre gli serviva un piatto di pollo freddo al cocco con curry, ebbe limpulso di mettersi a ridere. Tutto le sembrava assurdo: il cibo freddo, le candele, la lavanda.
Delizioso, disse lui, anche se non aveva ancora messo in bocca niente. Hai mai conosciuto Chris Marshall? Sua moglie era una paziente della clinica. Lho curata per depressione quando era agli ultimi stadi del cancro al seno.  stato allora che lui e Anne si sono conosciuti.
Che romantico. La moglie morente e tutto il resto.
Anche Anne ha passato dei brutti momenti, lo sai.
No, non lo sapevo.
Lui era sprofondato nel silenzio. Ultimamente, Max era spesso stanco. Sembrava pi vecchio e meno ottimista rispetto allimmagine che lei conservava nella mente. Sorrideva meno spesso. Il suo entusiasmo per la vita e la sua passione sembravano essere sbiaditi. Se prima era stata infatuata, adesso amava il vero Max.
In che senso Anne ha passato dei brutti momenti? chiese.
Quattro anni fa suo marito  morto di cancro al pancreas. Dal momento della diagnosi, gli sono rimasti solo sei mesi di vita. Lei era distrutta. Era pi o meno il periodo in cui abbiamo aperto la clinica ed  stato proprio il lavoro a salvare la sua sanit mentale, a farla andare avanti.
Non ne avevo idea. Anne non parlava molto con me. Non credo di esserle mai piaciuta.
Era contenta di vedere che mangiava il pollo.
 molto che vivi in questo appartamento? chiese.
Dodici anni. Sono cresciuto da queste parti. Mia madre  ancora in una casa di riposo a Finchley Road.
Non aveva mai osato fargli domande personali, prima.
Max stava aprendo la bottiglia di Chardonnay che lei aveva messo fra i candelieri. Si chiese se beveva per affrontare la sua presenza. Mentre lui lottava col tappo, Stella disse: Mi serve unaltra ricetta. Parl con calma, poi trattenne il fiato.
Certo. Te la preparer domattina, disse lui.
Riemp il suo bicchiere e poi quello di lei.
Stella conosceva le basi della teoria comportamentale. Sapeva di essere a un passo dallagorafobia e non doveva in alcun modo cadere nel precipizio, o sarebbe stato molto difficile risalire verso una vita normale. Parte del problema, sospettava, era che lei non rivoleva una vita normale. Era stufa di una vita normale. Era felice, protetta nellappartamento di Max. L dentro non le sarebbe successo niente di brutto. Sapeva che stava diventando pazza.
Cera unaltra domanda che voleva fargli; qualcosa a cui aveva pensato e ripensato.
Max, secondo te perch ha scelto me? Cerano molte altre persone coinvolte nel caso, lassistente sociale, il suo avvocato, lassistente familiare. Perch me?
Tu sei una donna giovane e attraente, tanto per cominciare. Lui si sentiva perseguitato dallintero sistema legale e si  fissato su di te come bersaglio per la sua rabbia. Ecco tutto.
Devo aver fatto qualcosa per indurlo a scegliere me.
 questo che lui vuole che tu pensi. Eri il bersaglio pi facile e il pi soddisfacente per un sadico sessuale. Lui  il criminale. Lui  il responsabile. Non tu.
Lei voleva alzarsi e andare da lui; voleva sedergli in grembo e farsi stringere, come un bambino.
Non voglio che venga fuori, disse lei. Non voglio che qualcuno dei miei colleghi lo sappia n che venga compromessa la clinica. E, a essere onesta, non voglio correre il rischio che la mia abilitazione venga minacciata in nessun modo, se Simpson fa qualche sorta di controaccusa.
Nessuno deve saperlo, a meno che tu non lo voglia. Per quel che riguarda il personale della clinica, tu sei in permesso straordinario a tempo indeterminato. Ho trovato un associato,  giovane, appena uscito dalluniversit, ma  pronto a lavorare a salario minimo.
Ti sono cos grata. Ho creato cos tanti problemi, non mi aspetto di ricevere lo stipendio, e poi non ho idea di come far a pagare laffitto
Ssst disse lui. Prese il bicchiere di vino e glielo porse. Puoi restare qui fino a quando ne hai bisogno. Se sei contenta di vivere con me.
Lei bevve un sorso lungo e fresco. Era nellappartamento di Max, seduta vicino a lui, sola con lui. Una parte di lei era compiaciuta. Anche nelle peggiori circostanze possibili. Pazzamente compiaciuta di averlo infine per s. Perverso. Ma vero.
Sono innamorata di te, disse lei.
Si sentiva bene. Si era messa a nudo e aveva detto la verit. Lui era libero di chiederle di andarsene in qualunque momento.
Bene, disse Max. Non sembrava sorpreso. Sono lusingato. Ma non intendo approfittare di te. Non adesso.
Peccato. Gli riemp di nuovo il bicchiere.

Lequilibrio nellappartamento di Hampstead mut. Stella sentiva di essere a casa. Max contava su di lei per cosa, non era del tutto sicura. Sua madre mor due mesi dopo che lei era andata ad abitare l. Suo padre era morto quando lui aveva otto anni. Come lei, non aveva fratelli ed era solo. Prese la decisione di tentare di diminuire i tranquillanti durante il giorno; di cercare di tornare dove era prima. Al tempo stesso, era felice di comera. Max non disse nulla riguardo al fatto che se ne andasse. Lei fantasticava su come poteva essere vivere nellappartamento come sua amante.
Il matrimonio di Anne ebbe luogo in una casa del XVIII secolo di Hampstead. Burgh House, in New End Square, era fortunatamente vicina allappartamento di Max, e non ci vollero pi di cinque minuti per arrivarci a piedi.
Nei giorni precedenti alla cerimonia, Stella divenne sempre pi paranoica. Era perseguitata da pensieri assurdi. Si chiedeva perch Anne avesse scelto un posto cos vicino a dove viveva Max. Aveva forse vissuto per qualche tempo in casa sua? Lei e Max avevano forse vissuto insieme? Era cos che aveva scoperto Burgh House, nascosta in fondo a New End? Stava annegando nella sfiducia. Continu a dirsi che stava avendo una reazione ansiosa perch stava per mettere piede fuori per la prima volta da mesi. Sarebbe passato.
Lo so che sono una frana ma, per favore, puoi stare con me per tutto il tempo che siamo al matrimonio? chiese a Max.
Ma certo. Sar un piacere. Sorrise e lei ebbe una fuggevole e preziosa visione del vecchio Max.
Aveva gli incubi. Tutti dovevano aver visto le fotografie in cui era a gambe larghe, degradata. Forse Max le aveva gi viste e non glielaveva detto, per risparmiarle il dolore. Vide Simpson, che laspettava, appoggiato al muro fuori dalla casa; seduto al pub di fronte; in piedi davanti al portone di Burgh House: seduto tra gli ospiti. Dappertutto.
Finch aveva Max al suo fianco, era al sicuro. Questo si diceva.
Credi che possa raddoppiare la mia dose di Diazepam, solo per oggi?
Assolutamente s, disse Max. Anche se forse non ricorderai molto del matrimonio.
Ricordarsi il matrimonio era lultima delle sue preoccupazioni.
Anne era splendida nellabito di pizzo antico sopra un tubino di seta, mentre avanzava nel corridoio della stanza da musica dalle pareti rivestite in legno. Un quartetto darchi suonava. Stella galleggiava sulle dolci onde della musica.
Una damigella era unattraente ragazza con i capelli rossi lunghi fino alla vita e il nasino allins. Portava uno stretto miniabito di seta. Anche con la doppia dose di Diazepam, Stella immagin che Max la stesse fissando.
Non era assolutamente in grado di reggere il ricevimento e le chiacchiere. Max fu comprensivo e non sembr dispiaciuto di andarsene. Forse nemmeno lui era il tipo da matrimoni. Le aveva passato un braccio attorno alla vita, sostenendola, e lei gli aveva appoggiato la testa sulla spalla mentre percorrevano il breve tragitto verso casa. Stella non si guard attorno, non guard la gente che le passava accanto. Finse che non esistesse.
Ho pensato a quello che dovrei fare, disse lei. Non vivr alle tue spalle per sempre. Da quando abito con te, non ho parlato con uno solo dei miei amici perch so cosa diranno e non voglio sentirlo. Ma ho parlato con Peter alcune volte. Mi ha mandato un messaggio ieri, per dirmi che la persona che viveva con Hannah se n andata e lei sta cercando qualcuno con cui dividere lappartamento.  la mia pi vecchia amica, e mi fido di lei. Peter pensa che dovrei andare a stare l; vuole che le dica cos successo. Hannah potrebbe aiutarmi, mentre cerco di trovare un piano di cura.
Camminavano piano, vicini, sottobraccio. Max tir la cravatta da una parte e poi dallaltra, allentandola e lasciandola penzolare attorno al collo.
Non  una cattiva idea, disse Stella. Sarebbe il primo passo verso lo sai. Hannah  una psicologa, capir se mi comporto in modo strano per un po. Sia lei che Peter mi assilleranno perch denunci quel che  successo. Ma sono sicura che sapr tenerli a bada. Riusc a sorridere.
Max aveva smesso di camminare e fissava il marciapiede, senza parlare.
Allora? Cosa ne pensi? chiese lei.
Trovi che io sia strano, ancora single e senza figli a quarantatr anni?
No, ment lei.
S, se lo era chiesto: single e senza figli e nessuna relazione stabile, per quel che ne sapeva lei.
E tu? Hai mai pensato di sposarti? chiese Max.
Certo, disse lei. Se mai riuscir a uscire dal tuo appartamento. E poi dipende da chi me lo chieder.
Si appoggiava a lui, che la teneva per la vita, ed era in un gradevole stato di annebbiamento mentale, disinibita; non le importava cosa avrebbe potuto dirgli, quel che avrebbe potuto rivelargli. Perch stiamo facendo questa conversazione? chiese.
Mi piace averti con me.
Davvero?
Non voglio approfittarmi di te. Volevo aspettare. Ma non voglio che tu ti trasferisca senza saperlo.
Sapere cosa?
Che penso a sposarmi, disse lui.
Sposarti in generale? O pensi di sposare me? Le pillole lavevano resa audace.
Non voglio che tu te ne vada, disse lui.
Non hai bisogno di sposarmi per farmi rimanere.
Lo so.
Ma se mi chiedessi di sposarti, probabilmente risponderei di s, disse lei.
Lui la baci sulla testa.
Col senno di poi, la proposta sembrava pi bizzarra che romantica.

Hilltop, quattro e dieci del mattino.
Peter era sdraiato sul divano, a occhi chiusi. Il soggiorno era una ghiacciaia, e il sacco nero sbatteva inutile contro la finestra rotta.
Stella ansimava, aveva fatto le scale di corsa. Sei sveglio? chiese guardandolo.
Lui si mise a sedere, sbattendo le palpebre. Aveva i capelli spettinati, qualcuno anche dritto sulla testa. Guance e mento avevano un velo scuro di barba.
Cosa c adesso? domand.
Dobbiamo raggiungerli.
Perch?
Lei cerc di lisciargli i capelli con le dita. Aveva bisogno che avesse un aspetto autoritario e attento.
Non te lho detto, ma quando sono rimasta sola con Blue, appena prima che rompesse la finestra, lei mi ha detto be, sostanzialmente la stessa cosa che ha detto a Max, ma con molti pi particolari. Ha raccontato che avevano fatto sesso. Durante le sedute di terapia. E io ero furibonda e le ho risposto che stava mentendo, che lavrebbero rinchiusa. Ho detto tutta una serie di cose terribili, stupide. Ed  per questo che  fuggita.
E?
Ho pensato a quello che hai detto. E cos ho dato unocchiata al suo cellulare. Ho trovato qualcosa. E adesso devo andare allospedale. Puoi puoi non farmi domande? Solo, portami allospedale, perch devo arrivare prima che lui la faccia ricoverare.
Stella non aspett la risposta. Corse allingresso, si mise il cappotto e lanci a Peter il suo. Lui lo prese al volo. Lei ne fu lieta: era del tutto sveglio e i suoi riflessi funzionavano benissimo.
Esci di casa? disse lui.
Ho preso un paio di tranquillanti in pi.
Ma  prudente? Hai inghiottito quelle robe come se fossero Smarties.
Lei fece spallucce. Andiamo, prima che cambi idea. O che svenga.
Rimase inchiodata al freddo pavimento di marmo.
Peter le pass accanto, apr la porta dingresso, si volt e le tese la mano.
Stella si guard attorno unultima volta. Fece qualche passo in avanti, schiacci linterruttore e spense il lampadario. Pens a quanto sarebbe stato pi facile restare dentro casa, e dentro il suo matrimonio. Niente doveva cambiare.
Ma non poteva andare alla deriva per il resto della sua vita con gli occhi serrati e la curiosit soffocata dalle sostanze chimiche.
Aveva le gambe rigide. Non riusciva a muoversi, verso Peter, verso la porta aperta. La temperatura stava scendendo ancor di pi.
Mi spiace, disse. Vai tu. Devi aiutarla.
Peter era furibondo. Non era proprio un campione di passivit. E nemmeno lei lo era stata.
Mi arrendo, disse lui.
Lei non poteva prendersela. Lei stessa si era arresa tanto tempo prima.
Il servizio di vetraio demergenza sarebbe arrivato, la finestra sarebbe stata riparata, e la casa sarebbe stata di nuovo sicura. Nel frattempo lei sarebbe stata sana e salva, chiusa a chiave in camera sua.
Va bene, ne ho avuto abbastanza. Hai bisogno di aiuto almeno quanto lei.
Si avvicin alla porta. Stella chiuse gli occhi. Non voleva vederlo andar via.
Lo sent tornare indietro e prenderla per mano. Lei resistette, cercando di spingerlo via. Allung un braccio, per costringerlo a lasciarla andare; ma lui resisteva, deciso. Stella ebbe la sensazione di esplodere. Con la mano libera, lo colp in viso. Forte.
Poi si scost: lui sembrava sul punto di restituirle lo schiaffo. Ma si sfreg la mascella, muovendola a destra e a sinistra un paio di volte.
Stella respirava a fondo. Il torace era libero e aperto. Sentiva ancora la forza nelle braccia. Voleva colpirlo ancora, solo per sentire di nuovo quella forza.
Non posso uscire.
S che puoi. Non devi fare altro che mettere un piede davanti allaltro. Non pensare, cammina e basta.
La portiera della jeep era dura, dovette tirare con tutte le sue forze per chiuderla. Cerano un leggero odore di sigaretta nella macchina e molti contenitori da take-away vuoti sul pavimento.
Peter guid la macchina sulla strada gelata, arrivando in cima alla collina. La strada e i marciapiedi erano scomparsi, sommersi sotto un mare di bianco. Stella afferr la maniglia della portiera.
Mi dispiace di averti colpito, disse. In realt era indirizzato a Max. Vorrei ucciderlo.
Nessun problema, disse lui. Vedi di non fare gesti folli, mentre guido.
Scesero molto lentamente dalla collina, con gli pneumatici che lottavano per tenere la strada. La macchina slitt in avanti, sussult e si ferm. Se le ruote avessero perso la presa, sarebbero finiti sulla strada sottostante.
Tipico, disse Peter. La vostra strada  la pi ripida in tutta questa maledetta zona.
Quando raggiunsero langolo di Victoria Avenue, Stella si accorse di respirare pi liberamente.
Che strada avr fatto? chiese Peter.
Gira a sinistra.
Svoltarono in Cheney Road, dove il traffico aveva sciolto la neve e la strada era una striscia nera.
Alla rotonda a destra, disse Stella. Puoi accelerare un po?
Hai una specie di piano per quando arriviamo allospedale? chiese lui lanciandole unocchiata.
Non guardare me, ma la strada. Tu portami davanti al pronto soccorso, disse.
Girarono a destra al grande supermercato Tesco e poi a sinistra sulla via che portava allautostrada. In giro non cerano macchine, e il tachimetro sal a centotrenta. La jeep teneva bene le curve, le mani di Peter erano salde e ferme sul volante. I lampioni coloravano di un giallo brillante la neve sui campi. I fari illuminarono degli animali morti sulla strada: un fagiano e poi i resti di un coniglio. Max, probabilmente, pens lei, che aveva lasciato delle vittime nella sua scia.
La neve cadeva piano. Costeggiavano veloci alberi bianchi; il cielo e il terreno sembravano fondersi luno nellaltro. Stella immagin una piccola figura appoggiata allo sportello del sedile del passeggero, i capelli biondi schiacciati contro il finestrino.
Hilltop si allontanava sempre di pi, ma lei non stava andando in pezzi. Non ancora. Anche se cominciava a sentire le membra stranamente pesanti. Forse aveva esagerato con le pillole. Doveva tenersi stretta la rabbia, concentrarsi sul tradimento di suo marito, per andare avanti. Riusciva a vederlo, fotogramma dopo fotogramma.

Max e Blue
Stavano volando. La macchina aveva il profumo delleleganza costosa. Era sexy. Sapeva di lui, di cuoio e di dopobarba forte.
Blue si sentiva molto meglio. Non riusciva quasi a ricordare perch si era fatta prendere dal panico, il giorno prima, perch si era precipitata a cercare la sua casa, perch era cos disperata. Capiva che doveva essere pi paziente. Dopo tutto, lui era sposato ed era ancora il suo dottore. Doveva essere cauto. Adesso capiva perch per lui era stato cos importante che restasse un segreto. Le dispiaceva averlo detto a qualcuno. Si mordicchi la pelle attorno allunghia del pollice. La moglie non le credeva comunque.
Guard il suo profilo. Aveva la fronte aggrottata, concentrato sulla guida. Adesso anche lui doveva aver capito che doveva stare pi attento, adesso sapeva cosa poteva fare lei, se si rifiutava di vederla. Lei non aveva nessuna intenzione di lasciarsi mettere i piedi in testa.
La macchina rallent. Lui lasci la strada principale per una piccola traversa, guidando finch non furono nascosti dietro un filare di alberi congelati. Latmosfera era bizzarra, silenziosa. Non cerano altre macchine.
Max spense il motore, ma tenne le mani sul volante. Guardava fisso fuori dal parabrezza.
Blue cominci a sentirsi nervosa.
Perch ci fermiamo? gli chiese.
Ma lui non le parl. Era arrabbiato: per quello che aveva detto a sua moglie. Lavrebbe punita.
Slacci la cintura e prov la maniglia: non era bloccata. Scese dalla macchina e sbatt la portiera. Pens di scappare.
I fari si spensero e lei rimase al freddo e al buio.
Era finita in un grosso mucchio di neve, le scarpe erano sprofondate. La coperta in cui laveva avvolta Stella era rimasta in macchina e adesso stava gelando. Si strinse le braccia attorno al petto. Non aveva senso cercare di allontanarsi da lui. Sarebbe tornata in macchina e si sarebbe scusata.
Mentre tendeva la mano verso la maniglia, sent lo scatto della serratura. Afferr la portiera e tir, tir.
Batt i pugni contro il finestrino. Apri! Per favore, apri! Ho tanto freddo!
Il motore prese vita e la macchina cominci a muoversi.
Voleva lasciarla l.
No! Per favore! Corse dietro la macchina, gridando e implorando, anche se lui non poteva sentirla. Laveva spinto troppo oltre, adesso lui le avrebbe fatto del male, glielavrebbe fatta pagare per quel che aveva fatto. Scivol sul ghiaccio e sbatt un ginocchio. Si accosci, dondolando avanti e indietro, mentre lo guardava abbandonarla. Le lacrime erano calde e umide contro le sue guance.
Ma la macchina si ferm.
Blue balz in piedi e corse; tir la maniglia, ma scopr che era ancora bloccata. Il ginocchio dolorante pulsava.
Rimase l, al freddo, con le mani premute contro il finestrino. Tremante. Congelata. Le avevano preso la giacca, la borsa, il telefono. Non aveva nulla.
Lui guardava. Il vetro le bruciava le dita, ma non le spost. Lui aspett a lungo, la guard piangere. Poi si sporse, apr la portiera e lei sal. Le mani di Blue erano diventate rosso fuoco, aveva le orecchie in fiamme. Tremava per il freddo, anche adesso, con la coperta attorno alle spalle. Cominci a dondolarsi avanti e indietro. Di l a poco avrebbe avuto una bella ecchimosi sul ginocchio.
Non ho sempre cercato di aiutarti? disse lui. Non ti ho dato quello che volevi? Aveva gli occhi bordati di rosso. La spaventava.
Blue annu. Fuori era tutto cos strano. Il cielo era dargento, persino gli alberi emanavano luce. Adesso capiva. Lui poteva fare quello che voleva di lei.
Perch sei andata a casa mia, Blue?
Non lo so.
S che lo sai.
Ho telefonato al tuo studio e non hanno voluto farmi parlare con te. Ero arrabbiata. E sola. Volevo stare con te; volevo vedere dove vivi. Volevo vedere tua moglie. Ho pensato che se le dicevo quello che era successo, magari ti avrebbe lasciato. Forse non lo so. Volevo punirti e che tu sapessi come ci si sente.
E ora? Sei felice, ora?
No. Tua moglie non mi crede. Ti ama davvero. E si fida di te. Si spost sul sedile. I finestrini erano appannati e non riusciva pi a vedere fuori. Tu la ami?
Certo che la amo.
Lei non gli credette.
Ami me? Respir a fondo, voleva tenere dentro di s il suo odore per sempre. Non voglio vivere se non posso vederti pi. Ti prego, far qualunque cosa.
Lui rovesci allindietro la testa e rise. Sei un bel tipo, Blue.
Distese le nocche bianche aggrappate al volante e le accarezz la guancia gelata. Le fece scorrere le dita sulla bocca. Lei apr le labbra e gli baci la punta del pollice, poi lo prese tra i denti. Era ancora scossa dai brividi.
Non potr mai non amarti, disse. Non ceder, non smetter. Ti prego, non essere arrabbiato. Avrei potuto fare in modo che mi credessero, se avessi voluto. Ma non lho fatto. Dir che stavo mentendo su quello che ho detto di noi. Allospedale.
Questo di certo semplificherebbe le cose.
Gli dir che tu hai solo cercato di aiutarmi. Che non  mai successo nulla. Far tutto quello che mi dirai.
Piccolina, disse lui. Hai ancora sonno?
Lei era stanca e il freddo le era penetrato nelle ossa, ma stava cominciando a sentirsi felice.
Non voglio andare in ospedale. Le mie mani non sono cos malconce.
Devi.
Fammi stare con te.
Sei scappata di casa e hai parlato con mia moglie. Adesso  coinvolta anche la polizia. Non ho scelta. Devo portarti in ospedale.
Blue gli morsic il pollice. Lui appoggi la testa allindietro.
Io non ti lascio andare, disse lei. Sei mio, adesso. Puoi farmi tutte le iniezioni che vuoi, tanto poi svaniscono.
Gli succhi il dito.
Chiariamo quello che accadr quando arriveremo allospedale, disse lui. Se racconti altre storie, sai cosa succeder. Anche se qualcuno ti crede, ti daranno in affidamento.
Lei annu.
Posso fidarmi di te?
S, lo prometto.
Non devi far altro che confermare tutto quello che dichiarer. Dire quanto ti dispiace di esserti inventata quelle bugie.
Blue annu e gli succhi il pollice, risucchiandolo ancor di pi.
Possiamo minimizzare tutta la faccenda, disse lui. Si sgonfier in fretta. Dir che capisco che tu sia venuta a cercarmi ieri sera perch avevi bisogno di aiuto. Hai fatto un errore di sicuro a venire a casa mia, ma in un certo senso  stata una scelta saggia: sei venuta a cercare il tuo medico invece di tagliarti. Lo considero un progresso. Che brava ragazza.
E poi? gli chiese Blue.
E poi basta con le fughe. Basta con le scenate. Far del mio meglio per convincerli a dimetterti e a rimandarti da tua madre.
Quando ti rivedr?
Dobbiamo stare attenti. Se parlerai ancora di quello che  successo tra noi, non avr pi alcun potere di aiutarti. Lo capisci?
Lei annu. Prometto.
Max mise la mano su quella di lei e strinse. Tolse le bende e copr i palmi feriti di baci. Sapeva di farle male. Ma anche questo la eccitava. Si sent assolutamente felice. Era in grado di farsi desiderare da lui. Avrebbe potuto riaverlo. Erano una cosa sola, lui e lei. Si appartenevano.
Le dispiaceva per sua moglie. Le dispiaceva davvero.

Settembre 2009.
Hilltop era in cima a una collina, su una strada chiamata Victoria Road. La casa era imponente e sgraziata, su due piani, di un bianco impressionante e spudorata nel suo splendore modernista.
Le finestre dallintelaiatura nera sembravano guardare con condiscendenza i vicini: file di case a schiera anni Sessanta, in mattoni marrone coda di topo.
Stella avvert subito un legame con quella strana casa che sembrava assolutamente fuori posto.
Max costeggi con la macchina il basso muro curvo e sal il vialetto a mezzaluna. Stella sent con piacere il rumore della ghiaia sotto le gomme della Mercedes; se avesse vissuto l, sarebbe sempre riuscita a sentire se si avvicinava qualcuno a piedi o in macchina.
Sandra, lagente immobiliare, era parcheggiata in cima al vialetto, pronta e in attesa. A giudicare dalla macchina sportiva metallizzata, da quelle parti il mercato immobiliare non doveva aver subito troppo la recessione. Sandra era una donna minuta, sulla cinquantina, e indossava un tailleur di sartoria e un vistoso rossetto rosso. Stella le strinse educatamente una mano, sentendosi come un impostore adolescente che finge di potersi permettere un palazzo. Max evidentemente poteva permetterselo, grazie a una cospicua rendita delle propriet della madre.
Appena oltre la porta di acciaio, Sandra si chin e si tolse i tacchi a spillo. Stella segu il suo esempio e si lev le scarpe da ginnastica. Galleggiava a mezzaria, sospesa al di sopra di se stessa: ci erano volute parecchie pillole e molto incoraggiamento da parte di Max per farla uscire dallappartamento di Hampstead. Adesso, con il marito di fianco, sulla soglia di una nuova vita, si sentiva quasi soddisfatta.
Quindi siete novelli sposi! disse Sandra.
Stella sorrise. Max non si tolse le scarpe.
Il matrimonio era stata una cosa veloce, senza fronzoli, allufficio anagrafe di Marylebone. Stella ricordava di aver ingoiato parecchie pillole e di non avere avuto niente di adatto da mettersi. Alla fine aveva scelto un semplice abito di lino. Nei suoi momenti pi bui e di maggior insicurezza, non le era del tutto chiaro perch Max avesse accettato la sua proposta impulsiva. Ma laveva fatto. E adesso attraversava, qualche passo davanti a lei, lingresso. Non si volt per vedere se lei lo seguiva. Stella si chiese se Sandra avesse notato lassenza di entusiasmo e di gesti di affetto da luna di miele.
Il suo novello sposo sollev lo sguardo verso lo spettacolare lampadario che scendeva a cascata sui gradini di cemento. Lei voleva sentire la sua mano calda sulla schiena mentre esploravano la casa. Gli si avvicin, finch non furono fianco a fianco. Compreremo davvero questa casa? gli chiese.
Lui non riusciva a distogliere gli occhi dal lampadario.
Sandra porse a Stella una brochure patinata, dove Hilltop era ritratta in un giorno pieno di sole.
La decisione di Max di portarla a vivere in quella casa cos severa, cos spoglia e priva di curve dolci, la lasciava perplessa. Lui avrebbe mantenuto lappartamento a Hampstead, ma sarebbero vissuti l. Hai bisogno di un cambiamento totale. Sindrome da stress post-traumatico. Agorafobia. I suoi pensieri andavano alla deriva. Era molto spesso apatica, mezza addormentata. Sar come Raperonzolo nella torre, pens. Sarebbe stata contenta di lasciare la citt: avrebbe potuto ricominciare. Immagin di essere entrata in una meravigliosa gabbia dorata.
Il contratto fu firmato otto settimane dopo.
A sei settimane dal trasloco nella casa nuova, Max si spost nella stanza degli ospiti. Disse che non voleva svegliarla tutte le mattine, quando usciva presto per andare alla clinica di Grove Street. Stella trov difficile dormire senza averlo al suo fianco. Restava sveglia fino alle ore piccole a guardare la televisione. Tutte le mattine, dopo che Max era uscito, faceva il tapis roulant. Paventava la sua partenza e odiava essere lasciata sola. La scarica di endorfina laiutava a sopportare la solitudine.
Fu installato un sistema di sicurezza. Laspetto pi importante era un sensore che emetteva un suono forte, come una sirena da nebbia, se qualcuno oltrepassava il perimetro esterno. Stella si sentiva quasi sempre al sicuro, dentro Hilltop, l sulla collina, affacciata sulle verdi cime degli alberi.

Pronto soccorso.
Peter si ferm proprio davanti allingresso del pronto soccorso, dietro unambulanza. Stella armeggi con la cintura, salt gi dalla macchina e, senza fermarsi a permettersi di pensare, entr di corsa nelledificio basso e grigio, oltrepassando le porte automatiche di vetro.
Nella sala dattesa, sedute sui sedili di plastica, cerano persone a vari stadi di malattia, intossicazione o ferite, ma non cera segno di Blue. Max doveva aver fatto ricorso a qualche conoscenza per saltare la fila.
A meno che non avesse portato Blue in un posto diverso. La stretta alla bocca dello stomaco aument.
Stella si avvicin allinfermiera dallaria stanca dietro la finestrella. Sto cercando mio marito, disse.  arrivato con una ragazzina, quindici, forse venti minuti fa.
Nome?
Fisher. Dottor Max Fisher.
Stanno aspettando linfermiera del triage. Pu passare. Linfermiera indic una porta sulla destra. Forse aveva pensato che Stella fosse la madre di Blue. Stella continu a muoversi, sperando che il Diazepam la mantenesse in carreggiata e non labbandonasse. Le serviva pi tempo. Peter stava parcheggiando, chiss dove, e lei non poteva rischiare di attardarsi. Si avvicin alla porta azzurra, buss ed entr senza aspettare risposta.
Blue sedeva curva in una sedia, fissando il pavimento e facendo dondolare i piedi. I sospettosi occhi azzurri fissarono Stella. Non sembr contenta di vederla.
Sono cos felice di averti trovato, disse Stella. Avvert unincredibile ondata di caldo sollievo. Blue era sveglia e incolume.
Max sedeva a schiena dritta nella sedia accanto a Blue, distante dietro gli occhiali cerchiati di nero e la barba. Anche lui non sembrava felice della sua improvvisa comparsa. Stella pens di scorgere un guizzo di irritazione sul suo viso, ma lui fu rapido a nascondere la sua reazione.
Posso aiutarla? Linfermiera del triage, nella sua perfetta uniforme, era giovane, non poteva avere pi di venticinque anni. I capelli erano raccolti in una stretta treccia. Max se la sarebbe rigirata su un dito in men che non si dica.
Lei  la madre? chiese.
La scrut da sopra il bordo degli occhiali e Stella si rese conto di quanto fosse scarmigliata.
No, disse Stella, sono una psicologa. Fu lunica cosa che le venne in mente per spiegare la sua improvvisa comparsa.
Sto valutando la paziente, disse linfermiera. Pu aspettare in sala dattesa? Non cera segno di Peter. Stella vacill, incerta su come procedere; non poteva lasciare Blue da sola con Max. Rimase piantata davanti alla porta, cercando di non tremare, o cadere. Cera una lista di numeri di emergenza affissa sulla parete sopra il telefono. Di certo l in mezzo doveva anche esserci quello del servizio di protezione dellinfanzia.
 molto importante che lei chiami subito i servizi sociali, raccomand allinfermiera.
Stella disse Max.
Sta arrivando un ufficiale di polizia, sar qui tra pochi minuti, disse Stella. Per favore, contatti subito il servizio di protezione dellinfanzia. Conoscono la ragazza. Ha bisogno della sua assistente sociale il prima possibile.
Linfermiera sembr incerta. Lanci unocchiata a Max, come in cerca di una guida. Stella disse di nuovo, a voce pi alta: Deve chiamare subito il servizio di protezione dellinfanzia. La ragazza ha parlato di violenza domestica e psicologica. Le suggerisco di riguardare il protocollo e di seguirlo in fretta.
Linfermiera guard di nuovo Max. I servizi sociali stanno gi arrivando, disse. Il dottor Fisher ci ha gi informato di quel che  necessario fare.
Max non aveva perso la sua compostezza. Sedeva tranquillo e rilassato nella sua sedia.
Stella era sconcertata. Voleva Blue lontana da Max. Lui poteva dire qualunque cosa; e tutto sarebbe stato annotato nella sua cartella.
Debbo parlarti da solo, disse a Max. Ogni parola era uno sforzo.
Max si alz. Va tutto bene, disse a Blue. Tu resta qui con linfermiera. Le mise una mano sulla spalla, per rassicurarla.
La vista della mano di Max, grottesca, pesante, sul corpicino di Blue la fece montare su tutte le furie. Prov limpulso di avventarglisi contro, ma si trattenne.
Blue annu e sorrise a Max. Sembrava serena, quasi impassibile. Stella si chiese cosa le avesse detto Max in macchina: cosa poteva averle promesso, o minacciato.
Indietreggi nel corridoio e Max la segu, chiudendosi la porta alle spalle. Sorrise, facendo un cenno di saluto a uninfermiera che passava.
Cosa stai facendo? La sua voce era bassa, controllata.
So cosa le hai fatto, disse lei.
Lo guard negli occhi, cercando di vedergli dentro, di vedere la sua anima. Era suo marito, il suo capo, il suo mentore. Lo amava da tanto tempo. Una parte di lei voleva disperatamente tornare a Hilltop, a fingere. Ma aveva visto quel che cera sul telefono di Blue.
Come sei arrivata qui? le chiese.
Stella era appoggiata alla parete e la sentiva solida contro la sua schiena. Deglut. Si concentr sulla propria voce, per assicurarsi che fosse forte e chiara.
Ho bisogno che tu mi dica la verit, disse. Sono tua moglie, qualunque cosa tu abbia fatto. Tu sei rimasto con me nel mio momento peggiore mentre mi nascondevo, dipendente da te e dagli psicofarmaci. Forse posso aiutarti. Ma devi parlare.
Lui la guard, senza capire.
Questa  la tua ultima possibilit di dirmi coshai fatto alla ragazza.
Quante altre pastiglie hai preso? Cera disprezzo nella sua voce e nel suo sguardo; non si prendeva pi il disturbo di nascondere quel che pensava di lei.
Stella era grata per la parete dellospedale, con le sue piastrelle consunte e scheggiate, ancora solida e fredda contro la sua schiena.
Ho unaltra domanda, disse. Blue  la prima paziente con cui hai fatto sesso? Non si cur di parlare a bassa voce.
Lui guard impaziente verso la porta chiusa. Stella, l dentro c una ragazzina esaurita e squilibrata che ha bisogno della mia attenzione. Possiamo rimandare?
Lei raddrizz la schiena. Sono sempre state le adolescenti a eccitarti, Max?
Lui sbatt le palpebre. Nientaltro. Nessunaltra reazione alle sue parole.
Ci sono state altre ragazze? Erano tutte pazienti? Sempre nel tuo studio?
Lui cominci a girarsi. Tornava dentro, da Blue.
Aspetta. Gli afferr la giacca. Non riesco a decidere. Mi hai sposata per tenermi buona, per salvaguardare la tua preziosa clinica, o perch il matrimonio ti faceva sembrare normale? O entrambe le cose? Continu a parlare, senza lasciare il bavero della sua giacca. Forse mi hai sposata perch ero la tua polizza di assicurazione. Finch restavamo sposati, cerano poche probabilit che potessi fare qualcosa per danneggiare la tua clinica. Tipo denunciare Simpson. O confessare che la relazione presentata in tribunale era men che completa.
Dove diavolo era Peter? Lei non era abbastanza forte da impedire a Max di tornare in quella stanza. Lui cerc di svincolarsi, lei strinse di pi. La sua voce fu inaspettatamente forte e chiara. Hai traslocato a Hilltop perch volevi isolarmi dai miei amici? Tu non hai mai cercato di aiutarmi hai fatto in modo che io diventassi sempre pi sfuggente, e la mia vita sempre pi isolata. Perch hai continuato a prescrivermi quelle pillole?
Un dottore anziano, stetoscopio attorno al collo e cappellino chirurgico in testa, pass loro accanto e li guard preoccupato. Max gli rivolse un sorriso, perfettamente controllato.
Quindi i tuoi problemi mentali sono colpa mia?
Almeno le rispondeva.
No
Non ce la faccio pi, Stella. La tua gelosia, la tua paranoia  un cancro che ti sta distruggendo. Non puoi dare la colpa a me per la tua dipendenza dai farmaci o per le tue fobie, o per la tua vita isolata.
Scosse la testa; sembrava sinceramente turbato.
Il corridoio puzzava di antisettico e malattia. Stella si aggrappava alla sua giacca come se da questo dipendesse la sua vita, aveva i palmi sudati, le mani erano deboli ed era difficile non mollare. Sent il sudore scorrerle nellincavo delle ginocchia.
Ti ho portato a Hilltop perch pensavo che la migliore possibilit di guarigione fosse per te allontanarti da Londra e da tutto quello che ti ricordasse laggressione. Hai rifiutato di vedere uno psichiatra e quindi tu eri sotto la mia completa responsabilit. Ho fatto del mio meglio. Forse ho preso la decisione sbagliata, andando via da Londra.
Non si era mai accorta di quanto fosse facile per lui mentire.
Ma, per una volta, Stella, qui non si tratta di te. Lascia che dia a quella ragazza laiuto di cui ha bisogno. Ce la fai a riprendere il controllo e, tanto per cambiare, a pensare a qualcun altro?
Non ce la faceva pi a tenerlo. Lasci andare la sua giacca e si asciug i palmi sudati sui jeans. Il corridoio era un forno. Si scroll di dosso il lungo cappotto di lana e lo lasci cadere a terra. Sentiva le gambe sul punto di cedere. Si abbandon allindietro, sorreggendosi alla parete.
Lui tese la mano verso la maniglia della porta.
So che Blue stava dicendo la verit, disse. So che hai abusato di lei. Ho la prova.
Max esit. Sembrava un po meno sicuro di se stesso.
Stella gli allontan la mano dalla porta. Lui non oppose resistenza. Lei si avvicin, sollev le braccia e gliele mise al collo, in modo che la bocca gli sfiorasse lorecchio.
Ti ha filmato con il cellulare, gli sussurr. Io lho visto. Voi due, nel tuo studio.
Aggrappata a lui, guard da sopra la sua spalla il corridoio vuoto. Si costrinse a restare dritta. Voleva che comparisse Peter, o persino linfermiera. Non poteva lasciarlo andare e tornare in quella stanza. Chiss cosa avrebbe potuto fare, se fosse stato abbastanza disperato.
Lei non lo conosceva affatto.
Max cerc di toglierle le mani dal collo, ma Stella tenne duro, appoggiandosi a lui, crollandogli addosso. Il sudore le colava negli occhi, offuscandole la vista. Stava respirando troppo in fretta, ma non riusciva a rallentare.
Chiuse gli occhi. Il filmato  sgranato, perch non cera molta luce, ma si vede che sei tu voi due nel tuo studio. Tu sei nella tua poltrona, Max, la bella, grande e comoda poltrona del tuo studio.
Si raddrizz. Lui adesso era immobile. Lei viene verso di te. Si inginocchia davanti a te, fra le tue gambe. Ti apre i pantaloni. Ti ho sentito gemere. Ho sentito come la chiamavi. La chiamavi "Piccola Blue". E poi lhai tirata sulle tue ginocchia
Alit nel suo orecchio unultima volta, poi sciolse le braccia dal suo collo.
Ti ho guardato fare sesso con una minorenne. Per legge  uno stupro. Verrai trascinato davanti al Consiglio dellordine. E poi, se Dio vuole, tu andrai in prigione.
Croll sul pavimento di linoleum. Si sentiva male e debole.
Quando Max lafferr per un braccio, conficcando le dita nella carne morbida appena sopra il gomito, lei non oppose resistenza. La sollev, allontanandola con la forza dalla stanza del triage, lungo il corridoio. Sarebbe passato presto qualcuno. Peter lavrebbe trovata. Qualunque cosa potesse farle Max, non importava, almeno Blue era al sicuro da lui.
Dov il suo telefono? Aument la stretta sul suo braccio. Le stava facendo male. I vestiti, freddi e sudati, le si appiccicavano alla pelle. Non era spaventata, aveva il cuore spezzato.
Lui guard le proprie dita conficcate nel braccio di lei. Moll la presa, lasciando dei segni rossi e infiammati.
Tu hai abusato di lei. Hai commesso un crimine.
Lo vide crollare, farsi pi curvo e meno vitale. Ti prego, disse lui, non farmi questo. Mi spiace tanto.
Aveva fantasticato su di lui cos a lungo, fantasticato su un uomo che non esisteva.
Adesso ti dispiace, disse. Adesso che ho le prove. Ma prima che ti dicessi del video, tu mi hai dato della pazza. Non eri dispiaciuto affatto. Ti dispiace di essere stato scoperto, Max. Ecco tutto. Tu menti come gli altri respirano.
Lui era in piedi, con una mano premuta contro la parete, accanto alla testa di lei, mentre con laltra le aveva riafferrato il braccio e la teneva dritta. Si era ricomposto e parl in tono pressante. I problemi di Blue cerano ben da prima che conoscesse me. I suoi problemi di personalit sono la ragione per cui ha cercato in tutti i modi di sedurmi. Ti prometto che far s che abbia tutto quello di cui ha bisogno. Le pagher una scuola privata, una che abbia dei programmi mirati per le sue difficolt.
Una parte di lei lo amava ancora. Non si concesse di guardarlo negli occhi.
Se vado in prigione, questo non render Blue pi felice n la far stare meglio. Tutto quello che ti chiedo  che tu ci rifletta per qualche giorno  magari solo qualche ora  prima di prendere una decisione. Voglio che tu sappia che era lei a volerlo. Io non le ho fatto del male, non lho incoraggiata, n mi sono imposto su di lei.
Quantera distorta la sua mente. Doveva ritenere sua moglie una stupida.
Tu sei il suo dottore, uno psichiatra. Tu pi degli altri sai quanto  vulnerabile. Tu sai perch si comporta cos.
Stella,  stata lei a istigarmi. Mi ha perseguitato finch ho ceduto. Hai visto il suo aspetto: fra pochi mesi avr sedici anni, ma ne dimostra venti. Certo, mi sono comportato da stupido. Ma le cose con te sono state cos stressanti per tanto tempo. Ero frustrato. Ho cercato di essere paziente, ma  difficile vivere con qualcuno che  cos passivo e che ha un disturbo da dipendenza da farmaci.
Cos adesso  colpa mia se ti sei scopato una minorenne? Se ne avesse avuto la forza, se le sue mani non avessero tremato tanto, gli avrebbe tirato un pugno dritto in bocca.
Tutto quel che ti chiedo  di riflettere prima di reagire dimpulso perch vuoi vendicarti. Se mi denunci, Blue non ci guadagna nulla. Ora  al sicuro. Non devi fare altro che dire ai servizi sociali che ha assistito alla violenza di Simpson su sua madre. Loro bloccheranno qualunque contatto con lui. Con ogni probabilit Blue verr data in affido a lungo termine e Simpson non riuscir a trovarla. Non fare questo perch sei arrabbiata con me. Blue non pu sostenere anche il trauma di testimoniare in un processo per stupro. Possiamo trovare una soluzione.
Le era vicinissimo e lei provava solo disgusto.
Sei un mostro, Max. Hai approfittato di una ragazzina malata. Potresti averle causato pi danni di chiunque altro. Sapevi comera suo padre e hai aggiunto un altro trauma, dopo tutto quello che le aveva gi fatto quello psicopatico deviato. Tu sei un adulto, lei una bambina vulnerabile. Questi sono i fatti. E non puoi pi manipolarmi.
Stella era furibonda con se stessa: lei era una psicologa, avrebbe dovuto vedere i segni e sospettare. Non avrebbe mai dovuto accontentarsi delle briciole che lui le lanciava.
Ti prego, disse lui. Le prese la mano e la strinse teneramente. Non fare gesti impulsivi che potremmo rimpiangere entrambi. Se io vengo messo fuori gioco, se vado in galera, cosa ne ricava Blue? O tu? Il centro medico fallir e io perder tutto, da un punto di vista finanziario. Perderemo Hilltop. Ci perderemo.
Max le prese una sedia, laiut a sedersi, guidandola dolcemente. Poi raccolse il soprabito e glielo mise sulle spalle.
Le si inginocchi davanti e appoggi le mani sulle sue.
Non toccarmi, disse lei. E anche adesso, le era difficile dire una cosa simile. Se voleva, poteva tenerlo accanto a s. Lui le apparteneva. Le benzodiazepine stavano svanendo. Aveva paura. Come sarebbe stato facile lasciarsi ancora influenzare da lui.
Dov il telefono di Blue? le chiese.
Sopra la sua spalla, Stella vide Peter venire verso di lei. Il sollievo fu immenso: il respiro rallent, aveva aria nei polmoni e la mente sgombra.
Ho dato il telefono a Peter, disse.
E finalmente, mentre lui si scostava, vide il vero Max: spietato, disperato e totalmente egocentrico. I muscoli della mascella tremavano, mentre si passava la mano sui capelli. Si alz, si volt e, con le mani in tasca e laria disinvolta, si avvi lungo il corridoio, verso luscita.
Stella us la fontanella per buttarsi acqua fredda sul viso. Doveva mantenere la compostezza e tornare nella stanzetta senza finestre del triage.
Quando entr, Blue si rifiut di guardarla.
Mi dispiace di non averti dato retta prima, disse Stella. Ti credo. Credo a tutto ci che hai detto. Riguardo a quello che  successo con il dottor Fisher.
Non so di cosa stai parlando, disse Blue.
Stella non cerc di avvicinarsi, n di toccarla. La ragazza non si fidava ancora di lei. Voglio che tu sappia che sporger denuncia alla polizia e racconter loro tutto quello che mi hai detto. Compreso il fatto che tuo padre ha maltrattato tua madre. Non ti costringeranno pi ad avere contatti con lui, te lo prometto. Ci sono cose che io posso fare. Cose che devo dire alla polizia.
Dov il dottor Fisher? chiese Blue, gli occhi fissi sulla porta.
Stella non avrebbe saputo dire chi delle due si era illusa di pi, se lei o Blue. Fece un passo avanti, avventurandosi pi vicino. Blue non protest. Stella si inginocchi a fianco della sedia della ragazza, in modo da guardare dritto in quei bellissimi occhi.
Blue, ascoltami, per favore. Quel che lui ti ha fatto  un reato. Il sesso:  abuso di minori. Se vorrai denunciarlo alla polizia, io ti aiuter.
Blue teneva le braccia rigide lungo i fianchi, le mani bendate aggrappate al sedile. Stella voleva abbracciarla, ma non osava. Blue sembrava indifferente a quel che le aveva detto.
Blue, vuoi denunciare Max alla polizia?  un reato che ti abbia toccato mentre eri una sua paziente. Deve andare in prigione.
Blue scosse il capo. Tu sei pazza. Lui  lunico dottore che si sia davvero occupato di me. Ha cercato di aiutarmi.  lunico di cui mi fido. Non mi farebbe mai del male.
Non avevano bisogno di una denuncia di Blue: avevano una prova. Quel che voleva lei non aveva importanza.
Non voglio pi parlare con te, disse Blue.
Va bene. Non c bisogno che parliamo.
Stella non disse a Blue che aveva visto il video, che avrebbe dato il telefono che aveva in tasca a Peter, che lo avrebbe consegnato alla polizia. Max aveva ragione: per Blue sarebbe stato solo un dolore in pi sapere quello che laspettava.
Volevo solo dirti che mi dispiace non averti creduto prima.
Non mi interessa quel che credi, ribatt Blue.
Okay, disse Stella. Si alz e cerc di sorriderle per darle un po di conforto, ma gli angoli delle sue labbra erano tesi e tremanti.
Linfermiera sembrava fuori di s. Parve sollevata quando una donna piccola, con i capelli grigi e una targhetta appesa al collo, comparve sulla porta.
Ciao, Lauren, disse lassistente sociale. Facciamo due chiacchiere, e poi c la tua mamma che ti aspetta.
Linfermiera e lassistente erano ai due lati della ragazza.
Vorrei fare una denuncia, disse Stella.
Naturalmente, rispose lassistente sociale. Mi metter in contatto con lei non appena saremo sicuri di aver sistemato Blue.
La ragazza continuava a tenere le braccia dritte lungo i fianchi, la testa incassata tra le spalle. Era sola, con degli sconosciuti, di nuovo. Doveva essere spaventata. Stella le mise le braccia sulle spalle e la strinse forte a s, per un attimo. Blue appoggi per un secondo la testa contro la sua guancia. Stella pos il viso su quei meravigliosi capelli biondi che sapevano di lavanda, ma poi Blue si irrigid e si scost.
Peter laspettava fuori, in corridoio.
Perch cavolo ci hai messo tanto? gli disse.
Non trovavo parcheggio.
Sapeva che stava mentendo. Ma capiva.
Mise la mano nella tasca del cappotto e tir fuori il cellulare di Blue. Glielo porse. Sospir. Era finita. La sua vita a Hilltop.
La sala dattesa si era svuotata. Restava solo un uomo grosso, male in arnese, che russava sdraiato su due sedili. Doveva essere cambiato il turno, linfermiere allaccettazione era un giovane, con incredibili capelli biondi e braccia tatuate. Fissava lo schermo del computer e li ignor quando passarono davanti allo sportello.
Le porte automatiche in vetro si aprirono con un sibilo davanti a lei. Poi si richiusero. Lei non si era mossa. La mano di Peter era sulla sua schiena e lei cerc di assorbire un po del suo coraggio.
Non era pronta a tornare allaperto.
Era l, davanti alluscita, al sicuro nella calma temporanea della sala dattesa ben illuminata. Non ho un posto dove andare, disse.
Potresti venire da me, propose Peter. Ho un divano letto:  tuo fino a quando ne avrai bisogno.
Lei scosse la testa. Per niente al mondo sarebbe andata a dormire in casa di un uomo a meno di non essere assolutamente certa che lui volesse dormire nel letto accanto a lei.
Potrei portarti a casa di Hannah, disse lui.
Non ancora. Non la sento pi da quella notte. Non so nemmeno dove vive.
Stella scost i capelli dal viso. Aveva bisogno di una doccia. E di un cambio dabito. Era molto, molto stanca.
Devo fare le valigie, disse. E poi me ne vado. Per sempre. Mi servono solo altre due ore del tuo tempo te lo giuro.
Ma certo. Vide sollievo sul suo viso, e speranza.
Lui fece un passo verso le porte. Queste si aprirono con un sibilo. Lui le oltrepass, poi si ferm e la aspett. Lei corse avanti. Lo baci parecchie volte sul viso irsuto.
Lui accenn un sorriso. Finalmente.

Estate.
Vuoi che entri con te? chiese Hannah.
Stella fece segno di no.
Ti aspetto qui. Hannah apr la sua portiera e distese le gambe. Da dietro gli occhiali da sole rivolse a Stella un sorriso incoraggiante.
Stella non aveva molta voglia di abbandonare il sedile consunto della macchina della sua amica, ma lo fece. Stava diventando brava, in questo: non pensare troppo, costringersi a muoversi. Cammin decisa, un po instabile con i tacchi sulla ghiaia, il sole che le scaldava le spalle.
Si ferm a guardare la piccola insegna bianca. HILLTOP. Ci sbirci dietro. Il sensore era ancora al suo posto, spuntava sopra lerba non falciata.
In cima al vialetto era parcheggiata una decappottabile, lucida fuori, immacolata dentro.
Stella continu a camminare, un passo dopo laltro.
Si vide riflessa nellacciaio ondulato della porta dingresso: i capelli legati dietro, occhiali da sole, pantaloni a sigaretta, blusa. Non era male.
Suon il campanello e attese.
Sandra era identica a come Stella la ricordava, occhi luminosi e rossetto rosso brillante. Aveva un gran sorriso di benvenuto sulle labbra ed era evidentemente felice di guadagnare due volte una commissione per la stessa casa in altrettanti anni.
Stella era molto pi alta dellagente immobiliare, che si era gi tolta le scarpe. Lei si lev gli occhiali da sole, ma decise di tenere i tacchi. Si strinsero la mano.
Signora Fisher, disse Sandra.
Mi chiami pure Stella.
Sandra si fece da parte e Stella entr nella sua casa.
Quindi avete deciso di vendere? chiese Sandra. Le sue parole riecheggiarono nellingresso spoglio e poco illuminato. Solo due lampadine funzionavano ancora, e il lampadario aveva perso il suo potere di abbagliare.
Stella annu.
Linterno della casa era molto pi freddo dellesterno e pieno di ombre. Stella desider aver indossato qualcosa di pi caldo.
Ho con me il contratto di vendita, disse Sandra. Aspettiamo il dottor Fisher?
Il dottor Fisher  impegnato, al momento, disse Stella. Ho la sua procura.
Era attirata verso il salotto, alla finestra. Il giardino era inondato di sole. Lerba era alta, di un verde allegro e brillante, e gli alberi erano pieni di foglie. Stella guard il salotto, lo spazio vuoto davanti al camino. Vide un divano grigio, una cascata di capelli biondi e un viso ipnotico, con grandi occhi azzurri. Vide Peter alla finestra, che lottava con il sacco di plastica nero e un rotolo di nastro adesivo.
Lei e suo marito avete comprato da unaltra parte? si inform Sandra. O state ancora cercando?
Non stiamo pi insieme.
Lultima volta che si erano incontrate, Stella era una sposina novella.
Oh, disse Sandra, prendendosi un secondo per digerire la brutta notizia. Vive ancora in zona? chiese.
No. Sono stata in una clinica negli ultimi mesi. Un programma di disintossicazione.
Capisco, disse Sandra, in tono comprensivo.
Stella scorse qualcosa allesterno: una sagoma rotonda, che spuntava da sotto la finestra. La chiave nella serratura era dura, e dovette faticare un po per farla girare. Spalanc le porte e poi esit, la vecchia e familiare tensione nello stomaco, la bocca arida, per abitudine. Ignor i segni. Usc. Il Buddha di giada era sdraiato di fianco, sul patio.
 suo? chiese Sandra.
Apparteneva al dottor Fisher, disse Stella.
Avevamo detto a quelli del trasloco di prendere tutto. Deve essergli sfuggito.
Ho avuto un solo ospite in tutto il tempo che sono vissuta qui, disse Stella. E lei ha lanciato questo Buddha attraverso la finestra.
Oh, ribatt Sandra.
Era follemente innamorata di mio marito, disse Stella, incapace di resistere alla tentazione di mettere alla prova ancora per un po leducato riserbo di Sandra. Lagente immobiliare fu bravissima a non apparire sconvolta.
Vorrei prenderlo io, disse Stella. Con aria scettica, Sandra la osserv mentre cercava di sollevare il pesante ornamento, barcollando sui tacchi.
Il Buddha non era certo leggero. Blue doveva essere furiosa, per essere riuscita a sollevarlo e a scagliarlo attraverso il vetro. Stella pens che le sarebbe piaciuto avere anche solo la met della sua determinazione.
Vuole dare unultima occhiata in giro? chiese Sandra. Per controllare che non abbiano dimenticato altro?
Stella scosse la testa.
Ne  sicura? disse Sandra. Ha fatto tutta la strada fin qua.
Stella and in cucina. Apr larmadietto sopra il lavello, per amore dei vecchi tempi e perch aveva ancora nostalgia del sapore amaro del Diazepam sulla lingua. Era vuoto. Voleva salire in camera sua. La loro camera. Sdraiarsi sul letto a guardare le piccole stelle fluorescenti sul soffitto e aspettare che Max tornasse a casa.
Pos il Buddha sul piano di lavoro. Dalla borsa estrasse due mazzi di chiavi e li porse entrambi a Sandra.
Lo sa, disse Sandra, quando lho conosciuta, ricordo di aver pensato che aveva unaria molto infelice. Ho pensato che era strano, per qualcuno che si era appena sposato e stava per comprare una casa cos straordinaria. Le coppie che incontro generalmente cominciano ad avere laria triste dopo i primi cinque anni o gi di l.
Stella le sorrise.
Firmato il contratto, Stella usc, ripercorrendo il vialetto con il Buddha tra le braccia. Era sicura che ad Hannah non sarebbe importato di avere lallegro ometto verde acquattato in casa sua per un po. Se lo mise in grembo e si allacci la cintura.
Appoggi il capo al poggiatesta e chiuse gli occhi, mentre Hannah affrontava con attenzione le ripide curve di Hilltop. Era bella la sensazione che le dava la giada liscia sotto le dita, e il sole sulla fronte, sul naso, sugli zigomi, sulle labbra. Nel giro di unora sarebbero state di nuovo a Londra.
...
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...
FINE.